News su Vini e Viti Resistenti

Appunti di degustazione e novità dal mondo dei vitigni resistenti

Resilienti e splendenti

Più attuale che mai, il termine “resiliente” ci accompagna da mesi in un continuo riorganizzare le nostre vite per far fronte alle difficoltà. Leggerlo su una bottiglia fa riflettere su quale legame possa esserci con il vino. La resilienza si può intendere anche come resistenza, ed in questo vino bianco caratterizza le varietà di viti da cui sono tratte le uve. Ben otto varietà, tutte che resistono agli attacchi delle malattie fungine più diffuse in viticoltura. Vitigni ottenuti da incroci naturali, conosciuti anche come PIWI*.

Resiliens 2019, Le Carline

Aromera, Muscaris, Johanniter, Sauvignon Rytos, Sauvignon Nepis, Souvignier Gris, Fleurtai e Soreli. Sono questi i nomi delle varietà utilizzate. Le prime due possono ricordare le varietà aromatiche tipo il Moscato, la terza ha legami stretti con il Riesling, dei Sauvignon è chiara la parentela mentre il Souvignier Gris è vicino al Gewurtztraminer ed infine Soreli e Fleurtai sono figli dell’ex Tocai ora chiamato semplicemente Friulano.
Come territorio ci troviamo a Pramaggiore (VE) su suoli di origine alluvionale con componente argillosa e limosa.
Fatta questa premessa si può “leggere” il vino con dei riferimenti che possono aiutarne la comprensione.
Alla vista è splendente, di un giallo paglierino con riflessi verdognoli che denotano giovinezza.

Racconta di freschezza, con profumi intensi che fanno capo alle varietà aromatiche. Sentori floreali di rose, glicine e uva spina. All’assaggio si percepisce la complessità aromatica dell’assemblaggio e un buon corpo. Gli aromi mi suggeriscono la frutta tropicale polposa e note vegetali di Sauvignon, foglia di pomodoro e bosso. Acidità e sapidità giocano un ruolo fondamentale nell’ingresso, poi prosegue espandendosi con morbidezza tra le guance in un finale di buona persistenza.
È un ottimo vino, da ascoltare con calma, come se si ascoltasse un disco. Dalla prima all’ultima traccia aromatica, cercando tra i ricordi olfattivi. Un gioco che anche il meno esperto può condurre con soddisfazione.
Se avrete l’occasione di assaggiarlo, consiglio l’abbinamento con pesci saporiti. Io l’ho degustato con piacere insieme ad un dentice al cartoccio con patate. Il volume alcolico è del 12%, è un vino certificato Biologico e Vegan. Medaglia d’oro ai recenti Piwi award 2020.


Resiliens rosso 2018, Le carline

In questo vino rosso dell’annata 2018 i profumi sono complessi, dai toni scuri, ricordi di mirtillo, prugna, viola, ma anche di vaniglia e qualcosa di vegetale. In bocca la sensazione è di croccante e succoso, con un frutto fresco che esce bene nel retrogusto. Ci trovo anche un piacevole accenno di salmastro, quasi a ricordare che il mare non è così lontano. Ha i toni del vino giovane e dinamico ed una facile beva che lo rende adatto ad esempio ad accompagnare i pranzi quotidiani. Penso ai piatti casalinghi a base di pasta o ai salumi nostrani.

L’insieme delle varietà (Prior, Cabernet Cortis, Cabernet Carbon, Cabernet Volos, Roesler, Merlot Kanthus, Merlot Khorus, e Cabernet Eidos), conferiscono senza dubbio un bouquet variegato che nella vinificazione in acciaio mantiene le caratteristiche di freschezza per cui si apprezza questo vino. 

Le Carline, via Carline 24, Pramaggiore (VE) – sito

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Lo Johanniter di Revò

I due vini che vi presento sono prodotti dalla cantina “El Zeremia” di Lorenzo Zadra. Sono due vini “supernatural” che arrivano da una varietà di vite speciale, lo Johanniter. È un vitigno resistente alle malattie, in gergo chiamato PIWI (da Pilzwiderstandsfahige), un termine tedesco che si è ormai diffuso anche in Italia. L’origine di questa varietà ed altre resistenti, sono riconducibili all’Istituto di Ricerca di Friburgo dove nel 1968 il Professor Johannes Zimmerman ha realizzato gli incroci. Il nome Johanniter è un tributo al suo creatore.

Giusto come informazione, gli incroci sono stati fatti in modo naturale, non pensate a OGM o chissà quale artificio, sono avvenuti per impollinazione e selezione dei semi. L’incrocio dello Johanniter deriva da varietà di Vitis vinifera, in particolare il Riesling renano ma anche il Pinot Gris, con varietà resistenti di Vitis Rupestris (Americana). In Italia, l’incrocio e la selezione è stata fatta all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (TN) e la varietà è stata registrata nel 2013 nel Registro nazionale delle varietà di vite.

Ed è proprio in Trentino, a Revò (frazione di Novella), che l’azienda agricola “El Zeremia” coltiva le sue vigne di Johanniter all’altitudine di 700 m/slm su terreni di matrice calcarea e sabbiosa in località Sperdossi.

Il termine “supernatural” è la libertà che mi prendo per indicare dei vini che derivano da uve che hanno visto il più basso numero di trattamenti.

Fatta la doverosa premessa veniamo alla degustazione e alle sensazioni che ho provato. Se tra chi legge c’è qualcuno che ha assaggiato questi vini mi piacerebbe sapere la sua opinione e quale ricordo si porta.

Vino spumante Johanniter, millesimo 2017, El Zeremia

Si presenta con grande eleganza in un vestito cristallino dal perlage fine, molto persistente. Bollicine che non finiscono mai, quelle piccole piccole che annunciano uno spumante di qualità. I profumi nasali raccontano di agrumi come il cedro e di pomacee. L’assaggio è strutturato e arricchito dalla bella sapidità che accompagna gli aromi di mela e pera una volta che l’anidride carbonica si affievolisce. Nel retrogusto ci sono ricordi ammandorlati e fermentativi a completare un bouquet di tutto rispetto. La persistenza degli aromi è lunga ed il finale pulito ed elegante. Come metodo classico sosta 12 mesi sui lieviti e poi riposa in bottiglia. In questo millesimo 2017 si ritrova una bella fragranza e una personalità elegante. Ottimo per l’aperitivo ma ancora meglio ad accompagnare, ad esempio, delle portate di crostacei. È uno Spumante “ricco” che merita d’essere stappato in occasioni speciali.


Johanniter 2019, El Zeremia

Qui siamo di fronte ad un vino dai profumi più intensi e variegati. Dalla mela golden al mandarino. All’assaggio si aggiunge del fruttato tropicale che ricorda l’ananas. Di buon corpo ha un volume alcolico del 13% che è ben controllato dalla notevole acidità e mineralità. La mineralità è intesa come sapidità e sensazione di pietra bagnata. Mi piace come a tanta freschezza faccia da contorno, nel finale, una burrosità sapida e la voglia di fare un’altro sorso. 

I “supernatural” di Lorenzo Zadra  hanno un’impronta unica che si ritrova in entrambi i vini, è una spiccata sapidità che dona personalità e valore. Due vini che esprimono molto bene il terroir di Revò e che trovano nella varietà Johanniter un “sostenibile”alleato. Non è un caso che nell’etichetta di Lorenzo Zadra vi siano due mani che sostengono il pianeta. Questi vini sono scelte concrete di sostenibilità e nella loro piacevolezza dimostrano che la via è quella giusta. Coltivare varietà resistenti vuole anche dire intervenire il meno possibile in vigna, non consumare risorse e proteggere la salute di chi lavora in vigna e l’ambiente circostante.

Nel frattempo ho ripreso lo spumante per un’altro assaggio e, caspita se mi piace…

Azienda Agricola El Zeremia di Zadra Lorenzo, Via dell’Emigrante 15, Fraz. Revò, Novella (TN) – sito

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International Piwi Award 2020 – Italia

Complimenti a tutti i premiati del Concorso 2020 dell’Associazione PIWI International!

Le cantine italiane hanno conquistato ben 43 medaglie

Nelle immagini sono riportati i soli vini premiati con medaglie d’Oro e d’Argento in commercio.

Vini da dessert

1 Gran Medaglia d’Oro:

  • Nove Lune, passito Theia

Vini bianchi

1 Gran Medaglia d’Oro:

  • Azienda Agricola Filanda De Boron, Tre

12 Medaglie d’Oro

  • Le Rive, A-mors bianco
  • Le Carline, bianco Resiliens
  • Diotisalvi, Assolato
  • Cantina Sociale di Trento, Santacolomba
  • Marcel Zanolari, Vagabondo bianco
  • Lehengut, Gegenwind
  • Strickerhof, Bronner
  • De Bacco, Solaris
  • Gentili, Souvignier Gris
  • Villa Persani, Aromatta
  • Nove Lune, RukhLa Cantina Pizzolato, Ho-Opa (frizzante)

3 Medaglie d’Argento

  • Azienda Agricola Sartori Michele, Diadema (frizzante)
  • Marcel Zanolari, Elisa
  • Terre di Ger, Limine

5 Medaglie di Bronzo

  • Azienda Agricola Sartori Michele, Diadema (frizzante)
  • Ceste, Ratio
  • La Cantina Pizzolato, Huakai
  • Weingut Unterberger, Brunecker Pionier
  • Terre del Lagorai, Solaris

Vini rosati

2 Medaglie d’Oro

  • Strickerhof, JPK Rosé
  • Le Rive, A-mors rosé

Vini Spumanti

3 Medaglie d’Oro

  • Le Carline, Resiliens, dolce
  • Martignago Vignaioli, rosato dosaggio zero
  • St. Quirinus, rosato brut

6 Medaglie d’Argento

  • Crodarossa, Derù
  • Crodarossa, Vinti3
  • Pravis, Naran
  • Cantina Sociale di Trento, Santacolomba brut nature
  • Montelliana, 4.07
  • St. Quirinus, brut

Vini rossi

6 Medaglie d’Argento

  • Vivai Cooperativi Rauscedo, Cabernet Volos
  • La Cantina Pizzolato, Konti-Ki
  • Le Rive, A-mors rosso
  • Vivai Cooperativi Rauscedo, Volturnis
  • Vivai Cooperativi Rauscedo, Pinot Kors
  • La Cantina Pizzolato, Novello

4 medaglie di bronzo

  • Le carline, rosso Resiliens
  • Marcel Zanolari, Vagabondo rosso Le Anfore
  • Vivai Cooperativi Rauscedo, Merlot Khorus
  • Terre di Ger, Caliere

Scarica PDF completo dei premi all’Italia

Visita il sito Piwi International per vedere tutte le classifiche

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Via Sonora 2018, Filippo De Martin

Il vino è una forma d’arte che in questo Via Sonora 2018 si percepisce già dall’etichetta. Una serie di onde che raccolgono e trasportano fino a me, a 300 km di distanza, l’eco del terroir Bellunese di San Gregorio nelle Alpi con i suoi profumi.

Come ogni opera d’arte, anche questo vino è unico, fatto artigianalmente con i soli colori messi a disposizione dalla natura a cui poi l’eno-artista Filippo De Martin ha donato carattere e bellezza.

Profuma di fiori bianchi, di frutta esotica e di note vegetali che mi ricordano l’erba tagliata e la foglia di menta. All’assaggio l’eco Bellunese diventa voce, minerale e fresco. Quella mentuccia che sentivo all’olfatto si allarga su sentori di foglia di pomodoro e timo. Un profilo aromatico davvero intrigante che esalta questo vino da uve di Solaris 100%. 

La spiccata acidità e una sapidità non preponderante, accompagnano a lungo gli aromi fragranti che sono i veri protagonisti in questo vino. L’annata è la 2018 ma sembra una 2020 per la verticalità e freschezza che dimostra. Mi fa pensare ad una longevità che va oltre le normali aspettative di un vino bianco.  

Le uve sono coltivate all’altitudine di 700 m/slm nel versante sud-est del Col De Doro, su terreno Morenico di origine glaciale con prevalenza di ghiaia calcarea. Vinificato con macerazione di un giorno e fermentazione in acciaio. Rimane generalmente sui lieviti fino a luglio quando viene imbottigliato.

Elegante come solo la natura nel suo splendore riesce ad essere, regala al palato grande soddisfazione. Si adatta ad esempio ad accompagnare una cucina esotica o ad accogliere gli amici che sanno apprezzare la qualità. Volume alcolico 12,5%. Ottimo se degustato molto fresco.

2020

Azienda Agricola Filippo De Martin, Via Roncoi di fuori 137, San Gregorio n. A. (BL) – Facebook

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Vino con solo uva, Pojer e Sandri

Nel bel video di Stefano Cantiero “tratto dalla app Ti Porto Io”, Mario Pojer ci racconta il progetto di vino “oltre il Bio” di Pojer e Sandri. Prevede l’utilizzo di varietà a bacca bianca resistenti alle malattie fungine (Piwi), per azzerare o quasi i trattamenti in vigna. Ne consegue un’uva con zero residui alla quale si aggiunge una tecnica volta a preservare gli aromi di ogni acino. Lavaggio delle uve, lunghe macerazioni e fermentazione con lieviti autoctoni. L’estrazione dei tannini ha la funzione di estrarre i tannini che diventano gli antiossidanti al posto della solforosa normalmente aggiunta e completare così il ciclo che porta in bottiglia un vino realmente naturale.

©Stefano Cantiero
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Vagabondo bianco 2017 Le Anfore, Marcel Zanolari

Il tramonto su Milano non sarà come quello sul mare o sulle montagne Valtellinesi ma ha comunque il suo fascino, soprattutto se arriva dopo giorni di nebbioni. L’ultimo sole fa brillare i toni aranciati del Vagabondo nel calice. Sentendone i profumi gioisco per trovarmi di fronte ad un vino che già all’olfatto racconta una storia.

Si apre su note di moscato e fiori bianchi, ricordi da “vino passito” di albicocca e canditi. Le uve bianche da varietà di Riesling (15 diversi cloni) e di Moscato (Piwi), macerano sulle bucce per oltre tre mesi, in anfora. Fermenta naturalmente con i lieviti presenti sugli acini e in cantina, svolge la malolattica e non viene filtrato.

All cieca, dopo aver sentito i profumi, ti aspetteresti un vino dolce, ed eccolo invece secco e fresco con una punta amarotica e speziata. Si percepisce in contemporanea una presenza tannica astringente e una sensazione burrosa accompagnata con armonia da una vena sapida e minerale.

Il produttore è Marcel Zanolari di Bianzone (SO), in Valtellina. Opera una viticoltura biologica e biodinamica certificata.

Nel frattempo ho apprezzato il retrogusto che rimanda alle note del moscato, uva spina, rosa… È ancora in bocca, con una persistenza infinita. Si scioglie sui sentori dolci dell’olfatto e, come su una giostra che ha terminato il giro, non vedi l’ora di farne un’altro per quanto ti sei divertito. 

In qualche modo quella struttura potente ma elegante che caratterizza i rossi di Chiavennasca (Nebbiolo delle Alpi) la si ritrova anche in questo Vagabondo, degna espressione in bianco del territorio Valtellinese.

Casa vinicola Marcel Zanolari di C.V.L.T. , Via Teglio 6/10, Bianzone (SO) – sito

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Ratio, Ceste

Questo è un Post, nel senso che è stato scritto “dopo”. Raccoglie note di degustazione di diversi momenti tra il 2019 e il 2020. Un vino del cuore che mi piace ricordare e soprattutto assaggiare ogni volta che se ne presenta l’occasione.

La prima volta è stata a Biassono, nel maggio 2019, durante l’evento Vinissimo, quando ancora non si sentiva parlare di pandemia e si passava felici da una fiera all’altra. Al banchetto all’aperto di quella fiera c’era il Sig. Pierguido Ceste con il figlio, e due annate (2017 e 2016) del loro vino bianco Ratio ottenuto da uve Solaris e Johanniter.

Ceste produce una vasta gamma di vini tipici piemontesi e in solo mezzo ettaro ha impiantato varietà resistenti. Primo segnale di attenzione ai Piwi in terra piemontese. All’assaggio il Ratio mi ricorda i migliori Riesling Renani, entrambe le varietà utilizzate hanno infatti una parentela stretta con il Riesling. È stato premiato agli International Piwi Wine Award con l’Oro nel 2018 e l’argento nel 2017. Grande freschezza e piacevolezza gustativa nella 2017, aromi di campo, pesca gialla. Nella 2016 si aggiungono i sentori tipici del Riesling in evoluzione a ricordare gli idrocarburi. Entrambi colpiscono per la grande eleganza che esprimono in bocca.

Ho poi aperto una bottiglia che avevo in cantina dell’annata 2017 a fine giugno 2020. L’occasione è stata la presentazione “a distanza” della mia tesina sui Piwi al SUMAV (scuola universitaria maestri assaggiatori di vino, corso svoltosi prima del lockdown a Grugliasco, in Piemonte). Volevo proprio il Ratio perchè è l’unico Piwi piemontese e mi sembrava il giusto tributo a questa regione simbolo della viticoltura e una bella sorpresa per l’esaminatore (Francesco Iacono, presidente di Onav).

Di quella degustazione ricordo la piacevolezza e l’evoluzione degli aromi che viravano più sul frutto tropicale maturo con accenti di pietra focaia. L’equilibrio lo rendeva più smussato e rotondo rispetto ai precedenti assaggi. Mi è dispiaciuto non poterlo condividere, perchè quella bottiglia, annata 2017, era davvero ottima e indicava un percorso evolutivo di grande valore. Penso che tra 5/10 anni sarà sorprendente. 

Da quel momento i miei assaggi di vini Piwi sono diventati sempre più numerosi. Ho spesso ripensato al Ratio e a quanto il valore del Terroir langarolo si trasmetta nei vini (indipendentemente dalle varietà), donando una complessità e uno spessore unico. 

Ad Ottobre 2020, poco prima che si chiudesse di nuovo tutto per il Covid, all’evento sui vini Bio & Piwi svoltosi a Oderzo, ho ritrovato con gran piacere il Ratio dell’ultima annata, la 2019. Ha confermato le sue caratteristiche di complessità e armonia che già conoscevo. Mi fa molto piacere sapere che il Ratio continui a crescere, penso sia un gran vino e spero davvero di trovarlo presto in vendita per farne scorta.

Azienda Agricola Ceste Franco di Ceste Pierguido, C.so Alfieri 1 – Govone (CN) – sito

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3 e 4 – 2019, Dornach

Un bianco e un rosso, 3 e 4 di Dornach. Due vini naturali da varietà resistenti (Piwi). Pochi fronzoli e tanta personalità. 

3 Dornach, 2019

Uvaggio di Solaris, Souvignier gris e Cabernet blanc. Tenue nella tonalità di giallo, è un “non filtrato” e quindi leggermente velato nella limpidezza. Profuma di sambuco e camomilla. Facendolo ruotare nel calice arrivano sentori di frutta esotica e una nota terziaria riconducibile alla pietra focaia. In bocca si esprime con dinamicità proponendo aromi di mela gialla matura, agrume di pompelmo e ananas, accompagnati da una piacevole sapidità.

È armonico ed equilibrato, l’acidità compensa bene il volume alcolico del 13,5%. Trasmette luce, luminosità e ricordi di primavera. Il finale fruttato è elegante, permane a lungo tra le guance. Ottimo vino che grazie al terroir di Salorno in Val d’Adige, fa esprimere il Solaris nel migliore dei modi. Ho tenuto questo vino aperto per tre giorni ed è sempre rimasto integro e vivo. Un vino che conserva con fierezza le sue radici “naturali” e che riesce a conquistare i palati più difficili. Perfetto per una serata speciale e una cena a base di crostacei.


4 Dornach, 2019

Rubino dai toni scuri, si annuncia con profumi fragranti di viola e prugna ed un richiamo vegetale che ricorda il peperone verde e il sedano. All’assaggio è succoso, vibrante e vinoso. L’uvaggio è di Regent, Prior e Merlot. Lo percepisco come un vino rustico, persino scontroso. Un vino maschio, di poche parole e muscoloso. Volume alcolico del 12%, tannini sottili e un buon grado di acidità.

Comunica in modo univoco il mondo contadino, non lascia spazi a “fighetterie”. Da mettere in tavola in modo energico facendogli fare rumore sul tavolo in legno e servito su bicchieri bassi. La tovaglia è quella rossa a quadretti ormai sbiadita dai tanti lavaggi, sei in trattoria e non c’è scelta nel menù, si mangia quel che c’è, zuppa di legumi e salsicce in umido con patate. E se non ti va bene puoi anche andartene. Occhio che il n.4 non ha molta pazienza. Scherzi a parti avrete capito che non è un vino vellutato e rotondo ma ben si adatta al pranzo quotidiano.

Questi due vini confermano la qualità produttiva di tenuta Dornach, la firma di Patrick Uccelli certifica una produzione di carattere, fatta senza contemplare compromessi commerciali, volta ad esprimere il territorio in tutta la sua naturalezza.

Tenuta Dornach, Via Dorna 12, Salorno (BZ) – sito

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Novello 2020, Pizzolato

L’autunno porta con sé il primo vino, il novello. Conosciamo tutti il celebre Beaujolais nouveau francese, da uve Gamay, ma pochi conoscono l’unico novello italiano da uve Piwi. Viene fatto in Veneto, nel Trevigiano, dalla cantina Pizzolato. In questo vino dalla particolare bottiglia ed etichetta parlante (staccandola nasconde un messaggio sul retro), le uve non sono di Gamay ma bensì di Merlot Khorus e Cabernet Cortis, parenti “resistenti“ dei celebri vitigni bordolesi. 

Nel calice il vino si presenta di quel rosso che si può ammirare nei vini giovani, il Porpora. Qui è intenso e vira su tonalità più cupe grazie all’estrazione cromatica della macerazione carbonica. Il profumo è fragrante di piccoli frutti rossi come la ciliegia, floreale di rosa rossa e naturalmente vinoso.

All’assaggio ha la tipica piacevolezza fruttata del vino novello con una acidità che ne esalta la croccantezza del frutto appena colto. Al piccolo frutto rosso si aggiunge una leggera nota vegetale e di pepe bianco. È un vino piacevole e non impegnativo, tassativamente da degustare fresco. 

Senza solfiti aggiunti, biologico e vegan certificato. Volume alcolico 11%.

La Cantina Pizzolato Srl, Via IV Novembre 12, Villorba (TV) – sito

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Assolato 2019, Diotilsalvi

L’Assolato è un vino bianco frizzante rifermentato in bottiglia, col Fondo. Da uve di Bronner 100% coltivate in regime biologico e biodinamico della linea Diotisalvi. I vigneti si trovano a Santa Lucia di Piave vicino alla nota Conegliano del Prosecco e a Lison Pramaggiore.
La tradizione spumantistica della zona trova infatti riscontro anche in questo vino frizzante fatto come una volta.

Guardandolo non si può fare a meno di associarlo ad un succo d’arancia, sia per il colore che per la consistenza e il sottile residuo che rimane in sospensione. All’olfatto è pulito ed elegante e i sentori confermano quello che in qualche modo gli occhi hanno visto, profuma di agrumi. All’assaggio è fine e le note di arancia e limone vengono esaltate dalla vena sapida e dall’anidride carbonica. Il leggero tannino nel finale arricchisce il sorso in funzione dell’accompagnamento al cibo. Chiude con eleganza sul frutto fragrante. È un vino gioioso l’Assolato, ci ritrovi l’estate, ti sembra di vedere le persone correre e ridere tra i prati. Perfetto per far festa, con il suo 11% di volume alcool rimane leggero e te ne bevi volentieri qualche bicchiere (o cassa).

Il territorio e il tipo di viticoltura giocano senza dubbio un ruolo fondamentale in questo vino Naturale senza solfiti aggiunti e affinato in cemento. Trovo poi che il vitigno Bronner conferisca una bella sfaccettatura di freschezza che solitamente, nei bianchi fermi, non esprime.
Anche se l’estate è lontana e le feste impossibili ci si può comunque godere questo vino adesso, a casa. È un autunno così grigio che ci vuole un Assolato e una risata a renderlo migliore… questa sera faccio festa.

2020
2020

Assolato 2019 ha ottenuto la Medaglia d’Oro agli International Piwi Award 2020 con 93 punti.

Società Agricola Diotisalvi srl, Via Guido Rossa 7, Susegana (TV) – sito web

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