KarVits “viti di roccia”
Finite le vacanze estive si riparte pieni di propositi e agguerriti per far conoscere sempre più il mondo dei vitigni resistenti e dei vini che ne derivano.
In questo post vi parlo di KarVits, un nuovo vino bianco frizzante proveniente dal Friuli Venezia Giulia. Il nome rimanda al termine celtico Kar (roccia) da cui deriva il nome Carnia e Vits che ovviamente esprime le viti che in questo caso sono di Solaris (un incrocio ‘resistente’ del Riesling).
Queste “viti della roccia” sono coltivate a Sutrio da Emanuele Billio, viticoltore ed enologo che dopo anni di sperimentazione PIWI ha scelto il Solaris per realizzare il suo primo vino.
Il vigneto è di circa un ettaro a 571 m di altitudine, collocato tra il comprensorio dello Zoncolan e il torrente “Bût”, nella “Taviele” di Sutrio. Intorno al vigneto ci sono prati, boschi e piccoli orti.

KarVits è un “frizzante” che si presenta con una inusuale bottiglia bassa che mi ricorda la Clavelin dei Vin Jaune dello Jura. Già questo lo rende unico rispetto a tutti gli altri rifermentati che sono imbottigliati su Borgognotte più o meno trasparenti.
All’olfatto la nota floreale e agrumata è seducente. Nel palato svela tutta la sua bellezza sotto forma di mineralità salina e di un’acidità rinfrescante. Prende forma una struttura fitta e corposa che ben ricorda la roccia.
Buono anche il retrogusto che nella sua complessità aromatica mi porta verso note di fiori bianchi e agrumi, frutta secca, lieviti e pasticceria cremosa.

Stupisce per lunghezza e persistenza, tanto da farmi pensare a rinomati Metodo Classico. Non ha niente da invidiare a questi, si sposerebbe facilmente e con eleganza anche ad ostriche ed altre crudité di mare oltre che alle specialità di montagna della zona.
KarVits non è un rifermentato qualunque da bere a ‘garganella’, deve essere centellinato come un frutto prezioso delle Alpi Carniche. Tra i frizzanti PIWI si posiziona tra i migliori assaggiati, certamente una bellissima novità in questa categoria.
Sono state prodotte 1700 bottiglie numerate, se vi capita di trovarlo non fatevelo scappare è davvero buono. Consiglio di degustarlo a 6/7º per poi lasciarsi cullare mentre sale di temperatura e si allarga.






