Categoria: Solaris

Dedit 2018, Filanda de Boron

Il Dedit è un bianco di montagna, non filtrato, ottenuto da uve di  Solaris. Prodotto dall’Azienda Agricola Filanda de Boron a Tione di Trento.

Nel calice è dorato e consistente. Profuma di frutta matura, penso alla pesca e all’albicocca e alla frutta secca. Il profumo è elegante, pieno e avvolgente. L’assaggio esprime bene le note olfattive e di macerazione con sentori di miele e resina accompagnate da una buona acidità e da una leggera astringenza. Fermenta sui propri lieviti in barriques di acacia.

La progressione aromatica è completata dal frutto carnoso e da una nota fumé. Chiude con una piacevole salinità che chiama il nuovo sorso. Lungo nella persistenza. La notevole freschezza è equilibrata da un volume alcolico del 14%. L’origine “montana”, ai piedi del Parco Naturale dell’Adamello, si percepisce in questo vino, esprime purezza. Per il corpo, e il bouquet aromatico, consiglierei questo vino come accompagnamento di primi piatti strutturati a base di pasta.

Azienda Agricola Filanda de Boron, Nicola del Monte, Via Pozedine 5, Tione (TN) – sito web

Vino del Passo 2019, LieseleHof

Il Vino del Passo racconta più di altri il mondo dei vini di montagna e quello delle varietà resistenti, Piwi*. A produrlo è la famiglia di Werner Morandell della cantina Lieselehof di Caldaro in Alto Adige. Un precursore della viticoltura biologica e dell’utilizzo di varietà resistenti come il Solaris. 

Le uve di questo vino provengono dal vigneto vicino al Passo della Mendola, il suolo è composto da argilla ferrosa e calcarea leggermente disseminata di ghiaia. L’altitudine è davvero impressionante, circa 1250m.

Nel calice ha un colore tenue e cristallino. Il profumo è elegante e pulito, di agrume di limone e pesca bianca. All’assaggio entra con una bella acidità che rinfresca, cresce nell’apporto aromatico con frutta esotica polposa di ananas e frutto della passione. Una spolverata di pepe bianco impreziosisce il bouquet. Il finale è lungo e minerale, esce una punta sapida sulla lingua e ricordi vegetali di erbe aromatiche come la salvia. Mi fa pensare alla montagna per il suo crescendo, la sensazione di salita e l’arrivo in vetta con l’aria pungente che ti entra nelle narici. 

L’annata è la 2019, conserva una grande fragranza degli aromi e quel 13,5% di volume alcolico è quasi una sorpresa di fronte a tanta freschezza. Si intravede un potenziale evolutivo notevole come nei migliori Riesling.

È un vino iconico, riferimento per chiunque si avvicini al mondo dei vini Piwi, dagli assaggiatori ai produttori. Io consiglio di provarlo perchè è davvero buono, equilibrato e armonico. Ti porta in montagna anche se stai in pianura e supera di gran lunga, in qualità, tanti rinomati vini bianchi. Ha una facilità di beva sorprendente e questo è forse l’unico difetto, in due rischi di farci l’aperitivo e di ritrovarti con le code di gambero sul piatto e la bottiglia ormai alla fine. 

Se volete regalare un vino non convenzionale ad un appassionato di vini bianchi questo è il vino giusto. Ma anche gustarselo in famiglia è un gran piacere.

2020

Tenuta Lieselehof, Fam. Werner Morandell, Via Kardatsch 6, Caldaro (BZ) – sito

Diadema frizzante 2019, Sartori Organic Farm

Vini come questo fanno riscoprire ed apprezzare l’universo dei vini frizzanti, un segmento sottovalutato che merita maggiore considerazione. Diadema 2019 è un esempio di capacità di trasmettere terroir e freschezza in un vino. A produrlo una giovane realtà trentina, la Sartori Organic Farm.

Il tappo a corona e il vetro trasparente lo rendono amichevole e di facile approccio. I colori tenui e l’aspetto velato del vino, dovuto ai depositi fermentativi, anticipano un profilo aromatico fragrante di frutti agrumati. Ricordi di cedro e prati montani.

L’assaggio ha un ingresso facile e brioso, con quella leggera frizzantezza che esalta le note fruttate e minerali. Le uve sono di Solaris, vitigno resistente alle malattie fungine. Si ha la sensazione piacevole dell’agrume spremuto all’interno delle labbra. Permane a lungo.

Lo vedo ad accompagnare un aperitivo all’aperto con musica ‘a palla’, ma sarebbe altrettanto divertente proporlo in degustazione con flute da 30 cm in una serata di gala. Sono certo che il vestito di cristallo ne valorizzerebbe la percezione.

I vigneti di Solaris sono in prossimità del  Lago di Ledro. In questa zona, nel sito palafitticolo del Lago, è stato ritrovato il Diadema bronzeo riportato in etichetta, oltre a semi di vite di circa 4000 anni.

Vorrei fosse estate, con tutti gli amici vicini, la situazione normalizzata e una vasca piena di bottiglie di Diadema, da aprire una dopo l’altra.

Sartori Organic Farm, Via Bartolomeo Daves 14, Ledro (TN) – sito

Lui e Lei, due Rebellis

Il 1975 porta con sé due eventi singolari che hanno una relazione con questi vini.  A New York i Ramones incidevano il loro primo brano “Judy is a Punk*”, un pezzo che ha segnato la storia del punk nel mondo (Anarchy in the Uk dei Sex Pistols uscì un anno dopo). Sempre nel ’75, all’Istituto di Ricerca di Friburgo, Norbert Becker realizzava un incrocio futuristico di varietà di viti che chiamò Solaris. Una varietà che ha parentele con il Riesling e il Pinot gris. Come vitigno si è diffuso sia in Germania che in altri paesi europei. In Italia è stato registrato nel 2013 grazie al lavoro dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige.

I Rebellis che vi presento sono 100% Solaris, annate 2017 e 2018. In entrambe le bottiglie l’etichetta riporta in modo inequivocabile un’immagine dal sapore punk. Invita ad uscire dagli schemi classici del ballo e …del modo di fare viticoltura.  È infatti una viticoltura sostenibile quella praticata da Gianni Tessari, opposta a quella fatta di trattamenti chimici e vini costruiti. La vinificazione avviene con lieviti naturali e una fermentazione sulle bucce di 5-7 giorni. Ne risultano vini veri, arcaici per certi versi, che portano in bottiglia l’essenza del territorio e della filosofia produttiva

Il primo che vado a conoscere è il 2018. Bel colore dai toni caldi e solari. I profumi sono fragranti e fini, di fiori bianchi, di mandarino e mela. Il sorso è fresco e teso, elegante. Gli aromi si portano ricordi eterei, di miele e resine. Una leggera astringenza tannica fa da sponda alla morbidezza che si forma in bocca. È pronto e allo stesso tempo giovane, come un adolescente che ha bisogno di scaricare le tante energie che ha. Minerale, salino.

Il 2017 si presenta con potenza e un vestito completamente diverso, appariscente, con tutti i finimenti dorati. Rimanendo sulla metafora iniziale direi che ha le borchie e le catene. Un punkettone di quelli d’aver paura anche solo per come ti guarda. Ti pianta in faccia gli aromi terziari, di pietra focaia, d’arancia matura, candita. In bocca si moltiplica al quadrato e ti riempie come stessi masticando frutta sciroppata. Esagero nella descrizione ma la sensazione glicerica è ben presente. A sostenere tanta morbidezza c’è però una notevole sapidità, ci ritrovo il terroir vulcanico della zona e mi tornano ricordi di vini siciliani. Tanta sostanza per questo vino che nel 2018 ha ottenuto la medaglia d’oro ai Piwi Award. 

La sintesi del confronto potrei riassumerla dicendo che il 2017 è più immediato e imponente. Una  carta sicura da giocare in tavola. Ha raggiunto un’evoluzione tale che lo si può utilizzare sia durante una cena strutturata, magari con pietanze indiane aromatiche, piuttosto che in una serata rilassante ascoltando vecchi vinili e mangiucchiando quel che è rimasto in frigorifero. Un orange wine che non ti stanchi mai di sorseggiare.

La 2018 è più sofisticata, femminile, sensibile se si può dire. Ha il passo più corto e leggero, adoro sentire la delicatezza e la progressione vellutata degli aromi. Elegante e perfetta per un aperitivo. Immaginate una bellezza classica, l’abito lungo, nero, il portamento sicuro. Ma quando si avvicina scopri il piercing al labbro e il tatuaggio ‘Rebel’ sul collo. È lei ad approcciare. Wow 😍.

I vini di Giannitessari regalano sempre belle emozioni.

Giannitessari, Via Prandi 10, Roncà (VR) – sito

Idòl 2019, Cooperativa Alpi dell’Adamello

Vista dalla città la montagna è un miraggio, irraggiungibile in questo periodo.

È lei ad arrivare da me, sotto vetro, con il nome antico di Edolo e la sagoma dell’Adamello impressi in etichetta. 

È l’Idòl, quello ufficiale, annata 2019, prima produzione commercializzata della Cooperativa Alpi dell’Adamello. Una realtà che ha puntato in modo esclusivo, e direi con successo, sulle varietà resistenti (PIWI*). Un bel esempio di sviluppo sostenibile e di inclusione. I vigneti sono coltivati tra i 700 e i 900 m/slm, su suoli di origine morenica con presenza di rocce scistose. 

La varietà utilizzata in questo bianco fermo è il Solaris, un incrocio che oltre a resistere alle malattie fungine resiste bene anche al freddo (lo coltivano anche in Svezia). Resistenza alle malattie significa fare il minor numero di trattamenti in vigna e vini più sani in bottiglia.

Vediamo ora cosa racconta nel bicchiere. Si presenta scintillante, come cristalli di neve sotto il primo sole. La bottiglia è passata dalla cantina alla terrazza e l’ho stappata a circa 7°. Il profumo è elegante e gioioso, di aromi che ricordano i fiori bianchi e il fruttato di pesca, profumi freschissimi come si direbbe del pesce dagli occhi brillanti messo sul bancone. Pescato fresco, ma qui siamo in montagna ed è piuttosto un “appena colto”, dell’annata 2019. All’assaggio entra come un ruscello tra le rocce, ricco di mineralità. Esplode in bocca diffondendo gli aromi su tutta la cavità. Quando si deglutisce arrivano nuove note retronasali, vegetali, di erbe aromatiche come il timo e la salvia. Il fruttato si estende arrivando a contemplare note di frutta esotica. Si percepisce una bella sapidità sulla punta della lingua, la fragranza del frutto rimane a lungo e la chiusura è fresca e invitante al nuovo sorso. 

Ho assaggiato diversi Solaris e in questo Idòl trovo un’espressione unica e caratteristica di questa zona. Lo so che il termine mineralità è abusato e mal tollerato da molti ma questo vino ne è una dimostrazione concreta. Se volete testare di persona, vi invito a contattare il produttore per vedere dove poter trovare una delle 1305 bottiglie prodotte. È passato almeno un minuto e sento ancora la lingua che frizza e un bel frutto tra le guance. 

Oltre alla piacevolezza (che mi ha fatto versare oltre mezza bottiglia per questa degustazione), voglio segnalare il terroir della Valcamonica come uno tra i più interessanti da scoprire.

Il volume alcolico è del 13%, inizio a sentirlo, meglio metterci sopra qualcosa, proverò l’ossobuco alla milanese, un concentrato di morbidezze che troverà sicuramente nell’Idòl il miglior antagonista. 

Happy

2020

Via Sonora 2018, Filippo De Martin

Il vino è una forma d’arte che in questo Via Sonora 2018 si percepisce già dall’etichetta. Una serie di onde che raccolgono e trasportano fino a me, a 300 km di distanza, l’eco del terroir Bellunese di San Gregorio nelle Alpi con i suoi profumi.

Come ogni opera d’arte, anche questo vino è unico, fatto artigianalmente con i soli colori messi a disposizione dalla natura a cui poi l’eno-artista Filippo De Martin ha donato carattere e bellezza.

Profuma di fiori bianchi, di frutta esotica e di note vegetali che mi ricordano l’erba tagliata e la foglia di menta. All’assaggio l’eco Bellunese diventa voce, minerale e fresco. Quella mentuccia che sentivo all’olfatto si allarga su sentori di foglia di pomodoro e timo. Un profilo aromatico davvero intrigante che esalta questo vino da uve di Solaris 100%. 

La spiccata acidità e una sapidità non preponderante, accompagnano a lungo gli aromi fragranti che sono i veri protagonisti in questo vino. L’annata è la 2018 ma sembra una 2020 per la verticalità e freschezza che dimostra. Mi fa pensare ad una longevità che va oltre le normali aspettative di un vino bianco.  

Le uve sono coltivate all’altitudine di 700 m/slm nel versante sud-est del Col De Doro, su terreno Morenico di origine glaciale con prevalenza di ghiaia calcarea. Vinificato con macerazione di un giorno e fermentazione in acciaio. Rimane generalmente sui lieviti fino a luglio quando viene imbottigliato.

Elegante come solo la natura nel suo splendore riesce ad essere, regala al palato grande soddisfazione. Si adatta ad esempio ad accompagnare una cucina esotica o ad accogliere gli amici che sanno apprezzare la qualità. Volume alcolico 12,5%. Ottimo se degustato molto fresco.

2020

Azienda Agricola Filippo De Martin, Via Roncoi di fuori 137, San Gregorio n. A. (BL) – Facebook

Pustrissa 2017, Laimburg

Vino bianco della Pustrissa, antico nome della Val Pusteria. Le uve sono di Solaris 100% e provengono dai vigneti coltivati su suolo argilloso nelle colline di Brunico. A produrre questo vino è la cantina di Laimburg, naturale propaggine del centro di ricerca Laimburg di Vadena (BZ).

Bella bottiglia renana ed elegante etichetta. Vino brillante e consistente, regala ancora riflessi verdognoli e profumo di prati fioriti. All’assaggio mi riporta una caratteristica nota di Sambuco e di mela gialla. È rotondo con sensazione burrosa e glicerica. Gli aromi retronasali aggiungono sentori di frutti esotici come l’ananas e il frutto della passione. Caloroso tra le guance con il suo 13,5% di vol. alcolico.

Mi fa immaginare l’argilla crepata sotto il sole di un’estate calda. Un bianco robusto che si allunga nel palato accompagnato da una piacevole sapidità.

A Milano si è alzata la nebbia ed anche se è sera sento i raggi caldi di questo Solaris. Zona rossa tendente al rosa se resti a casa. 

Cantina Laimburg, Laimburg 6, Vadena, Ora (BZ) – sito

310-2019 Nove Lune

Sono passate le 18 e all’enoteca personale ho stappato una bottiglia Resistente, alle malattie fungine, ai Dpcm e alle angosce. A Milano non è che proprio si respiri una bella aria quindi ho pensato che ci vuole qualcosa per cambiare il mood che aleggia sulla città. Una buona cena con un buon vino ad esempio. Ho scelto il 310 di Nove Lune che mette insieme le uve di 3 vitigni che per l’occasione paiono tre moschettieri, Solaris, Bronner e Johanniter. Insieme sono una forza aromatica unica e irresistibile. Le vigne da cui provengono le uve sono a zero trattamenti. Definire il 310 solamente un vino biologico è riduttivo, è piuttosto un Superbio.

Nel calice è splendente con riflessi dorati, emana profumi di Sambuco e di mela. All’assaggio arrivano aromi retronasali più caldi, di tostatura e di frutta a polpa gialla che vanno a mixarsi con sentori più acerbi e agrumati. La vinificazione e l’affinamento in barrique rendono questa annata 2019 dinamica e ricca di spunti aromatici. Rimane a lungo in bocca e nel finale ritorna fresco ed invitante al nuovo sorso. Per la “buona cena” ho accostato un piatto di seppie con patate e piselli. Tutta la freschezza del 310 gioca a braccio di ferro con la dolcezza di patate e piselli mentre l’aromaticità abbraccia quella delle seppie. Stasera non voglio sentire il notiziario, preferisco leggere un vino.

Quanto vale la sostenibilità?

Workshop, Seminario e Fiera Bio & Piwi. Oderzo 24 ottobre 2020.

La risposta che vorrei dare alla domanda del titolo di questo evento, svoltosi qualche giorno fa, è che la sostenibilità vale quanto il nostro futuro. Si potrebbe sintetizzare che non possiamo più avere uno stile di vita basato sullo sfruttamento delle risorse a discapito della salute nostra e del pianeta. In ambito vinicolo la sostenibilità vale la salute degli operatori, di chi vive in prossimità delle vigne e della vita stessa del terreno e degli organismi viventi che lo popolano. A queste necessità ma anche alle problematiche conseguenti al cambiamento climatico e al proliferare delle malattie della vite, i vitigni resistenti (Piwi), protagonisti di questo evento, forniscono la risposta più avanzata e sostenibile.

L’organizzatore dell’evento è l’associazione Biovenezia che nell’ambito del progetto Territoribio pone l’attenzione sulla coltivazione biologica e su come si possa creare un futuro più sostenibile coinvolgendo i diversi protagonisti nella regione Veneto ma non solo. Una mission importante che in ambito vinicolo e Piwi vede una costante crescita di produttori e una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori.

Se poi diamo uno sguardo al  futuro e al lavoro di enti di ricerca come il CREA e alle selezioni in atto tra i vivaisti si possono vedere numerose varietà Piwi che andranno a implementare l’offerta di vitigni resistenti. Essendo in Veneto, la varietà più attesa è senza dubbio la Glera (Prosecco) resistente. Sarà disponibile nel giro di qualche anno e potenzialmente potrebbe segnare una svolta epocale verso la sostenibilità.

Alexander Morandell, Lionella Genovese e Daniele Piccinin

Passiamo ora al succo della manifestazione, quella in presenza, che grazie al team di Biovenezia con il suo presidente Daniele Piccinin e alla forza inesauribile di Lionella Genovese si è potuta svolgere. C’era davvero bisogno di conoscersi e guardarsi negli occhi di persona. Per quanto veri, i rapporti digitali sono comunque un’altra cosa. Conoscere persone come Alexander Morandell è stato un grande onore, così come salutare per la prima volta produttori che avevo sentito solo per telefono o email.

Il succo, quello vero e fermentato, si è degustato nei 22 calici proposti al seminario sui Bio & Piwi. Il livello qualitativo è stato elevato e ha mostrato un panorama variegato sui Piwi Veneti e non solo. Sebbene abbia fatto fatica a sintetizzare un giudizio di ogni vino in pochi secondi e con un solo piccolo sorso di vino, posso dire che qualcuno è riuscito comunque a colpirmi al cuore come novità o a confermare quella piacevolezza che già conoscevo.

Voglio citare, in ordine di degustazione: 

Reverso 2019 di Sara Meneguz – Corbanese di Tarzo (TV)

Aromera 2019 di Wineplant – Caldaro (BZ)

Resiliens 2019 de Le Carline – Pramaggiore (VE)

Solaris 2019 AVA Consorzio Viticoltori Alpago – Chies d’Alpago (BL)

A-mors 2019 bianco de Le Rive – Ponte di Piave (TV)

Planties Weiss 2019 di St Quirinus – Caldaro (BZ)

Ratio 2019 (Bronner e Johanniter) di Ceste Vini – Govone (CN)

Rukh 2018 (Bronner e Johanniter) di Nove Lune – Cenate Sopra (BG)

Rebellis 2018 (Solaris) di Giannitessari – Roncà (VR)

Souvignier Gris 2018 della Cantina Gentili – Caprino Veronese (VR)

La giornata è proseguita al banco di degustazione che si è svolto in un bel clima rilassato e con la possibilità di soffermarsi a chiacchierare con ognuno. È stato bello scoprire alcune produzioni al banco di Piwi International dove ho trovato gli amici Gabriele (enologo in Nove Lune) e Devid della cantina Alpi dell’Adamello. Di questi assaggi segnalo per piacevolezza l’Immelen 2018 da uve Solaris della cantina svedese Kullabergs.

Ho poi avuto il piacere di conoscere il Dott. Cecon e le vinificazioni dei nuovi vitigni VCR ed apprezzarne in particolare il bianco Kersus e il rosso Pinot Kors. Penso che in futuro ne usciranno grandi vini.

Dopo questi assaggi e in prossimità del ritorno a casa, ho fatto un ultimo giro da Alessandro Sala di Nove Lune per assaggiare il fresco Heh da uve Solaris e raccogliere il consiglio di una persona lì presente, di cui purtroppo non ricordo il nome, e che magari qualcuno mi suggerirà in seguito. Una nota di colore in chiusura di questo articolo. Il consiglio riguardava il tasso alcolemico (che mi portava a rifiutare altri assaggi) e l’assunzione di due bicchieri d’acqua prima di mettersi alla guida che ne avrebbero abbassato drasticamente il livello, tanto da non renderlo rilevabile. A me sembrava una teoria bislacca comunque prima di uscire me li son bevuti con gusto quei due calici d’acqua e mi son mangiato anche quei crackers che avevo in auto… (nessun problema nel tragitto).

Mi dispiace non aver avuto più tempo a disposizione per soffermarmi con ognuno, mi ci sarebbero voluti tre giorni almeno. Questa manifestazione ha dato visibilità al lavoro di molti ed è un importante passo per un riconoscimento sempre più allargato dei vitigni e dei vini Piwi. Un appuntamento che spero sia solo il primo di una lunga serie nella bella location della cantina sociale di Oderzo, Opitergium.

Grazie a tutti!

Luca Gonzato

Per maggiori informazioni: Biovenezia , Territoribio

Santacolomba, Cantina Sociale di Trento

Con il Santacolomba spumante Brut nature e il Santacolomba bianco fermo, vi presento i due vini Piwi prodotti dalla Cantina Sociale di Trento. Storica entità vinicola sorta nel 1956 con il presupposto di difendere e promuovere il territorio oltre che migliorare le condizioni dei viticoltori. 

Difendere il territorio è anche coltivare vitigni che lo rispettino, e che siano compatibili con tutta la vita biologica circostante, compresa quella umana. I vitigni Piwi rispondono a queste necessità e ai problemi del cambiamento climatico. Apprezzo molto la scelta “collettiva” di questa Cantina di affiancare alla produzione tradizionale quella di vini da uve resistenti. È un segnale di attenzione alla sostenibilità e di visione verso il futuro. Un segnale percepito anche nelle etichette. Il disegno di una bambina che gioca felice nella natura. Quella natura composta anche dai vigneti che magari convivono vicino a scuole e abitazioni.

Le uve dei Santacolomba provengono dalle vigne intorno a Trento, con esposizione Sud-Sud/Ovest. I vigneti sono coltivati su suoli magri e ricchi di scheletro. Parliamo degli stessi suoli che originano alcune delle espressioni spumantistiche più importanti e apprezzate d’Italia.

Santacolomba Brut nature, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolmba Brut nature è appunto uno spumante prodotto con il metodo classico della rifermentazione in bottiglia. Sosta 12 mesi sui lieviti ed è ottenuto da uve Piwi di Johanniter, Solaris e Bronner. In sintesi una bollicina ”superbio“.

Per fortuna l’ho stappato in terrazza, ero distratto dal telefono che squillava è non ho tenuto bene il tappo che è schizzato fuori con tanto di fontana e terrore nei miei occhi. Consiglio di fare attenzione quando vi appresterete ad assaggiare la vostra bottiglia, la pressione interna è tanta.

Alla vista è brillante, con una bella spuma persistente che annuncia aromi agrumati e fermentativi di lieviti e pasticceria. All’assaggio è stiloso, bella acidità e mineralità che invade il palato. Gli aromi si allungano su sensazioni fruttate che mi ricordano la mela verde, il limone e frutti esotici come il litchii. Tanta freschezza che insieme alle bollicine danzano tra le guance.

Molto piacevole e perfetto come accompagnamento ad aperitivi con salumi e formaggi grassi, mantiene la bocca sempre fresca e pulita. Poi rimane a lungo, con sentori egualmente freschi e primaverili. Uno spumante metodo classico che avevo già apprezzato e che si conferma nelle sue ottime doti.

2020

Santacolomba 2019, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolomba 2019, è un vino bianco fermo vinificato in acciaio, ottenuto anch’esso da uve di Johanniter, Solaris e Bronner. Qui arrivano con maggiore intensità sentori floreali con ricordi di campo e di frutto polposo. Anche all’assaggio gli aromi floreali donano eleganza e finezza in un contesto minerale di grande freschezza. La progressione regala note più morbide di frutta bianca polposa e lascia intendere un’evoluzione che mi ricorda il Riesling, cioè dal fruttato a sentori che ricordano la pietra focaia e gli idrocarburi. Questo è un vino che a mio avviso può accompagnare dei grandi risotti.

Anche questo l’avevo già assaggiato ma questa sera, con la calma e senza fonti di disturbo nella degustazione, mi è arrivato con maggiore personalità e complessità.

L’elemento freschezza/mineralità è innegabilmente il filo conduttore di questi due vini. La pulizia e l’equilibrio sono gli aspetti che più apprezzo. Non lasciano spazi a sentori anomali o stonature. Sono come la neve appena caduta, candida e pura. Complimenti ai produttori di questa Cantina Sociale perchè anche a Milano ho potuto percepire l’aria fresca di montagna e toccare la pietra bagnata dal torrente, come una magia. 

Aggiungo una nota meno poetica ma più sostenibile per i portafogli dei consumatori sensibili alla variabilità economica oltre che a quella climatica, sono vini dal prezzo veramente “equo e solidale” che consiglio di assaggiare in sequenza tra aperitivo e cena, il piacere è garantito.

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