Via libera alle TEA ma non nel Biologico

Il Parlamento Europeo ha regolamentato le diverse tecniche di modifica del genoma nelle piante riconoscendo che le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) non sono così impattanti ed equiparabili ai comuni OGM. Infatti la tecnica del Genoma Editing prevede una mutazione “puntiforme” senza introduzione di alcun gene o frammento esterno ed estraneo alla pianta stessa.

Le piante provenienti da questo tipo di tecnica sono considerate NGT1 con la possibilità di essere coltivate in base ai regolamenti applicativi del regolamento stesso (due anni di tempo). 

Questa tecnica è stata usata su diverse specie di piante ed in particolare nella vite è stata applicata per modificare alcuni geni di suscettibilità a peronospora ed oidio, fornendo piante che in ambiente controllato presentano una resistenza più elevata della vinifera, ma comunque non così efficiente come le resistenze da incrocio.

Allora perché le TEA? Sono importanti perché applicano una tecnica che può essere usata per migliorare tutte le piante (e non solo) con un intervento che non introduce nulla di nuovo nel genoma della pianta, ma altera (spesso si sente il termine silenziamento) il prodotto di un gene coinvolto nei meccanismi di produzione di metaboliti che spesso, nel caso delle resistenze a patogeni, rendono la pianta suscettibile.

Per patologie che non conoscono forme di resistenza questa tecnica potrà offrire delle soluzioni; occorre ricercare per capire dove è meglio intervenire.

Biologicamente parlando sarebbero dei cloni, in quanto le modifiche sono molto simili a quelle che avvengono in natura e che rendono più ampia la variabilità intravarietale per caratteri limitati, tutte le altre difficoltà o pregi della varietà rimangono invariati. Ma c’è un grosso dibattito intorno a questo argomento in quanto l’organismo preposto CPVO (Community Plant Variety Office) non da per scontato che queste nuove piante ottenute saranno considerate cloni di una certa varietà, in quanto la modifica è impattante sulla pianta (es colore della bacca su Pinot nero grigio e bianco) e potrebbe dare origine a una nuova varietà.

Nel biologico non possono essere usate queste piante, non si capisce molto la logica di questa scelta se non per una posizione fuorviante dove si presenta possibile una produzione agricola  in forme bucolica, anziché valorizzare l’opportunità di ridurre i trattamenti. 

Non è stata presa ancora una posizione precisa se le piante ottenute con la tecnica TEA verranno considerate PIWI o meno.

Comunque, per avere i primi vini con piante fino ad oggi sperimentali, e solo in Italia con sperimentazione in pieno campo in corso, ci vorranno diversi anni. La scelta del CPVO sarà determinante per la velocità di introduzione di queste piante nei vigneti di Europa.

Per altre informazioni vedi Comunicato Parlamento Europeo: Nuove tecniche genomiche: le nuove regole per l’accesso al mercato UE