Il mirabolante viaggio in Italia di PIWI International
Tour enoico degli associati, 2026
Quattro giorni in gruppo a visitar cantine ed assaggiar vini. Senza dubbio la migliore vacanza che potessi desiderare.
Note di viaggio scritte male (vorrei vedere voi a prendere appunti prima di dormire dopo una giornata di assaggi continui!).
Siamo quasi in 30 ad aver aderito a questo viaggio, nel gruppo si parla al 95% tedesco ma questo non ci ha impedito di socializzare e vivere bei momenti insieme, il vino unisce, un calice riempito colma anche le differenze linguistiche. Basta poco per capirsi, ognuno con il suo inglese più o meno articolato.



Il giro si è svolto con spostamenti in pullman, permettendoci così di bere qualche calice in più in sicurezza e senza preoccupazioni. Siamo quasi tutti professionisti nel mondo del vino, gente che prende sul serio anche l’assaggio mattutino!.





Nella prima delle quattro caldissime giornate, dopo aver lasciato i bagagli in hotel a Cembra, una valle davvero bella è fuori dal caos, ci siamo diretti nel centro di Trento per una visita al Castello del Buonconsiglio, uno dei simboli della città, e successivamente nello storico Palazzo Roccabruna dove ha sede l’Enoteca provinciale del Trentino. Qui si è svolta la premiazione dei Gold PIWI Award di PIWI International nella quale erano presenti le maggiori autorità del mondo dei PIWI con il presidente e il vicepresidente dell’associazione, il presidente di PIWI Italia Marco Stefanini e il direttore della Fondazione E. Mach Riccardo Velasco.

Tutto è stato organizzato perfettamente e ogni premiato ha ricevuto il suo attestato. Peccato che la presenza dei produttori italiani fosse quasi nulla se non per l’eccezione di alcuni di loro tipo Michele Sartori di Sartori Organic Farm, Oliver di Vinea Castel, Schmid Oberrautner con sua moglie e Ritterhof. Un piacere rivedere anche l’amica giapponese Kanako che vive in Italia e che fa di tutto per essere sempre presente agli eventi PIWI.
Dopo la premiazione c’è stato il momento della degustazione con circa 60 vini e un abbondante buffet a disposizione degli ospiti in cui tutti hanno potuto testare di persona le diversità dei vini.

Assaggiando i vini premiati e confrontandomi con altri partecipanti ho capito che i nostri gusti e quelli dei soci tedeschi/austriaci sono abbastanza differenti. Questo spiega anche il fatto che i vini PIWI italiani non abbiano ricevuto i premi più importanti. Il motivo è anche dovuto al fatto che nella commissione giudicante la rappresentativa tricolore è limitata rispetto a quella degli altri paesi. Vien da sé che i giudizi si siano basati su un gusto più nordico. Tra i vini ne ho trovati diversi con un residuo zuccherino e aromi intensi che si avvicinano meno ai miei gusti. Ho assaggiato anche qualche rosso trovandolo poco strutturato o con tannini verdi ma questo è solo il mio parere personale, ad altri piaceranno sicuramente molto. Ho anche provato un buonissimo Johanniter, un ottimo Solaris, un buon Cabernet Cortis rosé ed un macerato.
Dispiace che due dei vini più premiati, fatti dallo stesso produttore presente alla serata, non fossero disponibili all’assaggio…
La serata è stata davvero piacevole, abbiamo degustato tranquillamente seduti nel cortile interno di palazzo Roccabruna, chiacchierando e godendoci la temperatura che finalmente scendeva.
Quando eravamo ormai alla fine della degustazione ho notato che nelle cantinette dietro i banchi, insieme ad altre bottiglie c’era il Ruck di Nove Lune, un macerato da uve di Bronner e Johanniter che adoro e che ho chiesto di aprire. È stato il miglior modo per concludere la giornata.

L’indomani ci siamo spostati in Alto Adige per la visita al Centro di Ricerca Laimburg e ai suoi vigneti sperimentali ed alle cantine per poi dedicarci alla degustazione di alcuni dei loro vini sperimentali. Molto interessante la comparazione dei due Sauvignac (incrocio di V. Blattner) coltivati ad altitudini diverse. Più rotondo e largo quello alla quota più bassa è più fine e complesso quello coltivato a 1000 m. Curiosi anche gli assaggi di Artaban e Vidoc sebbene attraverso le vinificazioni standard in acciaio non potessero trasmettere chiaramente la loro evoluzione attraverso l‘affinamento in legno per i quali sono stati pensati ed inseriti nella AOC di Bordeaux.

Bellissima la sala di degustazione di Laimburg e la sua cantina scavata nella roccia. Nei locali dove si realizzano le microvinicazioni abbiamo potuto vedere i diversi materiali e comprendere le tecniche utilizzate. Molto bella anche la sala/labirinto dove sono conservate centinaia di bottigliette da 0,50l con le microvinificazioni tutte perfettamente catalogate, un labirinto dove sarebbe bello perdersi per una giornata con un calice in mano e un blocchetto degli appunti nell’altra.

Dopo Laimburg ci siamo diretti ad Appiano, sulla strada del vino, nell’azienda viticola di Thomas Niedermayr, un luogo del cuore dove siamo stati calorosamente accolti. Hanno aperto da poco il nuovissimo ristorante, una struttura realizzata con materiali naturali che rispecchia i valori di questa famiglia e che si integra in un territorio suggestivo.

Gli ottimi piatti preparati dal fratello di Thomas hanno accompagnato la degustazione di alcuni vini di grande interesse, in particolare un rosso realizzato con una varietà incrociata da papà Rudy. Un giro in vigna e uno in cantina, associati alla spiegazione dettagliata del lavoro fatto nella realizzazione dei vini hanno chiuso il cerchio di questa visita a 360° nel mondo Niedermayr.
Siamo poi ripartiti in direzione Bolzano per una passeggita in città, il caldo oltre i 35° ci ha fatto sudare tutto il vino di Hof Gandberg e fatti arrivare in fin di vita alla cantina cittadina Schmid Oberrautner, non prima però d’aver testato i migliori gelati della città (a detta di Marco S.).



Florian il titolare e la moglie ci aspettavano sotto i tendoni nel loro giardino, soccorrendoci con abbondante e fresca acqua di fonte. La loro è una cantina storica, con mura spesse, travi levigate dal tempo e ritratti degli avi che si sono succeduti.

Anche qui abbiamo goduto di ottimo cibo e di vini superlativi, tra i quali uno spumante metodo Classico che fa 30 mesi sui lieviti realizzato da uve Chardonnay; il macerato PIWI da uve Souvignier Gris chiamato Spur che è stato premiato sia a Roccabruna che alla Rassegna FEM 2025. Spur è un orange wine parecchio alcolico (14,5%) ma assolutamente godibile e gratificante al palato. Il ricordo migliore è però legato all’ultimo vino, la loro riserva di Lagrein, avrei voluto non finisse mai.
Tornati a Cembra, sebbene avessimo già testato diversi vini, ci siamo ritrovati ad assaggiarne altri aprendo alcune bottiglie che erano rimaste integre tra quelle presentate a palazzo Roccabruna. Alcuni si sono fermati fino all’una di notte tra una chiacchiera e un sorso ma io già alle 22 mi sono arreso alla stanchezza.
Day 3. L’esperanto è ormai la lingua ufficiale di noi italiani ovvero Antonio Gottardi (presidente di PIWI Trentino, viticoltore, nonchè parte dell’organizzazione e speaker per l’occasione), ed io. Mischiamo l’inglese all’italiano e alle altre lingue conosciute pur di farci comprendere, e ci riusciamo!.
Oggi passeggiata tra i vigneti nel comune di Pressano, con Silvano Clementi che ci guida ed illustra il territorio e il lavoro di sbancamento per realizzare i nuovi vigneti. Altra giornata splendida. L’amico Rupert da Salisburgo mi stupisce perchè riesce a camminare a piedi scalzi sui sassi spigolosi del sentiero.

Silvano Clementi, titolare di Villa Persani, ha numerosi vitigni in sperimentazione grazie alla collaborazione con la Fondazione Mach. Coltiva anche varietà tradizionali come la Nosiola alla quale è molto legato, la Schiava e il Pinot grigio. Da poco ha anche piantato un nuovo vigneto di Pinot nero.

Nella cantina situata nel paese di Pressano ci stava aspettando la moglie Veronica, la quale aveva già preparato una bella merenda in giardino con succo d’uva, acqua, dolci ed altre prelibatezze salate fatte in casa.

Questa è una piccola cantina -stratificata-, nel senso che, come un puzzle, è composta da diversi pezzi che vanno fino a due livelli sotto terra. Si respira lo spirito artigiano e la visione eclettica di Silvano, il quale ha ben chiari i risultati che vuole raggiungere con i suoi vini e lo fa senza scendere a compromessi di mercato.
I suoi vini che abbiamo degustato hanno trasmesso ognuno a modo suo un carattere unico, un sigillo di garanzia marchiato Villa Persani. Il Candido ad esempio è un metodo Classico di Souvignier gris fermentato in acciaio e con malolattica svolta in legno, uno degli spumanti PIWI più interessanti che si possano trovare. Un’altra perla enoica è l’Aromatta, un vino dove la parte aromatica e strutturale è arrivata differentemente nei due assaggi fatti. Nel primo, fresco di gioventù è arrivato potete il sentore moscatato ed un corpo snello ed agile, mentre nel secondo, che se non ricordo male era dell’annata 2017, si è apprezzata l’armonia, la rotondità e la complessità oltre che una lunghezza che ha fatto godere il palato e l’animo.
È stato molto piacevole degustare in compagnia nel loro giardino, sicuramente questa è una realtà che merita di essere conosciuta, ma del resto tutte le visite che stiamo facendo ci hanno permesso di conoscere delle belle persone.
Il pranzo è stato all’hotel La Nave dove ovviamente non è mancato il vino ad accompagnare ottime pietanze che ci hanno poi permesso di arrivare alla Fondazione Mach con lo stomaco pieno e pronti per un gran numero di assaggi.

Fondazione Mach è il luogo dove il prof. Marco Stefanini ha svolto la sua carriera lavorativa per quarant’anni, oggi è il suo ultimo giorno ufficiale in questo campus amato da tutti gli studenti che lo hanno frequentato.
Prima di degustare Marco ci ha brevemente ricordato la storia di questa istituzione, le origini quando ancora era sotto l’impero austro-ungarico. Abbiamo visitato le cantine storiche dove sono presenti delle botti intarsiate davvero belle. Alla degustazione e alla successiva visita alle serre dove crescono le nuove varietà incrociate, è stato presente anche il nuovo direttore il Dott. Riccardo Velasco che è anche vice presidente di PIWI Italia.

Abbiamo testato nuovi incroci di cui parecchi in fase di registrazione, i primi sono stati due resistenti di Chardonnay con diversa maturazione in cui si sono evidenziate aromaticità e acidità diverse. A mio giudizio il migliore è stato quello con la maturazione più tardiva. A seguire la Valnosia, il Palma e lo Scharvir, tre varietà già iscritte al Registro Nazionale delle varietà di vite ma non ancora presenti nel panorama dei vini in commercio.
La successiva batteria di assaggi, secondo me la più interessante, è stata quella con gli incroci resistenti di Schiava e di Lagrein 100%, microvinificazioni molte buone come anche quella del Pinot Regina (di cui esiste già un vino in commercio).
Non è finita, abbiamo anche assaggiato un incrocio di Sauvignon Blanc per Pinot Regina e lo Iasma Eco1 (Teroldego x Lagrein) incrociato con Pinot Regina, qui l’obiettivo è quello di rendere resistente una varietà molto interessante rimasta in sordina quale è lo Iasma Eco1.
Per finire i due incroci resistenti del Teroldego già iscritti a Registro, ovvero il Nermantis e il Termantis che rispettivamente si sono fatti notare per la prontezza di beva e la freschezza il primo e per i tannini più marcati è la struttura adatta all’affinamento in legno il secondo.
Per fortuna all’esterno c’è qualche nuvola a ripararci dal sole cocente di questi giorni perché ci siamo spostati nei vigneti sperimentali ad ammirare i grappoli di quelle varietà poco prima assaggiate. Un grazie speciale a Pietro e Vincenzo che si sono prodigati sia nel servizio dei vini che nella spiegazione qui tra i filari.
Il rientro a Cembra nella struttura dove alloggiamo ci ha permesso di ammirare il tramonto tra i bellissimi vigneti terrazzati con le Dolomiti che svettavano dietro alla Presanella.
La cena è stata al ristorante il Quadrifoglio e qui io, Rupert e qualche altro abbiamo testato l’ottimo Pinot nero della cantina di Cembra.
In questi giorni a Cembra c’è festa, domenica 2 ci sarà il Palio Raglio con gli asini. Già da questa sera c’è musica dal vivo e le strade sono popolate di giovani e meno giovani. Il gruppo si è disperso tra chi è tornato in hotel e chi in un’altra sistemazione. Io, Per e Annika, attratti dalla musica siamo andati a vedere ed ovviamente ci sono scappati altri calici di vino della cantina Toniolo. Ottimo il Sauvignon blanc. Per e Annika sono una coppia svedese simpaticissima che parla italiano. Hanno visitato gran parte del mondo e quasi tutta Italia, coltivano Solaris vicino a Stoccolma nella loro tenuta di campagna Frösta Vinträdgård. Il vino che ne ottengono si chiama Convinto ed è anche stato premiato a palazzo Roccabruna.

La qualità della band che suonava in piazza era bassina… Nota positiva invece il fatto di aver visto tanti giovani con un calice di vino in mano, sfatiamo questa diceria che i giovani non bevono più vino. Tornati in hotel ho dovuto aspettare la fine degli strimpellamenti verso l’una e trenta di notte per poter dormire serenamente.

L’ultima giornata del tour l’abbiamo vissuta nella Valle dei Laghi. Prima tappa la cantina Pravis a Lasino, qui c’era Erika la titolare che conosco da qualche anno, davvero una bella persona oltre che un’enologa molto attenta e precisa. Ogni volta che la incontro è sempre sorridente e positiva, è impossibile non amarla.
Abbiamo visitato il vigneto adiacente alla cantina dove ci ha raccontato la loro storia, di come abbiano sempre guardato con interesse alle nuove varietà e come siano stati i primi a sperimentare ufficialmente le varietà di Friburgo con la supervisione del celebre istituto tedesco.
La cantina è un’opera architettonica integrata nel territorio, le pietre di scavo per realizzare le cantine sotterranee sono state poi utilizzate all’esterno sulle pareti dell’edificio e per creare dei muretti dall’effetto roccia che mimetizzano la struttura.

In sala degustazione abbiamo assaggiato le ottime specialità di Pravis iniziando con lo spumante metodo Classico Naran da uve di Johanniter e l’Arial da uve Pinot bianco 100%. Poi due vini da uve Schiava (chiamata anche Vernatsch in tedesco), la prima vinificata in bianco, sottile e rosata, e la seconda ottenuta dai tre incroci resistenti creati a San Michele all’Adige in FEM, di cui uno in fase di registrazione. Questo vino sperimentale Erika lo ha dedicato a Marco Stefanini e lo ha chiamato Tirollinger (gioco di parole con Trollinger che è un altro sinonimo della Schiava).
Anche Marco è con noi a degustare e orgogliosamente ne decanta le qualità. Anche a me piace un sacco questo vino soprattutto in questo periodo e ben raffreddato, riesce a trasmettere freschezza, un bel frutto rosso croccante con una nota piccante/pepata finale. Sono certo che quando l’F12P194 (Schiava resistente) sarà definitivamente autorizzata Erika ne realizzerà un vino di sicuro successo.
È seguito il REBO (incrocio non PIWI tra Merlot e Teroldego), un vino da scoprire che mixa caratteri diversi e Il Vino Santo da uve passite di Nosiola: un vino dolce che mantiene una bella acidità e una carica aromatica seducente con aromi di agrumi canditi, note balsamiche è frutta secca. Questa prelibatezza è realizzata da pochissimi produttori. In questa occasione ha particolarmente conquistato il cuore degli amici tedeschi e austriaci che ne sono rimasti entusiasti.
Nella visita alla cantina vera e propria abbiamo potuto ammirare i grandi spazi dove si vinifica in acciaio e la barricaia d’affinamento dei vini rossi e del Vino Santo (imbottigliato durante la settimana santa). Qui tutto è perfettamente in ordine e pulito, dimostrazione che Erika nel suo lavoro è molto rigorosa e precisa.
Nel giardino che è stato allestito per un pranzo finger food di qualità, Erika ci ha messo a disposizione altri vini come il Sauvignon, la Nosiola ed altri, insieme alla loro produzione di grappe, insomma una delle degustazioni più complete fatte.
Se siete in zona prenotate una visita perché i vini sono molto buoni ed il panorama che si gode dalla cantina è fantastico.
Quando eravamo ormai al caffè sono arrivate due guide del territorio, papà e figlia, che ci hanno raccontato altre cose su questa vallata. Qui si trovano ancora fossili e impronte di dinosauro sulla parete rocciosa della montagna; alcune modalità di gestione del territorio si rifanno a quelle del periodo austro-ungarico.

Con il nostro “Yellow submarine su quattro ruote” abbiamo percorso la strada panoramica sulla montagna, è realizzata sulla parete di roccia e a strapiombo, in una delle rare piazzole abbiamo potuto fermarci e vedere dall’alto la Valle dei Laghi con il lago di Santa Mazzenza, quello di Toblino e quello di Cavedine. Più in fondo, all’orizzonte, il lago di Garda. In questa vallata soffia il vento chiamato Ora del Garda che crea un microclima benefico per la coltivazione.



Nel ritorno abbiamo fatto una breve tappa al Castello di Toblino che vedevamo prima dall’alto, qui qualcuno ha approfittato per farsi un bagnetto nel lago.
L’ultima visita, quando ancora non avevamo smaltito i vini precedenti, l’abbiamo fatta alla distilleria Francesco Poli. È una distilleria ma non solo, qui si produce vino, vino Santo e distillati di ogni tipo, dalla Grappa al Gin, fino al Whisky. Loro e Pravis sono tra gli 8 unici produttori di Vino Santo del Trentino. Francesco Poli è una delle 5 distillerie presenti a Santa Massenza (in Italia sono un centinaio di cui il 25% in Trentino e un altro 25% in Alto Adige). Questo paese è storicamente legato alla distillazione, una tradizione che si tramanda di generazione in generazione.

Abbiamo assaggiato il Naranis un ottimo bianco da uve Solaris e Bronner ed una splendida Nosiola che ha fatto macerazione. Poi il Reboro da uve di Rebo che è un’altro vino creato dall’Associazione legata al Vino Santo. Reboro è un vinone strutturato che ben si accompagna ai formaggi stagionati. Ricorderò in modo indelebile l’assaggio della loro Grappa da vinacce di Vino Santo affinata nelle barrique usate appunto per l’affinamento del Vino Santo, un concentrato di piacere per momenti di relax in cui meditare sul senso della vita.

La cena in un ristorante sulla strada non è stata particolarmente memorabile ma divertente sì, non racconto i dettagli ma voglio ricordare il risotto al tartufo.
Ormai saturi di cibo e vino siamo tornati a Cembra dove la festa era in pieno svolgimento, il tempo di scaricare gli acquisti e ci siamo diretti nella piazza affollata. I lampi che già vedevamo salendo sono diventati un acquazzone che ci ha costretto a tornare in hotel. Non poteva finire così e quindi ci siamo ritrovati nella Hall e sono comparse almeno altre quattro o 5 bottiglie di vino che hanno favorito la conversazione e le risate, ormai tra amici.
Non tutti hanno socializzato tra loro allo stesso modo ma credo di poter dire, avendo guardato i loro occhi e i loro sorrisi, che tutti si sono divertiti in questo tour/vacanza. Tutti abbiamo apprezzato la disponibilità dei viticoltori che ci hanno ospitato aprendo le porte delle loro cantine ed apprezzato la qualità dell’organizzazione, un impegno fatto da persone che hanno dedicato il proprio tempo a questo scopo pur avendo ben altre attività: grazie! Grazie di cuore ad Antonio e Michela, a Christian, a Marco e a tutti quelli che anche solo in parte hanno reso questo mirabolante tour indimenticabile.
Luca






















































































