STORIA DELL’IBRIDAZIONE: Il contributo Italiano nel miglioramento genetico della vite

Per gentile concessione del Prof. Luigi Bavaresco pubblico l’articolo comparso nel dicembre 1986 sulla rivista Italiana di Viticoltura e di Enologia VigneVini che ripercorre le tappe storiche del miglioramento genetico della vite in Italia.

Nota: Essendo il testo redatto quasi quarant’anni fa non contempla l’ibridazione avvenuta successivamente, resta comunque il valore enorme di un documento unico che riporta informazioni estremamente difficili da reperire sulla storia dell’ibridazione in Italia.


Il contributo Italiano nel miglioramento genetico della vite, di Mario Fregoni e Luigi Bavaresco, Cattedra di Viticoltura – Università Cattolica S.C. – Piacenza (Italia)

In questa nota si prenderanno in considerazione le nuove va­rietà ottenute per incrocio intraspecifico e per ibridazione inter­specifica.

È molto arduo trovare la patria e l’origine delle varietà coltivate e che sono state i prototipi dei lavori genetici italiani.
Probabilmente, tra le uve da tavola, sono sicuramente italiane la «Colombana» o «Verdea» (Piacenza), il «Besgano» (Piacenza), la «Barbarossa del Piemonte», il «Sagrone», l’ «Olivella nera», la «Angiola», la «Dorona» e molte altre.
Tra le uve da vino invece probabilmente si sono sviluppati e costituiti in Italia numerosissimi vitigni, fra i quali si citano il «Bar­bera», il «Nebbiolo», il «Dolcetto», il «Canaiolo», il «Sangiove­se», il «Montepulciano», i vari «Lambruschi», la «Vernaccia», il «Trebbiano Toscano» ed altri vitigni minori. Forse sono oltre 1.000 le varietà italiane!
Prima che sorgesse l’idea dell’incrocio tra varietà di viti al fi­ne di fondere i loro caratteri distintivi, non è affatto escluso che dalla semplice semina di vinaccioli si dovesse ottenere spontanea­mente qualche individuo ibridato, dato che la vite ha fecondazio­ne anemofila.

L’opera di selezione genetica dalla fine dell’800 alla seconda guerra mondiale

Tra i primi ibridatori di vite in Europa (assieme a E. Bouschet) è da ricordare l’italiano Barone Antonio Mendola di Favara, che operò tra il 1855 ed il 1870. Da un incrocio fra Io Zibibbo ed il Catarratto ottenne il «Moscato Catarratto» che ebbe scarsa dif­fusione a causa della piccola dimensione degli acini e al loro gu­sto leggermente tannico.

Alberto Pirovano

Alla fine del secolo scorso (1897) Luigi Pirovano partendo da pochi vinaccioli di «Moscato d’Amburgo» selezionò il «Moscato d’Adda», che è sicuramente un incrocio in quanto ha buccia mol­to resistente, a differenza del genitore che possiede invece una buc­cia molto sottile. È una varietà da tavola a bacca nera, molto dif­fusa nel Lazio, che presenta pregevoli caratteristiche commercia­li; è a maturazione di II epoca (l’ decade di settembre). Dopo di questo, in ordine cronologico, si inseriscono i primi lavori di incrocio del Prof. Alberto Pirovano, iniziati nel 1899 a Vaprio e a Canonica d’Adda (Bergamo) nelle vigne del padre Luigi. In que­sto vigneto era presente una collezione di uve da tavola che ospi­tò i lavori di miglioramento genetico fino al 1926. Passato alla direzione dell’Istituto di Frutticoltura ed Elettrogenetica di Roma, il Pirovano riprese, nel 1931, più vasti lavori di genetica viticola, orientata soprattutto verso l’ottenimento di varietà da tavola api­reni.
Campi sperimentali vennero istituiti anche nell’isola di Rodi, nella villa detta del Pacha nel comune di Neapolis.
Pirovano dedicò la maggior parte del suo lavoro alle uve da tavola anche se si interessò all’ibridazione interspecifica.
Per la denominazione degli incroci da tavola, Pirovano ha adot­tato i numeri progressivi del catalogo cli selezione preceduti dalla sigla I.P. (Incrocio Pirovano). Alle varietà più meritevoli invece è stato attribuito un nome specifico.
II Pirovano eseguì molti incroci (più di 500) dei quali il più conosciuto non solo nel nostro Paese, ma nel mondo, è l’I.P. 65 noto con il nome di Italia. Proviene da un incrocio eseguito nel 1911 tra Bicane e Moscato d’Amburgo. Presenta un grappolo cilindrico-conico, spargolo, con qualche acinello, possiede acini molto grossi, ovali o sub-ovali, con buccia sottile, giallo ambra­ta, poco bronzata al sole; polpa carnosa, leggermente croccante, dolce, a lieve gusto moscato. È una varietà molto vigorosa e pro­duttiva, a maturazione di III epoca.
L’obiettivo che il Pirovano si era prefissato, con questo incro­cio, era quello di correggere l’anomalia fiorale del Bicane. La prima produzione di uva del nuovo incrocio, che poi prese il N. 65 nel catalogo di selezione, non sembrò affatto soddisfacente: aveva grappoli compatti e la buccia soggetta a spaccature per effetto delle piogge e delle forti rugiade autunnali. Il ceppo infatti fu segnato per essere sovrinnestato. Fu soltanto per un caso, cioè per la pri­ma guerra mondiale che fece ritardare i lavori meno necessari, che il ceppo venne risparmiato, dando tempo di vedere le successive fruttificazioni le quali corressero le prime impressioni negative. Fi­nita la guerra, dopo aver visto per alcuni anni i suoi eccellenti pro­dotti, si decise di propagarla e le venne dato il nome di Italia. At­tualmente è diffuso in molte regioni italiane e del mondo.

Tra gli incroci effettuati dal Pirovano, si ricordano:

I.P. 7 (Primus): Maddalena Reale x Ferdinando di Lesseps. (1901). Varietà a bacca bianca e sapore moscato. Precocissima. È iscritta al cata­logo nazionale delle varietà.
I.P. 46 (Delizia di Vaprio): Foster’s White Seedling x Zibibbo. (1908) Varietà a bacca bianca e di sapore moscato; I epoca di maturazione. È iscritta nel catalogo nazionale delle varietà.
I.P. 52 (Verona): Bicane x Moscato d’Amburgo. (1911). Varietà a bacca bianca e di sapore leggermente rilevato. II epoca di maturazione.
I.P. 54 (Perlona): Bicane x Moscato d’Amburgo. (1911). Varietà a bacca bianca e sapore quasi neutro. Tardiva. È iscritta al catalogo na­zionale delle varietà.
I.P. 100 (Aurora): Olivetta Barthélet x (Sciamblese x Pizzutello di TivQli). (1915). Varietà a bacca bianca e sapore neutro. III epoca di ma­turazione.
I.P. 101 (Angelo Longo): Olivetta Barthélet x (Sciamblese x Pizzu­tello di Tivoli). (1915). Varietà a bacca bianca e sapore neutro. II epoca di maturazione.
I.P. 105 (Volta): Moscato rosso di Malaga x (Precoce d’Ischia x Grecanico). (1919). Varietà a bacca rossa e sapore erbaceo. Precoce.
I.P. 107a (Superzibibbo): Prodigiosa x Zibibbo. (1919). Varietà a bacca bianca e sapore rilevato. III epoca di maturazione.
I.P. 109 (David): Prodigiosa x Zibibbo. (1911). Varietà a bacca bian­ca e sapore moscato. IV epoca di maturazione.
I.P. 130 (Pardina): Sciamblese x Sultanina Nera. (1923). Varietà a bacca bianca e sapore lievemente rilevato. II epoca di maturazione.
I.P. 142 (Fusca): Dorona di Venezia x (Prunella x Moscato d’Am­burgo). (1923). Varietà a bacca rossa e sapore neutro. III epoca di matu­razione.
I.P. 165 (Maria Pirovano): Zibibbo x Sultanina bianca. (1926). Va­rietà apirena a bacca bianca e sapore moscato. I epoca di maturazione.
I.P. 166 (Rodi): Zibibbo x Sultanina bianca. (1926). Varietà apire­na a bacca bianca e sapore neutro. III epoca di maturazione.
I.P. 192 (Teresa Pirovano): I.P. 2 x 1.P. 48. (1923). Varietà a bac­ca rosa e sapore lievemente moscato. li epoca di maturazione.
I.P. 205 (Marengo): J.P. 50 x Delizia di Vaprio. (1926). Varietà a bacca bianca e sapore lievemente moscato. II epoca di maturazione.
I.P. 243 (Superfrankenthal): Frankenthal x Delizia di Vaprio. Va­rietà a bacca nera e sapore neutro. III epoca di maturazione.
I.P. 264 (Impero): Moscato di Mandresfield x Ciclopica. (1928). Va­rietà a bacca bianca e sapore fortemente moscato. III epoca di maturazione.
I.P. 245 (Formosa): Frankenthal x Delizia di Vaprio. (1926). Va­rietà a bacca nera e sapore neutro. II epoca di maturazione.
I.P. 283 (Alba Magna): Moscato d’Adda x Foster’s White Seedling. (1923). Varietà a bacca bianca e sapore neutro. II epoca di maturazione.
I.P. 309 (Primiera): Maddalena reale x Delizia di Vaprio. (1926). Varietà a bacca bianca e sapore neutro. Precoce.
I.P. 318 (Arturo Marescalchi): Italia x Angelo Pirovano. (1926). Varietà a bacca rossa e sapore neutro. III epoca di maturazione.
I.P. 353 (Lombardia): Italia x Angelo Pirovano. (1928). Varietà a bacca rosa e sapore neutro. II epoca di maturazione.
I.P. 365 (Sua vis): Angelo Pirovano x Moscato rosso di Malaga.
(1928). Varietà a bacca rosa e sapore moscato. Il epoca di maturazione.

Giovanni Bogni

Tra i pionieri del miglioramento genetico in Italia, troviamo anche Giovanni Bogni (di Sesto Calende) il quale si interessò prin­cipalmente alle uve da tavola. Si adoperò anche alla rielaborazio­ne di alcuni ibridi produttori diretti, ma senza fortuna. Non era un esperto in viticoltura, ma un intelligente amatore. Iniziò il suo lavoro di breeding a più di 70 anni, avendo come obiettivo la crea­zione di nuove varietà precoci.
Tra gli incroci di uve da tavola, merita di essere ricordato il Bagni 15 (Primus x Féher Som) ottenuto nel 1° decennio di que­sto secolo. Si tratta di una varietà a bacca bianca e sapore mo­scato, di I epoca di maturazione.

Vincenzo Prosperi

Sempre nei primi decenni del secolo si collocano i lavori di in­crocio effettuati dal Prof. Vincenzo Prosperi (Artena 1875 – Vel­letri 1955). Nel 1903 fu destinato al Consorzio Antifillosserico di Barletta, dove ebbe la direzione del R. Vivaio di viti americane e legò il suo nome alla ricostituzione dei vigneti pugliesi. Nel 1924 fu chiamato alla direzione della Cantina Sperimentale di Velletri dove svolse il suo lavoro fino al 1955, anno della sua morte. Fu a Velletri che si dedicò particolarmente al miglioramento genetico delle uve da tavola, in particolare del Moscato di Terracina, il quale al di fuori delle zone sabbiose o sciolte del litorale tirrenico, che si estendono tra Terracina e Maccarese, non dava buoni risultati, soprattutto dal lato della serbevolezza del prodotto. Inoltre il Pro­speri si riprometteva di trovare nuove varietà a sapore moscato e a maturazione precoce e tardiva (il Moscato di Terracina matu­ra tra il 20 agosto ed il 15 settembre), in modo da dare a quella zona la caratteristica di una produzione uniforme, ma a matura­zione scalare.
Tra le sue innumerevoli nuove varietà di uve da tavola sono degne di nota l’Incrocio Prosperi N. 285 (Bicane x Moscato di Terracina) e l’Incrocio Prosperi N. 190 o Clotilde Prosperi ([Re­gina x Sabalkanskoi] x Italia). La prima è una varietà a bacca bianca e sapore moscato ottenuta nel 1926, I epoca di maturazio­ne. La seconda è una varietà a bacca bianca e sapore neutro, Il epoca di maturazione. È iscritta nel catalogo nazionale delle va­rietà.
Ricordiamo ancora tra i nuovi incroci di un certo interesse:
Prosperi N. 8 (Panse Precoce x Moscato Fior d’Arancio);
Pro­speri N. 37 (Baresana x Regina);
Prosperi N. 95 (Bicane x Moscato di Amburgo);
Prosperi N. 102 (Regina x Zibibbo);
Prosperi N. 130 (Regina x Moscato d’Amburgo);
Prosperi N. 152 (Pergolese x Razaki);
Prosperi N. 201 (Moscato di Ter­racina x Bicane);
Prosperi N. 204 (Gros Colman X Moscato d’Amburgo);
Prosperi N. 262 e N. 268 (Razaki rosso x Gros Vert);
Prosperi N. 371 (Apesorgia x Regina).

Luigi Manzoni

Fra il 1924 e il 1928 il Prof. Luigi Manzoni, iniziò a Coneglia­no Veneto una prima serie di incroci tra varietà di uve da vino e da tavola, pur rimanendo lo scopo principale del suo lavoro la produzione di nuove varietà da vino. Utilizzò, per gli incroci, i vitigni a bacca rossa e bianca più diffusi nell’Italia settentrionale e in particolare nelle tre Venezie. Le nuove varietà più promet­tenti e che hanno avuto una certa diffusione sono l’incrocio Man­zoni 2.15, l’incrocio Manzoni 1.50, l’Incrocio Manzoni 6.0.13.

Il primo (l.M. 2.15) è il risultato di un incrocio tra Prosecco e Cabernet Sauvignon e ha trovato diffusione in provincia di Treviso; presenta bacca bluastro-violacea, pollpa succosa e sapore neu­tro. Si ottiene un vino rosso con colore non molto intenso, caldo, armonico, molto fine, talvolta un po’ tannico, di sapore caratte­ristico tipico dei vitigni bordolesi.

Il secondo (I.M. 1.50) è il risultato dì un incrocio tra Trebbia­no e Traminer. Presenta bacca di colore rosso, polpa liquida molto dolce, un po’ aromatico. È assai simile al Traminer, ma più vigo­roso e produttivo. Il vino presenta un profumo gradevole ed un elevato grado alcolico, un aroma fruttato molto intenso (più del Traminer).

Il terzo (I.M. 6.0.13) è il risultato di un incrocio tra Riesling renano e Pinot bianco; possiede acino di colore giallo ten­dente al verde, polpa succosa e sapore neutro. Dà un vino media­mente alcolico, di buon corpo, di colore giallo paglierino. Tra le varietà da tavola risulta di un certo interesse l’incrocio Manzoni 3-25 (Augusta); è derivato da Dattero di Beyrouth x Luglienga. Varietà a bacca bianca e sapore semplice, di I epoca di matura­zione.

Riccardo Terzi

Un posto meritevole nel settore della creazione di nuove va­rietà da vino è occupato da Terzi (un viticoltore bergamasco) co­stitutore dell’Incrocio Terzi N. 1, ottenuto incrociando il Barbera con il Cabernet Franc. Ne è derivato un vitigno con grappolo me­dio, piramidale, mediamente compatto, con bacca blu-nera. Il vi­no che si ottiene presenta un colore rubino intenso, uno spiccato odore vinoso, che talvolta ricorda i vitigni bordolesi; risulta asciut­to, un po’ tannico, di corpo, alcoolico, con un aroma che ricorda il Barbera e suscettibile di migliorare con l’invecchiamento. È un vitigno diffuso nel bergamasco e bresciano, provato anche in Pie­monte con buoni risultati.

Giovanni Dalmasso

Il lavoro genetico del Prof. Dalmasso venne iniziato a Cone­gliano Veneto (dal 1931 al 1938) e successivamente all’Università di Torino. Gli obiettivi che il Dalmasso si proponeva di ottenere erano sostanzialmente tre:
1) correggere i vitigni «coulards» (soggetti a colatura) da vino e da tavola (Picolit, Moscato rosa e Bicane);
2) migliorare alcuni vitigni da vino delle Venezie e del Piemonte;
3) migliorare determinati vitigni per uve da tavola, incrocian­do varietà precocissime e precoci dal grappolo generalmente poco vistoso, con altri dai caratteri pressoché opposti; infatti anche se alcuni noti vitigni da tavola non presentavano tare gravi, non erano nemmeno privi di qualche difetto: grappoli troppo serrati ed aci­ni facilmente soggetti al marciume (come ad esempio il Franken­thal), maturazione irregolare dei vari acini di uno stesso grappolo (Moscato d’Amburgo), presenza di acinellatura e così via.

Gli incroci da vino sono i seguenti:
I.D. IV /31 (Nebbiolo x Barbera);
I.D. XV/29 (Nebbiolo x Barbera);
I.D. XV/31 (Neb­biolo x Barbera);
I.D. XV /34 (Nebbiolo x Barbera);
I.D. IV/28 (Barbera x Nebbiolo);
I.D. XVl/34 (Barbera x Nebbiolo);
I.D. Vll/21 (Nebbiolo x Dolcetto);
I.D. XVl/8 (Nebbiolo x Dolcetto);
I.D. XVII/25 (Dolcetto x Nebbiolo);
I.D. X/4 (Verdiso x Mad­dalena reale);
I.D. X/10 (Verdiso x Maddalena reale);
I.D. X/12 (Verdiso x Maddalena reale);
I.D. Xll/35 (Riesling Italico x Fur­mint);
I.D. XIl/37 (Riesling Italico x Furmint);
I.D. 11/32 (Fur­mint x Trebbiano);
I.D. 11/26 (Furmint x Malvasia Istriana);
I.D. XIl/26 (Furmint x Malvasia Trevisana);
I.D. XIII/11 (Harslevelii x Malvasia Trevisana)

Tra gli incroci da ·tavola si ricordano:
I.D. III/34 (Franca): Moscato d’Amburgo x Regina;
I.D. XVIII/3 (Viola): Moscato d’Amburgo x I.P. 62;
I.D. XVIll/12 (Liana): Moscato d’Amburgo x I.P. 62;
I.D. XVIII/21 (Giovanna): Moscato d’Amburgo x I.P. 62;
I.D. VI/3 (Emilia): Bicane x Regina;
I.D. VI/6 Bicane x Regina;
I.D. VII/9 Bicane x Moscato di Terracina:
I.D. XVIII/24 (Teresita) Moscato d’Amburgo x I.P. 62.
Le varietà omologate ed iscritte al registro ampelografico CEE e nazionale, sono riportate nella tabella 1.

Tab. 1 – Varietà italiane di recente omologazione

VarietàOrigine geneticaCostitutoreColoreEpoca di maturazioneUtilizzazioneAnno di omologazione
AlbarossaNebbiolo x BarberaDalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroIIIda vino1977
BricBarbera x NebbioloDalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroIIIda vino1977
BussanelloRiesling it. x FurmintDalmasso G. (C.N.R.) TorinoBiancoIIIda vino1977
CornareaBarbera x NebbioloDalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroIIIda vino1977
CoveHarslevelu x Malvasia Trev.Dalmasso G. (C.N.R.) TorinoBiancoIIIda vino1977
FertiliaMerlot x Roboso Ver. 108I.S.V. Conegliano (TrevisoNeroMed. precoceda vino1976
FlavisVerdiso x Riesling it. 76I.S.V. Conegliano (TrevisoBiancoMed. precoceda vino1976
FubianoFurmint x TrebbianoDalmasso G. (C.N.R.) TorinoBiancoIIIda vino1977
ItalicaVerdiso x Riesling it. 103I.S.V. Conegliano (TrevisoBiancoMed. precoceda vino1976
S. MartinoNebbiolo x DolcettoDalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroIIda vino1977
S. MicheleNebbiolo x BarberaDalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroIIIda vino1977
NebbieraNebbiolo x BarberaDalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroIII-IVda vino1977
NigraMerlot x Barbera 96I.S.V. Conegliano (TrevisoNeroMed. precoceda vino1976
PassauDolcetto x NebbioloDalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroIVda vino1977
ProdestMerlot x BarberaI.S.V. Conegliano (TrevisoNeroMed. precoceda vino1976
SirioVerdiso x Maddalena realeDalmasso G. (C.N.R.) TorinoBiancoIIIda vino1977
SopergaNebbiolo x BarberaDalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroIIIda vino1977
ValentinoNebbiolo x DolcettoDalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroTardivada vino1977
VegaFurmint x Malvasia istrianaDalmasso G. (C.N.R.) TorinoBiancoIIIda vino1977
EmiliaBicane x ReginaDalmasso G. (C.N.R.) TorinoGiallo chiaroIIda tavola1977
FrancaMoscato d’Amburgo x ReginaDalmasso G. (C.N.R.) TorinoVioletto rossastroII-IIIda tavola1977
GiovannaMoscato d’Amburgo x I.P. 62Dalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroIIda tavola1977
LianaMoscato d’Amburgo x I.P. 62Dalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroIII-IVda tavola1977
TeresitaMoscato d’Amburgo x I.P. 62Dalmasso G. (C.N.R.) TorinoGiallo verdastroII-IIIda tavola1977
ViolaMoscato d’Amburgo x I.P. 62Dalmasso G. (C.N.R.) TorinoNeroTardivada tavola1977

Nota di Luca Gonzato 2025:
2001 Albarossa, riconosciuta ufficialmente l’idoneità di coltivazione in Piemonte.
2001 Bussanello, riconosciuta ufficialmente l’idoneità di coltivazione in Piemonte.
2005 Cornarea, riconosciuta ufficialmente l’idoneità di coltivazione in Piemonte.
2010 Passau, riconosciuta ufficialmente l’idoneità di coltivazione in Piemonte.

(Fonte: fondazionedalmasso.eu)

Rebo Rigotti

Contemporaneo di Dalmasso, Rebo Rigotti svolse la sua ope­ra di miglioramento genetico, fin dal 1920, nel settore delle uve da vino, presso la Stazione Sperimentale Agraria e Forestale di S. Michele all’Adige (TN). Il suo principale obiettivo era quello di ottenere dei vitigni migliorati dal punto di vista qualitativo ma che conservassero la produttività e la rusticità di quelli già colti­vati. Tra le centinaia di incroci effettuati, il più meritevole è ap­parso il Rigotti 107-3 (Merlot x Marzemino) o «Rebo», costituito nel 1948. L’incrocio ha rivelato una gradazione zuccherina supe­riore a quella dei genitori. Il vino che si ottiene presenta colore rubino o rubino carico, un profumo delicato, gradevole ed inten­so che ricorda un po’ il Marzemino; è un vino morbido, di gusto delicato ed armonico.

Bruno Bruni

Negli anni che stanno a cavallo del secondo conflitto mondia­le, si collocano i lavori di miglioramento genetico delle uve da ta­vola e da vino, effettuati da Bruno Bruni. Gli incroci e le selezio­ni da lui effettuate sono numerosi ma, secondo l’Autore quelli più interessanti sono i seguenti:

Varietà da vino a bacca bianca:
Incrocio Bruni 14 (Trebbiano Toscano x Sauvignon) effettua­to nel 1933;
Incrocio Bruni 154 (Verdicchio x Pinot bianco);
In­crocio Bruni 170 (Malvasia Toscana x Biancame) effettuato nel 1937;
Incrocio Bruni 185 (Trebbiano Toscano x Honigler) realiz­zato nel 1937;
Incrocio Bruni 317 (Chasselas dorato x Trebbiano Toscano) del 1940;
Incrocio Bruni 450 (Verdicchio x Pinot bian­co) del 1947;
Incrocio Bruni 600 (Picolit x Trebbiano Toscano).

Varietà da vino a bacca rossa:
Incrocio Bruni 48 (Montepulciano x Aspiran Bouschet);
Incro­cio Bruni 60 (Sangiovese x Alicante Bouschet) (1936);
Incrocio Bru­ni 147 (Aspiran Bouschet x Sangiovese) (1937);
Incrocio Bruni 452 (Merlot x Cabernet Frane) (1947);
Incrocio Bruni 480 (Incrocio Bruni 132 x Sangiovese);
Incrocio Bruni 485 (Ciliegiolo x Barbe­ra) (1948);
Incrocio Bruni 506 (Lambrusco Salamino x Sangiovese).

Tra le varietà da tavola meritano di essere menzionate la Si­monetta Bruni (da seme di Madeleine Angevine) che è una varie­tà a bacca bianca, sapore semplice e precocissima; la Apirena Bruni (Regina dei vigneti x Sultanina bianca) varietà apirena a bacca bian­ca e sapore neutro, di II epoca di maturazione.

Il miglioramento varietale negli anni più recenti

Altri genetisti italiani si sono prodigati nella creazione di nuo­ve varietà, continuando la tradizione positiva dei loro illustri pre­decessori ed hanno ottenuto varietà molto pregevoli, sia nel set­tore delle uve da vino che in quello delle uve da tavola.
Tra le nuove varietà da tavola meritano una menzione l’An­namaria e la Matilde. La prima è stata ottenuta nel 1956 da A. Ubizzoni incrociando la Perla di Csaba con il David. Si tratta di una varietà a bacca bianca e sapore lievemente moscato; matura nella III decade di luglio (precocissima) ed è iscritta nel catalogo nazionale delle varietà.
La seconda (Matilde) è stata creata da P. Manzo nel 1962 presso l’Istituto Sperimentale per la Frutticoltura di Roma. È il risultato di un incrocio tra Italia e Cardinal; è varietà a bacca bian­ca e sapore dolce lievemente moscato; matura nella seconda de­cade di agosto ed è la migliore tra le cultivar che maturano in pri­ma epoca.
Nel settore delle uve da tavola ricordiamo infine i lavori effet­tuati da F. Paulsen (che ha ottenuto la Conca d’Oro), dai Dr. A. Vivona e B. Pastena presso i Vivai Governativi di Viti Ame­ricane di Palermo, dove sono conservati i loro incroci ancora in sperimentazione e da M. Palieri (a Velletri).
Più scarsa è stata la produzione di nuovi vitigni da vino; tra questi si ricordano l’Incrocio Cosmo 76 (Verdiso x Riesling Ita­lico) e l’Incrocio Cosmo 109 (Merlot x Barbera) ottenuti all’I­stituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano Veneto.
Infine M. Fregoni, a Piacenza, nel 1970, ha effettuato incro­ci tra Barbera e Bonarda che sono attualmente in fase avanzata di studio; l’obiettivo è di ottenere il Gutturnio, vino a DOC dei Colli piacentini, usando un solo vitigno, in luogo del classico uvag­gio di Barbera e Bonarda. Un’altra serie di incroci tende ad otte­nere nuove varietà per spumanti.
Incroci per uve da vino e da tavola sono stati effettuati in molti Istituti di ricerca italiani e quasi sicuramente fra alcuni anni ver­ranno omologati ufficialmente nuovi vitigni, che passeranno al va­glio più concreto e severo della viticoltura su larga scala.

In seguito all’introduzione in Europa nel 1845 di una grave ma­latti fungina (l’Oidio della vite), si importano dalla parte orienta­le degli Stati Urriti alcuni vitigni resistenti a tali malattie, quali «Ca­nadà», «Catawba», «Clinton», «Concord», ecc. Assieme ad essi però arrivò ìn Europa (nel 1863) anche un temibile parassita, la fillossera (Viteus vitifoliae) che risultava relativamente innocuo alle viti americane (ospiti abituali) e letale per le viti europee. Messo da parte il primo rimedio che consisteva nell’utilizzo di sostanze insetticide, e constatata la scarsa qualità dell’uva e in certi casi la scarsa resistenza ai parassiti dei suddetti vitigni americani, si sentì la necessità di creare nuove varietà. Il lavoro dei genetisti si svolse su due piani diversi: il primo portava alla creazione di portinnesti resistenti; il secondo all’ottenimento di ibridi produt­tori diretti, i quali avrebbero dovuto unire la resistenza delle viti americane alle caratteristiche qualitative della vite europea.
Il Governo italiano dell’epoca, emise una lunga serie di tem­pestivi e validi interventi, finalizzati alla difesa del vasto patrimo­nio viticolo-nazionale. Oltre alla concessione ai proprietari di una congrua indennità per la estirpazione dei vigneti colpiti (leggi 3.4.1879 e 29.4.1883), il Governo stabilì norme severe per la mol­tiplicazione della vite, provvedendo nel 1881 alla formazione dei primi vivai di viti americane (V. rotundifolia, V. cordifolia, V. aestivalìs, V. riparia, V. cinerea, V. rupestris, ecc.). Inviò giovani laureati alla famosa ENSA di Montpellier per frequentare appo­siti corsi di perfezionamento su questi problemi; fra questi vi fu anche il Dr. Federico Paulsen, nominato successivamente primo Direttore del Vivaio Governativo di Viti Americane di Palermo.
Il Vivaio, istituito nel luglio del 1885, fu tra i primi in Italia ad effettuare ibridazioni fra le viti americane e fra le viti ameri­cane e le europee, alla ricerca di nuovi ibridi portinnesti che fos­sero, oltre che resistenti al parassita, adattabili alle varie condi­zioni pedoclimatiche della Sicilia.

Federico Paulsen

In questa direzione si svolse l’attività del più grande ibridato­re italiano nel settore dei portinnesti, il Dr. Federico Paulsen, che diresse il Vivaio dal 1885 (anno di fondazione) al 1937. II portin­nesto più famoso e di maggiore diffusione è il 1103 P., ottenuto tra il 1894 e il 1897.

Il 1103 P. (V. Beriandieri Rességuier n. 2 x V. Rupestris du Lot) trovò inizialmente diffusione in Sicilia ed in Tunisia, anche se attualmente è usato in gran parte delle zone viticole calde del bacino del Mediterraneo. È portinnesto vigoroso che si adatta a terreni argillosi compatti anche con substrato fresco ed umido; pre­senta buona resistenza alla siccità e discreta al calcare attivo (20%). Assorbe bene il magnesio, mentre è sensibile alla carenza di po­tassio, per cui risulta resistente al disseccamento del rachide. Ap­pare abbastanza tollerante alla salsedine. Ha buona affinità ai di­versi vitigni, anche nei terreni più vari. Essendo vigoroso tende a ritardare la maturazione dell’uva, consentendo livelli di acidità dei mosti più elevati.

Tra i portinnesti ottenuti da Paulsen, del gruppo Berlandieri x Rupestris, si ricordano ancora il 770 P., il 771 P., il 775 P., il 779 P., il 1447 P.; del gruppo Berlandieri x (Aramon x Rupestris G.1), il 1043 P. e il 1045 P.; del gruppo Riparia x Rupestris, il 2/A. Quest’ultimo portinnesto, comunque, costituì un caso isola­to perché il Paulsen escluse in via generale l’utilità di creare ibridi Riparia x Rupestris, mentre ritenne che l’ibridazione doveva ave­re come base la Berlandieri, per la sua speciale resistenza al cal­care, l’adattamento ad ambienti siccitosi e soprattutto per la po­tenzialità del suo sistema radicale, che permette un facile svilup­po anche in terreni compatti, quali sono generalmente quelli sici­liani. Preferì, inoltre, nell’ibridazione con la Berlandieri, la Ru­pestris, anziché la Riparia, di limitatissima area di adattamento.

Antonino Ruggeri

Sempre in Sicilia, alla fine del secolo scorso, a partire dal 1895 iniziano i lavori di ibridazione effettuati da un altro grande arte­fice della ricostituzione post-fillosserica italiana, il Prof. Antoni­no Ruggeri, direttore dei R. Vigneti sperimentali di Spadafora (Messina).
Il più conosciuto e diffuso dei suoi ibridi portinnesti è il 140 Ru (Berlandieri x Rupestris du Lot); per estensione di impianti è il secondo portinnesto coltivato in Italia dopo il Kober 58B. È particolarmente indicato per terreni clorosanti e siccitosi: la sua resistenza al calcare attivo (40%) e alla siccità è infatti elevata. Presenta anche una buona resistenza ai terreni acidi. È portinne­sto molto vigoroso e quindi può indurre ritardo nella maturazio­ne dell’uva.
Si ricordano ancora, nel gruppo Berlandieri x Riparia, il 225 Ru, il 240 Ru, il 300 Ru, meno conosciuti e diffusi.
Anche se i risultati più eclatanti furono raggiunti in Sicilia, è doveroso comunque rilevare che l’intero territorio nazionale fu pro­tagonista della ricostruzione post-fillosserica tramite le Scuole di Viticoltura ed i già menzionati Vivai di Viti americane. Presso ta­li organismi oltre ai già citati Paulsen e Ruggeri, altri studiosi si adoperarono nella produzione di nuovi portinnesti, quali il Dr. C. Cavazza (fra il 1888 ed il 1891) presso la Scuola di Viticoltura ed Enologia di Alba; numerosi agronomi presso la Scuola di Avel­lino; il Dr. C. Grimaldi (dal 1882) a Modica; E. Silva (dal 1893) e G. Persi ad Asti; C. Montoneri a Noto; A. Longo a Velletri; G. Rebora a Novi Ligure. Altri ibridatori lavorarono presso i Vi­vai di Acqui, Cagliari, Macomer, Nicastro, Palmi, delle Tremiti, e presso le Scuole di Viticoltura ed Enologia di Cagliari, Cone­gliano, Catania, la Scuola di Pomologia ed Orticoltura di Firen­ze, la Scuola pratica di Grumello del Monte. ecc.; non tutti gli sperimentatori ottennero risultati rilevanti, salvo alcuni che pro­dussero nuovi portinnesti interessanti, anche se di limitata diffu­sione.

Alberto Pirovano

Portinnesti di una certa importanza sono stati ottenuti, nei pri­mi decenni del secolo, da A. Pirovano già costitutore di pregevoli varietà da tavola. Si tratta del Gagliardo (Castel 15.612 [Carignan x Riparia] x 420 A) e del Golia (Castel 15.612 [Carignan x Riparia] x Rupestris du Lot); il primo asso­miglia maggiormente alla Riparia ed è più indicato per terreni pro­fondi, freschi, di medio impasto; il secondo , piuttosto simile alla Rupestris è un portinnesto estremamente vigoroso, resistente alla siccità e mediamente alla clorosi.

Vincenzo Prosperi

Come si è già segnalato, il Prosperi, si interessò soprattutto alla produzione di nuove varietà da tavola, ma durante il suo sog­giorno a Barletta (dal 1903 al 1924) si dedicò alla creazione di ibridi portinnesti, specialmente adatti alle condizioni pedoclimatiche della Puglia. Risultato di tale lavoro è stata la produzione di qualche migliaio di nuove viti, fra le quali, dopo uno studio comparativo, perseguito per quasi un trentennio, sulle caratteristiche specifiche (resistenza alla fillossera, al calcare, alla siccità, affinità, ecc.) in confronto con i portinnesti più in uso, ne sono state selezionate 20; di queste le seguenti furono usate nella ricostruzione dei vigneti:

Riparia x Rupestris: 16/ 108, 16/1 13.
Presentano discreta resistenza al calcare e scarsa alla siccità, anche se nel meridione hanno sostituito molto bene il 3309 per la maggior resistenza alla siccità ed al calcare. Il 16/108 appare molto lussureggiante anche in terreni con il 40% di calcare totale.
Riparia x Berlandieri: 17/118. È portinnesto adatto ai ter­reni calcareo-argillosi, profondi e freschi nel sottosuolo, come lo sono i terreni del Barlettano.
Berlandieri x Riparia-Rupestris: 11/71, 11/73. Sono resi­stenti al calcare ed alla siccità.
Baresana x Berlandieri: 10/57, È adatto per terreni molto calcarei anche compatti.
I progenitori (la Riparia e la Berlandieri) dei suddetti ibridi pro­vengono dal gruppo delle viti americane ottenute in Italia diretta­mente per seme e precisamente dalle selezioni di Velletri e di Bar­letta.
Nel secondo dopoguerra si collocano i lavori di ibridazione ef­fettuati dal Prof. Bruno Pastena, direttore del Vivaio Governa­tivo di Viti Americane dal 1968 al 1973. I suoi principali portin­nesti (non ancora omologati) sono i seguenti:

Ibrido Pastena N. 1 (1447 P. x 420 A)
Ibrido Pastena N. 2 (1447 P. x 775 P.)
Ibrido Pastena N. 3 (1447 P. x 779 P.)
Ibrido Pastena N. 4 (1447 P. x 140 Ru)

Presso la Collezione di Viti Americane, nell’azienda Pellegri­na sita nel comune di Piacenza, la Cattedrfl. di Viticoltura dell’U­nivesità Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, ha da tempo ef­fettuato numerose ibridazioni, al fine di ottenere nuovi portinne­sti a diversa selettività per gli elementi minerali, resistenti al cal­care ed alla siccità, nonché di scarsa vigoria.
Nel campo della creazione di ibridi produttori diretti, il lavo­ro degli studiosi italiani è stato meno fecondo, anche se non si possono dimenticare i tentativi effettuati da alcuni ibridatori, quali il Ceccarelli che operò a Galatina (in Puglia) e il Pirovano. Que­st’ultimo cercò di ottenere varietà relativamente resistenti alla pe­ronospora, mediante ibridazioni del Grecanico con ibridi produt­tori diretti (Castel 15.612 e Seibel 1077); degni di un certo inte­resse apparvero la Pignoletta (Grecanico x Castel 15.612) e gli ibridi 501, 5l l, 518 (Grecanico x Seibel 1077).

Nel secondo dopoguerra il Bruni ottenne alcuni ibridi utilizzando come genitori i Seibel, i Seyve Villard e varietà europee, quali Cannonau, Trebbiano Toscano, Malvasia istriana, Ciliegio­lo, Barbera, Biancame, Harslevelu e qualche altro.

Ibrido Pastena N. 1 (1447 P. x 420 A)
Ibrido Pastena N. 2 (1447 P. x 775 P.)
Ibrido Pastena N. 3 (1447 P. x 779 P.)
Ibrido Pastena N. 4 (1447 P. x 140 Ru)

Presso la Collezione di Viti Americane, nell’azienda Pellegri­na sita nel comune di Piacenza, la Cattedra di Viticoltura dell’U­niversità Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, ha da tempo ef­fettuato numerose ibridazioni, al fine di ottenere nuovi portinne­sti a diversa selettività per gli elementi minerali, resistenti al cal­care ed alla siccità, nonché di scarsa vigoria.
Nel campo della creazione di ibridi produttori diretti, il lavo­ro degli studiosi italiani è stato meno fecondo, anche se non si possono dimenticare i tentativi effettuati da alcuni ibridatori, quali il Ceccarelli che operò a Galatina (in Puglia) e il Pirovano. Que­st’ultimo cercò di ottenere varietà relativamente resistenti alla peronospora, mediante ibridazioni del Grecanico con ibridi produt­tori diretti (Castel 15.612 e Seibel 1077); degni di un certo inte­resse apparvero la Pignoletta (Grecanico x Castel 15.612) e gli ibridi 501, 511, 518 (Grecanico x Seibel 1077).

Nel secondo dopoguerra il Bruni ottenne alcuni ibridi utilizzando come genitori i Seibel, i Seyve Villard e varietà europee, quali Cannonau, Trebbiano Toscano, Malvasia istriana, Ciliegio­lo, Barbera, Biancame, Harslevelu e qualche altro.

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