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Dedit 2018, Filanda de Boron

Il Dedit è un bianco di montagna, non filtrato, ottenuto da uve di  Solaris. Prodotto dall’Azienda Agricola Filanda de Boron a Tione di Trento.

Nel calice è dorato e consistente. Profuma di frutta matura, penso alla pesca e all’albicocca e alla frutta secca. Il profumo è elegante, pieno e avvolgente. L’assaggio esprime bene le note olfattive e di macerazione con sentori di miele e resina accompagnate da una buona acidità e da una leggera astringenza. Fermenta sui propri lieviti in barriques di acacia.

La progressione aromatica è completata dal frutto carnoso e da una nota fumé. Chiude con una piacevole salinità che chiama il nuovo sorso. Lungo nella persistenza. La notevole freschezza è equilibrata da un volume alcolico del 14%. L’origine “montana”, ai piedi del Parco Naturale dell’Adamello, si percepisce in questo vino, esprime purezza. Per il corpo, e il bouquet aromatico, consiglierei questo vino come accompagnamento di primi piatti strutturati a base di pasta.

Azienda Agricola Filanda de Boron, Nicola del Monte, Via Pozedine 5, Tione (TN) – sito web

Vino del Passo 2019, LieseleHof

Il Vino del Passo racconta più di altri il mondo dei vini di montagna e quello delle varietà resistenti, Piwi*. A produrlo è la famiglia di Werner Morandell della cantina Lieselehof di Caldaro in Alto Adige. Un precursore della viticoltura biologica e dell’utilizzo di varietà resistenti come il Solaris. 

Le uve di questo vino provengono dal vigneto vicino al Passo della Mendola, il suolo è composto da argilla ferrosa e calcarea leggermente disseminata di ghiaia. L’altitudine è davvero impressionante, circa 1250m.

Nel calice ha un colore tenue e cristallino. Il profumo è elegante e pulito, di agrume di limone e pesca bianca. All’assaggio entra con una bella acidità che rinfresca, cresce nell’apporto aromatico con frutta esotica polposa di ananas e frutto della passione. Una spolverata di pepe bianco impreziosisce il bouquet. Il finale è lungo e minerale, esce una punta sapida sulla lingua e ricordi vegetali di erbe aromatiche come la salvia. Mi fa pensare alla montagna per il suo crescendo, la sensazione di salita e l’arrivo in vetta con l’aria pungente che ti entra nelle narici. 

L’annata è la 2019, conserva una grande fragranza degli aromi e quel 13,5% di volume alcolico è quasi una sorpresa di fronte a tanta freschezza. Si intravede un potenziale evolutivo notevole come nei migliori Riesling.

È un vino iconico, riferimento per chiunque si avvicini al mondo dei vini Piwi, dagli assaggiatori ai produttori. Io consiglio di provarlo perchè è davvero buono, equilibrato e armonico. Ti porta in montagna anche se stai in pianura e supera di gran lunga, in qualità, tanti rinomati vini bianchi. Ha una facilità di beva sorprendente e questo è forse l’unico difetto, in due rischi di farci l’aperitivo e di ritrovarti con le code di gambero sul piatto e la bottiglia ormai alla fine. 

Se volete regalare un vino non convenzionale ad un appassionato di vini bianchi questo è il vino giusto. Ma anche gustarselo in famiglia è un gran piacere.

2020

Tenuta Lieselehof, Fam. Werner Morandell, Via Kardatsch 6, Caldaro (BZ) – sito

Diadema frizzante 2019, Sartori Organic Farm

Vini come questo fanno riscoprire ed apprezzare l’universo dei vini frizzanti, un segmento sottovalutato che merita maggiore considerazione. Diadema 2019 è un esempio di capacità di trasmettere terroir e freschezza in un vino. A produrlo una giovane realtà trentina, la Sartori Organic Farm.

Il tappo a corona e il vetro trasparente lo rendono amichevole e di facile approccio. I colori tenui e l’aspetto velato del vino, dovuto ai depositi fermentativi, anticipano un profilo aromatico fragrante di frutti agrumati. Ricordi di cedro e prati montani.

L’assaggio ha un ingresso facile e brioso, con quella leggera frizzantezza che esalta le note fruttate e minerali. Le uve sono di Solaris, vitigno resistente alle malattie fungine. Si ha la sensazione piacevole dell’agrume spremuto all’interno delle labbra. Permane a lungo.

Lo vedo ad accompagnare un aperitivo all’aperto con musica ‘a palla’, ma sarebbe altrettanto divertente proporlo in degustazione con flute da 30 cm in una serata di gala. Sono certo che il vestito di cristallo ne valorizzerebbe la percezione.

I vigneti di Solaris sono in prossimità del  Lago di Ledro. In questa zona, nel sito palafitticolo del Lago, è stato ritrovato il Diadema bronzeo riportato in etichetta, oltre a semi di vite di circa 4000 anni.

Vorrei fosse estate, con tutti gli amici vicini, la situazione normalizzata e una vasca piena di bottiglie di Diadema, da aprire una dopo l’altra.

Sartori Organic Farm, Via Bartolomeo Daves 14, Ledro (TN) – sito

Lui e Lei, due Rebellis

Il 1975 porta con sé due eventi singolari che hanno una relazione con questi vini.  A New York i Ramones incidevano il loro primo brano “Judy is a Punk*”, un pezzo che ha segnato la storia del punk nel mondo (Anarchy in the Uk dei Sex Pistols uscì un anno dopo). Sempre nel ’75, all’Istituto di Ricerca di Friburgo, Norbert Becker realizzava un incrocio futuristico di varietà di viti che chiamò Solaris. Una varietà che ha parentele con il Riesling e il Pinot gris. Come vitigno si è diffuso sia in Germania che in altri paesi europei. In Italia è stato registrato nel 2013 grazie al lavoro dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige.

I Rebellis che vi presento sono 100% Solaris, annate 2017 e 2018. In entrambe le bottiglie l’etichetta riporta in modo inequivocabile un’immagine dal sapore punk. Invita ad uscire dagli schemi classici del ballo e …del modo di fare viticoltura.  È infatti una viticoltura sostenibile quella praticata da Gianni Tessari, opposta a quella fatta di trattamenti chimici e vini costruiti. La vinificazione avviene con lieviti naturali e una fermentazione sulle bucce di 5-7 giorni. Ne risultano vini veri, arcaici per certi versi, che portano in bottiglia l’essenza del territorio e della filosofia produttiva

Il primo che vado a conoscere è il 2018. Bel colore dai toni caldi e solari. I profumi sono fragranti e fini, di fiori bianchi, di mandarino e mela. Il sorso è fresco e teso, elegante. Gli aromi si portano ricordi eterei, di miele e resine. Una leggera astringenza tannica fa da sponda alla morbidezza che si forma in bocca. È pronto e allo stesso tempo giovane, come un adolescente che ha bisogno di scaricare le tante energie che ha. Minerale, salino.

Il 2017 si presenta con potenza e un vestito completamente diverso, appariscente, con tutti i finimenti dorati. Rimanendo sulla metafora iniziale direi che ha le borchie e le catene. Un punkettone di quelli d’aver paura anche solo per come ti guarda. Ti pianta in faccia gli aromi terziari, di pietra focaia, d’arancia matura, candita. In bocca si moltiplica al quadrato e ti riempie come stessi masticando frutta sciroppata. Esagero nella descrizione ma la sensazione glicerica è ben presente. A sostenere tanta morbidezza c’è però una notevole sapidità, ci ritrovo il terroir vulcanico della zona e mi tornano ricordi di vini siciliani. Tanta sostanza per questo vino che nel 2018 ha ottenuto la medaglia d’oro ai Piwi Award. 

La sintesi del confronto potrei riassumerla dicendo che il 2017 è più immediato e imponente. Una  carta sicura da giocare in tavola. Ha raggiunto un’evoluzione tale che lo si può utilizzare sia durante una cena strutturata, magari con pietanze indiane aromatiche, piuttosto che in una serata rilassante ascoltando vecchi vinili e mangiucchiando quel che è rimasto in frigorifero. Un orange wine che non ti stanchi mai di sorseggiare.

La 2018 è più sofisticata, femminile, sensibile se si può dire. Ha il passo più corto e leggero, adoro sentire la delicatezza e la progressione vellutata degli aromi. Elegante e perfetta per un aperitivo. Immaginate una bellezza classica, l’abito lungo, nero, il portamento sicuro. Ma quando si avvicina scopri il piercing al labbro e il tatuaggio ‘Rebel’ sul collo. È lei ad approcciare. Wow 😍.

I vini di Giannitessari regalano sempre belle emozioni.

Giannitessari, Via Prandi 10, Roncà (VR) – sito

Via Sonora 2018, Filippo De Martin

Il vino è una forma d’arte che in questo Via Sonora 2018 si percepisce già dall’etichetta. Una serie di onde che raccolgono e trasportano fino a me, a 300 km di distanza, l’eco del terroir Bellunese di San Gregorio nelle Alpi con i suoi profumi.

Come ogni opera d’arte, anche questo vino è unico, fatto artigianalmente con i soli colori messi a disposizione dalla natura a cui poi l’eno-artista Filippo De Martin ha donato carattere e bellezza.

Profuma di fiori bianchi, di frutta esotica e di note vegetali che mi ricordano l’erba tagliata e la foglia di menta. All’assaggio l’eco Bellunese diventa voce, minerale e fresco. Quella mentuccia che sentivo all’olfatto si allarga su sentori di foglia di pomodoro e timo. Un profilo aromatico davvero intrigante che esalta questo vino da uve di Solaris 100%. 

La spiccata acidità e una sapidità non preponderante, accompagnano a lungo gli aromi fragranti che sono i veri protagonisti in questo vino. L’annata è la 2018 ma sembra una 2020 per la verticalità e freschezza che dimostra. Mi fa pensare ad una longevità che va oltre le normali aspettative di un vino bianco.  

Le uve sono coltivate all’altitudine di 700 m/slm nel versante sud-est del Col De Doro, su terreno Morenico di origine glaciale con prevalenza di ghiaia calcarea. Vinificato con macerazione di un giorno e fermentazione in acciaio. Rimane generalmente sui lieviti fino a luglio quando viene imbottigliato.

Elegante come solo la natura nel suo splendore riesce ad essere, regala al palato grande soddisfazione. Si adatta ad esempio ad accompagnare una cucina esotica o ad accogliere gli amici che sanno apprezzare la qualità. Volume alcolico 12,5%. Ottimo se degustato molto fresco.

2020

Azienda Agricola Filippo De Martin, Via Roncoi di fuori 137, San Gregorio n. A. (BL) – Facebook

Vino con solo uva, Pojer e Sandri

Nel bel video di Stefano Cantiero “tratto dalla app Ti Porto Io”, Mario Pojer ci racconta il progetto di vino “oltre il Bio” di Pojer e Sandri. Prevede l’utilizzo di varietà a bacca bianca resistenti alle malattie fungine (Piwi), per azzerare o quasi i trattamenti in vigna. Ne consegue un’uva con zero residui alla quale si aggiunge una tecnica volta a preservare gli aromi di ogni acino. Lavaggio delle uve, lunghe macerazioni e fermentazione con lieviti autoctoni. L’estrazione dei tannini ha la funzione di estrarre i tannini che diventano gli antiossidanti al posto della solforosa normalmente aggiunta e completare così il ciclo che porta in bottiglia un vino realmente naturale.

©Stefano Cantiero

3 e 4 – 2019, Dornach

Un bianco e un rosso, 3 e 4 di Dornach. Due vini naturali da varietà resistenti (Piwi). Pochi fronzoli e tanta personalità. 

3 Dornach, 2019

Uvaggio di Solaris, Souvignier gris e Cabernet blanc. Tenue nella tonalità di giallo, è un “non filtrato” e quindi leggermente velato nella limpidezza. Profuma di sambuco e camomilla. Facendolo ruotare nel calice arrivano sentori di frutta esotica e una nota terziaria riconducibile alla pietra focaia. In bocca si esprime con dinamicità proponendo aromi di mela gialla matura, agrume di pompelmo e ananas, accompagnati da una piacevole sapidità.

È armonico ed equilibrato, l’acidità compensa bene il volume alcolico del 13,5%. Trasmette luce, luminosità e ricordi di primavera. Il finale fruttato è elegante, permane a lungo tra le guance. Ottimo vino che grazie al terroir di Salorno in Val d’Adige, fa esprimere il Solaris nel migliore dei modi. Ho tenuto questo vino aperto per tre giorni ed è sempre rimasto integro e vivo. Un vino che conserva con fierezza le sue radici “naturali” e che riesce a conquistare i palati più difficili. Perfetto per una serata speciale e una cena a base di crostacei.


4 Dornach, 2019

Rubino dai toni scuri, si annuncia con profumi fragranti di viola e prugna ed un richiamo vegetale che ricorda il peperone verde e il sedano. All’assaggio è succoso, vibrante e vinoso. L’uvaggio è di Regent, Prior e Merlot. Lo percepisco come un vino rustico, persino scontroso. Un vino maschio, di poche parole e muscoloso. Volume alcolico del 12%, tannini sottili e un buon grado di acidità.

Comunica in modo univoco il mondo contadino, non lascia spazi a “fighetterie”. Da mettere in tavola in modo energico facendogli fare rumore sul tavolo in legno e servito su bicchieri bassi. La tovaglia è quella rossa a quadretti ormai sbiadita dai tanti lavaggi, sei in trattoria e non c’è scelta nel menù, si mangia quel che c’è, zuppa di legumi e salsicce in umido con patate. E se non ti va bene puoi anche andartene. Occhio che il n.4 non ha molta pazienza. Scherzi a parti avrete capito che non è un vino vellutato e rotondo ma ben si adatta al pranzo quotidiano.

Questi due vini confermano la qualità produttiva di tenuta Dornach, la firma di Patrick Uccelli certifica una produzione di carattere, fatta senza contemplare compromessi commerciali, volta ad esprimere il territorio in tutta la sua naturalezza.

Tenuta Dornach, Via Dorna 12, Salorno (BZ) – sito

Pustrissa 2017, Laimburg

Vino bianco della Pustrissa, antico nome della Val Pusteria. Le uve sono di Solaris 100% e provengono dai vigneti coltivati su suolo argilloso nelle colline di Brunico. A produrre questo vino è la cantina di Laimburg, naturale propaggine del centro di ricerca Laimburg di Vadena (BZ).

Bella bottiglia renana ed elegante etichetta. Vino brillante e consistente, regala ancora riflessi verdognoli e profumo di prati fioriti. All’assaggio mi riporta una caratteristica nota di Sambuco e di mela gialla. È rotondo con sensazione burrosa e glicerica. Gli aromi retronasali aggiungono sentori di frutti esotici come l’ananas e il frutto della passione. Caloroso tra le guance con il suo 13,5% di vol. alcolico.

Mi fa immaginare l’argilla crepata sotto il sole di un’estate calda. Un bianco robusto che si allunga nel palato accompagnato da una piacevole sapidità.

A Milano si è alzata la nebbia ed anche se è sera sento i raggi caldi di questo Solaris. Zona rossa tendente al rosa se resti a casa. 

Cantina Laimburg, Laimburg 6, Vadena, Ora (BZ) – sito

I Planties di St. Quirinus

Nel mio viaggio alla scoperta dei vini Biologici, ottenuti da uve che hanno visto il minor numero di trattamenti possibili, sono approdato alla tenuta St. Quirinus di Pianezza di sopra a Caldaro (BZ). Tre dei loro vini sono infatti figli di varietà PIwi, resistenti alle malattie fungine. È la linea dei Planties, contempla un bianco e un orange wine da uve Johanniter e Bronner, ed un rosé da uve Regent. I vigneti si trovano sui 400 m/slm con esposizione sud-est e terreni di matrice argillosa/sabbiosa e sassosa.

Planties Weiss 2019, St. Quirinus

Mitterberg bianco IGT

Il vino si presenta luminoso ed invitante, nei profumi aromatici ed eleganti di rosa e uva spina. All’assaggio, l’ingresso è floreale e aromatico, poi lentamente escono aromi fruttati e morbidi di pesca e frutta tropicale. La punta di sapidità e la sensazione minerale accompagnano un sorso che risulta sempre fresco e agile. Finale agrumato che, insieme all’acidità (circa 6,0 g/l), lo rende fine, verticale e scorrevole. Bella interazione delle varietà in questo vino equilibrato negli aromi e di grande freschezza. Davvero buono. Lo trovo perfetto per un aperitivo con tartine al salmone o ad accompagnare dei ravioli di magro piuttosto che un piatto di trofie al pesto. Il volume alcolico è del 13% e come vinificazione fa solo acciaio. Mi piace che l’aromaticità è stata ben dosata e integrata armonicamente, il risultato è davvero interessante. Gran bel vino che consiglio di provare.

2020

Planties Amphora 2017, St. Quirinus

Mitterberg bianco IGT

Come il Planties Weiss, l’uvaggio è composto da Johanniter e Bronner. Cambia invece la vinificazione che prevede la fermentazione del mosto in anfora, la malolattica, l’affinamento per 5 mesi con le bucce, e un ulteriore affinamento di altri 12 mesi nell’anfora. Le differenze sono evidenti già al colore, qui è intenso e su toni aranciati. I profumi propongono un frutto giallo maturo, miele, resina e una nota eterea. Profumi eleganti che anticipano un sorso altrettanto fine. Gli aromi mi suggeriscono gli agrumi, la scorza d’arancia candita e spezie come lo zafferano. La bella sapidità e mineralità caratteristica del Planties mantiene il vino teso e fresco. Molto godibile e per niente scontato. La persistenza è lunga e giocosa tra le sensazioni morbide e dure. Il volume alcolico è del 14% e l’acidità si attesta sui 6 g/l. Se siete amanti degli orange wine, o se non li conoscete ma vi incuriosiscono, è certamente un vino di grande piacevolezza ed eleganza che consiglio di provare,


Planties Rosé 2019, St. Quirinus

Mitterberg rosé IGT

Bel colore Cerasuolo intenso, si ammira già dalla bottiglia in vetro trasparente. Nel calice offre profumi di piccoli frutti rossi, lampone e fragoline. L’assaggio diventa più complesso andando a toccare aromi di mela rossa e di melograno. La sapidità e un tannino delicato accompagnano in un finale lungo e persistente, si aggiungono sentori di petali di rosa e di confetto alla mandorla. Anche in questo rosè l’acidità mantiene la bocca fresca e pulita. Avevo già assaggiato questo rosato ma, come spesso accade quando si assaggia un vino dopo altri venti, non mi aveva particolarmente colpito, mentre adesso ne rilevo caratteristiche interessanti e un ottimo gusto. Il volume alcolico è del 13% in questo Regent rosato.


Messi in fila esprimono caratteristiche uniche ed un filo conduttore fatto di eleganza e mineralità/sapidità. Su tutti si nota una grande cura nella vinificazione e una raffinata piacevolezza che difficilmente può essere messa in discussione. 

Personalmente, e in famiglia, ci siamo entusiasmati per il Planties Weiss e i suoi aromi fragranti. L’orange, per sua natura, divide il pubblico e può risultare più complicato da comprendere. A me piace molto nel suo stile e il fatto d’aver preso la Gold medal agli International Piwi Weinpreis 2019 ne conferma la qualità.  Il rosé è più immediato e ha tutte le carte in regola per accompagnare con successo un aperitivo di stile ed essere largamente amato. Da St. Quirinus una produzione convincente, sigillata dalla certificazione di un terroir di qualità quale è quello di Caldaro. 

Azienda vitivinicola St. Quirinus, Pianizza di Sopra 4b, Caldaro (BZ) – sito

310-2019 Nove Lune

Sono passate le 18 e all’enoteca personale ho stappato una bottiglia Resistente, alle malattie fungine, ai Dpcm e alle angosce. A Milano non è che proprio si respiri una bella aria quindi ho pensato che ci vuole qualcosa per cambiare il mood che aleggia sulla città. Una buona cena con un buon vino ad esempio. Ho scelto il 310 di Nove Lune che mette insieme le uve di 3 vitigni che per l’occasione paiono tre moschettieri, Solaris, Bronner e Johanniter. Insieme sono una forza aromatica unica e irresistibile. Le vigne da cui provengono le uve sono a zero trattamenti. Definire il 310 solamente un vino biologico è riduttivo, è piuttosto un Superbio.

Nel calice è splendente con riflessi dorati, emana profumi di Sambuco e di mela. All’assaggio arrivano aromi retronasali più caldi, di tostatura e di frutta a polpa gialla che vanno a mixarsi con sentori più acerbi e agrumati. La vinificazione e l’affinamento in barrique rendono questa annata 2019 dinamica e ricca di spunti aromatici. Rimane a lungo in bocca e nel finale ritorna fresco ed invitante al nuovo sorso. Per la “buona cena” ho accostato un piatto di seppie con patate e piselli. Tutta la freschezza del 310 gioca a braccio di ferro con la dolcezza di patate e piselli mentre l’aromaticità abbraccia quella delle seppie. Stasera non voglio sentire il notiziario, preferisco leggere un vino.

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