Categoria: Piwi

Quanto vale la sostenibilità?

Workshop, Seminario e Fiera Bio & Piwi. Oderzo 24 ottobre 2020.

La risposta che vorrei dare alla domanda del titolo di questo evento, svoltosi qualche giorno fa, è che la sostenibilità vale quanto il nostro futuro. Si potrebbe sintetizzare che non possiamo più avere uno stile di vita basato sullo sfruttamento delle risorse a discapito della salute nostra e del pianeta. In ambito vinicolo la sostenibilità vale la salute degli operatori, di chi vive in prossimità delle vigne e della vita stessa del terreno e degli organismi viventi che lo popolano. A queste necessità ma anche alle problematiche conseguenti al cambiamento climatico e al proliferare delle malattie della vite, i vitigni resistenti (Piwi), protagonisti di questo evento, forniscono la risposta più avanzata e sostenibile.

L’organizzatore dell’evento è l’associazione Biovenezia che nell’ambito del progetto Territoribio pone l’attenzione sulla coltivazione biologica e su come si possa creare un futuro più sostenibile coinvolgendo i diversi protagonisti nella regione Veneto ma non solo. Una mission importante che in ambito vinicolo e Piwi vede una costante crescita di produttori e una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori.

Se poi diamo uno sguardo al  futuro e al lavoro di enti di ricerca come il CREA e alle selezioni in atto tra i vivaisti si possono vedere numerose varietà Piwi che andranno a implementare l’offerta di vitigni resistenti. Essendo in Veneto, la varietà più attesa è senza dubbio la Glera (Prosecco) resistente. Sarà disponibile nel giro di qualche anno e potenzialmente potrebbe segnare una svolta epocale verso la sostenibilità.

Alexander Morandell, Lionella Genovese e Daniele Piccinin

Passiamo ora al succo della manifestazione, quella in presenza, che grazie al team di Biovenezia con il suo presidente Daniele Piccinin e alla forza inesauribile di Lionella Genovese si è potuta svolgere. C’era davvero bisogno di conoscersi e guardarsi negli occhi di persona. Per quanto veri, i rapporti digitali sono comunque un’altra cosa. Conoscere persone come Alexander Morandell è stato un grande onore, così come salutare per la prima volta produttori che avevo sentito solo per telefono o email.

Il succo, quello vero e fermentato, si è degustato nei 22 calici proposti al seminario sui Bio & Piwi. Il livello qualitativo è stato elevato e ha mostrato un panorama variegato sui Piwi Veneti e non solo. Sebbene abbia fatto fatica a sintetizzare un giudizio di ogni vino in pochi secondi e con un solo piccolo sorso di vino, posso dire che qualcuno è riuscito comunque a colpirmi al cuore come novità o a confermare quella piacevolezza che già conoscevo.

Voglio citare, in ordine di degustazione: 

Reverso 2019 di Sara Meneguz – Corbanese di Tarzo (TV)

Aromera 2019 di Wineplant – Caldaro (BZ)

Resiliens 2019 de Le Carline – Pramaggiore (VE)

Solaris 2019 AVA Consorzio Viticoltori Alpago – Chies d’Alpago (BL)

A-mors 2019 bianco de Le Rive – Ponte di Piave (TV)

Planties Weiss 2019 di St Quirinus – Caldaro (BZ)

Ratio 2019 (Bronner e Johanniter) di Ceste Vini – Govone (CN)

Rukh 2018 (Bronner e Johanniter) di Nove Lune – Cenate Sopra (BG)

Rebellis 2018 (Solaris) di Giannitessari – Roncà (VR)

Souvignier Gris 2018 della Cantina Gentili – Caprino Veronese (VR)

La giornata è proseguita al banco di degustazione che si è svolto in un bel clima rilassato e con la possibilità di soffermarsi a chiacchierare con ognuno. È stato bello scoprire alcune produzioni al banco di Piwi International dove ho trovato gli amici Gabriele (enologo in Nove Lune) e Devid della cantina Alpi dell’Adamello. Di questi assaggi segnalo per piacevolezza l’Immelen 2018 da uve Solaris della cantina svedese Kullabergs.

Ho poi avuto il piacere di conoscere il Dott. Cecon e le vinificazioni dei nuovi vitigni VCR ed apprezzarne in particolare il bianco Kersus e il rosso Pinot Kors. Penso che in futuro ne usciranno grandi vini.

Dopo questi assaggi e in prossimità del ritorno a casa, ho fatto un ultimo giro da Alessandro Sala di Nove Lune per assaggiare il fresco Heh da uve Solaris e raccogliere il consiglio di una persona lì presente, di cui purtroppo non ricordo il nome, e che magari qualcuno mi suggerirà in seguito. Una nota di colore in chiusura di questo articolo. Il consiglio riguardava il tasso alcolemico (che mi portava a rifiutare altri assaggi) e l’assunzione di due bicchieri d’acqua prima di mettersi alla guida che ne avrebbero abbassato drasticamente il livello, tanto da non renderlo rilevabile. A me sembrava una teoria bislacca comunque prima di uscire me li son bevuti con gusto quei due calici d’acqua e mi son mangiato anche quei crackers che avevo in auto… (nessun problema nel tragitto).

Mi dispiace non aver avuto più tempo a disposizione per soffermarmi con ognuno, mi ci sarebbero voluti tre giorni almeno. Questa manifestazione ha dato visibilità al lavoro di molti ed è un importante passo per un riconoscimento sempre più allargato dei vitigni e dei vini Piwi. Un appuntamento che spero sia solo il primo di una lunga serie nella bella location della cantina sociale di Oderzo, Opitergium.

Grazie a tutti!

Luca Gonzato

Per maggiori informazioni: Biovenezia , Territoribio

Dornach 11

Numero 11 di Tenuta Dornach

Ero curioso di assaggiare questo vino ottenuto per la medesima percentuale da uve di Souvignier Gris e Cabernet blanc. Anche se in uvaggio, è la prima volta che assaggio il Cabernet blanc. I profumi mi raccontano di sole, di fiori gialli, di api e di miele. All’assaggio entra fresco e fruttato, si percepisce grande consistenza. Aromi di pesca matura e mandarino che si allungano su sentori vegetali di Sauvignon blanc e basilico. Fruttato e floreale da riempirti la bocca di ricordi esotici di frutta polposa. Contemporaneamente ti pizzica la lingua con la sua minerale sapidità.

Corpo robusto e trama fitta per questo bianco che esprime il calore dell’annata 2019. Bel vino il nr. 11. Sebbene abbia il 13,5% di volume alcolico si lascia bere come un succo di frutta. Un’alchimia che mette insieme l’apporto di una biologa (Karoline) + un Enologo (Patrick) + una tenuta storica (Dornach) + il territorio di Salorno (BZ) + l’uva di Cabernet blanc + l’uva di Souvignier Gris + la Primavera + l’Estate + l’Autunno (le 3 stagioni dell’uva, germoglio, maturazione, vendemmia) + l’acciaio (contenitore di vinificazione e affinamento). Numero 11, due volte primo, come Armstrong e Aldrin, i primi due uomini a mettere piede sulla luna con l’Apollo 11.

Tenuta Dornach, Via Dornach 12, Salorno (BZ), sito web

Nuovi nomi per le 4 varietà 2020 di FEM e CIVIT

Sono stati resi noti i nuovi nomi per le 4 varietà resistenti selezionate e registrate a luglio 2020 dalla Fondazione Edmund Mach insieme a Civit (Consorzio Innovazione Vite).

I nuovi nomi andranno a sostituire le sigle fin qui utilizzate.

Per quanto riguarda gli incroci di Teroldego x Merzling:

F22P09 diventa TERMANTIS 

Nome derivante dall’unione delle prime lettere di Teroldego e Merzling nasce un nome per un vitigno “temerario” che non teme nulla grazie alla sua resistenza e produttività.

F22P10 diventa NERMANTIS

Dall’unione delle parole “nera” e “manto” che descrive il colore scuro dell’acino dell’uva di questo nuovo vitigno.

Dall’incrocio FR 945-60 x Merzling:

F23P65 diventa CHARVIR 

L’iniziale Char riprende il termine Chardonnay mentre VIR (verde in latino) valorizza il colore dai riflessi verdi della bacca. Il nome è stato scelto per rimarcare le caratteristiche specifiche di questo vitigno, in particolare il riferimento alla produzione vino base spumante con buone note fruttate, sapido e con struttura

Il quarto vitigno, da incrocio Nosiola x Bianca:

F26P92 diventa VALNOSIA 

Il termine Val rimanda alla valle, al territorio e alla natura con un riferimento sottile alle vallate in cui è presente il Nosiola (Valle dei Laghi, Vallagarina, Valle del Sarca). La desinenza finale Nosia è una contrazione di Nosiola come ulteriore rimando al vitigno principale di origine.


Per altre informazioni su questi vitigni (genealogia, anno di registrazione, profilo aromatico ecc.) :

Termantis Nermantis Charvir Valnosia


Comunicato stampa FEM Fondazione Edmund Mach a questo link

A-mors Le Rive, per amore della vita/e

Con questo articolo vi presento i vini da vitigni resistenti (Piwi) dell’azienda vinicola Le Rive con sede in Veneto a Negrisia di Ponte di Piave (TV). È una cantina storica che dal 1888 vede protagonista la famiglia Bonato in una produzione che spazia dai vitigni tipici come il Raboso e la Glera (prosecco), ai più conosciuti vitigni internazionali per arrivare infine ai vitigni Piwi della linea A-mors. 

A-mors è un atto d’amore e di sostenibilità verso il territorio della “Marca Trevigiana” in cui vengono coltivate le uve. Tre i vini, un bianco da uve Fleurtai, Soreli e Sauvignon Kretos, ed un rosé e un rosso da uve di Cabernet Volos. 

Le vigne situate nei dintorni di Treviso, sono su terreni sciolti con ciottoli e calcaree. Il microclima è quello tipico della pianura trevigiana, condizionato però dagli effetti benefici della vicinanza del fiume Piave. La modalità di vinificazione è comune ai tre vini, votata a preservare gli aromi e fatta solo in acciaio con l’utilizzo di lieviti selezionati per la fermentazione.

Le bottiglie affusolate distinguono questo vino da tutti gli altri, comunicano tradizione nel formato e modernità nell’etichetta, lo traduco in “vini del futuro fatti nel solco della tradizione”.

Veniamo agli assaggi e alle sensazioni gustative

A-mors Bianco Veneto IGT 2019

Vino da uve di Fleurtai, Soreli e Sauvignon Kretos. Dal colore paglierino tenue brillante. Regala da subito un intenso bouquet floreale che ricorda il bosso e il glicine. All’assaggio ne percepisco maggiormente l’apporto del Sauvignon con la tipica nota  di foglia di pomodoro e aromi di frutta tropicale come il frutto della passione. L’acidità e la mineralità sapida accompagnano una buona persistenza e un finale agrumato e di mela verde. Servito freddo, sui 10° si apprezza per verticalità e freschezza rendendolo particolarmente adatto per un aperitivo, Se invece lo si lascia alzare di temperatura, sui 15°, si ammorbidisce e gli aromi si intensificano su una lunghezza più rotonda al palato. In sintesi potete aprirlo per l’aperitivo e continuare a degustarlo durante la cena, magari a base di pesce. La bella sensazione minerale vi accompagnerà comunque in ogni situazione. Il volume alcolico è del 13%. 

A-mors Rosato Veneto IGT 2019

Nella bottiglia trasparente e nel calice brilla il rosa antico. I profumi ricordano la rosa e piccoli frutti rossi come il lampone e le fragoline. In bocca trasmette freschezza e un bel finale che conferma i frutti. La salinità e la leggera tannicità aggiungono doti a questo bel vino rosato che si presta ad accompagnare piatti con tendenza dolce, penso a delle paste fatte in casa ad esempio, piuttosto che salumi e formaggi particolarmente grassi. Un vino da bere adesso, con la sua grande fragranza e piacevolezza. Il volume alcolico è del 12,5%. Se siete amanti dei rosé dovete provarlo, dimostra finezza ed un’eleganza. Vorrei la magnum perchè la 0,75 finisce in stretta.

A-mors Rosso Veneto IGT 2019

Da uve Cabernet Volos, fermentazione con lieviti selezionati e breve affinamento di qualche mese in acciaio. Colore intenso rubino. I profumi sono di ciliegie fresche con sentori speziati di pepe e prugna sunsweet. All’assaggio si conferma la freschezza succosa del frutto. Si percepisce un bel grado di estratto e un tannino vivace. Gli aromi si arricchiscono di sentori che mi ricordano la liquirizia delle rotelle Haribo e qualcosa di più vegetale e aromatico a metà strada tra peperone verde e menta. La persistenza non è il suo plus ma lo è l’immediatezza e l’acidità che lo rendono perfetto per accompagnare cibi grassi. Viene consigliato ad esempio con l’anguilla, il baccalà o le sarde, sarei curioso di provarlo. Volume alcolico 13%. Mi piace perchè è composto e dimostra una bella personalità senza il bisogno di passare in legno. 

Dopo l’assaggio di questi tre vini posso dire che su tutti ho percepito una grande finezza ed equilibrio. Denotano un’attenzione elevata alla qualità del risultato. Su tutti vengono messi in primo piano gli aromi del vitigno e le doti di freschezza. Il rosé, assaggiato per la prima volta, è stata una gran bella sorpresa. Gli altri sono pietre miliari nella storia dei vini Piwi italiani. Vini che tra i primi ho apprezzato durante le varie degustazioni “didattiche” a cui ho partecipato negli ultimi anni. Se assaggiati in sequenza sembrano raccontare le stagioni della vita, dalla giovinezza all’età adulta e alla maturità. Tre vini e una dichiarazione d’amore riportata anche in etichetta, A-MORS per amore della vita.

I vini sono certificati con l’Ape della qualità sostenibile di SQNPI, il marchio ministeriale in grado di assicurare al consumatore la coltivazione dei prodotti secondo tecniche agronomiche rispettose dell’ambiente e della salute dell’uomo.

Le Rive di Bonato, Negrisia di Ponte di Piave (TV), sito web

Ambra 2019, Grawü

Grawü è l’associazione dei nomi della coppia dietro a questa cantina di Cermes (BZ), Leila GRAsselli e Dominic WÜrth.  Il loro vino Ambra si presenta leggermente velato essendo un vino non filtrato, il colore ricorda l’ambra da cui ha preso il nome. I profumi sono molto belli ed invitanti, mi ricordano gli agrumi e il mandarino in particolare, mi trasporta in prati fioriti e sensazioni di luce abbagliante. Il sorso è ampio nel restituire gli aromi dolci degli agrumi, con ricordi di melone e miele, in un contesto di freschezza e acidità. Si allunga piacevolmente regalando sensazioni minerali e nel finale una nota amarotica.

È un vino che risalta per unicità in una rappresentazione strepitosa del vitigno Souvignier Gris. Forse mi sbilancio a dare questo giudizio, ma penso che sia tra i migliori assaggiati. Le uve provengono dal vigneto terrazzato di Naturno il cui suolo è composto principalmente da granito e gneiss, ovviamente in regime biologico. Viene vinificato con lieviti indigeni, macerazione di 7 mesi sulle bucce in botti di legno e 5 mesi in acciaio prima d’essere imbottigliato senza filtrazione. È di fatto un orange wine con un volume alcolico del 12,5%.

Dominic lo descrive come un vino vivace e multistrato. Io lo associo alla vivacità della primavera, a quando tutto si rimette in moto e la natura regala i suoi colori migliori. L’assaggio multistrato è una visione tridimensionale sulle colline al tramonto, ognuna con una tonalità di colore diversa, come gli aromi che si susseguono in questo vino. Da degustare con calma anche se verrebbe voglia di ingollarlo come se non ci fosse un domani. Vino di luce e di gioia ma soprattutto un buon vino. Più che consigliarlo in abbinamento a qualche cibo lo consiglierei per una festa o per conquistare una persona. 

Grawu è a Cermes (BZ) in via Raffein 8, sito web

Santacolomba, Cantina Sociale di Trento

Con il Santacolomba spumante Brut nature e il Santacolomba bianco fermo, vi presento i due vini Piwi prodotti dalla Cantina Sociale di Trento. Storica entità vinicola sorta nel 1956 con il presupposto di difendere e promuovere il territorio oltre che migliorare le condizioni dei viticoltori. 

Difendere il territorio è anche coltivare vitigni che lo rispettino, e che siano compatibili con tutta la vita biologica circostante, compresa quella umana. I vitigni Piwi rispondono a queste necessità e ai problemi del cambiamento climatico. Apprezzo molto la scelta “collettiva” di questa Cantina di affiancare alla produzione tradizionale quella di vini da uve resistenti. È un segnale di attenzione alla sostenibilità e di visione verso il futuro. Un segnale percepito anche nelle etichette. Il disegno di una bambina che gioca felice nella natura. Quella natura composta anche dai vigneti che magari convivono vicino a scuole e abitazioni.

Le uve dei Santacolomba provengono dalle vigne intorno a Trento, con esposizione Sud-Sud/Ovest. I vigneti sono coltivati su suoli magri e ricchi di scheletro. Parliamo degli stessi suoli che originano alcune delle espressioni spumantistiche più importanti e apprezzate d’Italia.

Santacolomba Brut nature, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolmba Brut nature è appunto uno spumante prodotto con il metodo classico della rifermentazione in bottiglia. Sosta 12 mesi sui lieviti ed è ottenuto da uve Piwi di Johanniter, Solaris e Bronner. In sintesi una bollicina ”superbio“.

Per fortuna l’ho stappato in terrazza, ero distratto dal telefono che squillava è non ho tenuto bene il tappo che è schizzato fuori con tanto di fontana e terrore nei miei occhi. Consiglio di fare attenzione quando vi appresterete ad assaggiare la vostra bottiglia, la pressione interna è tanta.

Alla vista è brillante, con una bella spuma persistente che annuncia aromi agrumati e fermentativi di lieviti e pasticceria. All’assaggio è stiloso, bella acidità e mineralità che invade il palato. Gli aromi si allungano su sensazioni fruttate che mi ricordano la mela verde, il limone e frutti esotici come il litchii. Tanta freschezza che insieme alle bollicine danzano tra le guance.

Molto piacevole e perfetto come accompagnamento ad aperitivi con salumi e formaggi grassi, mantiene la bocca sempre fresca e pulita. Poi rimane a lungo, con sentori egualmente freschi e primaverili. Uno spumante metodo classico che avevo già apprezzato e che si conferma nelle sue ottime doti.

Santacolomba 2019, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolomba 2019, è un vino bianco fermo vinificato in acciaio, ottenuto anch’esso da uve di Johanniter, Solaris e Bronner. Qui arrivano con maggiore intensità sentori floreali con ricordi di campo e di frutto polposo. Anche all’assaggio gli aromi floreali donano eleganza e finezza in un contesto minerale di grande freschezza. La progressione regala note più morbide di frutta bianca polposa e lascia intendere un’evoluzione che mi ricorda il Riesling, cioè dal fruttato a sentori che ricordano la pietra focaia e gli idrocarburi. Questo è un vino che a mio avviso può accompagnare dei grandi risotti.

Anche questo l’avevo già assaggiato ma questa sera, con la calma e senza fonti di disturbo nella degustazione, mi è arrivato con maggiore personalità e complessità.

L’elemento freschezza/mineralità è innegabilmente il filo conduttore di questi due vini. La pulizia e l’equilibrio sono gli aspetti che più apprezzo. Non lasciano spazi a sentori anomali o stonature. Sono come la neve appena caduta, candida e pura. Complimenti ai produttori di questa Cantina Sociale perchè anche a Milano ho potuto percepire l’aria fresca di montagna e toccare la pietra bagnata dal torrente, come una magia. 

Aggiungo una nota meno poetica ma più sostenibile per i portafogli dei consumatori sensibili alla variabilità economica oltre che a quella climatica, sono vini dal prezzo veramente “equo e solidale” che consiglio di assaggiare in sequenza tra aperitivo e cena, il piacere è garantito.

El Masut, il Merlot del domani da assaggiare oggi

Quando si parla di vini Piwi si pensa quasi esclusivamente  ai bianchi ma ci sono espressioni in rosso di grande qualità come questo El  Masut  2017 di Terre di Ger. Mettendoci il naso sopra mi è sembrato di tornare a Saint-Èmilion con i profumi  intensi di ciliegie e more mature dei celebri bordolesi e invece siamo a cavallo tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. Una zona che tradizionalmente vede il Merlot tra i protagonisti in vigna. 

Le uve del Masut sono pronipoti del celebre bordolese, hanno lo  stesso cognome ma in più hanno ricevuto le resistenze alle principali malattie fungine della vite. Si chiamano Merlot Khorus e Merlot Kanthus, vitigni da incroci di ultima generazione che esprimono al massimo il concetto di sostenibilità e di salubrità delle uve.

El Masut (piccolo maso), è un vino strutturato, complesso negli aromi. Vanno dalle ciliegie e more a sentori di erbe balsamiche e vegetali che ricordano la foglia di pomodoro e il peperone verde. All’assaggio Il frutto succoso e morbido è sempre presente e accompagna l’astringenza composta del tannino. Fresco e scorrevole nella sua età più dinamica. Si allunga nella persistenza con note calde di affinamento in legno e speziate di pepe nero e liquirizia. Il volume alcolico è equilibrato, del 13,5%.

Vorrei assaggiare questo vino a 10 anni dall’imbottigliamento, in età adulta, sono sicuro che sarà un grande Merlot. Per il momento ne apprezzo la freschezza e queste belle note balsamiche che accompagnano il concentrato di frutti rossi. Per questo vino (e grazie alla temperatura in calo), ho scelto l’abbinamento con un piatto tipico del basso varesotto, polenta (gialla) e bruscitt (straccetti di carne di manzo).

Terre di Ger, Via Strada della Meduna 17, Frattina di Pravisdomi (PN) – sito web

3|6|9 2019 Ca’ Apollonio, buona la prima

L’emozione di assaggiare un nuovo vino Piwi è sempre grande e lo è ancor di più se si tratta dell’opera prima di Ca’ Apollonio. Una realtà in costante sviluppo che punta ad essere un riferimento nella coltivazione biologica e di vitigni resistenti in Italia. Il vino 3|6|9 è il biglietto da visita, ci racconta di 3 anni di sovesci, 6 anni di impianti, 9 anni di permacultura e di sole 369 bottiglie prodotte per questa anteprima. 

I toni tenui e luminosi accompagnano profumi intensi di fiori bianchi e frutti tropicali. All’assaggio ne percepisco una spiccata acidità e salinità che fanno da spalla ad una elegante progressione aromatica di frutti maturi come la pesca bianca e la mela golden. Con vino degustato fresco si hanno sensazioni di frutto croccante e minerali, quasi gessose. Con l’alzarsi della temperatura si passa a note più rotonde e avvolgenti. La vena salina rimane ma si apprezza anche la morbidezza alcolica e glicerica.

Il 369 è vestito di chiaro ma con il suo 13,5% di Vol. ha un corpo da rosso. Decisamente un bel vino, armonico nell’insieme e piacevole nel gusto. Mi ha fatto pensare a Luce, il primo brano cantato in Italiano da Elisa, “…Parlami, come il vento fra gli alberi; Parlami, come il cielo con la sua terra…”

Grande opera prima, espressione veneta del territorio ai piedi del Monte Grappa nel comune di Romano d’Ezzelino (VI) e di un vitigno dal grande potenziale quale è il Souvignier Gris. L’annata degustata è la 2019.

Dietro le quinte di questo vino si trovano Maria Pia Viaro Vallotto e Massimo Vallotto artefici del progetto Ca’ Apollonio e l’enologo Nicola Biasi, miglior giovane enologo d’Italia 2020 (da Associazione Vinoway Italia), conosciuto anche per il suo Vin de la Neu.

Azienda agricola Ca’ Apollonio, Romano d’Ezzelino (VI) – Pagina Facebook

Rukh 2018, Nove Lune

Chissà quale è il significato di Rukh 🤔

In lingua Indi vuol dire “in piedi” ma dubito che Alessandro Sala della Cantina Nove Lune pensasse a questo. Poi ho aperto il vino e sono stato catapultato in un’altra realtà. Ero io a stare “in piedi”, nella piazza del paese, e con la folla vociante dei concittadini trepidanti. “Fate spazio, allargatevi, arriva la banda” urlava il messo comunale. Sono in tanti a suonare. Li sento da lontano, Grancassa e Trombone, una marcia sinfonica. È la banda degli Aromi con i loro frutti canditi che arrivano subito alle narici. All’ingresso del paese posso vedere i più giovani nelle prime file e sentire le note floreali e agrumate. Seguono composti gli sciroppati, di albicocca e pesca gialla che dettano il ritmo. Eccoli arrivati al centro del paese tra gli applausi, in fila e ordinati, nelle loro eleganti divise arancioni. È una festa, scoppia un petardo, lo scompiglio è nel calice, arrivano note speziate e ricordi di pietra focaia. Si riprende la sfilata, inizia l’assaggio. Li guardo avanzare con gran portamento, ora seri sulle note armoniche retronasali di resine e miele. Le majorettes mi solleticano le guance con i loro pon-pon setosi e minerali. Gli orchestrali avanzano senza sosta, ora suonano i flauti, incantano con ricordi estivi di spiaggia, di sole e di mare. È la festa di fine agosto. Li guardo diventare piccoli mentre si allontanano. Fiori alle finestre, e profumo di festa. Il paese, come il calice, è piccolo, rifaranno un’altro giro. Gran festa a Rukh, di profumi e di aromi unici.

Per scoprire Rukh segui le indicazioni di Nove Lune, direzione Valpredina. All’incrocio dei vitigni resistenti alle malattie fungine prendi per Bronner e Johanniter. Rukh si trova esattamente a metà strada, a circa 450 m/slm nella zona dell’oasi WWF. Quando arrivi non suonare Orange wine, sarebbe riduttivo. Chiedi del bianco macerato sulle bucce, quello “in piedi”, vinificato e affinato in anfora. 

Ps. Poco prima che pubblicassi il post ho scoperto che Rukh è in realtà un riferimento alla Costellazione del Cigno, “Delta Cygni” conosciuta anticamente con il nome Persiano di Rukh o Ruc. In effetti ha più senso visto il nome della cantina “Nove Lune”. Ora potrei immaginarmi in un viaggio interstellare nella costellazione di Rukh …ma ve lo racconto alla prossima bottiglia 🤣

Nove Lune, Via Valpredina 5, Cenate Sopra (BG), sito web

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