Categoria: Piwi

Bolla Ballerina, Filippo De Martin

La Bolla Ballerina è un vino bianco frizzante non filtrato, rifermentato in bottiglia con il proprio mosto. Ottenuto da uve di Bronner 40%, e 60% da Pavana, Gata, Turca e altri vitigni autoctoni. All’assaggio, quando è ancora ferma, con i lieviti depositati sul fondo, ha profumi agrumati che ricordano l’arancia rossa. I  suoi primi passi nel palato sono tesi e leggermente effervescenti. Il volume alcolico è del 12,5%. Snella e agile conferma le note agrumate e sentori di frutta secca. Si allunga su un finale amarotico e sapido/minerale. Rimettendo in sospensione i lieviti si arricchisce in personalità, all’agrume solista si aggiungono le note orchestrali dei lieviti che armonizzano e rendono il sorso più completo e piacevole. Quella nota amarotica viene equilibrata da fragranze più dolci di pasticceria e ricordi di fragoline di bosco. Resta agile come una giovane ballerina. La persistenza si allunga. È certamente la versione che preferisco. Se avrete l’occasione di assaggiarla, il mio consiglio è di mettere prima in sospensione i lieviti, capovolgendo la bottiglia qualche volta, e poi stappare con cautela e degustare. Lasciatevi trasportare dalla danza delle sensazioni nel palato e godrete di un buon vino.

Il terroir Bellunese si conferma come uno dei più interessanti. La Ballerina di Filippo De Martin, prodotta in frazione Roncoi di San Gregorio, mostra un carattere unico dove la varietà Bronner si sposa felicemente con altre varietà autoctone. È arrivato il grande inverno ma sogno l’estate, il sole caldo, le cene all’aperto e tante bolle ballerine che danzano intorno.

Azienda Agricola Filippo De Martin, Via Roncoi di fuori 137, San Gregorio n. A. (BL) – Facebook

Lato scuro 2019, Grawü

Vino rosso da uve di Regent, la prima varietà resistente a bacca rossa, registrata in Italia nel 2009 grazie alla domanda fatta dalla Provincia Autonoma di Bolzano. La provenienza è tedesca ed è frutto degli incroci svolti al Julius Kühn-Institut (JKI) e completati nella creazione datata 1967. Qui la genealogia.

Leila GRAsselli e Dominic WÜrth coltivano il loro Regent (da Reggente, il famoso diamante) a Naturno, su suoli con componente di granito e gneiss. La vinificazione prevede una parziale fermentazione con uve intere (semicarbonica) per circa 10 giorni. Successivamente affina per 12 mesi in barrique e tonneaux usate. Vino biologico e non filtrato.

Nel calice ha un colore scuro, rubino sull’unghia. La densità e gli archetti farebbero pensare ad un vino di grande struttura e alcolicità ed invece è riportato solo l’11% di volume alcolico. Il profumo è vinoso con piccoli frutti neri di mirtilli e note di sottobosco. L’assaggio restituisce il frutto fresco e una bella acidità e mineralità che sfocia nella sapidità finale. Non sento molto la presenza dei tannini e questo, insieme alla leggerezza alcolica, lo rendono perfetto per essere degustato con facilità. La persistenza è abbastanza breve ma non è il “plus” da cercare in questo vino. Piace per la sua freschezza e la capacità di offrirsi come rosso equilibrato e succoso, facile da bere. Un rosso conviviale, buono, adatto ad essere messo in tavola in ogni occasione, con dei salumi, o ad accompagnare quei piatti semplici e gustosi della tradizione. Anche se sembrerà fuori luogo mi ha ricordato la Schiava e il Pinot nero. Immagino di condividerlo con gli amici che ti piombano in casa all’ultimo momento, ai quali non hai bisogno di stappare la bottiglia speciale. Gli offri il tuo vino quotidiano, quello sincero e fatto bene.

Grawu D. Dominic Wuerth, Via Raffein 8, Cermes (BZ) – sito web

Dedit 2018, Filanda de Boron

Il Dedit è un bianco di montagna, non filtrato, ottenuto da uve di  Solaris. Prodotto dall’Azienda Agricola Filanda de Boron a Tione di Trento.

Nel calice è dorato e consistente. Profuma di frutta matura, penso alla pesca e all’albicocca e alla frutta secca. Il profumo è elegante, pieno e avvolgente. L’assaggio esprime bene le note olfattive e di macerazione con sentori di miele e resina accompagnate da una buona acidità e da una leggera astringenza. Fermenta sui propri lieviti in barriques di acacia.

La progressione aromatica è completata dal frutto carnoso e da una nota fumé. Chiude con una piacevole salinità che chiama il nuovo sorso. Lungo nella persistenza. La notevole freschezza è equilibrata da un volume alcolico del 14%. L’origine “montana”, ai piedi del Parco Naturale dell’Adamello, si percepisce in questo vino, esprime purezza. Per il corpo, e il bouquet aromatico, consiglierei questo vino come accompagnamento di primi piatti strutturati a base di pasta.

Azienda Agricola Filanda de Boron, Nicola del Monte, Via Pozedine 5, Tione (TN) – sito web

Reverso, Sara Meneguz

Pizza e? …vino naturalmente!. Basta con l’accoppiata birra, che oltretutto trasforma il mix in un gigantesco gonfiore. La bollicina delicata del Reverso di Sara Meneguz è perfetta per godersi il connubio di aromi e mantenere la bocca fresca.

Reverso è un bianco frizzante “col fondo” ottenuto da uve di Soreli, incrocio di varietà (Piwi) che ha la sua parentela più stretta con il vitigno Friulano (ex Tocai). A dare corpo e personalità a questo vino è la lunga storia vinicola della famiglia Meneguz che opera dal 1750, e la marna calcarea dei terreni di Corbanese (TV).

La tipologia di bottiglia e il tappo a corona, suggeriscono un consumo in gioventù.
Il vino si presenta limpido dentro il vetro trasparente e il residuo dei lieviti sul fondo è minimo.
Il profumo è pieno, rotondo ed invitante, con sentori di prodotti da forno e lieviti, spicca poi una bella nota aromatica vegetale che mi ricorda il basilico. L’assaggio conferma gli aromi completandosi con note di frutta esotica e mandorla amara. Il sorso è fresco e sapido con l’anidride carbonica che solletica il fondo del palato. Il volume alcolico è del 11.5%. Mi piace come si esprime, in modo nuovo e diverso dalla sua parentela con il Friulano.
Il finale amarotico si armonizza perfettamente con la tendenza dolce della pasta, anche quella della pizza. Abbinarlo è facile, l’unico rischio che correte è di finirlo troppo in fretta.

Azienda Agricola Meneguz Cesare di Sara Meneguz, via Ghette 13, Corbanese di Tarzo (TV) – sito

Spumante Naran 2017 extra brut, Pravis

Spumante metodo classico da uve Johanniter coltivate a circa 350m di altitudine in località Naran di Vezzano (TN). Affina 12 mesi sui lieviti. In etichetta l’Ouroborus, il serpente che si morde la coda. Simbolo del perpetuo moto del mondo. I quattro elementi, le quattro stagioni, le quattro parti del giorno, le quattro età dell’uomo. A produrre questo vino spumante di qualità, ad impatto zero, millesimo 2017, è l’Azienda Agricola Pravis di Lasino (TN). 

Cristallino dai riflessi dorati, ha bollicine abbastanza fini e numerose. Il profumo è fine e ricorda frutti d’agrume di cedro e lieviti. L’assaggio è strutturato, ingresso fresco e scorrevole che si allarga su note di lime/mela verde e di mandorle. La costante minerale di questo extra brut accompagna fino alla fine una piacevole persistenza aromatica.

Silver medal 2020 agli International Piwi Award. Volume alcolico 12,5%. Mi piace per la verticalità e la punta di sapidità che arriva alla fine insieme alle sensazioni minerali.

Azienda Agricola Pravis, Loc. Le Biolche nr 1, Lasino (TN) – sito

Zero Infinito di chimica, 100% di piacevolezza

Lo Zero Infinito di Pojer e Sandri è un vino bianco frizzante, realizzato con il metodo ancestrale, fermentato con lieviti autoctoni e non filtrato, col fondo. La varietà di uva utilizzata è il Solaris, coltivata nel vigneto Maso Rella a Grumes in alta Val di Cembra, a circa 900 m di altitudine.  Tra le espressioni di Solaris frizzanti che ci sono sul mercato, è tra quelle che hanno suscitato più interesse e avuto maggior successo nelle vendite (difficile trovare ancora qualche bottiglia dell’annata 2019). Il merito non è solo della notorietà e della qualità dei vini di questa cantina, ma va ricercata a mio avviso nella capacità di comunicare un’idea di vino essenziale, che viene facilmente compresa dai consumatori. Un vino il più possibile naturale che conserva le caratteristiche dell’uva senza compromessi. Zero chimica in campagna e in cantina. Ovviamente gli slogan non bastano a far vendere un vino, alla fine deve essere buono e per questo c’è la relazione del Solaris con un terroir d’eccellenza insieme all’esperienza di oltre 40 anni di Pojer e Sandri. È curioso che proprio nel 1975, quando iniziavano la loro avventura vinicola, a 500 chilometri di distanza, a Friburgo, veniva registrata la varietà Solaris, incrocio di vitis vinifera (tra cui il Riesling) e vitis Amurensis (vite asiatica da cui ha ricevuto la resistenza alle malattie).

Per l’assaggio ho voluto sperimentare la doppia possibilità di degustazione. Prima limpido, con i lieviti lasciati sul fondo della bottiglia e poi velato con i lieviti in sospensione. Il colore ha un bel tono naturale di giallo tenue, sembra un succo di frutta, i profumi sono fragranti di fiori e prati, ricorda il fiore di Sambuco. Un’altro dettaglio che caratterizza questo vino è che le uve vengono lavate prima della vinificazione. Mario Pojer scherzosamente dice che passano dalla Jacuzzi. A mio parere questa pratica si riflette in un vino “pulito” privo di accenti aromatici strani e soprattutto nella percezione di bere un vino fatto di succo d’uva fermentato e niente altro.

L’assaggio è fresco e ne esce una bella acidità e sapidità. Gli aromi retronasali ricordano quelli della mela e della pera croccante. Ho poi messo un tappo provvisorio e fatto andare in sospensione i lieviti scuotendolo. La complessità olfattiva ne ha guadagnato degli aromi fermentativi dei lieviti e al palato ha acquisito spessore e sensazioni di frutta polposa. Ci ho ritrovato anche qualcosa di agrumato e una persistenza maggiore con un finale minerale.

La freschezza e la facilità di beva, dovuta anche all’apporto non dominante di anidride carbonica, rendono questo vino perfetto per un aperitivo e per un consumo spensierato (sempre nei limiti del consumo moderato e consapevole). Il volume alcolico è del 12%.  Mi sono divertito  ad assaggiarlo, ho trovato aromi autentici e tanta piacevolezza gustativa.  

Azienda Agricola & Distilleria Pojer e Sandri, Loc. Molini 4, Faedo (TN) – sito

Spumante St. Quirinus Brut

Spumante Metodo Classico da varietà resistenti, Bronner e Johanniter. Affina 36 mesi sui lieviti prima della sboccatura. Ne risulta uno spumante cristallino con numerose bollicine extra-fini che continuano a sprigionarsi per parecchi minuti.

I profumi sono e eleganti e denotano una certa complessità. Aromi agrumati, di mela e di lieviti. L’assaggio è appagante. L’effervescenza conferma gli aromi fragranti nasali, si aggiungono note di frutta secca nel retrogusto e un finale di mela golden. I sentori di pasticceria sono delicati e marginali, penso a delle piccole meringhe che in questo caso accompagnano la sensazione minerale che resta sulla lingua.

St. Quirinus Brut è prodotto in Alto Adige nella zona di Caldaro, è certificato Biologico e ha un volume alcolico del 12,5%. È uno Spumante perfetto per brindare e festeggiare. Il Natale si avvicina, ed anche la fine di questo 2020 di cui non se ne sentirà nostalgia. Brindiamo con i nostri cari a un futuro migliore.

Azienda vitivinicola St. Quirinus, Pianizza di Sopra 4b, Caldaro (BZ) – sito

Vino del Passo 2019, LieseleHof

Il Vino del Passo racconta più di altri il mondo dei vini di montagna e quello delle varietà resistenti, Piwi*. A produrlo è la famiglia di Werner Morandell della cantina Lieselehof di Caldaro in Alto Adige. Un precursore della viticoltura biologica e dell’utilizzo di varietà resistenti come il Solaris. 

Le uve di questo vino provengono dal vigneto vicino al Passo della Mendola, il suolo è composto da argilla ferrosa e calcarea leggermente disseminata di ghiaia. L’altitudine è davvero impressionante, circa 1250m.

Nel calice ha un colore tenue e cristallino. Il profumo è elegante e pulito, di agrume di limone e pesca bianca. All’assaggio entra con una bella acidità che rinfresca, cresce nell’apporto aromatico con frutta esotica polposa di ananas e frutto della passione. Una spolverata di pepe bianco impreziosisce il bouquet. Il finale è lungo e minerale, esce una punta sapida sulla lingua e ricordi vegetali di erbe aromatiche come la salvia. Mi fa pensare alla montagna per il suo crescendo, la sensazione di salita e l’arrivo in vetta con l’aria pungente che ti entra nelle narici. 

L’annata è la 2019, conserva una grande fragranza degli aromi e quel 13,5% di volume alcolico è quasi una sorpresa di fronte a tanta freschezza. Si intravede un potenziale evolutivo notevole come nei migliori Riesling.

È un vino iconico, riferimento per chiunque si avvicini al mondo dei vini Piwi, dagli assaggiatori ai produttori. Io consiglio di provarlo perchè è davvero buono, equilibrato e armonico. Ti porta in montagna anche se stai in pianura e supera di gran lunga, in qualità, tanti rinomati vini bianchi. Ha una facilità di beva sorprendente e questo è forse l’unico difetto, in due rischi di farci l’aperitivo e di ritrovarti con le code di gambero sul piatto e la bottiglia ormai alla fine. 

Se volete regalare un vino non convenzionale ad un appassionato di vini bianchi questo è il vino giusto. Ma anche gustarselo in famiglia è un gran piacere.

2020

Tenuta Lieselehof, Fam. Werner Morandell, Via Kardatsch 6, Caldaro (BZ) – sito

Orange 2019, Hermau

Giro in Darsena e assaggio di questo Alpi Retiche IGT. Vino biologico macerato per 120 giorni in anfore di terracotta. L’arancio dorato e brillante risalta come un gioiello sui toni cupi delle acque del Naviglio. Come se quel sole preso sui terrazzamenti di Pianazzola (SO), fosse rimasto imprigionato in bottiglia ed ora tornasse a risplendere nel calice. Al naso è un tripudio aromatico di frutta candita, albicocca, frutto della passione e pasticceria dolce. 

Sarà che si avvicina il Natale ma penso al profumo del panettone con l’uvetta e i canditi. L’uvaggio è suddiviso per la stessa percentuale tra l’aromatico Gewurtztraminer e il Souvignier Gris (Piwi). Il sorso è asciutto, teso, persino salino. Gli aromi dolci nasali lasciano spazio a sentori balsamici e un finale amarotico. Mantiene sempre una bella tensione che gli dona personalità e finezza.  Offre l’aromaticità tipica dei vitigni usati senza diventare “noioso” come a volte succede assaggiando certi Gewurtztraminer. L’anfora gli ha conferito mineralità e un respiro lungo. L’acidità e la temperatura di degustazione, sugli 8°, tengono sotto controllo il volume alcolico del 14% che altrimenti si sentirebbe velocemente. 

Gran vino, caleidoscopico e luminoso. Complimenti al produttore, Maurizio Herman, per l’impronta che gli ha dato. Sapere che arriva da un passato di assaggiatore e sommelier è la dimostrazione che anche il “sogno proibito” di tanti appassionati può diventare realtà e nel suo caso è una realtà di grande qualità. Un pochino lo invidio lo ammetto… Rimetto gli occhi sul Naviglio Grande, non ha più assembramenti, la movida è un ricordo lontano, però questo tocco di luce dell’Orange di Hermau gli ha ridato vita. Non è un vino da passeggio, è piuttosto un vino da gustare con calma, in un’antica osteria e con un formaggio molto stagionato. Con l’alzarsi della temperatura si ammorbidisce facendo uscire note di frutta secca e sciroppata. Potrei aspettare ancora qualche ora o assaggiarlo domani trovandoci qualcosa di nuovo. L’ultimo sguardo è all’etichetta, ai frammenti colorati che la riempiono, come in un caleidoscopio. 

Ps. Il commento sintentico dell’altro calice;  “buono questo”, La mia risposta; ‘“te credo, è l’Orange di Hermau!” 

Hermau di Maurizio Herman, Via E. Vanoni 256, loc. Pianazzola, Chiavenna (SO) – sito

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