Gli ibridi di ieri e i PIWI di oggi
La commissione Agricoltura del Parlamento Europeo ha approvato nel “pacchetto vino” la reintroduzione delle cosiddette “varietà proibite”, tra le quali Clinton, Noah e Isabella. Ibridi di prima generazione con un passato di migliaia di ettari poi decaduti tra i divieti e l’introduzione dei fitofarmaci in vigna.
Erano ormai nel dimenticatoio se non fosse che i “vitigni proibiti” continuavano ad esistere, soprattutto in Veneto, tra gli appassionati che ne avevano fatto una bandiera della tipicità regionale. Ricordo il grande lavoro di Franco Zambon e l’associazione Clinto de Marca che già qualche anno fa spingeva per farne riconoscere il valore di tipicità Veneta. Ora grazie all’iniziativa dei Verdi sono tornati alla ribalta… insieme a qualche dubbio da dipanare. Rimando a questo vecchio articolo per approfondire ad esempio la storia del Fragolino.
Tra gli addetti ai lavori si fa vivace la discussione sulla collocazione di quegli incroci primordiali che hanno dato origine a Clinto, Isabella, Noah… o al più recente Chambourcin (genitore con Bianca del Regent). Dove li collochiamo come tipologia di vitigni?. Dobbiamo considerarli dei PIWI come le 36 varietà ottenute da reincroci e già iscritte nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, oppure lasciarli a margine pur rilevandone proprietà di resistenza alle malattie della vite?

Tutte le 36 PIWI iscritte hanno la Vitis vinifera come minimo comune denominatore mentre ad esempio il Clinton e il Noah sono un incrocio interspecifico di Vitis riparia x Vitis labrusca, l’Isabella ha decine di sinonimi e come genitori la Vitis labrusca e il Meslier Petit che a sua volta ha numerosi sinonimi e una parentela generata da Gouais Blanc x Savagnin Blanc (Traminer), insomma siamo proprio agli albori.
Lo Chambourcin ha invece un pedigree ben più complesso e genera vini di qualità superiore.

Personalmente sono rimasto stupito da questa reintroduzione della quale non sentivo la necessità, sotto sotto ho pensato che potrebbero sminuire e vanificare gli sforzi qualitativi e di immagine ottenuti dai PIWI.
Vero anche che ogni liberalizzazione aggiunge qualcosa e non toglie niente, quindi staremo a vedere che tipo di futuro avranno al di fuori del prodotto tradizionale di nicchia.

Il confronto con i vini PIWI d’oggi lo vedo difficile e lo eviterei. Se penso ai quasi 150 vini assaggiati alla V^ Rassegna PIWI svoltasi mercoledì e giovedì scorso alla Fondazione Mach di S. Michele all’Adige non riesco ad immaginarmi di assaggiare un Clinto o un Isabella tra gli altri, magari cambierò idea, forse ho solo bisogno di metabolizzare questo ritorno… E tu cosa ne pensi? (scrivilo nei commenti).
A proposito di rassegna PIWI, bella edizione. Mi è sembrato che la Commissione abbia lavorato con una buona sincronia di vedute. Certo che la quantità di assaggi (72 il primo giorno e 71 il secondo), non ha lasciato granché tempo per scoprire e capire a fondo ogni vino. Il gran numero di Solaris assaggiati (senza sapere che fossero Solaris), ha evidenziato differenze enormi e poche eccellenze, mentre tra gli altri bianchi e le altre categorie in concorso si sono assaggiati tanti grandi vini. Avendo assaggiato tutti i vini alla cieca non vedo l’ora di scoprire a chi corrispondono i codici campione e i punteggi assegnati. L’appuntamento è a San Michele all’Adige il 22 Gennaio 2026 per il Convegno e la Premiazione, non mancate perchè ci sarà una bella sorpresa!
All’inizio dell’articolo, foto grappolo Clinton di Ursula Brühl – Julius Kühn-Institut (JKI)





