Categoria: Vini Alto Adige

Dornach 11

Numero 11 di Tenuta Dornach

Ero curioso di assaggiare questo vino ottenuto per la medesima percentuale da uve di Souvignier Gris e Cabernet blanc. Anche se in uvaggio, è la prima volta che assaggio il Cabernet blanc. I profumi mi raccontano di sole, di fiori gialli, di api e di miele. All’assaggio entra fresco e fruttato, si percepisce grande consistenza. Aromi di pesca matura e mandarino che si allungano su sentori vegetali di Sauvignon blanc e basilico. Fruttato e floreale da riempirti la bocca di ricordi esotici di frutta polposa. Contemporaneamente ti pizzica la lingua con la sua minerale sapidità.

Corpo robusto e trama fitta per questo bianco che esprime il calore dell’annata 2019. Bel vino il nr. 11. Sebbene abbia il 13,5% di volume alcolico si lascia bere come un succo di frutta. Un’alchimia che mette insieme l’apporto di una biologa (Karoline) + un Enologo (Patrick) + una tenuta storica (Dornach) + il territorio di Salorno (BZ) + l’uva di Cabernet blanc + l’uva di Souvignier Gris + la Primavera + l’Estate + l’Autunno (le 3 stagioni dell’uva, germoglio, maturazione, vendemmia) + l’acciaio (contenitore di vinificazione e affinamento). Numero 11, due volte primo, come Armstrong e Aldrin, i primi due uomini a mettere piede sulla luna con l’Apollo 11.

Tenuta Dornach, Via Dornach 12, Salorno (BZ), sito web

Ambra 2019, Grawü

Grawü è l’associazione dei nomi della coppia dietro a questa cantina di Cermes (BZ), Leila GRAsselli e Dominic WÜrth.  Il loro vino Ambra si presenta leggermente velato essendo un vino non filtrato, il colore ricorda l’ambra da cui ha preso il nome. I profumi sono molto belli ed invitanti, mi ricordano gli agrumi e il mandarino in particolare, mi trasporta in prati fioriti e sensazioni di luce abbagliante. Il sorso è ampio nel restituire gli aromi dolci degli agrumi, con ricordi di melone e miele, in un contesto di freschezza e acidità. Si allunga piacevolmente regalando sensazioni minerali e nel finale una nota amarotica.

È un vino che risalta per unicità in una rappresentazione strepitosa del vitigno Souvignier Gris. Forse mi sbilancio a dare questo giudizio, ma penso che sia tra i migliori assaggiati. Le uve provengono dal vigneto terrazzato di Naturno il cui suolo è composto principalmente da granito e gneiss, ovviamente in regime biologico. Viene vinificato con lieviti indigeni, macerazione di 7 mesi sulle bucce in botti di legno e 5 mesi in acciaio prima d’essere imbottigliato senza filtrazione. È di fatto un orange wine con un volume alcolico del 12,5%.

Dominic lo descrive come un vino vivace e multistrato. Io lo associo alla vivacità della primavera, a quando tutto si rimette in moto e la natura regala i suoi colori migliori. L’assaggio multistrato è una visione tridimensionale sulle colline al tramonto, ognuna con una tonalità di colore diversa, come gli aromi che si susseguono in questo vino. Da degustare con calma anche se verrebbe voglia di ingollarlo come se non ci fosse un domani. Vino di luce e di gioia ma soprattutto un buon vino. Più che consigliarlo in abbinamento a qualche cibo lo consiglierei per una festa o per conquistare una persona. 

Grawu è a Cermes (BZ) in via Raffein 8, sito web

Solaris 2017, Castel Annenberg

Mi ero già fatto il film della visita al castello con degustazione sulla merlata e vista sulla Val Venosta. Ma niente, è partito l’antifurto di un appartamento e mi ha rovinato il mood. A questo punto mi accomuna solo la possibilità di guardare dall’alto, dall’ottavo piano. La vista non è sulla Strada del Vino a Castel Monte Sant’Anna ma sui tetti e le tapparelle abbassate dei condomini circostanti. 

La famiglia Fuchs, proprietaria dal 2010 di Castel Annenberg è il produttore di questo Solaris 2017. L’unico Piwi dei cinque vitigni che coltivano su circa un ettaro e mezzo a oltre 1000 metri di altitudine.

I profumi richiamano i prati in fiore in primavera. Penso anche alle foglie di pomodoro, al fieno, alla famiglia aromatica dei tioli. All’assaggio è minerale, sapido, intrigante nei sentori fruttati di pesca gialla e agrumi. È verticale, scende dritto come una lama, con la sua grande freschezza che attraversa la gustosa polposità che riempie le guance. Rimane piacevolmente in bocca con aromi freschi e sfumature minerali che mi ricordano l’acqua fredda di torrente di montagna che scorre sulle pietre levigate. Il finale è tutto agrumato. Ne voglio ancora e ancora. Freddo, molto freddo, all’ultima ora del sole e per tutta la cena. Provo ad abbinarlo al pecorino stagionato del Sulcis che mi sono portato a casa, wow!! Viva l’Italia dal nord alle isole!.

Vino elegante e di grande personalità, un Solaris che ho degustato con gran piacere. Solo alla fine ho guardato la retro etichetta, il volume alcolico è del 14,5%… 😱 A questo punto anche Milano ad agosto mi sembra bella. C’è silenzio, direi -90% del solito. Si è alzato un bel venticello, that’s good. 

Godetevi le vacanze e il buon vino 🌴🍾.

Solaris 2017, Kollerhof

Solaris 2017 Kollerhof.

La tenuta Kollerhof della famiglia Visintin si trova nel famoso terroir di Mazzon, ad Egna (BZ). Ad affiancare la produzione del rinomato Pinot noir c’è il bianco Solaris. Quello che ho davanti è un 2017, Vigneti delle Dolomiti IGT. Appena stappato, mi sono arrivati al naso dei profumi intensi di prati fioriti, di frutto della passione e mandarino, di erbe balsamiche che mi ricordano il timo e la salvia.

All’assaggio è minerale e fresco, leggermente sapido e croccante nella sensazione al palato. Le eleganti note tioliche accompagnano una bella progressione, sempre fragrante con un retrogusto citrino e una discreta persistenza aromatica. Pur avendo il 13,5% di volume alcolico rimane molto fresco e di grande piacevolezza. Il terroir gioca sicuramente un ruolo fondamentale in questo Solaris di strepitosa freschezza, davvero un piacere gustativo in queste serate calde d’estate.

Se non fosse per i 300 chilometri che separano Milano da Egna ci farei un salto per l’aperitivo accompagnandolo con qualche fetta  di speck e del formaggio di montagna, mi godrei poi il fresco serale e mediterei sui piaceri della vita. (…poi è andata che l’aperitivo l’ho fatto in terrazza e al tramonto sono rientrato in casa accendendo l’aria condizionata, a Milano di aria fresca serale non se ne parla ma ho comunque meditato sui piaceri della vita, il Solaris ha aiutato).

Se non sei troppo lontano dall’Alto Adige, la Tenuta Kollerhof è in Via degli Alpini 11 ad Egna (BZ), sito

Thomas Niedermayr, Hof Gandberg

Codice d’accesso: 04 06 11

Finalmente è arrivata l’occasione per assaggiare i vini di questa famosa cantina di San Michele Appiano (BZ). Ero incuriosito dai vini di Thomas Niedermayr e padre perchè sono stati tra i capostipiti del biologico e dei vitigni resistenti in Alto Adige. L’azienda si fonda sui valori del rispetto della natura e della biodiversità. Dal 1991 è associata e certificata Bioland. Dei loro sei vini da uve Piwi ne ho presi in considerazione tre, tutti dell’annata 2016. Prima delle note di degustazione, qualche informazione sull’ubicazione dei vigneti che sono a circa 500 m slm ed influenzati dal microclima delle buche di ghiaccio e del “Gandberg”, il massiccio roccioso da cui prende il nome la cantina. I terreni sono perlopiù costituiti da argille e calcaree con alta presenza di roccia dolomitica bianca.


TN 04 Bronner 2016

Il 2004 è l’anno in cui sono state piantate le viti di Bronner di questo vino dal 13% di volume alcolico. Vinificato con una breve macerazione di un giorno e fermentato con lieviti indigeni. Affina sui lieviti per qualche mese in acciaio, in legno neutro per 4 mesi e ritorna poi in acciaio per altri 4. È stato imbottigliato, non filtrato, nel 2017. Mitterberg IGT.

Profuma di agrumi e fieno. In bocca è minerale e complesso. Mi ricorda la polpa gialla della pesca, la nespola, la felce e il timo. La mineralità accompagna a lungo le sensazione aromatiche che si allungano in un bel finale. È difficile da decifrare nella trama ma dimostra personalità e unicità, un vino ‘emozionale’ che si discosta molto da altri Bronner assaggiati. A furia di piccoli sorsi, la bottiglia è alla fine. Dimostra piacevolezza e suscita curiosità. Un vino da leggere più volte.


YN 11 Gandfels 2016

Le uve sono un blend di Piwi a bacca rossa (vedendo le annate precedenti dovrebbero essere di Cabernet Cantor e Cabernet Cortis). Fermentazione con lieviti indigeni e pressatura dopo tre settimane, affina un anno in botte di rovere neutra e un anno in acciaio. Imbottigliato non filtrato nell’agosto 2018. Volume alcolico 13,5%.

I profumi balsamici si espandono dal calice, ricordi di eucalipto e ginepro, arrivano note di cioccolato e vaniglia, di ciliegie, mirtilli, spezie ed infine quei sentori vegetali che ricordano il peperone verde, tipico dei Cabernet. È elegante e fine con un bouquet molto piacevole. In bocca esplode il frutto fragrante e si amplifica la freschezza di un’acidità che lo mantiene giovane e probabilmente longevo per molti anni. Mentre si allunga si ripresentano le note di affinamento in legno e i sentori balsamici. È un gran bel rosso, armonico e di spessore. Un rosso da competizione in grado di soddisfare anche i palati più scettici.


06 Abendrot 2016 

È un vino da Souvignier Gris, una varietà le cui uve hanno un bellissimo colore che vira dal magenta al viola e che nella genealogia annovera due importanti vitigni, il Gewurtztraminer e il Riesling. Abendrot (ultimi bagliori), è quello che comunemente viene definito un orange wine. Le sue uve vengono macerate per circa un mese ed affina quasi due anni prima dell’imbottigliamento, per metà in acciaio e per metà in legno di rovere neutro. Imbottigliato non filtrato ad agosto 2018. Volume alcolico 13,5%. Mitterberg IGT.

Alla vista è spettacolare, un’arancio/ambrato che andrebbe registrato tra i colori Pantone. I profumi mi ricordano il frutto della passione e l’albicocca disidratata, all’assaggio prevalgono gli aromi agrumati di mandarino e i fiori bianchi, penso al glicine e al bosso. Una bella sinfonia accompagnata da freschezza e mineralità. La sapidità e una sensazione gessosa con sfumature speziate di vaniglia e cannella chiudono una progressione articolata e persistente. La leggera astringenza dei tannini rimane poi tra le guance in attesa di qualcosa di adeguato da accompagnare. C’è solo l’imbarazzo della scelta, ma consiglierei un cibo speziato oppure un pecorino stagionato piccante o, come ho provato io con estremo piacere, il salmone in crosta di pistacchi. Gran bel vino che da appassionato mi ha regalato sensazioni uniche.


Non saprei dire se questi tre assaggi sono abbastanza per farmi un’idea della cantina ma guardando da lontano, dalla città, mi sembra di sentire l’aria pungente e i profumi dei campi fioriti quando assaggio questi vini. Alle sensazioni di naturalità si associano quelle di eleganza e finezza che dimostrano una produzione attenta e qualitativa. Nell’ordine di assaggio vanno anche le mie preferenze gustative, certo che l’Abendrot è il fuoriclasse che vorrei avere sempre disponibile in cantina.

Thomas Niedermayr, Hof Gandberg Via Castel Palú 1, S. Michele/Appiano (BZ) – sito web

Santerhof di Wilhelm Gasser

L’Alto Adige è un delle prime zone in cui è stata introdotta la coltivazione di varietà resistenti alle malattie fungine. La cantina Santerhof di Wilhelm Gasser è situata all’ingresso della Val Pusteria, a Rio di Pusteria, ha i vigneti coltivati esclusivamente con varietà resistenti ad un’altitudine di poco inferiore agli 800 metri, sono i vigneti più a nord dell’Alto Adige. Oltre all’uva, Gasser coltiva una quarantina di varietà di mele e offre ospitalità nel proprio agriturismo. L’azienda è certificata Biologica.

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Sono sei i vini prodotti dalla tenuta Santerhof
Primus:
bianco da uve Solaris
Muskaris: bianco da uve Muscaris
Gratus: bianco da uve Johanniter
Rubus: rosso da uve di Cabernet Cortis e Regent
Robustus: rosso da uve Monarch e Cabernet Cortis
Soleil: passito

Di questi ne ho degustati due:


Solaris Primus 2018, Tenuta Santerhof – Wilhelm Gasser

L’uva Solaris che caratterizza il Primus è una delle 20 varietà resistenti iscritte al registro nazionale, vitigno creato nel 1975 dall’istituto di ricerca di Friburgo e successivamente ibridato all’Istituto di San Michele all’Adige che ne ha richiesto la registrazione avvenuta poi nel 2013. Come vitigno, il Solaris porta con sé una parentela con il Riesling e il Pinot grigio.
È un vino bianco secco con volume alcolico del 13%. Alla vista è di un giallo paglierino tenue e cristallino. I profumi ricordano la frutta esotica, frutto della passione, ananas, poi la pesca bianca, erbe aromatiche di montagna, fieno. In modo delicato ricorda anche i Riesling giovani e il Gewurtztraminer. In bocca è minerale, sapido, con un bel frutto fresco e fragrante, torna la pesca bianca. Alla freschezza fa da contraltare una sensazione glicerica, vellutata. L’aroma fruttato ti accompagna a lungo. Si ha la sensazione di assaggiare un vino dove il succo d’uva è protagonista e in armonia con la parte alcolica. Si apprezza molto di più se degustato fresco a 8/10° al massimo.
È un vino che trasmette naturalità e territorio, l’aria frizzante di montagna sembra racchiusa in questo vino. L’aromaticità non invadente e l’armonia delle sue componenti me lo fanno posizionare come ottimo starter in un aperitivo oppure ad accompagnare del pesce marinato o il sushi. Un bianco elegante anche per occasioni speciali. Il tappo Stelvin (a vite) dovrebbe servire per un consumo dilazionato, difficile che succeda, un calice chiama l’altro.


Robustus 2017, Tenuta Santerhof – Wilhelm Gasser

Il Robustus è un blend di Monarch e Cabernet Cortis affinato 10 mesi in barrique. ll vitigno Monarch originato a Friburgo nel 1998, deriva dall’incrocio tra Solaris e Dornfelder. L’altro vitigno del blend, il Cabernet Cortis, come si percepisce dal nome, deriva dall’incrocio tra Cabernet Sauvignon e Solaris. Anche lui arriva da Friburgo, creato nel 1982 ed iscritto in Italia nel 2013.
È un vino rosso secco con volume alcolico del 13%. Prima ancora di annotare le sfumature rosso granato del vino senti arrivare al naso le note intense di frutti di bosco. Olfattivamente ricorda il lampone e le erbe balsamiche, penso anche al ginepro. In bocca ha una notevole acidità, si confermano gli aromi di piccoli frutti, anche more e mirtilli e una nota vegetale. È fresco, con una buona acidità che lo rende facile da bere e una mineralità che ti accompagna a lungo. Di media corporatura.
Anche in questo vino si ha una bella sensazione di naturalità ma ne percepisco una minor complessità rispetto al bianco Primus. Vino ideale per un consumo quotidiano. Sarei curioso di assaggiarlo con i tipici canederli alla tirolese ma mi accontento di qualche fettina di pane nero con lo speck.

Se passate in Val Pusteria: Santerhof, Wilhelm Gasser, Via Pusteria 40, Rio di Pusteria (BZ) – sito web

Solaris 2018, Ploner

A produrre questo Solaris 2018 è la Cantina Plonerhof di Marlengo (Merano), in Alto Adige. Il Solaris è un vitigno ottenuto nel 1975 a Friburgo dall’incrocio di Merzling (Seyve Villard 5.276 x Riesling x Pinot Gris) e GM6493 (Zarya Severa x Muscat Ottonel). In soldoni, è un vitigno ottenuto da incroci di varietà di Vitis vinifera insieme a Vitis amurensis (varietà asiatica da cui ha preso una piccola parte che resiste alle malattie). Questo tipo di viti consente di avere il più basso numero di trattamenti in vigna con rame e zolfo, che può essere anche nullo nelle belle annate.

I vini da viti resistenti, anche chiamati Iperbio/Hyperbio o PIWI (dal tedesco pilzwiderstandfähig, viti resistenti ai funghi), sono ciò che di più sano ed integro possa esserci in termini di vino.

Fatta la necessaria presentazione veniamo al vino che ho davanti. Alla vista non ha niente di differente da altri ‘bianchi’, il colore è giallo paglierino brillante. L’olfatto è invece complesso, inizialmente di frutti esotici come l’ananas, la mela gialla fragrante, i fiori di campo, una leggera speziatura e qualcosa di vegetale.

In bocca conferma una struttura complessa, con una notevole acidità e sapidità che lo rende facilmente bevibile. Gli aromi retronasali sono di frutta a polpa bianca matura, pesca, mela. Si allunga in un bel finale fruttato. La nota morbida di contorno mi ricorda certi Chardonnay. Basta poco però a percepire il volume alcolico consistente (14%) per ricredermi e dirottare le mie sensazioni ad un’altro vino bianco che amo, il Pecorino.

In due, a cena, non ci accorgiamo quasi e alla fine la bottiglia è vuota e le palpebre pesanti. Per fortuna non dovevo mettermi alla guida e l’unico tragitto che dovevo fare era quello verso la camera da letto 😅 (è comunque un vino perfettamente digeribile e l’indomani eravamo freschi come le rose).

Quello che più mi piace di questo Solaris, è la coesistenza di sensazioni che generalmente appartengono a vini diversi, cioè una parte fruttata, fresca e una parte morbida e opulenta tipica dei vini bianchi passati in legno.

Tenuta vinicola Plonerhof, Erhart Tutzer e Herta Schafer, Via Tramontana 29, Marlengo – sito web

Bronner 2018, Elena Walch

È un vino Piwi, da pilzwiderstandsfähige Rebsorte, cioè varietà resistenti alle malattie fungine. Si tratta del Bronner 2018 di Elena Walch, con sede a Tramin in Alto Adige. I profumi sono delicati, primaverili, di fiori bianchi, acacia, mela acerba. In bocca si allunga confermando il bouquet floreale. È fresco e minerale, sapido, con un bel corpo e sensazioni vellutate sul finale. I vini Piwi come questo, sanno sorprendere e trasmettere note particolari che sembrano appartenere a mondi diversi e che invece stanno insieme in armonia.

Il vitigno Bronner, è stato ottenuto nel 1975 incrociando (per innesto), il Merzling e il Geisenheim 6494, due varietà naturali che hanno tra i loro progenitori il Riesling e il Pinot grigio. In effetti, essendo un 2018 c’è qualcosa che ricorda il Riesling in giovinezza. Mi piace molto per la sua mineralità (uso proprio questo termine che fa discutere e incavolare tanti esperti), aldilà della salinità, è la sensazione di ardesia, di pietre di fiume che mi ricorda questo vino. Nel complesso è elegante e di carattere. Perfetto come aperitivo ma lo vedrei bene anche con una cremosa burrata.

Elena Walch, Via Andreas Hofer 1, Tramin/Termeno, Alto Adige – Italia – sito web

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