Viticoltura nativa tropicale: rivoluzione PIWI dal Centroamerica

Testo di Virgilio Vidor – San José, Costa Rica

Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Direttore del Giardino Laboratorio VITIS VIDOR e Ricercatore Scientifico in Viticoltura Tropicale, Costitutore di ibridi di uva da vino e da tavola tropicale. Ricercatore sperimentale per l’Olivo Tropicale. Consulente internazionale per lo Sviluppo Integrato e Sostenibile a livello locale, comunale e urbano-rurale.

Da Fregene al cuore del tropico

All’arrivare con la mia famiglia in Costa Rica nel 1972, lasciando Fregene, avevamo un’idea che molti consideravano utopica: coltivare uva da vino in un paese senza tradizione vitivinicola e con un clima radicalmente diverso da quello europeo. I primi esperimenti iniziarono nel Centro Sperimentale di Viticultura Tropicale (CEVT) che fondammo a Playa Panamá, Guanacaste, con 10 varietà dall’Italia e 350 dalla UC/DAVIS (California), affrontando sfide estreme: umidità, temperature elevate, malattie fungine e la presenza endemica del letale batterio Xylella fastidiosa. Quello che era nato come un esperimento, si è trasformato poi in una rivoluzione scientifica. 

Ibrido F1 Tiliifolia-Vinifera

Non solo si é adattata la viticoltura al tropico, ma si é voluto reinventarla, fondando un campo completamente nuovo: ibridare la Vitis vinifera con specie tropicali di Vitis, come la Vitis tiliifolia, Vitis shuttleworthii, Vitis flexuosa ed altre, per creare nuove varietà PIWI che fossero funzionali al clima caldo e umido, senza inverno. Attualmente la coltivazione della Vitis vinifera ai tropici  (maggiormente da tavola) é diffusa specialmente nelle zone semiaride e con poca o nulla presenza di Xylella e altri parassiti, utilizzandosi preferibilmente ibridi, nelle zone piú umide. Invece, la creazione di vitigni ibridi funzionalmente tropicali, particolarmente nei tropici americani, ebbe solo sporadiche iniziative non continuate sistematicamente nel tempo.

Ibrido Gralop
Ibrido Tropical Lalla Chocolate

Metodologia: scienza, passione, intuizione, pazienza e selezione rigorosa

Il mio lavoro si basa su una combinazione un po’ empirica, di rigore scientifico, passione e intuizione agronomica. La sensibilità verso la vite in ambienti tropicali, maturata in decenni di osservazioni, mi ha permesso di fare scelte sempre piú precise, evitando gli errori iniziali e accelerando sempre piú negli anni, i risultati.

Si sono identificate e scelte viti selvatiche tropicali (specie e loro varietá) con alta resistenza alle malattie e adattamento al suolo e clima locale. La ricerca si concentró sulla Vitis Tiliifolia centroamericana, ma anche sulle V. Shuttleworthii, V. Simpsonii della Florida e V. Flexuosa del sud est asiatico. Attualmente sto iniziando anche con la Vitis bourgaeana del Messico e varie decine di specie di Vitis americane ed asiatiche. Prevedo anche di lavorare su ibridi intergenerici tra vitaceae.

Moscato Lazipomi
Moscato Lazipa

Si sono eseguiti incroci controllati tra queste specie tropicali sia con varietà europee di alto valore che con varietá ibride resistenti, cercando sinergie genetiche particolari, la cui caratteristica principale era l’adattamento fenologico e funzionale, al clima tropicale e all’assenza dell’inverno. Si coltivano a piede franco, ma possono anche innestarsi sulla Tiliifolia.

Ogni incrocio come gia detto, è stato frutto di una scelta precisa, guidata principalmente da esperienza e intuito, dovuto alla scarsa esistenza o reperibilitá di dati ed esperienze tropicali su queste viti e loro ibridi, nell’ambito della comunitá scientifica. In oltre 50 anni a VITIS VIDOR si sono prodotti migliaia di ibridi, circa un centinaio l’anno, risolvendo allo stesso tempo vari problemi della viticultura tropicale, come la irregolare germogliazione, la dominanza apicale, ecc. per cui sono state studiate, sperimentate ed applicate, anche nuove forme di potatura della vite. Ho lavorato durante tutto questo periodo, anche con USAID, UE e IDB in vari paesi centroamericani, per la cooperazione allo sviluppo agricolo rurale ai vari governi, mininisteri e istituti della regione. Oggi, nel Giardino-Laboratorio a Curridabat in Costa Rica, si conservano circa 800 biotipi diversi (ibridi, specie pure, varietá, cloni di mutazioni, ecc). Purtroppo, lo spazio non basta piú.

Tiliifolia-labrusca-vinifera x Montepulciano

A VITIS VIDOR si realizzano (anche se un po’ empiricamente) microvinificazioni mirate, per analizzare zuccheri, acidità, profilo sensoriale e possibile potenziale commerciale. Inizialmente, negli anni ’70 e ’80 si é lavorato piú con vinifere e ibridi non tropicali; oggi, ci si concentra sull’ottenimento di viti ibride tropicali autoctone, studiando, scoprendo e valorizzando nuove espressioni di terroir, in un mondo inedito di aromi e sapori. Tutto ció, sta corrispondendo molto con i gusti della gente locale, facendo ben sperare di essere sulla strada giusta, per esprimere anche nel campo umano, le potenzialitá di un nuovo e vero terroir originale e autóctono, naturalmente e socialmente sostenibile.

Sulle migliaia di ibridi realizzati, circa una ventina mostrano caratteristiche interessanti (forse anche notevoli). Di questi, una mezza dozzina è in fase avanzata di sviluppo e prove. Il primo ibrido PIWI tropicale, sarà registrato ufficialmente nel 2026 in Costa Rica dall’apposita Istituzione OFINASE, per conto della UPOV, con il supporto del prestigioso “Instituto Tecnológico de Costa Rica/ITCR” di Cartago il quale prossimamente, aumenterá a partire dal 1926, la sua collaborazione con VITIS VIDOR per lo studio, descrizione e registro dei prossimi nuovi ibridi già in fase di studi e prove avanzate.

Virgilio Vidor con grappolo di PEVI-1

Dopo alcuni anni di collaborazione a distanza, prima con la UC/DAVIS, poi con imprese peruviane (ricerche per creare ibridi tropicali apireni da mensa), quindi con il CNR (ISP di Grugliasco) e attualmente con l’INRA di Montpellier, si sono iniziati piú recentemente, contatti per studiare future collaborazioni e sviluppi con la Fondazione Edmund Mach (San Michele all’Adige). Da un paio d’anni sono socio ufficiale di PIWI ITALIA (Piwi International), come unico associato nell’ambito della Viticultura funzionalmente tropicale e sono in contatto con vari studiosi di molti paesi tropicali e non, su questa tematica. La prospettiva é quella di lasciare per lo meno iniziata, la strada per sviluppare una nuova viticoltura tropicale sostenibile e autoctona che possa essere funzionale per:

  • i tropici in generale,
  • i climi temperato-caldi in via di tropicalizzazione (possibile supporto futuro al cambio climatico), 
  • la resistenza ai principali parassiti e,
  • la resistenza e/o immunitá, alla Xylella fastidiosa.

PIWI nel tropico: una nuova frontiera

Dal 2023 come accennato, sono membro di PIWI Italia in qualitá di breeder. Questo ingresso nel movimento PIWI segna per me una svolta, perché per la prima volta, la viticoltura funzionalmente tropicale e nativa, entra nel dialogo globale sulla sostenibilità attraverso la genetica. Spero proprio che il mio lavoro possa contribuire a creare ponti tra emisferi nord e sud, tra tradizione europea e innovazione tropicale. In un mondo che sta tropicalizzandosi per il surriscaldamento, questi vitigni potrebbero garantire eventualmente una continuità viticola geografica, culturale ed economica, mentre continua la lotta contro il cambio climatico. La loro resistenza alla Xylella e alle micosi, rappresenta un possibile plus per il futuro della viticoltura globale. Sono convinto che non dobbiamo solo andare verso nord con la vite (al rovescio nell’emisfero sud) per l’avanzamento verso i climi freddi dell’area temperata (cambio climatico), ma dobbiamo anche mantenere la viticoltura al sud, con nuovi vitigni PIWI per climi piú caldi, dovuto all’allargamento delle aree a clima tropicale. D’altro canto, la lotta contro il cambio climatico deve essere sempre prioritaria, ricordando peró che le prospettive purtroppo non sono molto positive, come tutti sanno. 

Identità tropicale: oltre l’adattamento

Questi ibridi non solo sopravvivono e producono efficientemente nel tropico: lo esprimono. Le svariate prove di allevamento in vigna, seguendone comportamento e caratteristiche, le varie microvinificazioni sperimentali, studiate anche da scuole locali per sommelier, rivelano profili sensoriali inediti, che variano con l’altitudine: guava, maracujá, frutti tropicali, tamarindo, ciliegia, pesca, albicocca, agrumi, florealitá varie, caffé, camomilla (anche moscati), con buona acidità, tannini, trasparenza e struttura. I vini di questi vitigni hanno colori attrattivi e non comuni: rosati, ambrati, rossi, bianchi, orange, rosati, ecc.

Ibrido PEVI-1
Ibrido PEVI-1
Di seguito, alcuni dati tecnici ed altri dell’ultima prova sensoriale della “Escuela Europea Del Vino (Costa Rica):

Vitigno: Ibrido Tropicale PEVI-1 (sigla sostitutiva provvisoria per essere un vitigno in fase di registrazione ufficiale).

Origine: Vitis Tiliifolia × Zibibbo di Pantelleria (Moscato d’Alessandria).

Resistenza buona a: peronospora, oidio, botrite, antracnosi, fillossera, Xylella.

Clima: tropicale e subtropicale caldo.

Produzione: 1 – 3, fino a 4 grappoli per germoglio.

Zuccheri: 20°a 24° Babo a 1250 m s.l.m.

Vinificazione 2024: Limpido, brillante, da rosso granato a rosa profondo, con aromi di caffè; terra, asparagi, peperone; gusto fresco, tannini vellutati, acidità media, buona persistenza. Grado alcolico 2024: 11.4° (con fermentazione iniziale volutamente interrotta, lasciando una piccola percentuale di zuccheri).

PEVI-1 vinificato

Impatto culturale e scientifico

Il lavoro fatto al CEVT di Playa Panamá e a VITIS VIDOR di Curridabat, sta avendo e sicuramente avrá, un impatto profondo sullo sviluppo rurale e sulla cultura agricola dell’area, con la promozione di azioni per raggiungere una nuova viticoltura tropicale sostenibile, integrata e culturalmente radicata. L’esperienza fatta in appoggio allo sviluppo agricolo e rurale anche in tutta l’America Centrale con la UE, USAID e IDB e vari Istituti e Centri di studio, ha avuto un eco importante, per cui ringrazio il mio Paese il quale, per la lotta contro la povertá rurale e la fame in America Centrale (circa 2 milioni di persone beneficiate) e per la mia ricerca scientifica sulla vite tropicale, mi ha insignito nel 2019 con il titolo di “Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica”, per mezzo del Presidente Mattarella.

Prove di vinificazione vino Tropicale

Conclusione: la nascita di una nuova viticoltura nativa tropicale con promesse di futuro

La convinzione é che non si sono creati semplicemente degli ibridi: si é seminata un’idea. I tropici non sono un ostacolo, ma un’origine e debbono esserlo sempre di piú. In un mondo che cerca sostenibilità e resilienza, queste uve funzionalmente ed essenzialmente tropicali sono una dichiarazione d’amore al futuro. Un futuro, che potrebbe vederle viaggiare anche verso climi che per il cambiamento climatico, stanno tropicalizzandosi. Tutto ció potrebbe contribuire ad aiutare i futuri viticoltori, anche nella difficile lotta contro la Xylella fastidiosa e altri patogeni, aiutando a recuperare la sostenibilitá globale con nuove e sane pratiche, arricchendo e ampliando la ricerca, conoscenza ed esperienza viticola ed enologica, con nuove proposte e risposte.

Per maggiori informazioni: Virgilio Vidor atevidor@gmail.com