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Souvignier Gris 2018, Enrico Gentili

Questo vino di Enrico Gentili è uno di quei vini che mi è maggiormente piaciuto degustare in questo periodo. Forse perchè inizialmente faticavo ad inquadrarlo. È la terza volta che lo assaggio in tre diverse situazioni. Ogni volta ne coglievo qualcosa ma mi sembrava di non capirlo completamente. La prima volta mi è sembrato delicato, persino sottile, ed invece oggi ne godo del suo bel corpo e della complessità aromatica. Cosa è cambiato?, tutto e niente. È cambiata la temperatura di servizio e quella esterna. È cambiata la situazione, da tante persone e rumore a solo due e tranquillità intorno. Siamo noi assaggiatori e consumatori a percepire un vino in modo diverso ma è il contesto a condizionarci. 

Questo Souvignier Gris 2018, Veneto IGT, ha la capacità di sapersi offrire nel migliore dei modi sia servito molto freddo, come uno spumante, in un aperitivo tra amici, piuttosto che leggermente fresco in una cena intima. Nel primo caso è verticale, diretto e minerale con la sua grande acidità che te lo farebbe deglutire come fosse acqua di sorgente. Mentre degustato a cena, fresco ma non freddo, mostra quella che secondo me è la sua veste migliore, più rotonda e complessa dove comunque c’è quella grande freschezza determinata dall’acidità e mineralità a mantenerlo equilibrato. 

Ad una temperatura molto fredda si percepiscono note di fiori bianchi e agrumi, alzandola gli aromi regalano sensazioni di frutti tropicali e polposi con ricordi di mela golden, fieno ed erbe balsamiche come il timo. Il volume alcolico del 13,5% non si percepisce, se non dopo qualche calice. Elegante nella progressione e persistente a lungo nel palato. Medaglia d’Oro Piwi International 2019. Più che meritata per l’armonia che contraddistingue questo vino.

È ottenuto da una vinificazione con fermentazione spontanea e lieviti indigeni (naturalmente presenti sulle bucce e in cantina). Viene poi affinato 1 anno in terracotta, antico materiale che da 6000 anni accompagna l’evoluzione del vino e lo lascia respirare mantenendolo vivo. Dopo questo periodo viene imbottigliato senza filtrazione, così da mantenere tutte quelle particelle che andranno ad arricchire il ventaglio aromatico.

Il Souvignier Gris è tra i vitigni Piwi che preferisco. Le uve  hanno un bellissimo colore rosato e gli aromi sono intriganti, figli di una genealogia unica. Se a questo si aggiunge il Terroir del Lago di Garda, zona del Bardolino, ed una viticoltura rispettosa e sostenibile, si può immaginare quale grande risultato ne possa nascere. 

Enrico e la sorella Elisa Gentili portano avanti un progetto di riscoperta di antichi vitigni, di valorizzazione del territorio e di sperimentazione di varietà dal minor impatto ambientale possibile, come questo Souvignier Gris. Un progetto che trova la sua sintesi nella definizione di “sinceramente vino”. Un modo efficace per comunicare quella  sostenibilità ambientale che praticano in vigna e la naturalità del vino che arriva in bottiglia.

Se siete sul Garda non perdetevi l’occasione di una sosta alla Cantina Gentili in via S. Antonio 271 a Caprino veronese (VR) – sito

Note sul vitigno: Il Souvignier Gris, è un vitigno resistente alle principali malattie fungine della vite (Peronspora e Oidio), figlio dell’incrocio delle varietà Seyval e Zaheringer. È stato iscritto nel registro italiano delle varietà nel 2014. L’ibridazione risale al 1983 da parte di Norbert Becker dell’Istituto di Friburgo in Germania. Per ibridazione si intende un incrocio ottenuto da impollinazione, semi e selezione della varietà migliore (non è un OGM). Dalle informazioni del breeder, Becker, si è ritenuto per anni che derivasse dall’incrocio di  Cabernet Sauvignon e Bronner (altro vitigno resistente), ma gli studi genetici e i marcatori hanno dimostrato che i veri genitori sono Seyval e Zaheringer. Dal primo arriva quella piccola percentuale di vitis non vinifera resistente alle malattie fungine e dallo Zaheringer (oltre il 95%), la parte di vitis vinifera che ha nella sua genealogia il Gewurtztraminer (da cui ha probabilmente ricevuto la tipica colorazione rosa delle bucce) e il mitico Riesling renano.

Solaris 2018, Ploner

A produrre questo Solaris 2018 è la Cantina Plonerhof di Marlengo (Merano), in Alto Adige. Il Solaris è un vitigno ottenuto nel 1975 a Friburgo dall’incrocio di Merzling (Seyve Villard 5.276 x Riesling x Pinot Gris) e GM6493 (Zarya Severa x Muscat Ottonel). In soldoni, è un vitigno ottenuto da incroci di varietà di Vitis vinifera insieme a Vitis amurensis (varietà asiatica da cui ha preso una piccola parte che resiste alle malattie). Questo tipo di viti consente di avere il più basso numero di trattamenti in vigna con rame e zolfo, che può essere anche nullo nelle belle annate.

I vini da viti resistenti, anche chiamati Iperbio/Hyperbio o PIWI (dal tedesco pilzwiderstandfähig, viti resistenti ai funghi), sono ciò che di più sano ed integro possa esserci in termini di vino.

Fatta la necessaria presentazione veniamo al vino che ho davanti. Alla vista non ha niente di differente da altri ‘bianchi’, il colore è giallo paglierino brillante. L’olfatto è invece complesso, inizialmente di frutti esotici come l’ananas, la mela gialla fragrante, i fiori di campo, una leggera speziatura e qualcosa di vegetale.

In bocca conferma una struttura complessa, con una notevole acidità e sapidità che lo rende facilmente bevibile. Gli aromi retronasali sono di frutta a polpa bianca matura, pesca, mela. Si allunga in un bel finale fruttato. La nota morbida di contorno mi ricorda certi Chardonnay. Basta poco però a percepire il volume alcolico consistente (14%) per ricredermi e dirottare le mie sensazioni ad un’altro vino bianco che amo, il Pecorino.

In due, a cena, non ci accorgiamo quasi e alla fine la bottiglia è vuota e le palpebre pesanti. Per fortuna non dovevo mettermi alla guida e l’unico tragitto che dovevo fare era quello verso la camera da letto 😅 (è comunque un vino perfettamente digeribile e l’indomani eravamo freschi come le rose).

Quello che più mi piace di questo Solaris, è la coesistenza di sensazioni che generalmente appartengono a vini diversi, cioè una parte fruttata, fresca e una parte morbida e opulenta tipica dei vini bianchi passati in legno.

Tenuta vinicola Plonerhof, Erhart Tutzer e Herta Schafer, Via Tramontana 29, Marlengo – sito web

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