Categoria: Johanniter

Vin de la Neu 2017, Nicola Biasi

Parlare di questo vino è come mettersi in viaggio e veder scorrere un bel panorama dal finestrino. La partenza è in Val di Non, Trentino, nel vigneto di Coredo particella 209. Siamo a oltre 800 m di altitudine su suoli prevalentemente composti da dolomia dove, su 1000 mq., sono allevate ad alberello le viti di Johanniter. Una varietà resistente alle malattie fungine che resiste molto bene anche al freddo.

È la prima vendemmia, dell’ottobre 2013, svoltasi sotto una nevicata, ad aver dato il nome a questo vino della neve. Nel calice ho l’annata 2017, un vino cristallino e molto profumato che trasmette il suo carattere alpino, di fiori bianchi ed erbe aromatiche. Mi porta oltre, a note terziarie che ricordano la parentela con il Riesling. L’assaggio è strepitoso, freschezza e acidità introducono un susseguirsi di aromi retronasali, un ricordo di mentuccia ed erba tagliata che passa all’agrumato citrino e arriva alla polpa di mela. Il sorso è accompagnato da una sensazione setosa di estrema eleganza, una carezza che lascia infine spazio alla sapidità e alla voglia immediata di ripetere il sorso. Wow! Dal finestrino vedo il sole accecante riflettersi sulla neve, sento l’aria pulita e frizzante.  

Ora capisco il valore di questo vino e sono felice d’aver assaggiato la bottiglia nr. 306 delle 518 prodotte. Il senso di Nicola per il vino è davvero grande. Questo Vin de la Neu è uno dei migliori vini bianchi assaggiati, uno Johanniter che se dovessi valutare con un punteggio classificherei oltre i 95 punti. Le uve fermentano e affinano in barrique per 11 mesi. Fare un grande bianco che passa in legno non è da tutti, Nicola dimostra grande capacità e precisione. Il Vin de la Neu si distingue per l’armonia delle componenti e per la piacevolezza che se ne trae degustandolo. La persistenza è lunga e sempre elegante, sfuma lasciandoti la sensazione di un grande vino, come l’uscita di scena di una diva tra gli applausi che subito dopo è richiamata al palco dalle richieste di Bis. Il volume alcolico è del 12,5%. Questa bottiglia finirà molto prima di quello che vorrei.

Milano 16 gennaio 2021
Ho infranto la zona rossa con un grande bianco

2021

Vin de la neu di Nicola Biasi, Via San Romedio 8 Fr. Coredo, Predaia (TN) – sito web

Spumante Naran 2017 extra brut, Pravis

Spumante metodo classico da uve Johanniter coltivate a circa 350m di altitudine in località Naran di Vezzano (TN). Affina 12 mesi sui lieviti. In etichetta l’Ouroborus, il serpente che si morde la coda. Simbolo del perpetuo moto del mondo. I quattro elementi, le quattro stagioni, le quattro parti del giorno, le quattro età dell’uomo. A produrre questo vino spumante di qualità, ad impatto zero, millesimo 2017, è l’Azienda Agricola Pravis di Lasino (TN). 

Cristallino dai riflessi dorati, ha bollicine abbastanza fini e numerose. Il profumo è fine e ricorda frutti d’agrume di cedro e lieviti. L’assaggio è strutturato, ingresso fresco e scorrevole che si allarga su note di lime/mela verde e di mandorle. La costante minerale di questo extra brut accompagna fino alla fine una piacevole persistenza aromatica.

Silver medal 2020 agli International Piwi Award. Volume alcolico 12,5%. Mi piace per la verticalità e la punta di sapidità che arriva alla fine insieme alle sensazioni minerali.

Azienda Agricola Pravis, Loc. Le Biolche nr 1, Lasino (TN) – sito

Spumante St. Quirinus Brut

Spumante Metodo Classico da varietà resistenti, Bronner e Johanniter. Affina 36 mesi sui lieviti prima della sboccatura. Ne risulta uno spumante cristallino con numerose bollicine extra-fini che continuano a sprigionarsi per parecchi minuti.

I profumi sono e eleganti e denotano una certa complessità. Aromi agrumati, di mela e di lieviti. L’assaggio è appagante. L’effervescenza conferma gli aromi fragranti nasali, si aggiungono note di frutta secca nel retrogusto e un finale di mela golden. I sentori di pasticceria sono delicati e marginali, penso a delle piccole meringhe che in questo caso accompagnano la sensazione minerale che resta sulla lingua.

St. Quirinus Brut è prodotto in Alto Adige nella zona di Caldaro, è certificato Biologico e ha un volume alcolico del 12,5%. È uno Spumante perfetto per brindare e festeggiare. Il Natale si avvicina, ed anche la fine di questo 2020 di cui non se ne sentirà nostalgia. Brindiamo con i nostri cari a un futuro migliore.

Azienda vitivinicola St. Quirinus, Pianizza di Sopra 4b, Caldaro (BZ) – sito

Resilienti e splendenti

Più attuale che mai, il termine “resiliente” ci accompagna da mesi in un continuo riorganizzare le nostre vite per far fronte alle difficoltà. Leggerlo su una bottiglia fa riflettere su quale legame possa esserci con il vino. La resilienza si può intendere anche come resistenza, ed in questo vino bianco caratterizza le varietà di viti da cui sono tratte le uve. Ben otto varietà, tutte che resistono agli attacchi delle malattie fungine più diffuse in viticoltura. Vitigni ottenuti da incroci naturali, conosciuti anche come PIWI*.

Resiliens 2019, Le Carline

Aromera, Muscaris, Johanniter, Sauvignon Rytos, Sauvignon Nepis, Souvignier Gris, Fleurtai e Soreli. Sono questi i nomi delle varietà utilizzate. Le prime due possono ricordare le varietà aromatiche tipo il Moscato, la terza ha legami stretti con il Riesling, dei Sauvignon è chiara la parentela mentre il Souvignier Gris è vicino al Gewurtztraminer ed infine Soreli e Fleurtai sono figli dell’ex Tocai ora chiamato semplicemente Friulano.
Come territorio ci troviamo a Pramaggiore (VE) su suoli di origine alluvionale con componente argillosa e limosa.
Fatta questa premessa si può “leggere” il vino con dei riferimenti che possono aiutarne la comprensione.
Alla vista è splendente, di un giallo paglierino con riflessi verdognoli che denotano giovinezza.

Racconta di freschezza, con profumi intensi che fanno capo alle varietà aromatiche. Sentori floreali di rose, glicine e uva spina. All’assaggio si percepisce la complessità aromatica dell’assemblaggio e un buon corpo. Gli aromi mi suggeriscono la frutta tropicale polposa e note vegetali di Sauvignon, foglia di pomodoro e bosso. Acidità e sapidità giocano un ruolo fondamentale nell’ingresso, poi prosegue espandendosi con morbidezza tra le guance in un finale di buona persistenza.
È un ottimo vino, da ascoltare con calma, come se si ascoltasse un disco. Dalla prima all’ultima traccia aromatica, cercando tra i ricordi olfattivi. Un gioco che anche il meno esperto può condurre con soddisfazione.
Se avrete l’occasione di assaggiarlo, consiglio l’abbinamento con pesci saporiti. Io l’ho degustato con piacere insieme ad un dentice al cartoccio con patate. Il volume alcolico è del 12%, è un vino certificato Biologico e Vegan. Medaglia d’oro ai recenti Piwi award 2020.


Resiliens rosso 2018, Le carline

In questo vino rosso dell’annata 2018 i profumi sono complessi, dai toni scuri, ricordi di mirtillo, prugna, viola, ma anche di vaniglia e qualcosa di vegetale. In bocca la sensazione è di croccante e succoso, con un frutto fresco che esce bene nel retrogusto. Ci trovo anche un piacevole accenno di salmastro, quasi a ricordare che il mare non è così lontano. Ha i toni del vino giovane e dinamico ed una facile beva che lo rende adatto ad esempio ad accompagnare i pranzi quotidiani. Penso ai piatti casalinghi a base di pasta o ai salumi nostrani.

L’insieme delle varietà (Prior, Cabernet Cortis, Cabernet Carbon, Cabernet Volos, Roesler, Merlot Kanthus, Merlot Khorus, e Cabernet Eidos), conferiscono senza dubbio un bouquet variegato che nella vinificazione in acciaio mantiene le caratteristiche di freschezza per cui si apprezza questo vino. 

Le Carline, via Carline 24, Pramaggiore (VE) – sito

Lo Johanniter di Revò

I due vini che vi presento sono prodotti dalla cantina “El Zeremia” di Lorenzo Zadra. Sono due vini “supernatural” che arrivano da una varietà di vite speciale, lo Johanniter. È un vitigno resistente alle malattie, in gergo chiamato PIWI (da Pilzwiderstandsfahige), un termine tedesco che si è ormai diffuso anche in Italia. L’origine di questa varietà ed altre resistenti, sono riconducibili all’Istituto di Ricerca di Friburgo dove nel 1968 il Professor Johannes Zimmerman ha realizzato gli incroci. Il nome Johanniter è un tributo al suo creatore.

Giusto come informazione, gli incroci sono stati fatti in modo naturale, non pensate a OGM o chissà quale artificio, sono avvenuti per impollinazione e selezione dei semi. L’incrocio dello Johanniter deriva da varietà di Vitis vinifera, in particolare il Riesling renano ma anche il Pinot Gris, con varietà resistenti di Vitis Rupestris (Americana). In Italia, l’incrocio e la selezione è stata fatta all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (TN) e la varietà è stata registrata nel 2013 nel Registro nazionale delle varietà di vite.

Ed è proprio in Trentino, a Revò (frazione di Novella), che l’azienda agricola “El Zeremia” coltiva le sue vigne di Johanniter all’altitudine di 700 m/slm su terreni di matrice calcarea e sabbiosa in località Sperdossi.

Il termine “supernatural” è la libertà che mi prendo per indicare dei vini che derivano da uve che hanno visto il più basso numero di trattamenti.

Fatta la doverosa premessa veniamo alla degustazione e alle sensazioni che ho provato. Se tra chi legge c’è qualcuno che ha assaggiato questi vini mi piacerebbe sapere la sua opinione e quale ricordo si porta.

Vino spumante Johanniter, millesimo 2017, El Zeremia

Si presenta con grande eleganza in un vestito cristallino dal perlage fine, molto persistente. Bollicine che non finiscono mai, quelle piccole piccole che annunciano uno spumante di qualità. I profumi nasali raccontano di agrumi come il cedro e di pomacee. L’assaggio è strutturato e arricchito dalla bella sapidità che accompagna gli aromi di mela e pera una volta che l’anidride carbonica si affievolisce. Nel retrogusto ci sono ricordi ammandorlati e fermentativi a completare un bouquet di tutto rispetto. La persistenza degli aromi è lunga ed il finale pulito ed elegante. Come metodo classico sosta 12 mesi sui lieviti e poi riposa in bottiglia. In questo millesimo 2017 si ritrova una bella fragranza e una personalità elegante. Ottimo per l’aperitivo ma ancora meglio ad accompagnare, ad esempio, delle portate di crostacei. È uno Spumante “ricco” che merita d’essere stappato in occasioni speciali.


Johanniter 2019, El Zeremia

Qui siamo di fronte ad un vino dai profumi più intensi e variegati. Dalla mela golden al mandarino. All’assaggio si aggiunge del fruttato tropicale che ricorda l’ananas. Di buon corpo ha un volume alcolico del 13% che è ben controllato dalla notevole acidità e mineralità. La mineralità è intesa come sapidità e sensazione di pietra bagnata. Mi piace come a tanta freschezza faccia da contorno, nel finale, una burrosità sapida e la voglia di fare un’altro sorso. 

I “supernatural” di Lorenzo Zadra  hanno un’impronta unica che si ritrova in entrambi i vini, è una spiccata sapidità che dona personalità e valore. Due vini che esprimono molto bene il terroir di Revò e che trovano nella varietà Johanniter un “sostenibile”alleato. Non è un caso che nell’etichetta di Lorenzo Zadra vi siano due mani che sostengono il pianeta. Questi vini sono scelte concrete di sostenibilità e nella loro piacevolezza dimostrano che la via è quella giusta. Coltivare varietà resistenti vuole anche dire intervenire il meno possibile in vigna, non consumare risorse e proteggere la salute di chi lavora in vigna e l’ambiente circostante.

Nel frattempo ho ripreso lo spumante per un’altro assaggio e, caspita se mi piace…

Azienda Agricola El Zeremia di Zadra Lorenzo, Via dell’Emigrante 15, Fraz. Revò, Novella (TN) – sito

I Planties di St. Quirinus

Nel mio viaggio alla scoperta dei vini Biologici, ottenuti da uve che hanno visto il minor numero di trattamenti possibili, sono approdato alla tenuta St. Quirinus di Pianezza di sopra a Caldaro (BZ). Tre dei loro vini sono infatti figli di varietà PIwi, resistenti alle malattie fungine. È la linea dei Planties, contempla un bianco e un orange wine da uve Johanniter e Bronner, ed un rosé da uve Regent. I vigneti si trovano sui 400 m/slm con esposizione sud-est e terreni di matrice argillosa/sabbiosa e sassosa.

Planties Weiss 2019, St. Quirinus

Mitterberg bianco IGT

Il vino si presenta luminoso ed invitante, nei profumi aromatici ed eleganti di rosa e uva spina. All’assaggio, l’ingresso è floreale e aromatico, poi lentamente escono aromi fruttati e morbidi di pesca e frutta tropicale. La punta di sapidità e la sensazione minerale accompagnano un sorso che risulta sempre fresco e agile. Finale agrumato che, insieme all’acidità (circa 6,0 g/l), lo rende fine, verticale e scorrevole. Bella interazione delle varietà in questo vino equilibrato negli aromi e di grande freschezza. Davvero buono. Lo trovo perfetto per un aperitivo con tartine al salmone o ad accompagnare dei ravioli di magro piuttosto che un piatto di trofie al pesto. Il volume alcolico è del 13% e come vinificazione fa solo acciaio. Mi piace che l’aromaticità è stata ben dosata e integrata armonicamente, il risultato è davvero interessante. Gran bel vino che consiglio di provare.

2020

Planties Amphora 2017, St. Quirinus

Mitterberg bianco IGT

Come il Planties Weiss, l’uvaggio è composto da Johanniter e Bronner. Cambia invece la vinificazione che prevede la fermentazione del mosto in anfora, la malolattica, l’affinamento per 5 mesi con le bucce, e un ulteriore affinamento di altri 12 mesi nell’anfora. Le differenze sono evidenti già al colore, qui è intenso e su toni aranciati. I profumi propongono un frutto giallo maturo, miele, resina e una nota eterea. Profumi eleganti che anticipano un sorso altrettanto fine. Gli aromi mi suggeriscono gli agrumi, la scorza d’arancia candita e spezie come lo zafferano. La bella sapidità e mineralità caratteristica del Planties mantiene il vino teso e fresco. Molto godibile e per niente scontato. La persistenza è lunga e giocosa tra le sensazioni morbide e dure. Il volume alcolico è del 14% e l’acidità si attesta sui 6 g/l. Se siete amanti degli orange wine, o se non li conoscete ma vi incuriosiscono, è certamente un vino di grande piacevolezza ed eleganza che consiglio di provare,


Planties Rosé 2019, St. Quirinus

Mitterberg rosé IGT

Bel colore Cerasuolo intenso, si ammira già dalla bottiglia in vetro trasparente. Nel calice offre profumi di piccoli frutti rossi, lampone e fragoline. L’assaggio diventa più complesso andando a toccare aromi di mela rossa e di melograno. La sapidità e un tannino delicato accompagnano in un finale lungo e persistente, si aggiungono sentori di petali di rosa e di confetto alla mandorla. Anche in questo rosè l’acidità mantiene la bocca fresca e pulita. Avevo già assaggiato questo rosato ma, come spesso accade quando si assaggia un vino dopo altri venti, non mi aveva particolarmente colpito, mentre adesso ne rilevo caratteristiche interessanti e un ottimo gusto. Il volume alcolico è del 13% in questo Regent rosato.


Messi in fila esprimono caratteristiche uniche ed un filo conduttore fatto di eleganza e mineralità/sapidità. Su tutti si nota una grande cura nella vinificazione e una raffinata piacevolezza che difficilmente può essere messa in discussione. 

Personalmente, e in famiglia, ci siamo entusiasmati per il Planties Weiss e i suoi aromi fragranti. L’orange, per sua natura, divide il pubblico e può risultare più complicato da comprendere. A me piace molto nel suo stile e il fatto d’aver preso la Gold medal agli International Piwi Weinpreis 2019 ne conferma la qualità.  Il rosé è più immediato e ha tutte le carte in regola per accompagnare con successo un aperitivo di stile ed essere largamente amato. Da St. Quirinus una produzione convincente, sigillata dalla certificazione di un terroir di qualità quale è quello di Caldaro. 

Azienda vitivinicola St. Quirinus, Pianizza di Sopra 4b, Caldaro (BZ) – sito

310-2019 Nove Lune

Sono passate le 18 e all’enoteca personale ho stappato una bottiglia Resistente, alle malattie fungine, ai Dpcm e alle angosce. A Milano non è che proprio si respiri una bella aria quindi ho pensato che ci vuole qualcosa per cambiare il mood che aleggia sulla città. Una buona cena con un buon vino ad esempio. Ho scelto il 310 di Nove Lune che mette insieme le uve di 3 vitigni che per l’occasione paiono tre moschettieri, Solaris, Bronner e Johanniter. Insieme sono una forza aromatica unica e irresistibile. Le vigne da cui provengono le uve sono a zero trattamenti. Definire il 310 solamente un vino biologico è riduttivo, è piuttosto un Superbio.

Nel calice è splendente con riflessi dorati, emana profumi di Sambuco e di mela. All’assaggio arrivano aromi retronasali più caldi, di tostatura e di frutta a polpa gialla che vanno a mixarsi con sentori più acerbi e agrumati. La vinificazione e l’affinamento in barrique rendono questa annata 2019 dinamica e ricca di spunti aromatici. Rimane a lungo in bocca e nel finale ritorna fresco ed invitante al nuovo sorso. Per la “buona cena” ho accostato un piatto di seppie con patate e piselli. Tutta la freschezza del 310 gioca a braccio di ferro con la dolcezza di patate e piselli mentre l’aromaticità abbraccia quella delle seppie. Stasera non voglio sentire il notiziario, preferisco leggere un vino.

Quanto vale la sostenibilità?

Workshop, Seminario e Fiera Bio & Piwi. Oderzo 24 ottobre 2020.

La risposta che vorrei dare alla domanda del titolo di questo evento, svoltosi qualche giorno fa, è che la sostenibilità vale quanto il nostro futuro. Si potrebbe sintetizzare che non possiamo più avere uno stile di vita basato sullo sfruttamento delle risorse a discapito della salute nostra e del pianeta. In ambito vinicolo la sostenibilità vale la salute degli operatori, di chi vive in prossimità delle vigne e della vita stessa del terreno e degli organismi viventi che lo popolano. A queste necessità ma anche alle problematiche conseguenti al cambiamento climatico e al proliferare delle malattie della vite, i vitigni resistenti (Piwi), protagonisti di questo evento, forniscono la risposta più avanzata e sostenibile.

L’organizzatore dell’evento è l’associazione Biovenezia che nell’ambito del progetto Territoribio pone l’attenzione sulla coltivazione biologica e su come si possa creare un futuro più sostenibile coinvolgendo i diversi protagonisti nella regione Veneto ma non solo. Una mission importante che in ambito vinicolo e Piwi vede una costante crescita di produttori e una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori.

Se poi diamo uno sguardo al  futuro e al lavoro di enti di ricerca come il CREA e alle selezioni in atto tra i vivaisti si possono vedere numerose varietà Piwi che andranno a implementare l’offerta di vitigni resistenti. Essendo in Veneto, la varietà più attesa è senza dubbio la Glera (Prosecco) resistente. Sarà disponibile nel giro di qualche anno e potenzialmente potrebbe segnare una svolta epocale verso la sostenibilità.

Alexander Morandell, Lionella Genovese e Daniele Piccinin

Passiamo ora al succo della manifestazione, quella in presenza, che grazie al team di Biovenezia con il suo presidente Daniele Piccinin e alla forza inesauribile di Lionella Genovese si è potuta svolgere. C’era davvero bisogno di conoscersi e guardarsi negli occhi di persona. Per quanto veri, i rapporti digitali sono comunque un’altra cosa. Conoscere persone come Alexander Morandell è stato un grande onore, così come salutare per la prima volta produttori che avevo sentito solo per telefono o email.

Il succo, quello vero e fermentato, si è degustato nei 22 calici proposti al seminario sui Bio & Piwi. Il livello qualitativo è stato elevato e ha mostrato un panorama variegato sui Piwi Veneti e non solo. Sebbene abbia fatto fatica a sintetizzare un giudizio di ogni vino in pochi secondi e con un solo piccolo sorso di vino, posso dire che qualcuno è riuscito comunque a colpirmi al cuore come novità o a confermare quella piacevolezza che già conoscevo.

Voglio citare, in ordine di degustazione: 

Reverso 2019 di Sara Meneguz – Corbanese di Tarzo (TV)

Aromera 2019 di Wineplant – Caldaro (BZ)

Resiliens 2019 de Le Carline – Pramaggiore (VE)

Solaris 2019 AVA Consorzio Viticoltori Alpago – Chies d’Alpago (BL)

A-mors 2019 bianco de Le Rive – Ponte di Piave (TV)

Planties Weiss 2019 di St Quirinus – Caldaro (BZ)

Ratio 2019 (Bronner e Johanniter) di Ceste Vini – Govone (CN)

Rukh 2018 (Bronner e Johanniter) di Nove Lune – Cenate Sopra (BG)

Rebellis 2018 (Solaris) di Giannitessari – Roncà (VR)

Souvignier Gris 2018 della Cantina Gentili – Caprino Veronese (VR)

La giornata è proseguita al banco di degustazione che si è svolto in un bel clima rilassato e con la possibilità di soffermarsi a chiacchierare con ognuno. È stato bello scoprire alcune produzioni al banco di Piwi International dove ho trovato gli amici Gabriele (enologo in Nove Lune) e Devid della cantina Alpi dell’Adamello. Di questi assaggi segnalo per piacevolezza l’Immelen 2018 da uve Solaris della cantina svedese Kullabergs.

Ho poi avuto il piacere di conoscere il Dott. Cecon e le vinificazioni dei nuovi vitigni VCR ed apprezzarne in particolare il bianco Kersus e il rosso Pinot Kors. Penso che in futuro ne usciranno grandi vini.

Dopo questi assaggi e in prossimità del ritorno a casa, ho fatto un ultimo giro da Alessandro Sala di Nove Lune per assaggiare il fresco Heh da uve Solaris e raccogliere il consiglio di una persona lì presente, di cui purtroppo non ricordo il nome, e che magari qualcuno mi suggerirà in seguito. Una nota di colore in chiusura di questo articolo. Il consiglio riguardava il tasso alcolemico (che mi portava a rifiutare altri assaggi) e l’assunzione di due bicchieri d’acqua prima di mettersi alla guida che ne avrebbero abbassato drasticamente il livello, tanto da non renderlo rilevabile. A me sembrava una teoria bislacca comunque prima di uscire me li son bevuti con gusto quei due calici d’acqua e mi son mangiato anche quei crackers che avevo in auto… (nessun problema nel tragitto).

Mi dispiace non aver avuto più tempo a disposizione per soffermarmi con ognuno, mi ci sarebbero voluti tre giorni almeno. Questa manifestazione ha dato visibilità al lavoro di molti ed è un importante passo per un riconoscimento sempre più allargato dei vitigni e dei vini Piwi. Un appuntamento che spero sia solo il primo di una lunga serie nella bella location della cantina sociale di Oderzo, Opitergium.

Grazie a tutti!

Luca Gonzato

Per maggiori informazioni: Biovenezia , Territoribio

Santacolomba, Cantina Sociale di Trento

Con il Santacolomba spumante Brut nature e il Santacolomba bianco fermo, vi presento i due vini Piwi prodotti dalla Cantina Sociale di Trento. Storica entità vinicola sorta nel 1956 con il presupposto di difendere e promuovere il territorio oltre che migliorare le condizioni dei viticoltori. 

Difendere il territorio è anche coltivare vitigni che lo rispettino, e che siano compatibili con tutta la vita biologica circostante, compresa quella umana. I vitigni Piwi rispondono a queste necessità e ai problemi del cambiamento climatico. Apprezzo molto la scelta “collettiva” di questa Cantina di affiancare alla produzione tradizionale quella di vini da uve resistenti. È un segnale di attenzione alla sostenibilità e di visione verso il futuro. Un segnale percepito anche nelle etichette. Il disegno di una bambina che gioca felice nella natura. Quella natura composta anche dai vigneti che magari convivono vicino a scuole e abitazioni.

Le uve dei Santacolomba provengono dalle vigne intorno a Trento, con esposizione Sud-Sud/Ovest. I vigneti sono coltivati su suoli magri e ricchi di scheletro. Parliamo degli stessi suoli che originano alcune delle espressioni spumantistiche più importanti e apprezzate d’Italia.

Santacolomba Brut nature, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolmba Brut nature è appunto uno spumante prodotto con il metodo classico della rifermentazione in bottiglia. Sosta 12 mesi sui lieviti ed è ottenuto da uve Piwi di Johanniter, Solaris e Bronner. In sintesi una bollicina ”superbio“.

Per fortuna l’ho stappato in terrazza, ero distratto dal telefono che squillava è non ho tenuto bene il tappo che è schizzato fuori con tanto di fontana e terrore nei miei occhi. Consiglio di fare attenzione quando vi appresterete ad assaggiare la vostra bottiglia, la pressione interna è tanta.

Alla vista è brillante, con una bella spuma persistente che annuncia aromi agrumati e fermentativi di lieviti e pasticceria. All’assaggio è stiloso, bella acidità e mineralità che invade il palato. Gli aromi si allungano su sensazioni fruttate che mi ricordano la mela verde, il limone e frutti esotici come il litchii. Tanta freschezza che insieme alle bollicine danzano tra le guance.

Molto piacevole e perfetto come accompagnamento ad aperitivi con salumi e formaggi grassi, mantiene la bocca sempre fresca e pulita. Poi rimane a lungo, con sentori egualmente freschi e primaverili. Uno spumante metodo classico che avevo già apprezzato e che si conferma nelle sue ottime doti.

2020

Santacolomba 2019, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolomba 2019, è un vino bianco fermo vinificato in acciaio, ottenuto anch’esso da uve di Johanniter, Solaris e Bronner. Qui arrivano con maggiore intensità sentori floreali con ricordi di campo e di frutto polposo. Anche all’assaggio gli aromi floreali donano eleganza e finezza in un contesto minerale di grande freschezza. La progressione regala note più morbide di frutta bianca polposa e lascia intendere un’evoluzione che mi ricorda il Riesling, cioè dal fruttato a sentori che ricordano la pietra focaia e gli idrocarburi. Questo è un vino che a mio avviso può accompagnare dei grandi risotti.

Anche questo l’avevo già assaggiato ma questa sera, con la calma e senza fonti di disturbo nella degustazione, mi è arrivato con maggiore personalità e complessità.

L’elemento freschezza/mineralità è innegabilmente il filo conduttore di questi due vini. La pulizia e l’equilibrio sono gli aspetti che più apprezzo. Non lasciano spazi a sentori anomali o stonature. Sono come la neve appena caduta, candida e pura. Complimenti ai produttori di questa Cantina Sociale perchè anche a Milano ho potuto percepire l’aria fresca di montagna e toccare la pietra bagnata dal torrente, come una magia. 

Aggiungo una nota meno poetica ma più sostenibile per i portafogli dei consumatori sensibili alla variabilità economica oltre che a quella climatica, sono vini dal prezzo veramente “equo e solidale” che consiglio di assaggiare in sequenza tra aperitivo e cena, il piacere è garantito.

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