Categoria: Bronner

Bolla Ballerina, Filippo De Martin

La Bolla Ballerina è un vino bianco frizzante non filtrato, rifermentato in bottiglia con il proprio mosto. Ottenuto da uve di Bronner 40%, e 60% da Pavana, Gata, Turca e altri vitigni autoctoni. All’assaggio, quando è ancora ferma, con i lieviti depositati sul fondo, ha profumi agrumati che ricordano l’arancia rossa. I  suoi primi passi nel palato sono tesi e leggermente effervescenti. Il volume alcolico è del 12,5%. Snella e agile conferma le note agrumate e sentori di frutta secca. Si allunga su un finale amarotico e sapido/minerale. Rimettendo in sospensione i lieviti si arricchisce in personalità, all’agrume solista si aggiungono le note orchestrali dei lieviti che armonizzano e rendono il sorso più completo e piacevole. Quella nota amarotica viene equilibrata da fragranze più dolci di pasticceria e ricordi di fragoline di bosco. Resta agile come una giovane ballerina. La persistenza si allunga. È certamente la versione che preferisco. Se avrete l’occasione di assaggiarla, il mio consiglio è di mettere prima in sospensione i lieviti, capovolgendo la bottiglia qualche volta, e poi stappare con cautela e degustare. Lasciatevi trasportare dalla danza delle sensazioni nel palato e godrete di un buon vino.

Il terroir Bellunese si conferma come uno dei più interessanti. La Ballerina di Filippo De Martin, prodotta in frazione Roncoi di San Gregorio, mostra un carattere unico dove la varietà Bronner si sposa felicemente con altre varietà autoctone. È arrivato il grande inverno ma sogno l’estate, il sole caldo, le cene all’aperto e tante bolle ballerine che danzano intorno.

Azienda Agricola Filippo De Martin, Via Roncoi di fuori 137, San Gregorio n. A. (BL) – Facebook

Spumante St. Quirinus Brut

Spumante Metodo Classico da varietà resistenti, Bronner e Johanniter. Affina 36 mesi sui lieviti prima della sboccatura. Ne risulta uno spumante cristallino con numerose bollicine extra-fini che continuano a sprigionarsi per parecchi minuti.

I profumi sono e eleganti e denotano una certa complessità. Aromi agrumati, di mela e di lieviti. L’assaggio è appagante. L’effervescenza conferma gli aromi fragranti nasali, si aggiungono note di frutta secca nel retrogusto e un finale di mela golden. I sentori di pasticceria sono delicati e marginali, penso a delle piccole meringhe che in questo caso accompagnano la sensazione minerale che resta sulla lingua.

St. Quirinus Brut è prodotto in Alto Adige nella zona di Caldaro, è certificato Biologico e ha un volume alcolico del 12,5%. È uno Spumante perfetto per brindare e festeggiare. Il Natale si avvicina, ed anche la fine di questo 2020 di cui non se ne sentirà nostalgia. Brindiamo con i nostri cari a un futuro migliore.

Azienda vitivinicola St. Quirinus, Pianizza di Sopra 4b, Caldaro (BZ) – sito

Assolato 2019, Diotilsalvi

L’Assolato è un vino bianco frizzante rifermentato in bottiglia, col Fondo. Da uve di Bronner 100% coltivate in regime biologico e biodinamico della linea Diotisalvi. I vigneti si trovano a Santa Lucia di Piave vicino alla nota Conegliano del Prosecco e a Lison Pramaggiore.
La tradizione spumantistica della zona trova infatti riscontro anche in questo vino frizzante fatto come una volta.

Guardandolo non si può fare a meno di associarlo ad un succo d’arancia, sia per il colore che per la consistenza e il sottile residuo che rimane in sospensione. All’olfatto è pulito ed elegante e i sentori confermano quello che in qualche modo gli occhi hanno visto, profuma di agrumi. All’assaggio è fine e le note di arancia e limone vengono esaltate dalla vena sapida e dall’anidride carbonica. Il leggero tannino nel finale arricchisce il sorso in funzione dell’accompagnamento al cibo. Chiude con eleganza sul frutto fragrante. È un vino gioioso l’Assolato, ci ritrovi l’estate, ti sembra di vedere le persone correre e ridere tra i prati. Perfetto per far festa, con il suo 11% di volume alcool rimane leggero e te ne bevi volentieri qualche bicchiere (o cassa).

Il territorio e il tipo di viticoltura giocano senza dubbio un ruolo fondamentale in questo vino Naturale senza solfiti aggiunti e affinato in cemento. Trovo poi che il vitigno Bronner conferisca una bella sfaccettatura di freschezza che solitamente, nei bianchi fermi, non esprime.
Anche se l’estate è lontana e le feste impossibili ci si può comunque godere questo vino adesso, a casa. È un autunno così grigio che ci vuole un Assolato e una risata a renderlo migliore… questa sera faccio festa.

2020
2020

Assolato 2019 ha ottenuto la Medaglia d’Oro agli International Piwi Award 2020 con 93 punti.

Società Agricola Diotisalvi srl, Via Guido Rossa 7, Susegana (TV) – sito web

I Planties di St. Quirinus

Nel mio viaggio alla scoperta dei vini Biologici, ottenuti da uve che hanno visto il minor numero di trattamenti possibili, sono approdato alla tenuta St. Quirinus di Pianezza di sopra a Caldaro (BZ). Tre dei loro vini sono infatti figli di varietà PIwi, resistenti alle malattie fungine. È la linea dei Planties, contempla un bianco e un orange wine da uve Johanniter e Bronner, ed un rosé da uve Regent. I vigneti si trovano sui 400 m/slm con esposizione sud-est e terreni di matrice argillosa/sabbiosa e sassosa.

Planties Weiss 2019, St. Quirinus

Mitterberg bianco IGT

Il vino si presenta luminoso ed invitante, nei profumi aromatici ed eleganti di rosa e uva spina. All’assaggio, l’ingresso è floreale e aromatico, poi lentamente escono aromi fruttati e morbidi di pesca e frutta tropicale. La punta di sapidità e la sensazione minerale accompagnano un sorso che risulta sempre fresco e agile. Finale agrumato che, insieme all’acidità (circa 6,0 g/l), lo rende fine, verticale e scorrevole. Bella interazione delle varietà in questo vino equilibrato negli aromi e di grande freschezza. Davvero buono. Lo trovo perfetto per un aperitivo con tartine al salmone o ad accompagnare dei ravioli di magro piuttosto che un piatto di trofie al pesto. Il volume alcolico è del 13% e come vinificazione fa solo acciaio. Mi piace che l’aromaticità è stata ben dosata e integrata armonicamente, il risultato è davvero interessante. Gran bel vino che consiglio di provare.

2020

Planties Amphora 2017, St. Quirinus

Mitterberg bianco IGT

Come il Planties Weiss, l’uvaggio è composto da Johanniter e Bronner. Cambia invece la vinificazione che prevede la fermentazione del mosto in anfora, la malolattica, l’affinamento per 5 mesi con le bucce, e un ulteriore affinamento di altri 12 mesi nell’anfora. Le differenze sono evidenti già al colore, qui è intenso e su toni aranciati. I profumi propongono un frutto giallo maturo, miele, resina e una nota eterea. Profumi eleganti che anticipano un sorso altrettanto fine. Gli aromi mi suggeriscono gli agrumi, la scorza d’arancia candita e spezie come lo zafferano. La bella sapidità e mineralità caratteristica del Planties mantiene il vino teso e fresco. Molto godibile e per niente scontato. La persistenza è lunga e giocosa tra le sensazioni morbide e dure. Il volume alcolico è del 14% e l’acidità si attesta sui 6 g/l. Se siete amanti degli orange wine, o se non li conoscete ma vi incuriosiscono, è certamente un vino di grande piacevolezza ed eleganza che consiglio di provare,


Planties Rosé 2019, St. Quirinus

Mitterberg rosé IGT

Bel colore Cerasuolo intenso, si ammira già dalla bottiglia in vetro trasparente. Nel calice offre profumi di piccoli frutti rossi, lampone e fragoline. L’assaggio diventa più complesso andando a toccare aromi di mela rossa e di melograno. La sapidità e un tannino delicato accompagnano in un finale lungo e persistente, si aggiungono sentori di petali di rosa e di confetto alla mandorla. Anche in questo rosè l’acidità mantiene la bocca fresca e pulita. Avevo già assaggiato questo rosato ma, come spesso accade quando si assaggia un vino dopo altri venti, non mi aveva particolarmente colpito, mentre adesso ne rilevo caratteristiche interessanti e un ottimo gusto. Il volume alcolico è del 13% in questo Regent rosato.


Messi in fila esprimono caratteristiche uniche ed un filo conduttore fatto di eleganza e mineralità/sapidità. Su tutti si nota una grande cura nella vinificazione e una raffinata piacevolezza che difficilmente può essere messa in discussione. 

Personalmente, e in famiglia, ci siamo entusiasmati per il Planties Weiss e i suoi aromi fragranti. L’orange, per sua natura, divide il pubblico e può risultare più complicato da comprendere. A me piace molto nel suo stile e il fatto d’aver preso la Gold medal agli International Piwi Weinpreis 2019 ne conferma la qualità.  Il rosé è più immediato e ha tutte le carte in regola per accompagnare con successo un aperitivo di stile ed essere largamente amato. Da St. Quirinus una produzione convincente, sigillata dalla certificazione di un terroir di qualità quale è quello di Caldaro. 

Azienda vitivinicola St. Quirinus, Pianizza di Sopra 4b, Caldaro (BZ) – sito

310-2019 Nove Lune

Sono passate le 18 e all’enoteca personale ho stappato una bottiglia Resistente, alle malattie fungine, ai Dpcm e alle angosce. A Milano non è che proprio si respiri una bella aria quindi ho pensato che ci vuole qualcosa per cambiare il mood che aleggia sulla città. Una buona cena con un buon vino ad esempio. Ho scelto il 310 di Nove Lune che mette insieme le uve di 3 vitigni che per l’occasione paiono tre moschettieri, Solaris, Bronner e Johanniter. Insieme sono una forza aromatica unica e irresistibile. Le vigne da cui provengono le uve sono a zero trattamenti. Definire il 310 solamente un vino biologico è riduttivo, è piuttosto un Superbio.

Nel calice è splendente con riflessi dorati, emana profumi di Sambuco e di mela. All’assaggio arrivano aromi retronasali più caldi, di tostatura e di frutta a polpa gialla che vanno a mixarsi con sentori più acerbi e agrumati. La vinificazione e l’affinamento in barrique rendono questa annata 2019 dinamica e ricca di spunti aromatici. Rimane a lungo in bocca e nel finale ritorna fresco ed invitante al nuovo sorso. Per la “buona cena” ho accostato un piatto di seppie con patate e piselli. Tutta la freschezza del 310 gioca a braccio di ferro con la dolcezza di patate e piselli mentre l’aromaticità abbraccia quella delle seppie. Stasera non voglio sentire il notiziario, preferisco leggere un vino.

Quanto vale la sostenibilità?

Workshop, Seminario e Fiera Bio & Piwi. Oderzo 24 ottobre 2020.

La risposta che vorrei dare alla domanda del titolo di questo evento, svoltosi qualche giorno fa, è che la sostenibilità vale quanto il nostro futuro. Si potrebbe sintetizzare che non possiamo più avere uno stile di vita basato sullo sfruttamento delle risorse a discapito della salute nostra e del pianeta. In ambito vinicolo la sostenibilità vale la salute degli operatori, di chi vive in prossimità delle vigne e della vita stessa del terreno e degli organismi viventi che lo popolano. A queste necessità ma anche alle problematiche conseguenti al cambiamento climatico e al proliferare delle malattie della vite, i vitigni resistenti (Piwi), protagonisti di questo evento, forniscono la risposta più avanzata e sostenibile.

L’organizzatore dell’evento è l’associazione Biovenezia che nell’ambito del progetto Territoribio pone l’attenzione sulla coltivazione biologica e su come si possa creare un futuro più sostenibile coinvolgendo i diversi protagonisti nella regione Veneto ma non solo. Una mission importante che in ambito vinicolo e Piwi vede una costante crescita di produttori e una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori.

Se poi diamo uno sguardo al  futuro e al lavoro di enti di ricerca come il CREA e alle selezioni in atto tra i vivaisti si possono vedere numerose varietà Piwi che andranno a implementare l’offerta di vitigni resistenti. Essendo in Veneto, la varietà più attesa è senza dubbio la Glera (Prosecco) resistente. Sarà disponibile nel giro di qualche anno e potenzialmente potrebbe segnare una svolta epocale verso la sostenibilità.

Alexander Morandell, Lionella Genovese e Daniele Piccinin

Passiamo ora al succo della manifestazione, quella in presenza, che grazie al team di Biovenezia con il suo presidente Daniele Piccinin e alla forza inesauribile di Lionella Genovese si è potuta svolgere. C’era davvero bisogno di conoscersi e guardarsi negli occhi di persona. Per quanto veri, i rapporti digitali sono comunque un’altra cosa. Conoscere persone come Alexander Morandell è stato un grande onore, così come salutare per la prima volta produttori che avevo sentito solo per telefono o email.

Il succo, quello vero e fermentato, si è degustato nei 22 calici proposti al seminario sui Bio & Piwi. Il livello qualitativo è stato elevato e ha mostrato un panorama variegato sui Piwi Veneti e non solo. Sebbene abbia fatto fatica a sintetizzare un giudizio di ogni vino in pochi secondi e con un solo piccolo sorso di vino, posso dire che qualcuno è riuscito comunque a colpirmi al cuore come novità o a confermare quella piacevolezza che già conoscevo.

Voglio citare, in ordine di degustazione: 

Reverso 2019 di Sara Meneguz – Corbanese di Tarzo (TV)

Aromera 2019 di Wineplant – Caldaro (BZ)

Resiliens 2019 de Le Carline – Pramaggiore (VE)

Solaris 2019 AVA Consorzio Viticoltori Alpago – Chies d’Alpago (BL)

A-mors 2019 bianco de Le Rive – Ponte di Piave (TV)

Planties Weiss 2019 di St Quirinus – Caldaro (BZ)

Ratio 2019 (Bronner e Johanniter) di Ceste Vini – Govone (CN)

Rukh 2018 (Bronner e Johanniter) di Nove Lune – Cenate Sopra (BG)

Rebellis 2018 (Solaris) di Giannitessari – Roncà (VR)

Souvignier Gris 2018 della Cantina Gentili – Caprino Veronese (VR)

La giornata è proseguita al banco di degustazione che si è svolto in un bel clima rilassato e con la possibilità di soffermarsi a chiacchierare con ognuno. È stato bello scoprire alcune produzioni al banco di Piwi International dove ho trovato gli amici Gabriele (enologo in Nove Lune) e Devid della cantina Alpi dell’Adamello. Di questi assaggi segnalo per piacevolezza l’Immelen 2018 da uve Solaris della cantina svedese Kullabergs.

Ho poi avuto il piacere di conoscere il Dott. Cecon e le vinificazioni dei nuovi vitigni VCR ed apprezzarne in particolare il bianco Kersus e il rosso Pinot Kors. Penso che in futuro ne usciranno grandi vini.

Dopo questi assaggi e in prossimità del ritorno a casa, ho fatto un ultimo giro da Alessandro Sala di Nove Lune per assaggiare il fresco Heh da uve Solaris e raccogliere il consiglio di una persona lì presente, di cui purtroppo non ricordo il nome, e che magari qualcuno mi suggerirà in seguito. Una nota di colore in chiusura di questo articolo. Il consiglio riguardava il tasso alcolemico (che mi portava a rifiutare altri assaggi) e l’assunzione di due bicchieri d’acqua prima di mettersi alla guida che ne avrebbero abbassato drasticamente il livello, tanto da non renderlo rilevabile. A me sembrava una teoria bislacca comunque prima di uscire me li son bevuti con gusto quei due calici d’acqua e mi son mangiato anche quei crackers che avevo in auto… (nessun problema nel tragitto).

Mi dispiace non aver avuto più tempo a disposizione per soffermarmi con ognuno, mi ci sarebbero voluti tre giorni almeno. Questa manifestazione ha dato visibilità al lavoro di molti ed è un importante passo per un riconoscimento sempre più allargato dei vitigni e dei vini Piwi. Un appuntamento che spero sia solo il primo di una lunga serie nella bella location della cantina sociale di Oderzo, Opitergium.

Grazie a tutti!

Luca Gonzato

Per maggiori informazioni: Biovenezia , Territoribio

Santacolomba, Cantina Sociale di Trento

Con il Santacolomba spumante Brut nature e il Santacolomba bianco fermo, vi presento i due vini Piwi prodotti dalla Cantina Sociale di Trento. Storica entità vinicola sorta nel 1956 con il presupposto di difendere e promuovere il territorio oltre che migliorare le condizioni dei viticoltori. 

Difendere il territorio è anche coltivare vitigni che lo rispettino, e che siano compatibili con tutta la vita biologica circostante, compresa quella umana. I vitigni Piwi rispondono a queste necessità e ai problemi del cambiamento climatico. Apprezzo molto la scelta “collettiva” di questa Cantina di affiancare alla produzione tradizionale quella di vini da uve resistenti. È un segnale di attenzione alla sostenibilità e di visione verso il futuro. Un segnale percepito anche nelle etichette. Il disegno di una bambina che gioca felice nella natura. Quella natura composta anche dai vigneti che magari convivono vicino a scuole e abitazioni.

Le uve dei Santacolomba provengono dalle vigne intorno a Trento, con esposizione Sud-Sud/Ovest. I vigneti sono coltivati su suoli magri e ricchi di scheletro. Parliamo degli stessi suoli che originano alcune delle espressioni spumantistiche più importanti e apprezzate d’Italia.

Santacolomba Brut nature, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolmba Brut nature è appunto uno spumante prodotto con il metodo classico della rifermentazione in bottiglia. Sosta 12 mesi sui lieviti ed è ottenuto da uve Piwi di Johanniter, Solaris e Bronner. In sintesi una bollicina ”superbio“.

Per fortuna l’ho stappato in terrazza, ero distratto dal telefono che squillava è non ho tenuto bene il tappo che è schizzato fuori con tanto di fontana e terrore nei miei occhi. Consiglio di fare attenzione quando vi appresterete ad assaggiare la vostra bottiglia, la pressione interna è tanta.

Alla vista è brillante, con una bella spuma persistente che annuncia aromi agrumati e fermentativi di lieviti e pasticceria. All’assaggio è stiloso, bella acidità e mineralità che invade il palato. Gli aromi si allungano su sensazioni fruttate che mi ricordano la mela verde, il limone e frutti esotici come il litchii. Tanta freschezza che insieme alle bollicine danzano tra le guance.

Molto piacevole e perfetto come accompagnamento ad aperitivi con salumi e formaggi grassi, mantiene la bocca sempre fresca e pulita. Poi rimane a lungo, con sentori egualmente freschi e primaverili. Uno spumante metodo classico che avevo già apprezzato e che si conferma nelle sue ottime doti.

2020

Santacolomba 2019, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolomba 2019, è un vino bianco fermo vinificato in acciaio, ottenuto anch’esso da uve di Johanniter, Solaris e Bronner. Qui arrivano con maggiore intensità sentori floreali con ricordi di campo e di frutto polposo. Anche all’assaggio gli aromi floreali donano eleganza e finezza in un contesto minerale di grande freschezza. La progressione regala note più morbide di frutta bianca polposa e lascia intendere un’evoluzione che mi ricorda il Riesling, cioè dal fruttato a sentori che ricordano la pietra focaia e gli idrocarburi. Questo è un vino che a mio avviso può accompagnare dei grandi risotti.

Anche questo l’avevo già assaggiato ma questa sera, con la calma e senza fonti di disturbo nella degustazione, mi è arrivato con maggiore personalità e complessità.

L’elemento freschezza/mineralità è innegabilmente il filo conduttore di questi due vini. La pulizia e l’equilibrio sono gli aspetti che più apprezzo. Non lasciano spazi a sentori anomali o stonature. Sono come la neve appena caduta, candida e pura. Complimenti ai produttori di questa Cantina Sociale perchè anche a Milano ho potuto percepire l’aria fresca di montagna e toccare la pietra bagnata dal torrente, come una magia. 

Aggiungo una nota meno poetica ma più sostenibile per i portafogli dei consumatori sensibili alla variabilità economica oltre che a quella climatica, sono vini dal prezzo veramente “equo e solidale” che consiglio di assaggiare in sequenza tra aperitivo e cena, il piacere è garantito.

I vitigni PIWI: marketing o sostenibilità?

I vitigni PIWI: marketing o sostenibilità? 

Era il titolo dell’evento organizzato da Onav Varese nella bella location del Gran Palace Hotel. A presentarlo uno dei massimi esperti in materia di incroci di viti, il professore e breeder Marco Stefanini della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Tn). Il suo racconto ci ha accompagnato in un bel percorso di conoscenza delle varietà e di degustazione di 10 vini.

Sostenibilità, rispetto ed espressione del territorio sono impliciti nelle varietà di viti resistenti (PIWI) ma la collocazione e la percezione di questi vini sul mercato non è ancora chiara. Se da una parte si possono produrre vini con un minor costo in vigna e in zone considerate “meno vocate”, dall’altra c’è una ricerca e una sperimentazione di qualità che punta alla migliore espressione varietale possibile in un determinato territorio. 

A mio avviso una strada non preclude l’altra e infatti abbiamo produttori con vini Piwi che si posizionano su fasce di prezzo molto diverse, dovute al diverso impegno e investimento piuttosto che a pure logiche di marketing. 

Dalla serata è emerso (ancora), come i nomi possano essere un ostacolo all’accettazione di questi nuovi vitigni, vuoi perchè troppo fantasiosi (es. Solaris, Bronner..) o all’opposto troppo vicini agli storici genitori (Cabernet, Pinot, Merlot…). Dovremmo pensare maggiormente alla valorizzazione dei territori produttivi piuttosto che focalizzarci sui nomi… All’assaggio i vini hanno sorpreso e ricevuto numerosi apprezzamenti e qualche critica. Penso agli spumanti e ai bianchi dalla grande acidità che qualcuno ha trovato eccessiva. Cosa che per me è invece una grande dote. Amo la mineralità, la sensazione tagliente e la scorrevolezza nel palato indotta da un buon livello di acidità.

Penso che l’approccio ai vini Piwi richieda un’apertura mentale al nuovo, alla diversità gustativa. La “comfort zone” del vino di ogni winelover dovrebbe essere un luogo aperto dove selezionare tramite il nostro gusto tutto ciò che di buono viene prodotto, indipendentemente dal nome che porta. Per alcuni è però un luogo chiuso da tempo, fatto magari da poche varietà ed etichette. Ciò che differenzia un Piwi da un vino “tradizionale’ è un plus, non un deficit. 

Tornando alla serata, la degustazione è stata fantastica per tipologie assaggiate. Oltre ad apprezzare i vini provenienti da diverse regioni in cui è consentita la coltivazione, si sono assaggiate le microvinificazioni di due nuove varietà appena iscritte nel registro nazionale. 

Il Pinot Regina, sebbene vinoso ed evidentemente giovane al gusto, ha lasciato percepire la nobile parentela e la potenzialità di evoluzione. Sono certo ne usciranno grandi vini. 

Ancora più interessante l’F22P010 il vino (ancora senza nome), nato in FEM dall’incrocio di Teroldego e Merzling. Dimostra già una bella struttura e bevibilità. È una microvinificazione che senza dubbio convince e che spero possa essere il primo step per una rapida diffusione e valorizzazione in bottiglia. 

Purtroppo quando si parla di nuove varietà si mettono in conto tempi lunghi prima di raccogliere i risultati. Ci vorrà ancora qualche anno per trovare questi vini in commercio ma è ormai un traguardo vicino se si pensa ai quasi 15 anni di lavoro precedenti.

Gli altri vini degustati:  

  • Zero Infinito, Pojer e Sandri (Trentino; uve Solaris; spumante metodo ancestrale)
  • Santacolomba Brut, Cantina Sociale di Trento (Trentino; uve Johanniter, Solaris, Bronner; spumante metodo classico)
  • Santacolomba Più forte della magia, Cantina sociale di Trento (Trentino; uve Johanniter, Solaris, Bronner; bianco) 
  • A-Mors 2019 bianco, Le Rive (Veneto; uve Fleurtai, Soreli e Sauvignon Kretos)
  • Limine 2017, Terre di Ger (Friuli Venezia Giulia; uve Soreli 90%, Sauvignon Kretos 10%; bianco)
  • El Masut 2017, Terre di Gerr (Friuli Venezia Giulia; uve Merlot Kanthus e Merlot Khorus; rosso)
  • A-Mors 2019 rosso, Le Rive (Veneto; uve Cabernet Volos)
  • T.N. 11 Gandfels 2016, Thomas Niedermayr (Alto Adige, uve Piwi rosse)

Se dei bianchi si sono apprezzate le grandi doti di freschezza ed eleganza, nei rossi ha colpito la personalità ormai matura e capace di viaggiare allo stesso passo dei più conosciuti bianchi. Non mi sento di evidenziare nessuno perchè ognuno racconta davvero qualcosa di diverso e di egualmente interessante, perciò provateli e scoprite voi quali preferite!

Altra bella sorpresa della serata è stata una cassetta colma di grappoli di uve PIWI da tavola che si sono potute assaggiare. Zero trattamenti e 100% buon gusto.

Il futuro è anche questo.

Ringrazio Micaela e Umberto di Onav Varese, il Prof. Stefanini di FEM e Vincenzo di Civit per la bella serata e per lo sguardo verso il futuro che mi hanno regalato.

Rukh 2018, Nove Lune

Chissà quale è il significato di Rukh 🤔

In lingua Indi vuol dire “in piedi” ma dubito che Alessandro Sala della Cantina Nove Lune pensasse a questo. Poi ho aperto il vino e sono stato catapultato in un’altra realtà. Ero io a stare “in piedi”, nella piazza del paese, e con la folla vociante dei concittadini trepidanti. “Fate spazio, allargatevi, arriva la banda” urlava il messo comunale. Sono in tanti a suonare. Li sento da lontano, Grancassa e Trombone, una marcia sinfonica. È la banda degli Aromi con i loro frutti canditi che arrivano subito alle narici. All’ingresso del paese posso vedere i più giovani nelle prime file e sentire le note floreali e agrumate. Seguono composti gli sciroppati, di albicocca e pesca gialla che dettano il ritmo. Eccoli arrivati al centro del paese tra gli applausi, in fila e ordinati, nelle loro eleganti divise arancioni. È una festa, scoppia un petardo, lo scompiglio è nel calice, arrivano note speziate e ricordi di pietra focaia. Si riprende la sfilata, inizia l’assaggio. Li guardo avanzare con gran portamento, ora seri sulle note armoniche retronasali di resine e miele. Le majorettes mi solleticano le guance con i loro pon-pon setosi e minerali. Gli orchestrali avanzano senza sosta, ora suonano i flauti, incantano con ricordi estivi di spiaggia, di sole e di mare. È la festa di fine agosto. Li guardo diventare piccoli mentre si allontanano. Fiori alle finestre, e profumo di festa. Il paese, come il calice, è piccolo, rifaranno un’altro giro. Gran festa a Rukh, di profumi e di aromi unici.

Per scoprire Rukh segui le indicazioni di Nove Lune, direzione Valpredina. All’incrocio dei vitigni resistenti alle malattie fungine prendi per Bronner e Johanniter. Rukh si trova esattamente a metà strada, a circa 450 m/slm nella zona dell’oasi WWF. Quando arrivi non suonare Orange wine, sarebbe riduttivo. Chiedi del bianco macerato sulle bucce, quello “in piedi”, vinificato e affinato in anfora. 

Ps. Poco prima che pubblicassi il post ho scoperto che Rukh è in realtà un riferimento alla Costellazione del Cigno, “Delta Cygni” conosciuta anticamente con il nome Persiano di Rukh o Ruc. In effetti ha più senso visto il nome della cantina “Nove Lune”. Ora potrei immaginarmi in un viaggio interstellare nella costellazione di Rukh …ma ve lo racconto alla prossima bottiglia 🤣

2020

Nove Lune, Via Valpredina 5, Cenate Sopra (BG), sito web

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