Chiudiamo in bellezza il 2022 con Testa di Sole, Sgris e Bartolomeo.

Ultimo post dell’anno. Vi racconterò degli ultimi tre vini assaggiati ma vorrei prima ricordare questo 2022 che se ne va. È stato un anno fantastico per i PIWI, tanti ne parlano, i produttori e i vini in commercio sono quasi raddoppiati. Alcuni di questi hanno conquistato premi inimmaginabili fino a tre anni fa e anche i critici più ostinati iniziano ad aprire gli occhi e le orecchie.
Negli ultimi mesi ho visto comparire un sacco di “esperti” che non avevo mai sentito nominare, segno che l’argomento fa gola a molti e si stanno affilando le armi per far soldi. Qualche settimana fa è arrivata la notizia dei grandi gruppi vinicoli in Emilia Romagna che si stanno impegnando a sviluppare le loro varietà resistenti. Non ne ho parlato perchè è comparsa ovunque la notizia e non avrei aggiunto niente a quel comunicato. Aspetto qualcosa di più concreto.
Voglio invece ricordare la costruzione di PIWI Italia che spero venga ufficializzata nei primi mesi del 2023.
Vini e Viti Resistenti continuerà a raccontare questa bellissima storia vitivinicola perchè crede fortemente in una viticoltura di qualità più sensibile all’ambiente. Ci sono diversi progetti in costruzione che mi auguro di svelarvi al più presto. Continuate a sostenere i produttori Piwi acquistando i loro vini, fateli assaggiare e raccontateli. Il cambiamento è innanzitutto nel concedere l’opportunità d’essere scoperti.

Gli ultimi tre che ho assaggiato ne sono un bel esempio, eccoli:

Testa di Sole 2019, Augusta Altinate

Lo Spumante Testa di Sole è un metodo Charmat lungo, da uve di Solaris coltivate sulle Colline di Busche in zona Alpago (BL).
I terreni sono argillosi e con rocce affioranti tra i 300 e 600 metri di altitudine con esposizione sud.

Vedendolo nel calice ho pensato fosse un metodo classico, le bollicine sono extra fini, molto presenti e persistenti. Il colore ha un bel tono solare, dorato.
L’olfatto è complesso, mi porta sul floreale giallo, una mela croccante, sentori di pasticceria e spezie. In bocca entra affilato e minerale, carbonico. Nel retronasale si apre a sentori aromatici di frutta gialla matura, pesca, mela. Si percepisce una bella struttura e tanta piacevolezza.

L’aspetto più interessante è il ricordo di frutta dolce e matura che aleggia in un contesto di durezze e freschezza. In chiusura è speziato, penso al rabarbaro, al pepe bianco.
Il terroir bellunese e il Solaris sono un’accoppiata vincente, questo spumante lo dimostra al 100%. Ottimo.

Sgris 2021, Maso Bergamini

Vino frizzante biologico, metodo ancestrale da uve di Souvignier Gris.
Rimesso in circolo il fondo depositatosi il vino è passato da rosato ad aranciato, così come lo si vede nella foto. Dopo una schiumosa entrata si è adagiato. Mettendoci il naso sopra ne ho rilevato profumi puliti e fragranti, frutto d’arancia, pompelmo rosa, fragolina.

All’assaggio è saporito e salino con una bella acidità che vibra sulla spinta carbonica. Lieve il tannino in un corpo abbastanza strutturato e con un adeguato volume alcolico (12,5%).
Gli aromi retronasali si confermano e quella parte di lieviti residuali non inficia la fragranza generale. Qualche ricordo di crosta di pane ed un frutto tropicale di litchi si aggiunge agli agrumi. Nel finale esce una leggera piccantezza speziata che gli dona carattere.
L’insieme mi piace molto. Perfetto con fontina e salamini affumicati nell’aperitivo che ho preparato.

Questo Sgris arriva dal Trentino, a produrlo è il Maso Bergamini che ne coltiva le uve in località Villamontagna (TN).
È un ancestrale in t-shirt, ricorda l’estate. Sono contento d’averne un’altra bottiglia in cantina, devo solo costringermi a non aprirla prima del luglio 2023.
Più lo assaggio e più mi piace, questo è un problema… si fa per dire, però il Souvigner gris nel terroir giusto è uno spettacolo.

2022

Bartolomeo 2021, Accademia Calchi

Vino lombardo proveniente dalla zona collinare di Calco (LC), prodotto da Accademia Calchi. È un Solaris in purezza, limpido e dai riflessi verdognoli. Al naso c’è un bel sentore d’erbe aromatiche e fiori, penso alla salvia, al timo. In fondo compare un ricordo sulfureo di pietra focaia.

L’assaggio mostra corporatura e un’acidità che dona piacevolezza di beva. Si rimarcano sensazioni di giovinezza aromatica nel retrogusto. Ricordi di mela verde e lime molto piacevoli. Chiude in modo pulito e preciso. Gli aromi persistono per qualche secondo lasciando spazio a sensazioni minerali e saline. Mi piace l’accento sulle erbe aromatiche che tornano nel retronasale e l’eleganza in generale che esprime.

Ci rivediamo nel 2023 con tanti nuovi Piwi da scoprire.
Buon anno a tutti!