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Nuovi nomi per le 4 varietà 2020 di FEM e CIVIT

Sono stati resi noti i nuovi nomi per le 4 varietà resistenti selezionate e registrate a luglio 2020 dalla Fondazione Edmund Mach insieme a Civit (Consorzio Innovazione Vite).

I nuovi nomi andranno a sostituire le sigle fin qui utilizzate.

Per quanto riguarda gli incroci di Teroldego x Merzling:

F22P09 diventa TERMANTIS 

Nome derivante dall’unione delle prime lettere di Teroldego e Merzling nasce un nome per un vitigno “temerario” che non teme nulla grazie alla sua resistenza e produttività.

F22P10 diventa NERMANTIS

Dall’unione delle parole “nera” e “manto” che descrive il colore scuro dell’acino dell’uva di questo nuovo vitigno.

Dall’incrocio FR 945-60 x Merzling:

F23P65 diventa CHARVIR 

L’iniziale Char riprende il termine Chardonnay mentre VIR (verde in latino) valorizza il colore dai riflessi verdi della bacca. Il nome è stato scelto per rimarcare le caratteristiche specifiche di questo vitigno, in particolare il riferimento alla produzione vino base spumante con buone note fruttate, sapido e con struttura

Il quarto vitigno, da incrocio Nosiola x Bianca:

F26P92 diventa VALNOSIA 

Il termine Val rimanda alla valle, al territorio e alla natura con un riferimento sottile alle vallate in cui è presente il Nosiola (Valle dei Laghi, Vallagarina, Valle del Sarca). La desinenza finale Nosia è una contrazione di Nosiola come ulteriore rimando al vitigno principale di origine.


Per altre informazioni su questi vitigni (genealogia, anno di registrazione, profilo aromatico ecc.) :

Termantis Nermantis Charvir Valnosia


Comunicato stampa FEM Fondazione Edmund Mach a questo link

Santacolomba, Cantina Sociale di Trento

Con il Santacolomba spumante Brut nature e il Santacolomba bianco fermo, vi presento i due vini Piwi prodotti dalla Cantina Sociale di Trento. Storica entità vinicola sorta nel 1956 con il presupposto di difendere e promuovere il territorio oltre che migliorare le condizioni dei viticoltori. 

Difendere il territorio è anche coltivare vitigni che lo rispettino, e che siano compatibili con tutta la vita biologica circostante, compresa quella umana. I vitigni Piwi rispondono a queste necessità e ai problemi del cambiamento climatico. Apprezzo molto la scelta “collettiva” di questa Cantina di affiancare alla produzione tradizionale quella di vini da uve resistenti. È un segnale di attenzione alla sostenibilità e di visione verso il futuro. Un segnale percepito anche nelle etichette. Il disegno di una bambina che gioca felice nella natura. Quella natura composta anche dai vigneti che magari convivono vicino a scuole e abitazioni.

Le uve dei Santacolomba provengono dalle vigne intorno a Trento, con esposizione Sud-Sud/Ovest. I vigneti sono coltivati su suoli magri e ricchi di scheletro. Parliamo degli stessi suoli che originano alcune delle espressioni spumantistiche più importanti e apprezzate d’Italia.

Santacolomba Brut nature, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolmba Brut nature è appunto uno spumante prodotto con il metodo classico della rifermentazione in bottiglia. Sosta 12 mesi sui lieviti ed è ottenuto da uve Piwi di Johanniter, Solaris e Bronner. In sintesi una bollicina ”superbio“.

Per fortuna l’ho stappato in terrazza, ero distratto dal telefono che squillava è non ho tenuto bene il tappo che è schizzato fuori con tanto di fontana e terrore nei miei occhi. Consiglio di fare attenzione quando vi appresterete ad assaggiare la vostra bottiglia, la pressione interna è tanta.

Alla vista è brillante, con una bella spuma persistente che annuncia aromi agrumati e fermentativi di lieviti e pasticceria. All’assaggio è stiloso, bella acidità e mineralità che invade il palato. Gli aromi si allungano su sensazioni fruttate che mi ricordano la mela verde, il limone e frutti esotici come il litchii. Tanta freschezza che insieme alle bollicine danzano tra le guance.

Molto piacevole e perfetto come accompagnamento ad aperitivi con salumi e formaggi grassi, mantiene la bocca sempre fresca e pulita. Poi rimane a lungo, con sentori egualmente freschi e primaverili. Uno spumante metodo classico che avevo già apprezzato e che si conferma nelle sue ottime doti.

Santacolomba 2019, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolomba 2019, è un vino bianco fermo vinificato in acciaio, ottenuto anch’esso da uve di Johanniter, Solaris e Bronner. Qui arrivano con maggiore intensità sentori floreali con ricordi di campo e di frutto polposo. Anche all’assaggio gli aromi floreali donano eleganza e finezza in un contesto minerale di grande freschezza. La progressione regala note più morbide di frutta bianca polposa e lascia intendere un’evoluzione che mi ricorda il Riesling, cioè dal fruttato a sentori che ricordano la pietra focaia e gli idrocarburi. Questo è un vino che a mio avviso può accompagnare dei grandi risotti.

Anche questo l’avevo già assaggiato ma questa sera, con la calma e senza fonti di disturbo nella degustazione, mi è arrivato con maggiore personalità e complessità.

L’elemento freschezza/mineralità è innegabilmente il filo conduttore di questi due vini. La pulizia e l’equilibrio sono gli aspetti che più apprezzo. Non lasciano spazi a sentori anomali o stonature. Sono come la neve appena caduta, candida e pura. Complimenti ai produttori di questa Cantina Sociale perchè anche a Milano ho potuto percepire l’aria fresca di montagna e toccare la pietra bagnata dal torrente, come una magia. 

Aggiungo una nota meno poetica ma più sostenibile per i portafogli dei consumatori sensibili alla variabilità economica oltre che a quella climatica, sono vini dal prezzo veramente “equo e solidale” che consiglio di assaggiare in sequenza tra aperitivo e cena, il piacere è garantito.

Souvignier Gris 2018, Enrico Gentili

Questo vino di Enrico Gentili è uno di quei vini che mi è maggiormente piaciuto degustare in questo periodo. Forse perchè inizialmente faticavo ad inquadrarlo. È la terza volta che lo assaggio in tre diverse situazioni. Ogni volta ne coglievo qualcosa ma mi sembrava di non capirlo completamente. La prima volta mi è sembrato delicato, persino sottile, ed invece oggi ne godo del suo bel corpo e della complessità aromatica. Cosa è cambiato?, tutto e niente. È cambiata la temperatura di servizio e quella esterna. È cambiata la situazione, da tante persone e rumore a solo due e tranquillità intorno. Siamo noi assaggiatori e consumatori a percepire un vino in modo diverso ma è il contesto a condizionarci. 

Questo Souvignier Gris 2018, Veneto IGT, ha la capacità di sapersi offrire nel migliore dei modi sia servito molto freddo, come uno spumante, in un aperitivo tra amici, piuttosto che leggermente fresco in una cena intima. Nel primo caso è verticale, diretto e minerale con la sua grande acidità che te lo farebbe deglutire come fosse acqua di sorgente. Mentre degustato a cena, fresco ma non freddo, mostra quella che secondo me è la sua veste migliore, più rotonda e complessa dove comunque c’è quella grande freschezza determinata dall’acidità e mineralità a mantenerlo equilibrato. 

Ad una temperatura molto fredda si percepiscono note di fiori bianchi e agrumi, alzandola gli aromi regalano sensazioni di frutti tropicali e polposi con ricordi di mela golden, fieno ed erbe balsamiche come il timo. Il volume alcolico del 13,5% non si percepisce, se non dopo qualche calice. Elegante nella progressione e persistente a lungo nel palato. Medaglia d’Oro Piwi International 2019. Più che meritata per l’armonia che contraddistingue questo vino.

È ottenuto da una vinificazione con fermentazione spontanea e lieviti indigeni (naturalmente presenti sulle bucce e in cantina). Viene poi affinato 1 anno in terracotta, antico materiale che da 6000 anni accompagna l’evoluzione del vino e lo lascia respirare mantenendolo vivo. Dopo questo periodo viene imbottigliato senza filtrazione, così da mantenere tutte quelle particelle che andranno ad arricchire il ventaglio aromatico.

Il Souvignier Gris è tra i vitigni Piwi che preferisco. Le uve  hanno un bellissimo colore rosato e gli aromi sono intriganti, figli di una genealogia unica. Se a questo si aggiunge il Terroir del Lago di Garda, zona del Bardolino, ed una viticoltura rispettosa e sostenibile, si può immaginare quale grande risultato ne possa nascere. 

Enrico e la sorella Elisa Gentili portano avanti un progetto di riscoperta di antichi vitigni, di valorizzazione del territorio e di sperimentazione di varietà dal minor impatto ambientale possibile, come questo Souvignier Gris. Un progetto che trova la sua sintesi nella definizione di “sinceramente vino”. Un modo efficace per comunicare quella  sostenibilità ambientale che praticano in vigna e la naturalità del vino che arriva in bottiglia.

Se siete sul Garda non perdetevi l’occasione di una sosta alla Cantina Gentili in via S. Antonio 271 a Caprino veronese (VR) – sito

Note sul vitigno: Il Souvignier Gris, è un vitigno resistente alle principali malattie fungine della vite (Peronspora e Oidio), figlio dell’incrocio delle varietà Seyval e Zaheringer. È stato iscritto nel registro italiano delle varietà nel 2014. L’ibridazione risale al 1983 da parte di Norbert Becker dell’Istituto di Friburgo in Germania. Per ibridazione si intende un incrocio ottenuto da impollinazione, semi e selezione della varietà migliore (non è un OGM). Dalle informazioni del breeder, Becker, si è ritenuto per anni che derivasse dall’incrocio di  Cabernet Sauvignon e Bronner (altro vitigno resistente), ma gli studi genetici e i marcatori hanno dimostrato che i veri genitori sono Seyval e Zaheringer. Dal primo arriva quella piccola percentuale di vitis non vinifera resistente alle malattie fungine e dallo Zaheringer (oltre il 95%), la parte di vitis vinifera che ha nella sua genealogia il Gewurtztraminer (da cui ha probabilmente ricevuto la tipica colorazione rosa delle bucce) e il mitico Riesling renano.

Limine 2018 e 2016, Terre di Ger

Per parlare di questo vino voglio iniziare dallo slogan che campeggia sul sito del produttore, “Il nostro lavoro finisce in campagna. Il vino è la naturale conseguenza“. Poche parole che spiegano perfettamente l’idea di vino della famiglia Spinazzè. Un’idea che ha portato Gianni Spinazzé ad essere anche uno dei fondatori dell’associazione Piwi Friuli Venezia Giulia.

Tra i quattro Piwi (due bianchi e due rossi), prodotti da Terre di Ger nei suoi circa 80 ettari al confine tra Veneto e Friuli, ho scelto di assaggiare il Limine, il nome deriva dal latino limen, che significa proprio soglia/confine. Avendo a disposizione le annate 2016 e 2018 ho pensato di confrontarle e percepirne l’evoluzione. L’uvaggio di questo vino bianco fermo è Soreli (90%) e Sauvignon Kretos (10%). Il Soreli è un incrocio tra Friulano (ex Tocai) e Kozma 20-3 che vede nella sua genealogia anche il Traminer oltre alle varietà resistenti. Il Sauvignon Kretos, come chiaramente si percepisce, è figlio del Sauvignon Blanc e di Kozma 20-3. Le uve provengono dai vigneti di Villaraccolta/Pasiano di Pordenone, coltivati su suoli argillosi e sassosi con presenza di fossili marini. 

I vini arrivano da due annate climaticamente abbastanza simili, seppur con qualche pioggia in più nel 2016 e temperature mediamente più alte nel 2018. Entrambi sono stati vinificati in parte in acciaio e in parte in barrique per 30 giorni, con affinamento poi sulle fecce fini per circa 7 mesi prima dell’imbottigliamento a fine maggio.

Vista la cornice, ora mi posso dedicare alle opere: Limine 2018 e Limine 2016.

Limine 2018, Terre di Ger

Nel calice è brillante con riflessi dorati, i profumi sono fini e floreali ma appena lo si fa danzare un pochino regala note di frutti esotici ed agrumi. All’assaggio si impone una bella mineralità e sapidità che accompagna sentori di frutta polposa come la pesca gialla fino ad un finale agrumato e citrino di grande freschezza. È abbastanza persistente negli aromi e le sensazioni minerali fanno venire voglia di un’altro sorso e di un’altro ancora. Più lo assaggio e più percepisco una felice armonia che è impossibile non apprezzare. Dopo due/tre piccoli assaggi sento sulla lingua un ricordo di salvia e di erba tagliata. È un vino che si fa gustare con calma, offrendo ad ogni sorso qualcosa di nuovo. Puoi semplicemente godertelo come aperitivo senza troppe seghe mentali oppure, come vorrei tanto provare in questo momento, con una tartare di tonno. Appare dinamico ma ha comunque un volume alcolico del 14% che è però bilanciato dalla notevole spalla acida. Mi ricorda le prime volte che assaggiavo il Tocai, di quanto mi piaceva e.. di quanto velocemente si faceva sentire! Quindi in definitiva, gran vino, elegante e potente come un To… Soreli deve essere.

Limine 2016, Terre di Ger

Anche qui il colore è brillante ma leggermente meno ‘squillante’, alla rotazione si formano degli archetti lenti che farebbero pensare ad un volume alcolico notevole ed invece è leggermente inferiore al precedente, è del 13,5%. I profumi sono più caldi e vegetali, penso al fieno, al miele e alla foglia di pomodoro, …un ricordo di Sauvignon blanc. La complessità è superiore ed è piacevole continuare ad annusarlo. All’assaggio è molto diverso, seppur con una sensazione minerale sapida più delicata che lo accomuna al precedente, qui ci si trova di fronte ad un bianco evoluto, rotondo e glicerico, il frutto è maturo ed avvolgente e la persistenza lunga. Il finale fresco e agrumato. È un vino maturo come si potrebbe definire una persona cinquantenne che ha già accumulato abbastanza esperienza nella vita ma che ha ancora molto da dire, quindi non mi sorprenderebbe di assaggiare questo vino tra 3/4 anni e trovarlo diverso, evoluto, con nuove ‘esperienze’ da raccontare. Se il precedente era adatto per un aperitivo questo come minimo dovrebbe accompagnare delle pappardelle ai funghi porcini o una spigola al forno.

Dopo averli assaggiati entrambi posso sintetizzare che il Soreli di Terre di Ger è un ottimo bianco che ti puoi godere nel sua giovinezza ed anche nella sua maturità dopo anni di affinamento. Ho apprezzato molto la pulizia e l’eleganza di questi due vini che coniugano con armonia la mineralità e l’aromaticità che li caratterizzano. A cena finita ho comunque continuato a sorseggiare con piacere il 2016… e pensato ai confini, quelli che ci poniamo e quelli che ci impongono. In fondo anche i Piwi sono vini di confine, limen tra incroci naturali e manipolazione genetica e limen per chi cerca vini senza residui ed ecosostenibili.

Terre di Ger è in Via della Meduna 17, a Frattina di Pravisdomini (PN) – sito

Registrate in Italia 12 NUOVE VARIETÀ di viti resistenti (PIWI)

Salgono così a 32 i vitigni nati da incrocio di varietà diverse di vitis e resistenti alle malattie fungine, presenti nel Registro Italiano delle varietà di vite.

1) F22P09 (N)2) F22P1o (N) 3) F23P65 (B) 4) F26P92 (B) 5) Pinot Regina (N) 6) Cabernet Blanc (B)7) Cabertin (N) 8) Pinotin (N) 9) Pinot Iskra (B) 10) Kersus (B)11) Pinot Kors (N) 12) Volturnis (N)

N: bacca nera – B: bacca bianca

Le prime quattro sono completamente italiane e arrivano dalla Fondazione Edmund Mach (FEM), di San Michele all’Adige (TN), non hanno ancora un vero nome ma solo un codice identificativo: F22P09, F22P10, F23P65 e F26P92. Questi incroci sono il frutto di oltre 12 anni di ricerca che ha visto impegnata la FEM, capitanata dal Prof. Marco Stefanini come coordinatore e il team di ricercatori composto da Giulia Betta, Marco Calovi, Andrea Campestrin, Cristian Chiettini, Silvano Clementi, Monica Dalla Serra, Cinzia Dorigatti, Daniela Nicolini, Tiziano Tomasi, Silvia Vezzulli, Monica Visentin, Alessandra Zatelli, Luca Zulini. A questi vanno aggiunti altri ricercatori FEM che si sono prestati per specifiche parti necessarie all’iscrizione.

Attraverso la collaborazione con CIVIT, Consorzio Innovazione Vite, che ne gestirà il brevetto, le nuove varietà sono pronte per essere coltivate, non solo in Trentino ma in tutta Italia, dopo il necessario periodo di osservazione nelle diverse regioni.

F22P09 ed F22P10

F22P09 (foto FEM)
F22P10 (foto FEM)

F22P09 ed F22P10 sono a bacca rossa, incroci tra Teroldego e Merzling. Presentano caratteristiche di buona tolleranza nei confronti dei funghi peronospora e oidio, ma presentano anche un buon contenuto in antociani, con livelli di diglucosidi inferiore ai limiti legali ammessi nei vini, e polifenoli totali ed un ottimo rapporto zuccheri-acidi. Dalle loro uve si ottengono vini con buona corposità e consistenza e con un buon contenuto in tannini e aromi a gradevole nota floreale-fruttata. 


F23P65

F23P65 (foto FEM)

L’F23P65 è una varietà a bacca bianca selezionata per le sue caratteristiche di acidità e pH adatte alla produzione di basi e vini spumanti, è un incrocio tra Merzling e FR 945-60.


F26P92

F26P92 (foto FEM)

L’F26P92 è un incrocio tra Nosiola e Bianca. Entrambe le varietà a bacca bianca si caratterizzano per il diverso e complesso contenuto aromatico. Si ottengono vini freschi leggermente aromatici che ricordano le erbe aromatiche con note di frutta secca, di medio corpo e buona sapidità. 


La quinta varietà iscritta al Registro nazionale e proposta da CIVIT, ha origini Ungheresi ed è stata creata nel 2004 da Kozma, Pal jr., è il Pinot Regina.

Pinot Regina

Pinot Regina (foto FEM)

Il Pinot Regina è un incrocio tra Pinot noir e Kozma 99-1-48. Le caratteristiche olfattive sono simili al Pinot nero ed è indicato sia per la spumantizzazione che per la vinificazione in rosso. 


3 altre nuove varietà resistenti arrivano da Vitis Rauscedo e Rebschule Freytag. Sono una a bacca bianca, il Cabernet Blanc, e due a bacca rossa, Pinotin e Cabertin.

Si tratta di incroci già diffusi in altre paesi la cui genealogia non è chiarissima, ma che farebbero capo a Cabernet Sauvignon e Regent. Sono state create in Germania nel 1991 dal breeder privato Valentin Blattner. In Italia arrivano grazie al progetto “Vitis Piwi” di Vitis Rauscedo, finalizzato alla propagazione e distribuzione in Italia di barbatelle certificate delle varietà PIWI nell’ambito del partenariato con l’Istituto Statale di Viticoltura di Friburgo (WBI-FR) e con il vivaio Rebschule Freytag. Vitis Rauscedo ha già avviato l’iter di classificazione regionale in Friuli. Venezia Giulia, Veneto e Lombardia. Vitis Rauscedo ha sede a San Giorgio della Richinvelda (PN).

Cabernet Blanc

Cabernet Blanc (foto Vitis Rauscedo / Rebschule Freytag)

I vini ottenuti dal Cabernet Blanc, a seconda dello stile di vinificazione e della maturità delle uve, possono avvicinarsi allo stile dei Sauvignon Blanc neozelandesi fino a ricordare frutti esotici. Vini complessi con un’acidità matura e con un potenziale promettente all’invecchiamento vengono spesso vinificati con il metodo del “fumé blanc”.


Cabertin

Cabertin (foto Vitis Rauscedo / Rebschule Freytag)

I vini prodotti dalle uve di Cabertin hanno molte delle qualità del loro genitore genetico Cabernet Sauvignon. Ricorda il ribes nero, il pepe rosso e nero, il caffè e il tabacco speziato oltre ad avere una buona struttura tannica. Le vendemmie che permettono una lunga maturazione, donano dei tannini morbidi e avvolgenti. Nelle stagioni in cui la maturazione non è completa i tannini possono essere astringenti e scomposti. Un prolungato invecchiamento nelle botti è molto favorevole per la longevità di questi vini.


Pinotin

Pinotin (foto Vitis Rauscedo / Rebschule Freytag)

Il colore del vino ottenuto da uve di Pinotin è di un color rosso rubino e l’aroma ricorda ciliegie con una bassa acidità e una tannicità ridotta. Ciò rende questo vino rosso e fruttato di facile beva.


Dall’Università degli Studi di Udine e Istituto di Genomica Applicata IGA, insieme ai Vivai Cooperativi Rauscedo VCR, arrivano quattro incroci, due a bacca bianca, Pinot Iskra e Kersus, e due a bacca nera, Pinot Kors e Volturnis.

Le varietà presentano un’ottima resistenza alle malattie, buona produttività e vigore, ed un potenziale enologico pari se non superiore ai genitori di V. vinifera. Questi vitigni, attualmente al quarto anno di sperimentazione agronomica ed enologica presso il centro sperimentale VCR, sono stati messi a dimora anche in diversi appezzamenti test in diverse regioni italiane ed estere. Questi nuovi incroci, alle prime degustazioni ufficiali sono stati particolarmente apprezzati sia dai viticoltori che dagli enologi e consumatori in generale.


Pinot Iskra

Pinot Iskra (foto VCR Vivai Cooperativi Rauscedo)

Il Pinot Iskra è un genotipo a bacca bianca, ottenuto dall’incrocio del Pinot Bianco con il donatore di resistenza SK-00-1/7. Vitigno di buona vigoria con portamento della vegetazione semieretto. Grappolo medio o medio-piccolo (168 g*), cilindrico, mediamente compatto con una-due ali piccole. Acino medio-piccolo, di forma sferoidale. La buccia è mediamente spessa con pruina debole, di colore verde-dorato. La polpa è molle, di sapore neutro. Epoca di maturazione mediamente precoce (29 di Agosto*). Produzione media (3.1 kg per pianta*). Si adatta alle diverse forme di allevamento e potatura preferendo comunque i sistemi tipo Guyot. Ottima resistenza alla peronospora (Rpv 1, Rpv 12) e all’oidio (Run 1, Ren 3). Buona resistenza alle minime invernali fino a -20°C. A livello sensoriale il vino di UD-109,033 assomiglia molto al parentale Pinot bianco. Il quadro aromatico presenta una buona intensità degli aromi fruttati fermentativi, floreali e agrumati. Il vino ha notevole freschezza e persistenza. Si presta per la produzione di buone basi spumante o per vini profumati da consumarsi giovani o con brevi periodi di affinamento.

Kersus

Kersus (foto VCR Vivai Cooperativi Rauscedo)

Il Kersus, risultante dall’incrocio del Pinot bianco con SK-00-1/7, è un vitigno di elevata vigoria con portamento della vegetazione semi-eretto. Grappolo di dimensioni medio-grandi (263 g*), cilindrico, compatto con una o senza ali. Acino medio-piccolo, di forma. sferoidale. La buccia è mediamente spessa con pruina media, di colore verde-dorato. La polpa è molle, di sapore neutro. Epoca di maturazione e mediamente precoce (8 di Settembre*). Produzione e elevata (4.5 kg per pianta*). Si adatta alle diverse forme di allevamento e potatura preferendo comunque i sistemi tipo Guyot. Ottima resistenza alla peronospora (Rpv 12) e buona resistenza all’oidio (Rpv 3). Buona resistenza alle minime invernali fino a -20°C. A livello sensoriale il vino di UD-109,052 assomiglia allo Chardonnay con qualche nota di Pinot grigio. Il quadro aromatico presenta una elevata intensità di profumi floreali ed agrumati che sfociano nella frutta esotica. Si ottengono vini strutturati caratterizzati da intensi sentori fruttati dotati di notevole freschezza. Si presta alla produzione di vini da consumarsi giovani o con brevi periodi di affinamento.

Pinot Kors

Pinot Iskra (foto VCR Vivai Cooperativi Rauscedo)

Il Pinot Kors deriva dall’ incrocio del Pinot nero con il 99-1-48. Vitigno di elevata vigoria con portamento della vegetazione orizzontale. Necessita di interventi di potatura verde per alleggerire la massa vegetativa. Grappolo di dimensioni medie o mediogrande (275 g*), conico, mediamente spargolo con 3-4 ali. Acino medio-piccolo, di forma sferoidale. La buccia è mediamente sottile con pruina media, di colore blu nero. La polpa è molle, di sapore neutro. Epoca di maturazione e media (15 di Settembre*). Produzione e medioelevata (3.6 kg per pianta*). Si adatta alle diverse forme di allevamento e potatura preferendo comunque i sistemi tipo Guyot. Ottima resistenza alla peronospora (Rpv 1, Rpv 12) e all’oidio (Run 1). Il profilo sensoriale di UD-156,537 è simile al parentale Pinot nero. Il quadro aromatico si apre con delicati sentori floreali che richiamano la rosa, per proseguire con intense note di frutti rossi e spezie. Più che ottimo il quadro polifenolico in qualità, intensità e ampiezza, elevato il contenuto antocianico. Queste caratteristiche lo predispongono alla produzione di vini da medio-lungo affinamento.

Volturnis

Volturnis (foto VCR Vivai Cooperativi Rauscedo)

Il. Volturnis è stato ottenuto incrociando il Pinot nero con il donatore di resistenza 99-1-48. Vitigno di elevata vigoria con portamento della vegetazione semieretto. Grappolo di dimensioni medie o medio-grande (263 g*), conico, compatto con 3-4 ali. Acino medio-piccolo, di forma sferoidale. La buccia è mediamente spessa con pruina abbondante, di colore blu nero. La polpa è molle, di sapore neutro. Epoca di maturazione e media (13 di Settembre*). Produzione medio-elevata (3.6 kg per pianta*). Si adatta alle diverse forme di allevamento e potatura preferendo comunque i sistemi tipo Guyot. Ottima resistenza alla peronospora (Rpv 12) e sensibile all’oidio in quanto non presenta i relativi geni di resistenza. Resistenza alle minime invernali fino a -20°C. Il profilo sensoriale di UD-156,312 è simile al parentale di Pinot nero. Il quadro aromatico presenta una buona intensità di frutti rossi e fruttato maturo, che richiama le ciliegie nere e la fragola di bosco, percepibili anche nel retrogusto. Più che ottimo il quadro polifenolico in qualità, intensità e ampiezza, elevato il contenuto antocianico. Queste caratteristiche lo predispongono alla produzione di vini da medio-lungo affinamento.

*Media di 3 anni (2016-2018); Località Centro Sperimentale VCR, Guyot, 2.8 x 1


Schede Cultivar

Comunicati

Fonti

Fondazione Edmund Mach FEM

Vitis Rauscedo

VCR Vivai Cooperativi Rauscedo

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