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Quanto vale la sostenibilità?

Workshop, Seminario e Fiera Bio & Piwi. Oderzo 24 ottobre 2020.

La risposta che vorrei dare alla domanda del titolo di questo evento, svoltosi qualche giorno fa, è che la sostenibilità vale quanto il nostro futuro. Si potrebbe sintetizzare che non possiamo più avere uno stile di vita basato sullo sfruttamento delle risorse a discapito della salute nostra e del pianeta. In ambito vinicolo la sostenibilità vale la salute degli operatori, di chi vive in prossimità delle vigne e della vita stessa del terreno e degli organismi viventi che lo popolano. A queste necessità ma anche alle problematiche conseguenti al cambiamento climatico e al proliferare delle malattie della vite, i vitigni resistenti (Piwi), protagonisti di questo evento, forniscono la risposta più avanzata e sostenibile.

L’organizzatore dell’evento è l’associazione Biovenezia che nell’ambito del progetto Territoribio pone l’attenzione sulla coltivazione biologica e su come si possa creare un futuro più sostenibile coinvolgendo i diversi protagonisti nella regione Veneto ma non solo. Una mission importante che in ambito vinicolo e Piwi vede una costante crescita di produttori e una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori.

Se poi diamo uno sguardo al  futuro e al lavoro di enti di ricerca come il CREA e alle selezioni in atto tra i vivaisti si possono vedere numerose varietà Piwi che andranno a implementare l’offerta di vitigni resistenti. Essendo in Veneto, la varietà più attesa è senza dubbio la Glera (Prosecco) resistente. Sarà disponibile nel giro di qualche anno e potenzialmente potrebbe segnare una svolta epocale verso la sostenibilità.

Alexander Morandell, Lionella Genovese e Daniele Piccinin

Passiamo ora al succo della manifestazione, quella in presenza, che grazie al team di Biovenezia con il suo presidente Daniele Piccinin e alla forza inesauribile di Lionella Genovese si è potuta svolgere. C’era davvero bisogno di conoscersi e guardarsi negli occhi di persona. Per quanto veri, i rapporti digitali sono comunque un’altra cosa. Conoscere persone come Alexander Morandell è stato un grande onore, così come salutare per la prima volta produttori che avevo sentito solo per telefono o email.

Il succo, quello vero e fermentato, si è degustato nei 22 calici proposti al seminario sui Bio & Piwi. Il livello qualitativo è stato elevato e ha mostrato un panorama variegato sui Piwi Veneti e non solo. Sebbene abbia fatto fatica a sintetizzare un giudizio di ogni vino in pochi secondi e con un solo piccolo sorso di vino, posso dire che qualcuno è riuscito comunque a colpirmi al cuore come novità o a confermare quella piacevolezza che già conoscevo.

Voglio citare, in ordine di degustazione: 

Reverso 2019 di Sara Meneguz – Corbanese di Tarzo (TV)

Aromera 2019 di Wineplant – Caldaro (BZ)

Resiliens 2019 de Le Carline – Pramaggiore (VE)

Solaris 2019 AVA Consorzio Viticoltori Alpago – Chies d’Alpago (BL)

A-mors 2019 bianco de Le Rive – Ponte di Piave (TV)

Planties Weiss 2019 di St Quirinus – Caldaro (BZ)

Ratio 2019 (Bronner e Johanniter) di Ceste Vini – Govone (CN)

Rukh 2018 (Bronner e Johanniter) di Nove Lune – Cenate Sopra (BG)

Rebellis 2018 (Solaris) di Giannitessari – Roncà (VR)

Souvignier Gris 2018 della Cantina Gentili – Caprino Veronese (VR)

La giornata è proseguita al banco di degustazione che si è svolto in un bel clima rilassato e con la possibilità di soffermarsi a chiacchierare con ognuno. È stato bello scoprire alcune produzioni al banco di Piwi International dove ho trovato gli amici Gabriele (enologo in Nove Lune) e Devid della cantina Alpi dell’Adamello. Di questi assaggi segnalo per piacevolezza l’Immelen 2018 da uve Solaris della cantina svedese Kullabergs.

Ho poi avuto il piacere di conoscere il Dott. Cecon e le vinificazioni dei nuovi vitigni VCR ed apprezzarne in particolare il bianco Kersus e il rosso Pinot Kors. Penso che in futuro ne usciranno grandi vini.

Dopo questi assaggi e in prossimità del ritorno a casa, ho fatto un ultimo giro da Alessandro Sala di Nove Lune per assaggiare il fresco Heh da uve Solaris e raccogliere il consiglio di una persona lì presente, di cui purtroppo non ricordo il nome, e che magari qualcuno mi suggerirà in seguito. Una nota di colore in chiusura di questo articolo. Il consiglio riguardava il tasso alcolemico (che mi portava a rifiutare altri assaggi) e l’assunzione di due bicchieri d’acqua prima di mettersi alla guida che ne avrebbero abbassato drasticamente il livello, tanto da non renderlo rilevabile. A me sembrava una teoria bislacca comunque prima di uscire me li son bevuti con gusto quei due calici d’acqua e mi son mangiato anche quei crackers che avevo in auto… (nessun problema nel tragitto).

Mi dispiace non aver avuto più tempo a disposizione per soffermarmi con ognuno, mi ci sarebbero voluti tre giorni almeno. Questa manifestazione ha dato visibilità al lavoro di molti ed è un importante passo per un riconoscimento sempre più allargato dei vitigni e dei vini Piwi. Un appuntamento che spero sia solo il primo di una lunga serie nella bella location della cantina sociale di Oderzo, Opitergium.

Grazie a tutti!

Luca Gonzato

Per maggiori informazioni: Biovenezia , Territoribio

Nuovi nomi per le 4 varietà 2020 di FEM e CIVIT

Sono stati resi noti i nuovi nomi per le 4 varietà resistenti selezionate e registrate a luglio 2020 dalla Fondazione Edmund Mach insieme a Civit (Consorzio Innovazione Vite).

I nuovi nomi andranno a sostituire le sigle fin qui utilizzate.

Per quanto riguarda gli incroci di Teroldego x Merzling:

F22P09 diventa TERMANTIS 

Nome derivante dall’unione delle prime lettere di Teroldego e Merzling nasce un nome per un vitigno “temerario” che non teme nulla grazie alla sua resistenza e produttività.

F22P10 diventa NERMANTIS

Dall’unione delle parole “nera” e “manto” che descrive il colore scuro dell’acino dell’uva di questo nuovo vitigno.

Dall’incrocio FR 945-60 x Merzling:

F23P65 diventa CHARVIR 

L’iniziale Char riprende il termine Chardonnay mentre VIR (verde in latino) valorizza il colore dai riflessi verdi della bacca. Il nome è stato scelto per rimarcare le caratteristiche specifiche di questo vitigno, in particolare il riferimento alla produzione vino base spumante con buone note fruttate, sapido e con struttura

Il quarto vitigno, da incrocio Nosiola x Bianca:

F26P92 diventa VALNOSIA 

Il termine Val rimanda alla valle, al territorio e alla natura con un riferimento sottile alle vallate in cui è presente il Nosiola (Valle dei Laghi, Vallagarina, Valle del Sarca). La desinenza finale Nosia è una contrazione di Nosiola come ulteriore rimando al vitigno principale di origine.


Per altre informazioni su questi vitigni (genealogia, anno di registrazione, profilo aromatico ecc.) :

Termantis Nermantis Charvir Valnosia


Comunicato stampa FEM Fondazione Edmund Mach a questo link

Santacolomba, Cantina Sociale di Trento

Con il Santacolomba spumante Brut nature e il Santacolomba bianco fermo, vi presento i due vini Piwi prodotti dalla Cantina Sociale di Trento. Storica entità vinicola sorta nel 1956 con il presupposto di difendere e promuovere il territorio oltre che migliorare le condizioni dei viticoltori. 

Difendere il territorio è anche coltivare vitigni che lo rispettino, e che siano compatibili con tutta la vita biologica circostante, compresa quella umana. I vitigni Piwi rispondono a queste necessità e ai problemi del cambiamento climatico. Apprezzo molto la scelta “collettiva” di questa Cantina di affiancare alla produzione tradizionale quella di vini da uve resistenti. È un segnale di attenzione alla sostenibilità e di visione verso il futuro. Un segnale percepito anche nelle etichette. Il disegno di una bambina che gioca felice nella natura. Quella natura composta anche dai vigneti che magari convivono vicino a scuole e abitazioni.

Le uve dei Santacolomba provengono dalle vigne intorno a Trento, con esposizione Sud-Sud/Ovest. I vigneti sono coltivati su suoli magri e ricchi di scheletro. Parliamo degli stessi suoli che originano alcune delle espressioni spumantistiche più importanti e apprezzate d’Italia.

Santacolomba Brut nature, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolmba Brut nature è appunto uno spumante prodotto con il metodo classico della rifermentazione in bottiglia. Sosta 12 mesi sui lieviti ed è ottenuto da uve Piwi di Johanniter, Solaris e Bronner. In sintesi una bollicina ”superbio“.

Per fortuna l’ho stappato in terrazza, ero distratto dal telefono che squillava è non ho tenuto bene il tappo che è schizzato fuori con tanto di fontana e terrore nei miei occhi. Consiglio di fare attenzione quando vi appresterete ad assaggiare la vostra bottiglia, la pressione interna è tanta.

Alla vista è brillante, con una bella spuma persistente che annuncia aromi agrumati e fermentativi di lieviti e pasticceria. All’assaggio è stiloso, bella acidità e mineralità che invade il palato. Gli aromi si allungano su sensazioni fruttate che mi ricordano la mela verde, il limone e frutti esotici come il litchii. Tanta freschezza che insieme alle bollicine danzano tra le guance.

Molto piacevole e perfetto come accompagnamento ad aperitivi con salumi e formaggi grassi, mantiene la bocca sempre fresca e pulita. Poi rimane a lungo, con sentori egualmente freschi e primaverili. Uno spumante metodo classico che avevo già apprezzato e che si conferma nelle sue ottime doti.

Santacolomba 2019, Cantina Sociale di Trento

Il Santacolomba 2019, è un vino bianco fermo vinificato in acciaio, ottenuto anch’esso da uve di Johanniter, Solaris e Bronner. Qui arrivano con maggiore intensità sentori floreali con ricordi di campo e di frutto polposo. Anche all’assaggio gli aromi floreali donano eleganza e finezza in un contesto minerale di grande freschezza. La progressione regala note più morbide di frutta bianca polposa e lascia intendere un’evoluzione che mi ricorda il Riesling, cioè dal fruttato a sentori che ricordano la pietra focaia e gli idrocarburi. Questo è un vino che a mio avviso può accompagnare dei grandi risotti.

Anche questo l’avevo già assaggiato ma questa sera, con la calma e senza fonti di disturbo nella degustazione, mi è arrivato con maggiore personalità e complessità.

L’elemento freschezza/mineralità è innegabilmente il filo conduttore di questi due vini. La pulizia e l’equilibrio sono gli aspetti che più apprezzo. Non lasciano spazi a sentori anomali o stonature. Sono come la neve appena caduta, candida e pura. Complimenti ai produttori di questa Cantina Sociale perchè anche a Milano ho potuto percepire l’aria fresca di montagna e toccare la pietra bagnata dal torrente, come una magia. 

Aggiungo una nota meno poetica ma più sostenibile per i portafogli dei consumatori sensibili alla variabilità economica oltre che a quella climatica, sono vini dal prezzo veramente “equo e solidale” che consiglio di assaggiare in sequenza tra aperitivo e cena, il piacere è garantito.

I vitigni PIWI: marketing o sostenibilità?

I vitigni PIWI: marketing o sostenibilità? 

Era il titolo dell’evento organizzato da Onav Varese nella bella location del Gran Palace Hotel. A presentarlo uno dei massimi esperti in materia di incroci di viti, il professore e breeder Marco Stefanini della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Tn). Il suo racconto ci ha accompagnato in un bel percorso di conoscenza delle varietà e di degustazione di 10 vini.

Sostenibilità, rispetto ed espressione del territorio sono impliciti nelle varietà di viti resistenti (PIWI) ma la collocazione e la percezione di questi vini sul mercato non è ancora chiara. Se da una parte si possono produrre vini con un minor costo in vigna e in zone considerate “meno vocate”, dall’altra c’è una ricerca e una sperimentazione di qualità che punta alla migliore espressione varietale possibile in un determinato territorio. 

A mio avviso una strada non preclude l’altra e infatti abbiamo produttori con vini Piwi che si posizionano su fasce di prezzo molto diverse, dovute al diverso impegno e investimento piuttosto che a pure logiche di marketing. 

Dalla serata è emerso (ancora), come i nomi possano essere un ostacolo all’accettazione di questi nuovi vitigni, vuoi perchè troppo fantasiosi (es. Solaris, Bronner..) o all’opposto troppo vicini agli storici genitori (Cabernet, Pinot, Merlot…). Dovremmo pensare maggiormente alla valorizzazione dei territori produttivi piuttosto che focalizzarci sui nomi… All’assaggio i vini hanno sorpreso e ricevuto numerosi apprezzamenti e qualche critica. Penso agli spumanti e ai bianchi dalla grande acidità che qualcuno ha trovato eccessiva. Cosa che per me è invece una grande dote. Amo la mineralità, la sensazione tagliente e la scorrevolezza nel palato indotta da un buon livello di acidità.

Penso che l’approccio ai vini Piwi richieda un’apertura mentale al nuovo, alla diversità gustativa. La “comfort zone” del vino di ogni winelover dovrebbe essere un luogo aperto dove selezionare tramite il nostro gusto tutto ciò che di buono viene prodotto, indipendentemente dal nome che porta. Per alcuni è però un luogo chiuso da tempo, fatto magari da poche varietà ed etichette. Ciò che differenzia un Piwi da un vino “tradizionale’ è un plus, non un deficit. 

Tornando alla serata, la degustazione è stata fantastica per tipologie assaggiate. Oltre ad apprezzare i vini provenienti da diverse regioni in cui è consentita la coltivazione, si sono assaggiate le microvinificazioni di due nuove varietà appena iscritte nel registro nazionale. 

Il Pinot Regina, sebbene vinoso ed evidentemente giovane al gusto, ha lasciato percepire la nobile parentela e la potenzialità di evoluzione. Sono certo ne usciranno grandi vini. 

Ancora più interessante l’F22P010 il vino (ancora senza nome), nato in FEM dall’incrocio di Teroldego e Merzling. Dimostra già una bella struttura e bevibilità. È una microvinificazione che senza dubbio convince e che spero possa essere il primo step per una rapida diffusione e valorizzazione in bottiglia. 

Purtroppo quando si parla di nuove varietà si mettono in conto tempi lunghi prima di raccogliere i risultati. Ci vorrà ancora qualche anno per trovare questi vini in commercio ma è ormai un traguardo vicino se si pensa ai quasi 15 anni di lavoro precedenti.

Gli altri vini degustati:  

  • Zero Infinito, Pojer e Sandri (Trentino; uve Solaris; spumante metodo ancestrale)
  • Santacolomba Brut, Cantina Sociale di Trento (Trentino; uve Johanniter, Solaris, Bronner; spumante metodo classico)
  • Santacolomba Più forte della magia, Cantina sociale di Trento (Trentino; uve Johanniter, Solaris, Bronner; bianco) 
  • A-Mors 2019 bianco, Le Rive (Veneto; uve Fleurtai, Soreli e Sauvignon Kretos)
  • Limine 2017, Terre di Ger (Friuli Venezia Giulia; uve Soreli 90%, Sauvignon Kretos 10%; bianco)
  • El Masut 2017, Terre di Gerr (Friuli Venezia Giulia; uve Merlot Kanthus e Merlot Khorus; rosso)
  • A-Mors 2019 rosso, Le Rive (Veneto; uve Cabernet Volos)
  • T.N. 11 Gandfels 2016, Thomas Niedermayr (Alto Adige, uve Piwi rosse)

Se dei bianchi si sono apprezzate le grandi doti di freschezza ed eleganza, nei rossi ha colpito la personalità ormai matura e capace di viaggiare allo stesso passo dei più conosciuti bianchi. Non mi sento di evidenziare nessuno perchè ognuno racconta davvero qualcosa di diverso e di egualmente interessante, perciò provateli e scoprite voi quali preferite!

Altra bella sorpresa della serata è stata una cassetta colma di grappoli di uve PIWI da tavola che si sono potute assaggiare. Zero trattamenti e 100% buon gusto.

Il futuro è anche questo.

Ringrazio Micaela e Umberto di Onav Varese, il Prof. Stefanini di FEM e Vincenzo di Civit per la bella serata e per lo sguardo verso il futuro che mi hanno regalato.

Idòl 2018, Alpi dell’Adamello

Questo Idòl della Cooperativa Alpi dell’Adamello è una anteprima ma allo stesso tempo mi riporta indietro nel tempo, a quando venivo in possesso di un bootleg della band preferita e non vedevo l’ora di farlo girare sul piatto (preistoria tecnologica). In questo caso l’Idolo non è una rockstar e nemmeno quel Saturno venerato dai romani in Val Camonica. È un vino da vitigni resistenti pronipote di Riesling e Pinot grigio.  

Il nome deriva dal latino Idulo e dal dialetto Èdol che identifica la città di Edolo dove ha sede la Cooperativa dei 9 soci di Alpi dell’Adamello. È una microvinificazione non in commercio. Un bootleg vinicolo autorizzato che segna l’esordio del Solaris nelle Alpi dell’Adamello. 

Emoziona come quel lontano concerto dei Pearl Jam a Milano durante il tour promozionale di Binaural. Il sound grunge era da poco sbarcato in Italia e aveva dato voce ai tanti giovani che non si riconoscevano nello stile pop e pettinato dell’epoca. Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden ne erano gli alfieri e i miei idoli. Una rivoluzione musicale che mi piace immaginare stia iniziando in ambito vinicolo con i Piwi.

La band dell’Adamello ha i suoi vigneti tra i 750 m e i 900 m di altitudine su suoli composti da depositi morenici e substrato scistoso. Il sound aromatico dell’Idòl è rock, ci senti la roccia e tutta la sua mineralità fatta di sensazioni saline e sentori di montagna. L’attacco è fresco, fiori bianchi e agrumi. Gira teso e energico. Un crescendo dove il riff salino di chitarra saltella sulla lingua. Ricordi di mela acerba e pascoli verdi. Persiste sul palato. Immagino l’acqua gelida di ruscello a rinfrescarmi dopo una camminata in salita nel bosco. Nessuna base pre-registrata come nei vini piacioni. Suona diretto, solo acciaio e malolattica a stemperare quell’acidità che altrimenti ti taglierebbe in due. L’assolo finale è lo sguardo dalla vetta, l’aria pura e pungente nelle narici, il  panorama sulla valle. Bel Solaris all’orizzonte. Attendo la release ufficiale di questo interessante vino di montagna..

In sottofondo Nothingman dei Pearl Jam durante la tappa a Milano.

Società Cooperativa Agricola Alpi dell’Adamello, Via Adamello 29, Edolo (BS) – sito web

Registrate in Italia 12 NUOVE VARIETÀ di viti resistenti (PIWI)

Salgono così a 32 i vitigni nati da incrocio di varietà diverse di vitis e resistenti alle malattie fungine, presenti nel Registro Italiano delle varietà di vite.

1) F22P09 (N)2) F22P1o (N) 3) F23P65 (B) 4) F26P92 (B) 5) Pinot Regina (N) 6) Cabernet Blanc (B)7) Cabertin (N) 8) Pinotin (N) 9) Pinot Iskra (B) 10) Kersus (B)11) Pinot Kors (N) 12) Volturnis (N)

N: bacca nera – B: bacca bianca

Le prime quattro sono completamente italiane e arrivano dalla Fondazione Edmund Mach (FEM), di San Michele all’Adige (TN), non hanno ancora un vero nome ma solo un codice identificativo: F22P09, F22P10, F23P65 e F26P92. Questi incroci sono il frutto di oltre 12 anni di ricerca che ha visto impegnata la FEM, capitanata dal Prof. Marco Stefanini come coordinatore e il team di ricercatori composto da Giulia Betta, Marco Calovi, Andrea Campestrin, Cristian Chiettini, Silvano Clementi, Monica Dalla Serra, Cinzia Dorigatti, Daniela Nicolini, Tiziano Tomasi, Silvia Vezzulli, Monica Visentin, Alessandra Zatelli, Luca Zulini. A questi vanno aggiunti altri ricercatori FEM che si sono prestati per specifiche parti necessarie all’iscrizione.

Attraverso la collaborazione con CIVIT, Consorzio Innovazione Vite, che ne gestirà il brevetto, le nuove varietà sono pronte per essere coltivate, non solo in Trentino ma in tutta Italia, dopo il necessario periodo di osservazione nelle diverse regioni.

F22P09 ed F22P10

F22P09 (foto FEM)
F22P10 (foto FEM)

F22P09 ed F22P10 sono a bacca rossa, incroci tra Teroldego e Merzling. Presentano caratteristiche di buona tolleranza nei confronti dei funghi peronospora e oidio, ma presentano anche un buon contenuto in antociani, con livelli di diglucosidi inferiore ai limiti legali ammessi nei vini, e polifenoli totali ed un ottimo rapporto zuccheri-acidi. Dalle loro uve si ottengono vini con buona corposità e consistenza e con un buon contenuto in tannini e aromi a gradevole nota floreale-fruttata. 


F23P65

F23P65 (foto FEM)

L’F23P65 è una varietà a bacca bianca selezionata per le sue caratteristiche di acidità e pH adatte alla produzione di basi e vini spumanti, è un incrocio tra Merzling e FR 945-60.


F26P92

F26P92 (foto FEM)

L’F26P92 è un incrocio tra Nosiola e Bianca. Entrambe le varietà a bacca bianca si caratterizzano per il diverso e complesso contenuto aromatico. Si ottengono vini freschi leggermente aromatici che ricordano le erbe aromatiche con note di frutta secca, di medio corpo e buona sapidità. 


La quinta varietà iscritta al Registro nazionale e proposta da CIVIT, ha origini Ungheresi ed è stata creata nel 2004 da Kozma, Pal jr., è il Pinot Regina.

Pinot Regina

Pinot Regina (foto FEM)

Il Pinot Regina è un incrocio tra Pinot noir e Kozma 99-1-48. Le caratteristiche olfattive sono simili al Pinot nero ed è indicato sia per la spumantizzazione che per la vinificazione in rosso. 


3 altre nuove varietà resistenti arrivano da Vitis Rauscedo e Rebschule Freytag. Sono una a bacca bianca, il Cabernet Blanc, e due a bacca rossa, Pinotin e Cabertin.

Si tratta di incroci già diffusi in altre paesi la cui genealogia non è chiarissima, ma che farebbero capo a Cabernet Sauvignon e Regent. Sono state create in Germania nel 1991 dal breeder privato Valentin Blattner. In Italia arrivano grazie al progetto “Vitis Piwi” di Vitis Rauscedo, finalizzato alla propagazione e distribuzione in Italia di barbatelle certificate delle varietà PIWI nell’ambito del partenariato con l’Istituto Statale di Viticoltura di Friburgo (WBI-FR) e con il vivaio Rebschule Freytag. Vitis Rauscedo ha già avviato l’iter di classificazione regionale in Friuli. Venezia Giulia, Veneto e Lombardia. Vitis Rauscedo ha sede a San Giorgio della Richinvelda (PN).

Cabernet Blanc

Cabernet Blanc (foto Vitis Rauscedo / Rebschule Freytag)

I vini ottenuti dal Cabernet Blanc, a seconda dello stile di vinificazione e della maturità delle uve, possono avvicinarsi allo stile dei Sauvignon Blanc neozelandesi fino a ricordare frutti esotici. Vini complessi con un’acidità matura e con un potenziale promettente all’invecchiamento vengono spesso vinificati con il metodo del “fumé blanc”.


Cabertin

Cabertin (foto Vitis Rauscedo / Rebschule Freytag)

I vini prodotti dalle uve di Cabertin hanno molte delle qualità del loro genitore genetico Cabernet Sauvignon. Ricorda il ribes nero, il pepe rosso e nero, il caffè e il tabacco speziato oltre ad avere una buona struttura tannica. Le vendemmie che permettono una lunga maturazione, donano dei tannini morbidi e avvolgenti. Nelle stagioni in cui la maturazione non è completa i tannini possono essere astringenti e scomposti. Un prolungato invecchiamento nelle botti è molto favorevole per la longevità di questi vini.


Pinotin

Pinotin (foto Vitis Rauscedo / Rebschule Freytag)

Il colore del vino ottenuto da uve di Pinotin è di un color rosso rubino e l’aroma ricorda ciliegie con una bassa acidità e una tannicità ridotta. Ciò rende questo vino rosso e fruttato di facile beva.


Dall’Università degli Studi di Udine e Istituto di Genomica Applicata IGA, insieme ai Vivai Cooperativi Rauscedo VCR, arrivano quattro incroci, due a bacca bianca, Pinot Iskra e Kersus, e due a bacca nera, Pinot Kors e Volturnis.

Le varietà presentano un’ottima resistenza alle malattie, buona produttività e vigore, ed un potenziale enologico pari se non superiore ai genitori di V. vinifera. Questi vitigni, attualmente al quarto anno di sperimentazione agronomica ed enologica presso il centro sperimentale VCR, sono stati messi a dimora anche in diversi appezzamenti test in diverse regioni italiane ed estere. Questi nuovi incroci, alle prime degustazioni ufficiali sono stati particolarmente apprezzati sia dai viticoltori che dagli enologi e consumatori in generale.


Pinot Iskra

Pinot Iskra (foto VCR Vivai Cooperativi Rauscedo)

Il Pinot Iskra è un genotipo a bacca bianca, ottenuto dall’incrocio del Pinot Bianco con il donatore di resistenza SK-00-1/7. Vitigno di buona vigoria con portamento della vegetazione semieretto. Grappolo medio o medio-piccolo (168 g*), cilindrico, mediamente compatto con una-due ali piccole. Acino medio-piccolo, di forma sferoidale. La buccia è mediamente spessa con pruina debole, di colore verde-dorato. La polpa è molle, di sapore neutro. Epoca di maturazione mediamente precoce (29 di Agosto*). Produzione media (3.1 kg per pianta*). Si adatta alle diverse forme di allevamento e potatura preferendo comunque i sistemi tipo Guyot. Ottima resistenza alla peronospora (Rpv 1, Rpv 12) e all’oidio (Run 1, Ren 3). Buona resistenza alle minime invernali fino a -20°C. A livello sensoriale il vino di UD-109,033 assomiglia molto al parentale Pinot bianco. Il quadro aromatico presenta una buona intensità degli aromi fruttati fermentativi, floreali e agrumati. Il vino ha notevole freschezza e persistenza. Si presta per la produzione di buone basi spumante o per vini profumati da consumarsi giovani o con brevi periodi di affinamento.

Kersus

Kersus (foto VCR Vivai Cooperativi Rauscedo)

Il Kersus, risultante dall’incrocio del Pinot bianco con SK-00-1/7, è un vitigno di elevata vigoria con portamento della vegetazione semi-eretto. Grappolo di dimensioni medio-grandi (263 g*), cilindrico, compatto con una o senza ali. Acino medio-piccolo, di forma. sferoidale. La buccia è mediamente spessa con pruina media, di colore verde-dorato. La polpa è molle, di sapore neutro. Epoca di maturazione e mediamente precoce (8 di Settembre*). Produzione e elevata (4.5 kg per pianta*). Si adatta alle diverse forme di allevamento e potatura preferendo comunque i sistemi tipo Guyot. Ottima resistenza alla peronospora (Rpv 12) e buona resistenza all’oidio (Rpv 3). Buona resistenza alle minime invernali fino a -20°C. A livello sensoriale il vino di UD-109,052 assomiglia allo Chardonnay con qualche nota di Pinot grigio. Il quadro aromatico presenta una elevata intensità di profumi floreali ed agrumati che sfociano nella frutta esotica. Si ottengono vini strutturati caratterizzati da intensi sentori fruttati dotati di notevole freschezza. Si presta alla produzione di vini da consumarsi giovani o con brevi periodi di affinamento.

Pinot Kors

Pinot Iskra (foto VCR Vivai Cooperativi Rauscedo)

Il Pinot Kors deriva dall’ incrocio del Pinot nero con il 99-1-48. Vitigno di elevata vigoria con portamento della vegetazione orizzontale. Necessita di interventi di potatura verde per alleggerire la massa vegetativa. Grappolo di dimensioni medie o mediogrande (275 g*), conico, mediamente spargolo con 3-4 ali. Acino medio-piccolo, di forma sferoidale. La buccia è mediamente sottile con pruina media, di colore blu nero. La polpa è molle, di sapore neutro. Epoca di maturazione e media (15 di Settembre*). Produzione e medioelevata (3.6 kg per pianta*). Si adatta alle diverse forme di allevamento e potatura preferendo comunque i sistemi tipo Guyot. Ottima resistenza alla peronospora (Rpv 1, Rpv 12) e all’oidio (Run 1). Il profilo sensoriale di UD-156,537 è simile al parentale Pinot nero. Il quadro aromatico si apre con delicati sentori floreali che richiamano la rosa, per proseguire con intense note di frutti rossi e spezie. Più che ottimo il quadro polifenolico in qualità, intensità e ampiezza, elevato il contenuto antocianico. Queste caratteristiche lo predispongono alla produzione di vini da medio-lungo affinamento.

Volturnis

Volturnis (foto VCR Vivai Cooperativi Rauscedo)

Il. Volturnis è stato ottenuto incrociando il Pinot nero con il donatore di resistenza 99-1-48. Vitigno di elevata vigoria con portamento della vegetazione semieretto. Grappolo di dimensioni medie o medio-grande (263 g*), conico, compatto con 3-4 ali. Acino medio-piccolo, di forma sferoidale. La buccia è mediamente spessa con pruina abbondante, di colore blu nero. La polpa è molle, di sapore neutro. Epoca di maturazione e media (13 di Settembre*). Produzione medio-elevata (3.6 kg per pianta*). Si adatta alle diverse forme di allevamento e potatura preferendo comunque i sistemi tipo Guyot. Ottima resistenza alla peronospora (Rpv 12) e sensibile all’oidio in quanto non presenta i relativi geni di resistenza. Resistenza alle minime invernali fino a -20°C. Il profilo sensoriale di UD-156,312 è simile al parentale di Pinot nero. Il quadro aromatico presenta una buona intensità di frutti rossi e fruttato maturo, che richiama le ciliegie nere e la fragola di bosco, percepibili anche nel retrogusto. Più che ottimo il quadro polifenolico in qualità, intensità e ampiezza, elevato il contenuto antocianico. Queste caratteristiche lo predispongono alla produzione di vini da medio-lungo affinamento.

*Media di 3 anni (2016-2018); Località Centro Sperimentale VCR, Guyot, 2.8 x 1


Schede Cultivar

Comunicati

Fonti

Fondazione Edmund Mach FEM

Vitis Rauscedo

VCR Vivai Cooperativi Rauscedo

Misma, dal vino all’amaro

Amaro Misma, Cantina Nove Lune di Alessandro Sala

Solitamente parlo di vini ma dopo aver assaggiato l’amaro Misma di Nove Lune voglio condividere le mie impressioni. Viene realizzato su una base di vino rosso ottenuto da uve provenienti da vitigni resistenti alle malattie fungine (PIWI) e affinato in barrique. Vengono poi messe in infusione 17 tipi di erbe aromatiche. All’assaggio mi è arrivato fragrante con profumi freschi di erbe di montagna, ho percezioni di ginger, rabarbaro, ginepro. L’ho degustato freddo con gran soddisfazione. Mi piace l’equilibrio tra acidità e morbidezza alcolica (28%).

Si sente la freschezza della materia prima. La persistenza è lunghissima, a differenza degli amari più famosi, quelli da bar per intenderci, non ti lascia la bocca impastata ma mantiene freschezza e salivazione. Bella sorpresa. Questo Misma mi ha fatto rivalutare la categoria degli amari. Mi sa che la bottiglia da 0,50 finirà presto.

Alessandro Sala, il titolare di Nove Lune, ha trovato la quadra anche per questo prodotto. Una vera chicca per chi ama i vini naturali e vuole provare qualcosa di diverso. Ottimo per concludere una cena e spostarsi sul divano a chiacchierare. Suggerisco il ghiaccio se fa molto caldo.

Nove Lune di Alessandro Sala Via Valpredina 5, Cenate Sopra (BG) sito web

Sebino IGT Zero Trattamenti Zero Residui di Ricci Curbastro

Con questo vino mi sposto nella zona degli spumanti metodo classico più rinomati d’Italia, la Franciacorta. All’azienda Agricola Ricci Curbastro di Capriolo (BS). La mia attenzione è andata però su di un un vino speciale, unico in questa zona, non una bollicina bensì un Piwi (acronimo tedesco che identifica i vitigni resistenti alle malattie fungine). È ottenuto da quattro varietà a bacca bianca, Bronner, Helios, Johanniter e Solaris che Ricci Curbastro coltiva in un quarto di ettaro di questa prestigiosa zona vinicola. Rientra nella IGT Sebino e si chiama Zero, come zero trattamenti (a parte quello fatto con un batterio naturale contro la flavescenza dorata) e zero residui sulle uve. L’azienda è certificata Biologica e Sostenibile oltre ad avere una storia di 18 generazioni.


Sebino IGT Zero Trattamenti Zero Residui 2016 – Ricci Curbastro

L’etichetta bilingue ha due simpatici ricci a rappresentare le due anime. Luminoso alla vista, profuma di fiori bianchi, miele, fieno, pesca bianca. In bocca ha una buona acidità, è sapido e morbido. Gli aromi si ampliano in frutti tropicali. Bella struttura e bel finale fruttato. Nei sentori retronasali ci ritrovo la parentela con il Riesling e i suoi aromi che evolvono in note di idrocarburi. In effetti l’annata è la 2016 e prevalgono quelle note evolutive più morbide e rotonde rispetto a quelle di frutta fragrante. Lo vedo come un buon accompagnamento a portate di pesce, azzarderei le ‘sarde in saor’’ oppure il Salmerino che è un pesce di lago tipico. Sarei anche curioso di assaggiare questo vino più giovane, per avere un quadro più completo del blend e della sua evoluzione. Di questa cantina ho assaggiato diversi vini, spumanti e fermi, sempre con gran piacere e anche questo conferma la qualità produttiva.

Se avete in programma un giro al lago d’Iseo potete fare tappa all’Agriturismo di Ricci Curbastro e visitare il loro Museo Agricolo e del Vino. Sono certo che tra un Franciacorta DOCG, un Curtefranca DOC e una IGT Sebino avrete di che gioire.

Azienda Agricola Gualberto Ricci Curbastro & Figli, Villa Evelina, Via Adro 37, Capriolo (BS) – sito web

Santerhof di Wilhelm Gasser

L’Alto Adige è un delle prime zone in cui è stata introdotta la coltivazione di varietà resistenti alle malattie fungine. La cantina Santerhof di Wilhelm Gasser è situata all’ingresso della Val Pusteria, a Rio di Pusteria, ha i vigneti coltivati esclusivamente con varietà resistenti ad un’altitudine di poco inferiore agli 800 metri, sono i vigneti più a nord dell’Alto Adige. Oltre all’uva, Gasser coltiva una quarantina di varietà di mele e offre ospitalità nel proprio agriturismo. L’azienda è certificata Biologica.

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Sono sei i vini prodotti dalla tenuta Santerhof
Primus:
bianco da uve Solaris
Muskaris: bianco da uve Muscaris
Gratus: bianco da uve Johanniter
Rubus: rosso da uve di Cabernet Cortis e Regent
Robustus: rosso da uve Monarch e Cabernet Cortis
Soleil: passito

Di questi ne ho degustati due:


Solaris Primus 2018, Tenuta Santerhof – Wilhelm Gasser

L’uva Solaris che caratterizza il Primus è una delle 20 varietà resistenti iscritte al registro nazionale, vitigno creato nel 1975 dall’istituto di ricerca di Friburgo e successivamente ibridato all’Istituto di San Michele all’Adige che ne ha richiesto la registrazione avvenuta poi nel 2013. Come vitigno, il Solaris porta con sé una parentela con il Riesling e il Pinot grigio.
È un vino bianco secco con volume alcolico del 13%. Alla vista è di un giallo paglierino tenue e cristallino. I profumi ricordano la frutta esotica, frutto della passione, ananas, poi la pesca bianca, erbe aromatiche di montagna, fieno. In modo delicato ricorda anche i Riesling giovani e il Gewurtztraminer. In bocca è minerale, sapido, con un bel frutto fresco e fragrante, torna la pesca bianca. Alla freschezza fa da contraltare una sensazione glicerica, vellutata. L’aroma fruttato ti accompagna a lungo. Si ha la sensazione di assaggiare un vino dove il succo d’uva è protagonista e in armonia con la parte alcolica. Si apprezza molto di più se degustato fresco a 8/10° al massimo.
È un vino che trasmette naturalità e territorio, l’aria frizzante di montagna sembra racchiusa in questo vino. L’aromaticità non invadente e l’armonia delle sue componenti me lo fanno posizionare come ottimo starter in un aperitivo oppure ad accompagnare del pesce marinato o il sushi. Un bianco elegante anche per occasioni speciali. Il tappo Stelvin (a vite) dovrebbe servire per un consumo dilazionato, difficile che succeda, un calice chiama l’altro.


Robustus 2017, Tenuta Santerhof – Wilhelm Gasser

Il Robustus è un blend di Monarch e Cabernet Cortis affinato 10 mesi in barrique. ll vitigno Monarch originato a Friburgo nel 1998, deriva dall’incrocio tra Solaris e Dornfelder. L’altro vitigno del blend, il Cabernet Cortis, come si percepisce dal nome, deriva dall’incrocio tra Cabernet Sauvignon e Solaris. Anche lui arriva da Friburgo, creato nel 1982 ed iscritto in Italia nel 2013.
È un vino rosso secco con volume alcolico del 13%. Prima ancora di annotare le sfumature rosso granato del vino senti arrivare al naso le note intense di frutti di bosco. Olfattivamente ricorda il lampone e le erbe balsamiche, penso anche al ginepro. In bocca ha una notevole acidità, si confermano gli aromi di piccoli frutti, anche more e mirtilli e una nota vegetale. È fresco, con una buona acidità che lo rende facile da bere e una mineralità che ti accompagna a lungo. Di media corporatura.
Anche in questo vino si ha una bella sensazione di naturalità ma ne percepisco una minor complessità rispetto al bianco Primus. Vino ideale per un consumo quotidiano. Sarei curioso di assaggiarlo con i tipici canederli alla tirolese ma mi accontento di qualche fettina di pane nero con lo speck.

Se passate in Val Pusteria: Santerhof, Wilhelm Gasser, Via Pusteria 40, Rio di Pusteria (BZ) – sito web

Silvo e Aromatta di Villa Persani


Silvo, Villa Persani

Spumante da uve di Souvignier Gris, si presenta in modo innovativo e non convenzionale. Innanzitutto la bottiglia, da mezzo litro, la misura perfetta per 2 persone e per un aperitivo frizzante ed informale. Poi il tappo a corona avvolto dalla capsula bianca, spettacolo, come un giovane in giacca e cravatta con sneakers ai piedi. Villa Persani, l’Azienda Agricola di Silvano Clementi di Pressano (TN), riesce a coniugare immagine e sostanza in questa bottiglia fuori dal comune.

Nel calice è luminoso con una leggera torbidità dovuta alla rifermentazione in bottiglia senza sboccatura. Altra particolarità è che per la seconda fermentazione non vengono aggiunti zuccheri come nel metodo classico tradizionale ma bensì il solo succo d’uva in cui sono naturalmente presenti gli zuccheri. 

I profumi sono floreali, penso ad una rosa delicata e fruttati di agrumi, arancia, pompelmo, poi i frutti tropicali, ananas e litchi. In bocca trasmette una sensazione minerale, sapida e una piacevole acidità. È abbastanza persistente a dal retrogusto fruttato. Si apprezza per la freschezza e la possibilità di abbinarlo facilmente. Ottima ‘bollicina’, fresca, scorrevole e soprattutto sana. Il Silvo è definito Bio Vegan e giusto per mettermi in sintonia con l’informalità che lo caratterizza, l’ho abbinato (e non me ne vogliate a male), con crudo di Parma e burrata 😋.


Aromatta, Villa Persani

L’Aromatta è un bianco fermo da uve Aromera. Anche questo ha grande personalità, la bottiglia è slanciata e altissima. I profumi sono molto intensi, aromatici, ricorda subito il moscato con le note di petali di rose, ma anche profumi di frutto della passione e agrumi, mandarino e note tioliche di erbaceo e sottile fumé. In bocca è fragrante e minerale, sapido, via via si espande in un finale più morbido e dolce con richiami al fieno e al miele.

In conclusione posso dire che aldilà della piacevolezza dei vini assaggiati ho apprezzato molto la sensazione di bere vini sani ...naturali davvero. Li trovate direttamente sul sito web di Villa Persani.

Azienda Agricola Silvano Clementi Pressano, via Marconi 13 Lavis (TN) – sito web

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