Categoria: Cabernet Volos

A-mors Le Rive, per amore della vita/e

Con questo articolo vi presento i vini da vitigni resistenti (Piwi) dell’azienda vinicola Le Rive con sede in Veneto a Negrisia di Ponte di Piave (TV). È una cantina storica che dal 1888 vede protagonista la famiglia Bonato in una produzione che spazia dai vitigni tipici come il Raboso e la Glera (prosecco), ai più conosciuti vitigni internazionali per arrivare infine ai vitigni Piwi della linea A-mors. 

A-mors è un atto d’amore e di sostenibilità verso il territorio della “Marca Trevigiana” in cui vengono coltivate le uve. Tre i vini, un bianco da uve Fleurtai, Soreli e Sauvignon Kretos, ed un rosé e un rosso da uve di Cabernet Volos. 

Le vigne situate nei dintorni di Treviso, sono su terreni sciolti con ciottoli e calcaree. Il microclima è quello tipico della pianura trevigiana, condizionato però dagli effetti benefici della vicinanza del fiume Piave. La modalità di vinificazione è comune ai tre vini, votata a preservare gli aromi e fatta solo in acciaio con l’utilizzo di lieviti selezionati per la fermentazione.

Le bottiglie affusolate distinguono questo vino da tutti gli altri, comunicano tradizione nel formato e modernità nell’etichetta, lo traduco in “vini del futuro fatti nel solco della tradizione”.

Veniamo agli assaggi e alle sensazioni gustative

A-mors Bianco Veneto IGT 2019

Vino da uve di Fleurtai, Soreli e Sauvignon Kretos. Dal colore paglierino tenue brillante. Regala da subito un intenso bouquet floreale che ricorda il bosso e il glicine. All’assaggio ne percepisco maggiormente l’apporto del Sauvignon con la tipica nota  di foglia di pomodoro e aromi di frutta tropicale come il frutto della passione. L’acidità e la mineralità sapida accompagnano una buona persistenza e un finale agrumato e di mela verde. Servito freddo, sui 10° si apprezza per verticalità e freschezza rendendolo particolarmente adatto per un aperitivo, Se invece lo si lascia alzare di temperatura, sui 15°, si ammorbidisce e gli aromi si intensificano su una lunghezza più rotonda al palato. In sintesi potete aprirlo per l’aperitivo e continuare a degustarlo durante la cena, magari a base di pesce. La bella sensazione minerale vi accompagnerà comunque in ogni situazione. Il volume alcolico è del 13%. 

A-mors Rosato Veneto IGT 2019

Nella bottiglia trasparente e nel calice brilla il rosa antico. I profumi ricordano la rosa e piccoli frutti rossi come il lampone e le fragoline. In bocca trasmette freschezza e un bel finale che conferma i frutti. La salinità e la leggera tannicità aggiungono doti a questo bel vino rosato che si presta ad accompagnare piatti con tendenza dolce, penso a delle paste fatte in casa ad esempio, piuttosto che salumi e formaggi particolarmente grassi. Un vino da bere adesso, con la sua grande fragranza e piacevolezza. Il volume alcolico è del 12,5%. Se siete amanti dei rosé dovete provarlo, dimostra finezza ed un’eleganza. Vorrei la magnum perchè la 0,75 finisce in stretta.

A-mors Rosso Veneto IGT 2019

Da uve Cabernet Volos, fermentazione con lieviti selezionati e breve affinamento di qualche mese in acciaio. Colore intenso rubino. I profumi sono di ciliegie fresche con sentori speziati di pepe e prugna sunsweet. All’assaggio si conferma la freschezza succosa del frutto. Si percepisce un bel grado di estratto e un tannino vivace. Gli aromi si arricchiscono di sentori che mi ricordano la liquirizia delle rotelle Haribo e qualcosa di più vegetale e aromatico a metà strada tra peperone verde e menta. La persistenza non è il suo plus ma lo è l’immediatezza e l’acidità che lo rendono perfetto per accompagnare cibi grassi. Viene consigliato ad esempio con l’anguilla, il baccalà o le sarde, sarei curioso di provarlo. Volume alcolico 13%. Mi piace perchè è composto e dimostra una bella personalità senza il bisogno di passare in legno. 

Dopo l’assaggio di questi tre vini posso dire che su tutti ho percepito una grande finezza ed equilibrio. Denotano un’attenzione elevata alla qualità del risultato. Su tutti vengono messi in primo piano gli aromi del vitigno e le doti di freschezza. Il rosé, assaggiato per la prima volta, è stata una gran bella sorpresa. Gli altri sono pietre miliari nella storia dei vini Piwi italiani. Vini che tra i primi ho apprezzato durante le varie degustazioni “didattiche” a cui ho partecipato negli ultimi anni. Se assaggiati in sequenza sembrano raccontare le stagioni della vita, dalla giovinezza all’età adulta e alla maturità. Tre vini e una dichiarazione d’amore riportata anche in etichetta, A-MORS per amore della vita.

I vini sono certificati con l’Ape della qualità sostenibile di SQNPI, il marchio ministeriale in grado di assicurare al consumatore la coltivazione dei prodotti secondo tecniche agronomiche rispettose dell’ambiente e della salute dell’uomo.

Le Rive di Bonato, Negrisia di Ponte di Piave (TV), sito web

I vitigni PIWI: marketing o sostenibilità?

I vitigni PIWI: marketing o sostenibilità? 

Era il titolo dell’evento organizzato da Onav Varese nella bella location del Gran Palace Hotel. A presentarlo uno dei massimi esperti in materia di incroci di viti, il professore e breeder Marco Stefanini della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Tn). Il suo racconto ci ha accompagnato in un bel percorso di conoscenza delle varietà e di degustazione di 10 vini.

Sostenibilità, rispetto ed espressione del territorio sono impliciti nelle varietà di viti resistenti (PIWI) ma la collocazione e la percezione di questi vini sul mercato non è ancora chiara. Se da una parte si possono produrre vini con un minor costo in vigna e in zone considerate “meno vocate”, dall’altra c’è una ricerca e una sperimentazione di qualità che punta alla migliore espressione varietale possibile in un determinato territorio. 

A mio avviso una strada non preclude l’altra e infatti abbiamo produttori con vini Piwi che si posizionano su fasce di prezzo molto diverse, dovute al diverso impegno e investimento piuttosto che a pure logiche di marketing. 

Dalla serata è emerso (ancora), come i nomi possano essere un ostacolo all’accettazione di questi nuovi vitigni, vuoi perchè troppo fantasiosi (es. Solaris, Bronner..) o all’opposto troppo vicini agli storici genitori (Cabernet, Pinot, Merlot…). Dovremmo pensare maggiormente alla valorizzazione dei territori produttivi piuttosto che focalizzarci sui nomi… All’assaggio i vini hanno sorpreso e ricevuto numerosi apprezzamenti e qualche critica. Penso agli spumanti e ai bianchi dalla grande acidità che qualcuno ha trovato eccessiva. Cosa che per me è invece una grande dote. Amo la mineralità, la sensazione tagliente e la scorrevolezza nel palato indotta da un buon livello di acidità.

Penso che l’approccio ai vini Piwi richieda un’apertura mentale al nuovo, alla diversità gustativa. La “comfort zone” del vino di ogni winelover dovrebbe essere un luogo aperto dove selezionare tramite il nostro gusto tutto ciò che di buono viene prodotto, indipendentemente dal nome che porta. Per alcuni è però un luogo chiuso da tempo, fatto magari da poche varietà ed etichette. Ciò che differenzia un Piwi da un vino “tradizionale’ è un plus, non un deficit. 

Tornando alla serata, la degustazione è stata fantastica per tipologie assaggiate. Oltre ad apprezzare i vini provenienti da diverse regioni in cui è consentita la coltivazione, si sono assaggiate le microvinificazioni di due nuove varietà appena iscritte nel registro nazionale. 

Il Pinot Regina, sebbene vinoso ed evidentemente giovane al gusto, ha lasciato percepire la nobile parentela e la potenzialità di evoluzione. Sono certo ne usciranno grandi vini. 

Ancora più interessante l’F22P010 il vino (ancora senza nome), nato in FEM dall’incrocio di Teroldego e Merzling. Dimostra già una bella struttura e bevibilità. È una microvinificazione che senza dubbio convince e che spero possa essere il primo step per una rapida diffusione e valorizzazione in bottiglia. 

Purtroppo quando si parla di nuove varietà si mettono in conto tempi lunghi prima di raccogliere i risultati. Ci vorrà ancora qualche anno per trovare questi vini in commercio ma è ormai un traguardo vicino se si pensa ai quasi 15 anni di lavoro precedenti.

Gli altri vini degustati:  

  • Zero Infinito, Pojer e Sandri (Trentino; uve Solaris; spumante metodo ancestrale)
  • Santacolomba Brut, Cantina Sociale di Trento (Trentino; uve Johanniter, Solaris, Bronner; spumante metodo classico)
  • Santacolomba Più forte della magia, Cantina sociale di Trento (Trentino; uve Johanniter, Solaris, Bronner; bianco) 
  • A-Mors 2019 bianco, Le Rive (Veneto; uve Fleurtai, Soreli e Sauvignon Kretos)
  • Limine 2017, Terre di Ger (Friuli Venezia Giulia; uve Soreli 90%, Sauvignon Kretos 10%; bianco)
  • El Masut 2017, Terre di Gerr (Friuli Venezia Giulia; uve Merlot Kanthus e Merlot Khorus; rosso)
  • A-Mors 2019 rosso, Le Rive (Veneto; uve Cabernet Volos)
  • T.N. 11 Gandfels 2016, Thomas Niedermayr (Alto Adige, uve Piwi rosse)

Se dei bianchi si sono apprezzate le grandi doti di freschezza ed eleganza, nei rossi ha colpito la personalità ormai matura e capace di viaggiare allo stesso passo dei più conosciuti bianchi. Non mi sento di evidenziare nessuno perchè ognuno racconta davvero qualcosa di diverso e di egualmente interessante, perciò provateli e scoprite voi quali preferite!

Altra bella sorpresa della serata è stata una cassetta colma di grappoli di uve PIWI da tavola che si sono potute assaggiare. Zero trattamenti e 100% buon gusto.

Il futuro è anche questo.

Ringrazio Micaela e Umberto di Onav Varese, il Prof. Stefanini di FEM e Vincenzo di Civit per la bella serata e per lo sguardo verso il futuro che mi hanno regalato.

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