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Reverso, Sara Meneguz

Pizza e? …vino naturalmente!. Basta con l’accoppiata birra, che oltretutto trasforma il mix in un gigantesco gonfiore. La bollicina delicata del Reverso di Sara Meneguz è perfetta per godersi il connubio di aromi e mantenere la bocca fresca.

Reverso è un bianco frizzante “col fondo” ottenuto da uve di Soreli, incrocio di varietà (Piwi) che ha la sua parentela più stretta con il vitigno Friulano (ex Tocai). A dare corpo e personalità a questo vino è la lunga storia vinicola della famiglia Meneguz che opera dal 1750, e la marna calcarea dei terreni di Corbanese (TV).

La tipologia di bottiglia e il tappo a corona, suggeriscono un consumo in gioventù.
Il vino si presenta limpido dentro il vetro trasparente e il residuo dei lieviti sul fondo è minimo.
Il profumo è pieno, rotondo ed invitante, con sentori di prodotti da forno e lieviti, spicca poi una bella nota aromatica vegetale che mi ricorda il basilico. L’assaggio conferma gli aromi completandosi con note di frutta esotica e mandorla amara. Il sorso è fresco e sapido con l’anidride carbonica che solletica il fondo del palato. Il volume alcolico è del 11.5%. Mi piace come si esprime, in modo nuovo e diverso dalla sua parentela con il Friulano.
Il finale amarotico si armonizza perfettamente con la tendenza dolce della pasta, anche quella della pizza. Abbinarlo è facile, l’unico rischio che correte è di finirlo troppo in fretta.

Azienda Agricola Meneguz Cesare di Sara Meneguz, via Ghette 13, Corbanese di Tarzo (TV) – sito

Vino del Passo 2019, LieseleHof

Il Vino del Passo racconta più di altri il mondo dei vini di montagna e quello delle varietà resistenti, Piwi*. A produrlo è la famiglia di Werner Morandell della cantina Lieselehof di Caldaro in Alto Adige. Un precursore della viticoltura biologica e dell’utilizzo di varietà resistenti come il Solaris. 

Le uve di questo vino provengono dal vigneto vicino al Passo della Mendola, il suolo è composto da argilla ferrosa e calcarea leggermente disseminata di ghiaia. L’altitudine è davvero impressionante, circa 1250m.

Nel calice ha un colore tenue e cristallino. Il profumo è elegante e pulito, di agrume di limone e pesca bianca. All’assaggio entra con una bella acidità che rinfresca, cresce nell’apporto aromatico con frutta esotica polposa di ananas e frutto della passione. Una spolverata di pepe bianco impreziosisce il bouquet. Il finale è lungo e minerale, esce una punta sapida sulla lingua e ricordi vegetali di erbe aromatiche come la salvia. Mi fa pensare alla montagna per il suo crescendo, la sensazione di salita e l’arrivo in vetta con l’aria pungente che ti entra nelle narici. 

L’annata è la 2019, conserva una grande fragranza degli aromi e quel 13,5% di volume alcolico è quasi una sorpresa di fronte a tanta freschezza. Si intravede un potenziale evolutivo notevole come nei migliori Riesling.

È un vino iconico, riferimento per chiunque si avvicini al mondo dei vini Piwi, dagli assaggiatori ai produttori. Io consiglio di provarlo perchè è davvero buono, equilibrato e armonico. Ti porta in montagna anche se stai in pianura e supera di gran lunga, in qualità, tanti rinomati vini bianchi. Ha una facilità di beva sorprendente e questo è forse l’unico difetto, in due rischi di farci l’aperitivo e di ritrovarti con le code di gambero sul piatto e la bottiglia ormai alla fine. 

Se volete regalare un vino non convenzionale ad un appassionato di vini bianchi questo è il vino giusto. Ma anche gustarselo in famiglia è un gran piacere.

2020

Tenuta Lieselehof, Fam. Werner Morandell, Via Kardatsch 6, Caldaro (BZ) – sito

Resilienti e splendenti

Più attuale che mai, il termine “resiliente” ci accompagna da mesi in un continuo riorganizzare le nostre vite per far fronte alle difficoltà. Leggerlo su una bottiglia fa riflettere su quale legame possa esserci con il vino. La resilienza si può intendere anche come resistenza, ed in questo vino bianco caratterizza le varietà di viti da cui sono tratte le uve. Ben otto varietà, tutte che resistono agli attacchi delle malattie fungine più diffuse in viticoltura. Vitigni ottenuti da incroci naturali, conosciuti anche come PIWI*.

Resiliens 2019, Le Carline

Aromera, Muscaris, Johanniter, Sauvignon Rytos, Sauvignon Nepis, Souvignier Gris, Fleurtai e Soreli. Sono questi i nomi delle varietà utilizzate. Le prime due possono ricordare le varietà aromatiche tipo il Moscato, la terza ha legami stretti con il Riesling, dei Sauvignon è chiara la parentela mentre il Souvignier Gris è vicino al Gewurtztraminer ed infine Soreli e Fleurtai sono figli dell’ex Tocai ora chiamato semplicemente Friulano.
Come territorio ci troviamo a Pramaggiore (VE) su suoli di origine alluvionale con componente argillosa e limosa.
Fatta questa premessa si può “leggere” il vino con dei riferimenti che possono aiutarne la comprensione.
Alla vista è splendente, di un giallo paglierino con riflessi verdognoli che denotano giovinezza.

Racconta di freschezza, con profumi intensi che fanno capo alle varietà aromatiche. Sentori floreali di rose, glicine e uva spina. All’assaggio si percepisce la complessità aromatica dell’assemblaggio e un buon corpo. Gli aromi mi suggeriscono la frutta tropicale polposa e note vegetali di Sauvignon, foglia di pomodoro e bosso. Acidità e sapidità giocano un ruolo fondamentale nell’ingresso, poi prosegue espandendosi con morbidezza tra le guance in un finale di buona persistenza.
È un ottimo vino, da ascoltare con calma, come se si ascoltasse un disco. Dalla prima all’ultima traccia aromatica, cercando tra i ricordi olfattivi. Un gioco che anche il meno esperto può condurre con soddisfazione.
Se avrete l’occasione di assaggiarlo, consiglio l’abbinamento con pesci saporiti. Io l’ho degustato con piacere insieme ad un dentice al cartoccio con patate. Il volume alcolico è del 12%, è un vino certificato Biologico e Vegan. Medaglia d’oro ai recenti Piwi award 2020.


Resiliens rosso 2018, Le carline

In questo vino rosso dell’annata 2018 i profumi sono complessi, dai toni scuri, ricordi di mirtillo, prugna, viola, ma anche di vaniglia e qualcosa di vegetale. In bocca la sensazione è di croccante e succoso, con un frutto fresco che esce bene nel retrogusto. Ci trovo anche un piacevole accenno di salmastro, quasi a ricordare che il mare non è così lontano. Ha i toni del vino giovane e dinamico ed una facile beva che lo rende adatto ad esempio ad accompagnare i pranzi quotidiani. Penso ai piatti casalinghi a base di pasta o ai salumi nostrani.

L’insieme delle varietà (Prior, Cabernet Cortis, Cabernet Carbon, Cabernet Volos, Roesler, Merlot Kanthus, Merlot Khorus, e Cabernet Eidos), conferiscono senza dubbio un bouquet variegato che nella vinificazione in acciaio mantiene le caratteristiche di freschezza per cui si apprezza questo vino. 

Le Carline, via Carline 24, Pramaggiore (VE) – sito

A-mors Le Rive, per amore della vita/e

Con questo articolo vi presento i vini da vitigni resistenti (Piwi) dell’azienda vinicola Le Rive con sede in Veneto a Negrisia di Ponte di Piave (TV). È una cantina storica che dal 1888 vede protagonista la famiglia Bonato in una produzione che spazia dai vitigni tipici come il Raboso e la Glera (prosecco), ai più conosciuti vitigni internazionali per arrivare infine ai vitigni Piwi della linea A-mors. 

A-mors è un atto d’amore e di sostenibilità verso il territorio della “Marca Trevigiana” in cui vengono coltivate le uve. Tre i vini, un bianco da uve Fleurtai, Soreli e Sauvignon Kretos, ed un rosé e un rosso da uve di Cabernet Volos. 

Le vigne situate nei dintorni di Treviso, sono su terreni sciolti con ciottoli e calcaree. Il microclima è quello tipico della pianura trevigiana, condizionato però dagli effetti benefici della vicinanza del fiume Piave. La modalità di vinificazione è comune ai tre vini, votata a preservare gli aromi e fatta solo in acciaio con l’utilizzo di lieviti selezionati per la fermentazione.

Le bottiglie affusolate distinguono questo vino da tutti gli altri, comunicano tradizione nel formato e modernità nell’etichetta, lo traduco in “vini del futuro fatti nel solco della tradizione”.

Veniamo agli assaggi e alle sensazioni gustative

A-mors Bianco Veneto IGT 2019

Vino da uve di Fleurtai, Soreli e Sauvignon Kretos. Dal colore paglierino tenue brillante. Regala da subito un intenso bouquet floreale che ricorda il bosso e il glicine. All’assaggio ne percepisco maggiormente l’apporto del Sauvignon con la tipica nota  di foglia di pomodoro e aromi di frutta tropicale come il frutto della passione. L’acidità e la mineralità sapida accompagnano una buona persistenza e un finale agrumato e di mela verde. Servito freddo, sui 10° si apprezza per verticalità e freschezza rendendolo particolarmente adatto per un aperitivo, Se invece lo si lascia alzare di temperatura, sui 15°, si ammorbidisce e gli aromi si intensificano su una lunghezza più rotonda al palato. In sintesi potete aprirlo per l’aperitivo e continuare a degustarlo durante la cena, magari a base di pesce. La bella sensazione minerale vi accompagnerà comunque in ogni situazione. Il volume alcolico è del 13%. 


A-mors Rosato Veneto IGT 2019

Nella bottiglia trasparente e nel calice brilla il rosa antico. I profumi ricordano la rosa e piccoli frutti rossi come il lampone e le fragoline. In bocca trasmette freschezza e un bel finale che conferma i frutti. La salinità e la leggera tannicità aggiungono doti a questo bel vino rosato che si presta ad accompagnare piatti con tendenza dolce, penso a delle paste fatte in casa ad esempio, piuttosto che salumi e formaggi particolarmente grassi. Un vino da bere adesso, con la sua grande fragranza e piacevolezza. Il volume alcolico è del 12,5%. Se siete amanti dei rosé dovete provarlo, dimostra finezza ed un’eleganza. Vorrei la magnum perchè la 0,75 finisce in stretta.

2020

A-mors Rosso Veneto IGT 2019

Da uve Cabernet Volos, fermentazione con lieviti selezionati e breve affinamento di qualche mese in acciaio. Colore intenso rubino. I profumi sono di ciliegie fresche con sentori speziati di pepe e prugna sunsweet. All’assaggio si conferma la freschezza succosa del frutto. Si percepisce un bel grado di estratto e un tannino vivace. Gli aromi si arricchiscono di sentori che mi ricordano la liquirizia delle rotelle Haribo e qualcosa di più vegetale e aromatico a metà strada tra peperone verde e menta. La persistenza non è il suo plus ma lo è l’immediatezza e l’acidità che lo rendono perfetto per accompagnare cibi grassi. Viene consigliato ad esempio con l’anguilla, il baccalà o le sarde, sarei curioso di provarlo. Volume alcolico 13%. Mi piace perchè è composto e dimostra una bella personalità senza il bisogno di passare in legno. 

Dopo l’assaggio di questi tre vini posso dire che su tutti ho percepito una grande finezza ed equilibrio. Denotano un’attenzione elevata alla qualità del risultato. Su tutti vengono messi in primo piano gli aromi del vitigno e le doti di freschezza. Il rosé, assaggiato per la prima volta, è stata una gran bella sorpresa. Gli altri sono pietre miliari nella storia dei vini Piwi italiani. Vini che tra i primi ho apprezzato durante le varie degustazioni “didattiche” a cui ho partecipato negli ultimi anni. Se assaggiati in sequenza sembrano raccontare le stagioni della vita, dalla giovinezza all’età adulta e alla maturità. Tre vini e una dichiarazione d’amore riportata anche in etichetta, A-MORS per amore della vita.

I vini sono certificati con l’Ape della qualità sostenibile di SQNPI, il marchio ministeriale in grado di assicurare al consumatore la coltivazione dei prodotti secondo tecniche agronomiche rispettose dell’ambiente e della salute dell’uomo.

Le Rive di Bonato, Negrisia di Ponte di Piave (TV), sito web

Souvignier Gris 2018, Enrico Gentili

Questo vino di Enrico Gentili è uno di quei vini che mi è maggiormente piaciuto degustare in questo periodo. Forse perchè inizialmente faticavo ad inquadrarlo. È la terza volta che lo assaggio in tre diverse situazioni. Ogni volta ne coglievo qualcosa ma mi sembrava di non capirlo completamente. La prima volta mi è sembrato delicato, persino sottile, ed invece oggi ne godo del suo bel corpo e della complessità aromatica. Cosa è cambiato?, tutto e niente. È cambiata la temperatura di servizio e quella esterna. È cambiata la situazione, da tante persone e rumore a solo due e tranquillità intorno. Siamo noi assaggiatori e consumatori a percepire un vino in modo diverso ma è il contesto a condizionarci. 

Questo Souvignier Gris 2018, Veneto IGT, ha la capacità di sapersi offrire nel migliore dei modi sia servito molto freddo, come uno spumante, in un aperitivo tra amici, piuttosto che leggermente fresco in una cena intima. Nel primo caso è verticale, diretto e minerale con la sua grande acidità che te lo farebbe deglutire come fosse acqua di sorgente. Mentre degustato a cena, fresco ma non freddo, mostra quella che secondo me è la sua veste migliore, più rotonda e complessa dove comunque c’è quella grande freschezza determinata dall’acidità e mineralità a mantenerlo equilibrato. 

Ad una temperatura molto fredda si percepiscono note di fiori bianchi e agrumi, alzandola gli aromi regalano sensazioni di frutti tropicali e polposi con ricordi di mela golden, fieno ed erbe balsamiche come il timo. Il volume alcolico del 13,5% non si percepisce, se non dopo qualche calice. Elegante nella progressione e persistente a lungo nel palato. Medaglia d’Oro Piwi International 2019. Più che meritata per l’armonia che contraddistingue questo vino.

È ottenuto da una vinificazione con fermentazione spontanea e lieviti indigeni (naturalmente presenti sulle bucce e in cantina). Viene poi affinato 1 anno in terracotta, antico materiale che da 6000 anni accompagna l’evoluzione del vino e lo lascia respirare mantenendolo vivo. Dopo questo periodo viene imbottigliato senza filtrazione, così da mantenere tutte quelle particelle che andranno ad arricchire il ventaglio aromatico.

Il Souvignier Gris è tra i vitigni Piwi che preferisco. Le uve  hanno un bellissimo colore rosato e gli aromi sono intriganti, figli di una genealogia unica. Se a questo si aggiunge il Terroir del Lago di Garda, zona del Bardolino, ed una viticoltura rispettosa e sostenibile, si può immaginare quale grande risultato ne possa nascere. 

Enrico e la sorella Elisa Gentili portano avanti un progetto di riscoperta di antichi vitigni, di valorizzazione del territorio e di sperimentazione di varietà dal minor impatto ambientale possibile, come questo Souvignier Gris. Un progetto che trova la sua sintesi nella definizione di “sinceramente vino”. Un modo efficace per comunicare quella  sostenibilità ambientale che praticano in vigna e la naturalità del vino che arriva in bottiglia.

2020

Se siete sul Garda non perdetevi l’occasione di una sosta alla Cantina Gentili in via S. Antonio 271 a Caprino veronese (VR) – sito

Note sul vitigno: Il Souvignier Gris, è un vitigno resistente alle principali malattie fungine della vite (Peronspora e Oidio), figlio dell’incrocio delle varietà Seyval e Zaheringer. È stato iscritto nel registro italiano delle varietà nel 2014. L’ibridazione risale al 1983 da parte di Norbert Becker dell’Istituto di Friburgo in Germania. Per ibridazione si intende un incrocio ottenuto da impollinazione, semi e selezione della varietà migliore (non è un OGM). Dalle informazioni del breeder, Becker, si è ritenuto per anni che derivasse dall’incrocio di  Cabernet Sauvignon e Bronner (altro vitigno resistente), ma gli studi genetici e i marcatori hanno dimostrato che i veri genitori sono Seyval e Zaheringer. Dal primo arriva quella piccola percentuale di vitis non vinifera resistente alle malattie fungine e dallo Zaheringer (oltre il 95%), la parte di vitis vinifera che ha nella sua genealogia il Gewurtztraminer (da cui ha probabilmente ricevuto la tipica colorazione rosa delle bucce) e il mitico Riesling renano.

Solaris 2017, Kollerhof

Solaris 2017 Kollerhof.

La tenuta Kollerhof della famiglia Visintin si trova nel famoso terroir di Mazzon, ad Egna (BZ). Ad affiancare la produzione del rinomato Pinot noir c’è il bianco Solaris. Quello che ho davanti è un 2017, Vigneti delle Dolomiti IGT. Appena stappato, mi sono arrivati al naso dei profumi intensi di prati fioriti, di frutto della passione e mandarino, di erbe balsamiche che mi ricordano il timo e la salvia.

All’assaggio è minerale e fresco, leggermente sapido e croccante nella sensazione al palato. Le eleganti note tioliche accompagnano una bella progressione, sempre fragrante con un retrogusto citrino e una discreta persistenza aromatica. Pur avendo il 13,5% di volume alcolico rimane molto fresco e di grande piacevolezza. Il terroir gioca sicuramente un ruolo fondamentale in questo Solaris di strepitosa freschezza, davvero un piacere gustativo in queste serate calde d’estate.

Se non fosse per i 300 chilometri che separano Milano da Egna ci farei un salto per l’aperitivo accompagnandolo con qualche fetta  di speck e del formaggio di montagna, mi godrei poi il fresco serale e mediterei sui piaceri della vita. (…poi è andata che l’aperitivo l’ho fatto in terrazza e al tramonto sono rientrato in casa accendendo l’aria condizionata, a Milano di aria fresca serale non se ne parla ma ho comunque meditato sui piaceri della vita, il Solaris ha aiutato).

2020

Se non sei troppo lontano dall’Alto Adige, la Tenuta Kollerhof è in Via degli Alpini 11 ad Egna (BZ), sito

Misma, dal vino all’amaro

Amaro Misma, Cantina Nove Lune di Alessandro Sala

Solitamente parlo di vini ma dopo aver assaggiato l’amaro Misma di Nove Lune voglio condividere le mie impressioni. Viene realizzato su una base di vino rosso ottenuto da uve provenienti da vitigni resistenti alle malattie fungine (PIWI) e affinato in barrique. Vengono poi messe in infusione 17 tipi di erbe aromatiche. All’assaggio mi è arrivato fragrante con profumi freschi di erbe di montagna, ho percezioni di ginger, rabarbaro, ginepro. L’ho degustato freddo con gran soddisfazione. Mi piace l’equilibrio tra acidità e morbidezza alcolica (28%).

Si sente la freschezza della materia prima. La persistenza è lunghissima, a differenza degli amari più famosi, quelli da bar per intenderci, non ti lascia la bocca impastata ma mantiene freschezza e salivazione. Bella sorpresa. Questo Misma mi ha fatto rivalutare la categoria degli amari. Mi sa che la bottiglia da 0,50 finirà presto.

Alessandro Sala, il titolare di Nove Lune, ha trovato la quadra anche per questo prodotto. Una vera chicca per chi ama i vini naturali e vuole provare qualcosa di diverso. Ottimo per concludere una cena e spostarsi sul divano a chiacchierare. Suggerisco il ghiaccio se fa molto caldo.

Nove Lune di Alessandro Sala Via Valpredina 5, Cenate Sopra (BG) sito web

Sebino IGT Zero Trattamenti Zero Residui di Ricci Curbastro

Con questo vino mi sposto nella zona degli spumanti metodo classico più rinomati d’Italia, la Franciacorta. All’azienda Agricola Ricci Curbastro di Capriolo (BS). La mia attenzione è andata però su di un un vino speciale, unico in questa zona, non una bollicina bensì un Piwi (acronimo tedesco che identifica i vitigni resistenti alle malattie fungine). È ottenuto da quattro varietà a bacca bianca, Bronner, Helios, Johanniter e Solaris che Ricci Curbastro coltiva in un quarto di ettaro di questa prestigiosa zona vinicola. Rientra nella IGT Sebino e si chiama Zero, come zero trattamenti (a parte quello fatto con un batterio naturale contro la flavescenza dorata) e zero residui sulle uve. L’azienda è certificata Biologica e Sostenibile oltre ad avere una storia di 18 generazioni.


Sebino IGT Zero Trattamenti Zero Residui 2016 – Ricci Curbastro

L’etichetta bilingue ha due simpatici ricci a rappresentare le due anime. Luminoso alla vista, profuma di fiori bianchi, miele, fieno, pesca bianca. In bocca ha una buona acidità, è sapido e morbido. Gli aromi si ampliano in frutti tropicali. Bella struttura e bel finale fruttato. Nei sentori retronasali ci ritrovo la parentela con il Riesling e i suoi aromi che evolvono in note di idrocarburi. In effetti l’annata è la 2016 e prevalgono quelle note evolutive più morbide e rotonde rispetto a quelle di frutta fragrante. Lo vedo come un buon accompagnamento a portate di pesce, azzarderei le ‘sarde in saor’’ oppure il Salmerino che è un pesce di lago tipico. Sarei anche curioso di assaggiare questo vino più giovane, per avere un quadro più completo del blend e della sua evoluzione. Di questa cantina ho assaggiato diversi vini, spumanti e fermi, sempre con gran piacere e anche questo conferma la qualità produttiva.

Se avete in programma un giro al lago d’Iseo potete fare tappa all’Agriturismo di Ricci Curbastro e visitare il loro Museo Agricolo e del Vino. Sono certo che tra un Franciacorta DOCG, un Curtefranca DOC e una IGT Sebino avrete di che gioire.

Azienda Agricola Gualberto Ricci Curbastro & Figli, Villa Evelina, Via Adro 37, Capriolo (BS) – sito web

Santerhof di Wilhelm Gasser

L’Alto Adige è un delle prime zone in cui è stata introdotta la coltivazione di varietà resistenti alle malattie fungine. La cantina Santerhof di Wilhelm Gasser è situata all’ingresso della Val Pusteria, a Rio di Pusteria, ha i vigneti coltivati esclusivamente con varietà resistenti ad un’altitudine di poco inferiore agli 800 metri, sono i vigneti più a nord dell’Alto Adige. Oltre all’uva, Gasser coltiva una quarantina di varietà di mele e offre ospitalità nel proprio agriturismo. L’azienda è certificata Biologica.

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Sono sei i vini prodotti dalla tenuta Santerhof
Primus:
bianco da uve Solaris
Muskaris: bianco da uve Muscaris
Gratus: bianco da uve Johanniter
Rubus: rosso da uve di Cabernet Cortis e Regent
Robustus: rosso da uve Monarch e Cabernet Cortis
Soleil: passito

Di questi ne ho degustati due:


Solaris Primus 2018, Tenuta Santerhof – Wilhelm Gasser

L’uva Solaris che caratterizza il Primus è una delle 20 varietà resistenti iscritte al registro nazionale, vitigno creato nel 1975 dall’istituto di ricerca di Friburgo e successivamente ibridato all’Istituto di San Michele all’Adige che ne ha richiesto la registrazione avvenuta poi nel 2013. Come vitigno, il Solaris porta con sé una parentela con il Riesling e il Pinot grigio.
È un vino bianco secco con volume alcolico del 13%. Alla vista è di un giallo paglierino tenue e cristallino. I profumi ricordano la frutta esotica, frutto della passione, ananas, poi la pesca bianca, erbe aromatiche di montagna, fieno. In modo delicato ricorda anche i Riesling giovani e il Gewurtztraminer. In bocca è minerale, sapido, con un bel frutto fresco e fragrante, torna la pesca bianca. Alla freschezza fa da contraltare una sensazione glicerica, vellutata. L’aroma fruttato ti accompagna a lungo. Si ha la sensazione di assaggiare un vino dove il succo d’uva è protagonista e in armonia con la parte alcolica. Si apprezza molto di più se degustato fresco a 8/10° al massimo.
È un vino che trasmette naturalità e territorio, l’aria frizzante di montagna sembra racchiusa in questo vino. L’aromaticità non invadente e l’armonia delle sue componenti me lo fanno posizionare come ottimo starter in un aperitivo oppure ad accompagnare del pesce marinato o il sushi. Un bianco elegante anche per occasioni speciali. Il tappo Stelvin (a vite) dovrebbe servire per un consumo dilazionato, difficile che succeda, un calice chiama l’altro.


Robustus 2017, Tenuta Santerhof – Wilhelm Gasser

Il Robustus è un blend di Monarch e Cabernet Cortis affinato 10 mesi in barrique. ll vitigno Monarch originato a Friburgo nel 1998, deriva dall’incrocio tra Solaris e Dornfelder. L’altro vitigno del blend, il Cabernet Cortis, come si percepisce dal nome, deriva dall’incrocio tra Cabernet Sauvignon e Solaris. Anche lui arriva da Friburgo, creato nel 1982 ed iscritto in Italia nel 2013.
È un vino rosso secco con volume alcolico del 13%. Prima ancora di annotare le sfumature rosso granato del vino senti arrivare al naso le note intense di frutti di bosco. Olfattivamente ricorda il lampone e le erbe balsamiche, penso anche al ginepro. In bocca ha una notevole acidità, si confermano gli aromi di piccoli frutti, anche more e mirtilli e una nota vegetale. È fresco, con una buona acidità che lo rende facile da bere e una mineralità che ti accompagna a lungo. Di media corporatura.
Anche in questo vino si ha una bella sensazione di naturalità ma ne percepisco una minor complessità rispetto al bianco Primus. Vino ideale per un consumo quotidiano. Sarei curioso di assaggiarlo con i tipici canederli alla tirolese ma mi accontento di qualche fettina di pane nero con lo speck.

Se passate in Val Pusteria: Santerhof, Wilhelm Gasser, Via Pusteria 40, Rio di Pusteria (BZ) – sito web

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