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Resilienti e splendenti

Più attuale che mai, il termine “resiliente” ci accompagna da mesi in un continuo riorganizzare le nostre vite per far fronte alle difficoltà. Leggerlo su una bottiglia fa riflettere su quale legame possa esserci con il vino. La resilienza si può intendere anche come resistenza, ed in questo vino bianco caratterizza le varietà di viti da cui sono tratte le uve. Ben otto varietà, tutte che resistono agli attacchi delle malattie fungine più diffuse in viticoltura. Vitigni ottenuti da incroci naturali, conosciuti anche come PIWI*.

Resiliens 2019, Le Carline

Aromera, Muscaris, Johanniter, Sauvignon Rytos, Sauvignon Nepis, Souvignier Gris, Fleurtai e Soreli. Sono questi i nomi delle varietà utilizzate. Le prime due possono ricordare le varietà aromatiche tipo il Moscato, la terza ha legami stretti con il Riesling, dei Sauvignon è chiara la parentela mentre il Souvignier Gris è vicino al Gewurtztraminer ed infine Soreli e Fleurtai sono figli dell’ex Tocai ora chiamato semplicemente Friulano.
Come territorio ci troviamo a Pramaggiore (VE) su suoli di origine alluvionale con componente argillosa e limosa.
Fatta questa premessa si può “leggere” il vino con dei riferimenti che possono aiutarne la comprensione.
Alla vista è splendente, di un giallo paglierino con riflessi verdognoli che denotano giovinezza.

Racconta di freschezza, con profumi intensi che fanno capo alle varietà aromatiche. Sentori floreali di rose, glicine e uva spina. All’assaggio si percepisce la complessità aromatica dell’assemblaggio e un buon corpo. Gli aromi mi suggeriscono la frutta tropicale polposa e note vegetali di Sauvignon, foglia di pomodoro e bosso. Acidità e sapidità giocano un ruolo fondamentale nell’ingresso, poi prosegue espandendosi con morbidezza tra le guance in un finale di buona persistenza.
È un ottimo vino, da ascoltare con calma, come se si ascoltasse un disco. Dalla prima all’ultima traccia aromatica, cercando tra i ricordi olfattivi. Un gioco che anche il meno esperto può condurre con soddisfazione.
Se avrete l’occasione di assaggiarlo, consiglio l’abbinamento con pesci saporiti. Io l’ho degustato con piacere insieme ad un dentice al cartoccio con patate. Il volume alcolico è del 12%, è un vino certificato Biologico e Vegan. Medaglia d’oro ai recenti Piwi award 2020.


Resiliens rosso 2018, Le carline

In questo vino rosso dell’annata 2018 i profumi sono complessi, dai toni scuri, ricordi di mirtillo, prugna, viola, ma anche di vaniglia e qualcosa di vegetale. In bocca la sensazione è di croccante e succoso, con un frutto fresco che esce bene nel retrogusto. Ci trovo anche un piacevole accenno di salmastro, quasi a ricordare che il mare non è così lontano. Ha i toni del vino giovane e dinamico ed una facile beva che lo rende adatto ad esempio ad accompagnare i pranzi quotidiani. Penso ai piatti casalinghi a base di pasta o ai salumi nostrani.

L’insieme delle varietà (Prior, Cabernet Cortis, Cabernet Carbon, Cabernet Volos, Roesler, Merlot Kanthus, Merlot Khorus, e Cabernet Eidos), conferiscono senza dubbio un bouquet variegato che nella vinificazione in acciaio mantiene le caratteristiche di freschezza per cui si apprezza questo vino. 

Le Carline, via Carline 24, Pramaggiore (VE) – sito

Lo Johanniter di Revò

I due vini che vi presento sono prodotti dalla cantina “El Zeremia” di Lorenzo Zadra. Sono due vini “supernatural” che arrivano da una varietà di vite speciale, lo Johanniter. È un vitigno resistente alle malattie, in gergo chiamato PIWI (da Pilzwiderstandsfahige), un termine tedesco che si è ormai diffuso anche in Italia. L’origine di questa varietà ed altre resistenti, sono riconducibili all’Istituto di Ricerca di Friburgo dove nel 1968 il Professor Johannes Zimmerman ha realizzato gli incroci. Il nome Johanniter è un tributo al suo creatore.

Giusto come informazione, gli incroci sono stati fatti in modo naturale, non pensate a OGM o chissà quale artificio, sono avvenuti per impollinazione e selezione dei semi. L’incrocio dello Johanniter deriva da varietà di Vitis vinifera, in particolare il Riesling renano ma anche il Pinot Gris, con varietà resistenti di Vitis Rupestris (Americana). In Italia, l’incrocio e la selezione è stata fatta all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (TN) e la varietà è stata registrata nel 2013 nel Registro nazionale delle varietà di vite.

Ed è proprio in Trentino, a Revò (frazione di Novella), che l’azienda agricola “El Zeremia” coltiva le sue vigne di Johanniter all’altitudine di 700 m/slm su terreni di matrice calcarea e sabbiosa in località Sperdossi.

Il termine “supernatural” è la libertà che mi prendo per indicare dei vini che derivano da uve che hanno visto il più basso numero di trattamenti.

Fatta la doverosa premessa veniamo alla degustazione e alle sensazioni che ho provato. Se tra chi legge c’è qualcuno che ha assaggiato questi vini mi piacerebbe sapere la sua opinione e quale ricordo si porta.

Vino spumante Johanniter, millesimo 2017, El Zeremia

Si presenta con grande eleganza in un vestito cristallino dal perlage fine, molto persistente. Bollicine che non finiscono mai, quelle piccole piccole che annunciano uno spumante di qualità. I profumi nasali raccontano di agrumi come il cedro e di pomacee. L’assaggio è strutturato e arricchito dalla bella sapidità che accompagna gli aromi di mela e pera una volta che l’anidride carbonica si affievolisce. Nel retrogusto ci sono ricordi ammandorlati e fermentativi a completare un bouquet di tutto rispetto. La persistenza degli aromi è lunga ed il finale pulito ed elegante. Come metodo classico sosta 12 mesi sui lieviti e poi riposa in bottiglia. In questo millesimo 2017 si ritrova una bella fragranza e una personalità elegante. Ottimo per l’aperitivo ma ancora meglio ad accompagnare, ad esempio, delle portate di crostacei. È uno Spumante “ricco” che merita d’essere stappato in occasioni speciali.


Johanniter 2019, El Zeremia

Qui siamo di fronte ad un vino dai profumi più intensi e variegati. Dalla mela golden al mandarino. All’assaggio si aggiunge del fruttato tropicale che ricorda l’ananas. Di buon corpo ha un volume alcolico del 13% che è ben controllato dalla notevole acidità e mineralità. La mineralità è intesa come sapidità e sensazione di pietra bagnata. Mi piace come a tanta freschezza faccia da contorno, nel finale, una burrosità sapida e la voglia di fare un’altro sorso. 

I “supernatural” di Lorenzo Zadra  hanno un’impronta unica che si ritrova in entrambi i vini, è una spiccata sapidità che dona personalità e valore. Due vini che esprimono molto bene il terroir di Revò e che trovano nella varietà Johanniter un “sostenibile”alleato. Non è un caso che nell’etichetta di Lorenzo Zadra vi siano due mani che sostengono il pianeta. Questi vini sono scelte concrete di sostenibilità e nella loro piacevolezza dimostrano che la via è quella giusta. Coltivare varietà resistenti vuole anche dire intervenire il meno possibile in vigna, non consumare risorse e proteggere la salute di chi lavora in vigna e l’ambiente circostante.

Nel frattempo ho ripreso lo spumante per un’altro assaggio e, caspita se mi piace…

Azienda Agricola El Zeremia di Zadra Lorenzo, Via dell’Emigrante 15, Fraz. Revò, Novella (TN) – sito

Via Sonora 2018, Filippo De Martin

Il vino è una forma d’arte che in questo Via Sonora 2018 si percepisce già dall’etichetta. Una serie di onde che raccolgono e trasportano fino a me, a 300 km di distanza, l’eco del terroir Bellunese di San Gregorio nelle Alpi con i suoi profumi.

Come ogni opera d’arte, anche questo vino è unico, fatto artigianalmente con i soli colori messi a disposizione dalla natura a cui poi l’eno-artista Filippo De Martin ha donato carattere e bellezza.

Profuma di fiori bianchi, di frutta esotica e di note vegetali che mi ricordano l’erba tagliata e la foglia di menta. All’assaggio l’eco Bellunese diventa voce, minerale e fresco. Quella mentuccia che sentivo all’olfatto si allarga su sentori di foglia di pomodoro e timo. Un profilo aromatico davvero intrigante che esalta questo vino da uve di Solaris 100%. 

La spiccata acidità e una sapidità non preponderante, accompagnano a lungo gli aromi fragranti che sono i veri protagonisti in questo vino. L’annata è la 2018 ma sembra una 2020 per la verticalità e freschezza che dimostra. Mi fa pensare ad una longevità che va oltre le normali aspettative di un vino bianco.  

Le uve sono coltivate all’altitudine di 700 m/slm nel versante sud-est del Col De Doro, su terreno Morenico di origine glaciale con prevalenza di ghiaia calcarea. Vinificato con macerazione di un giorno e fermentazione in acciaio. Rimane generalmente sui lieviti fino a luglio quando viene imbottigliato.

Elegante come solo la natura nel suo splendore riesce ad essere, regala al palato grande soddisfazione. Si adatta ad esempio ad accompagnare una cucina esotica o ad accogliere gli amici che sanno apprezzare la qualità. Volume alcolico 12,5%. Ottimo se degustato molto fresco.

2020

Azienda Agricola Filippo De Martin, Via Roncoi di fuori 137, San Gregorio n. A. (BL) – Facebook

Vino con solo uva, Pojer e Sandri

Nel bel video di Stefano Cantiero “tratto dalla app Ti Porto Io”, Mario Pojer ci racconta il progetto di vino “oltre il Bio” di Pojer e Sandri. Prevede l’utilizzo di varietà a bacca bianca resistenti alle malattie fungine (Piwi), per azzerare o quasi i trattamenti in vigna. Ne consegue un’uva con zero residui alla quale si aggiunge una tecnica volta a preservare gli aromi di ogni acino. Lavaggio delle uve, lunghe macerazioni e fermentazione con lieviti autoctoni. L’estrazione dei tannini ha la funzione di estrarre i tannini che diventano gli antiossidanti al posto della solforosa normalmente aggiunta e completare così il ciclo che porta in bottiglia un vino realmente naturale.

©Stefano Cantiero

Ratio, Ceste

Questo è un Post, nel senso che è stato scritto “dopo”. Raccoglie note di degustazione di diversi momenti tra il 2019 e il 2020. Un vino del cuore che mi piace ricordare e soprattutto assaggiare ogni volta che se ne presenta l’occasione.

La prima volta è stata a Biassono, nel maggio 2019, durante l’evento Vinissimo, quando ancora non si sentiva parlare di pandemia e si passava felici da una fiera all’altra. Al banchetto all’aperto di quella fiera c’era il Sig. Pierguido Ceste con il figlio, e due annate (2017 e 2016) del loro vino bianco Ratio ottenuto da uve Solaris e Johanniter.

Ceste produce una vasta gamma di vini tipici piemontesi e in solo mezzo ettaro ha impiantato varietà resistenti. Primo segnale di attenzione ai Piwi in terra piemontese. All’assaggio il Ratio mi ricorda i migliori Riesling Renani, entrambe le varietà utilizzate hanno infatti una parentela stretta con il Riesling. È stato premiato agli International Piwi Wine Award con l’Oro nel 2018 e l’argento nel 2017. Grande freschezza e piacevolezza gustativa nella 2017, aromi di campo, pesca gialla. Nella 2016 si aggiungono i sentori tipici del Riesling in evoluzione a ricordare gli idrocarburi. Entrambi colpiscono per la grande eleganza che esprimono in bocca.

Ho poi aperto una bottiglia che avevo in cantina dell’annata 2017 a fine giugno 2020. L’occasione è stata la presentazione “a distanza” della mia tesina sui Piwi al SUMAV (scuola universitaria maestri assaggiatori di vino, corso svoltosi prima del lockdown a Grugliasco, in Piemonte). Volevo proprio il Ratio perchè è l’unico Piwi piemontese e mi sembrava il giusto tributo a questa regione simbolo della viticoltura e una bella sorpresa per l’esaminatore (Francesco Iacono, presidente di Onav).

Di quella degustazione ricordo la piacevolezza e l’evoluzione degli aromi che viravano più sul frutto tropicale maturo con accenti di pietra focaia. L’equilibrio lo rendeva più smussato e rotondo rispetto ai precedenti assaggi. Mi è dispiaciuto non poterlo condividere, perchè quella bottiglia, annata 2017, era davvero ottima e indicava un percorso evolutivo di grande valore. Penso che tra 5/10 anni sarà sorprendente. 

Da quel momento i miei assaggi di vini Piwi sono diventati sempre più numerosi. Ho spesso ripensato al Ratio e a quanto il valore del Terroir langarolo si trasmetta nei vini (indipendentemente dalle varietà), donando una complessità e uno spessore unico. 

Ad Ottobre 2020, poco prima che si chiudesse di nuovo tutto per il Covid, all’evento sui vini Bio & Piwi svoltosi a Oderzo, ho ritrovato con gran piacere il Ratio dell’ultima annata, la 2019. Ha confermato le sue caratteristiche di complessità e armonia che già conoscevo. Mi fa molto piacere sapere che il Ratio continui a crescere, penso sia un gran vino e spero davvero di trovarlo presto in vendita per farne scorta.

Azienda Agricola Ceste Franco di Ceste Pierguido, C.so Alfieri 1 – Govone (CN) – sito

Assolato 2019, Diotilsalvi

L’Assolato è un vino bianco frizzante rifermentato in bottiglia, col Fondo. Da uve di Bronner 100% coltivate in regime biologico e biodinamico della linea Diotisalvi. I vigneti si trovano a Santa Lucia di Piave vicino alla nota Conegliano del Prosecco e a Lison Pramaggiore.
La tradizione spumantistica della zona trova infatti riscontro anche in questo vino frizzante fatto come una volta.

Guardandolo non si può fare a meno di associarlo ad un succo d’arancia, sia per il colore che per la consistenza e il sottile residuo che rimane in sospensione. All’olfatto è pulito ed elegante e i sentori confermano quello che in qualche modo gli occhi hanno visto, profuma di agrumi. All’assaggio è fine e le note di arancia e limone vengono esaltate dalla vena sapida e dall’anidride carbonica. Il leggero tannino nel finale arricchisce il sorso in funzione dell’accompagnamento al cibo. Chiude con eleganza sul frutto fragrante. È un vino gioioso l’Assolato, ci ritrovi l’estate, ti sembra di vedere le persone correre e ridere tra i prati. Perfetto per far festa, con il suo 11% di volume alcool rimane leggero e te ne bevi volentieri qualche bicchiere (o cassa).

Il territorio e il tipo di viticoltura giocano senza dubbio un ruolo fondamentale in questo vino Naturale senza solfiti aggiunti e affinato in cemento. Trovo poi che il vitigno Bronner conferisca una bella sfaccettatura di freschezza che solitamente, nei bianchi fermi, non esprime.
Anche se l’estate è lontana e le feste impossibili ci si può comunque godere questo vino adesso, a casa. È un autunno così grigio che ci vuole un Assolato e una risata a renderlo migliore… questa sera faccio festa.

2020
2020

Assolato 2019 ha ottenuto la Medaglia d’Oro agli International Piwi Award 2020 con 93 punti.

Società Agricola Diotisalvi srl, Via Guido Rossa 7, Susegana (TV) – sito web

Thomas Niedermayr, Hof Gandberg

Codice d’accesso: 04 06 11

Finalmente è arrivata l’occasione per assaggiare i vini di questa famosa cantina di San Michele Appiano (BZ). Ero incuriosito dai vini di Thomas Niedermayr e padre perchè sono stati tra i capostipiti del biologico e dei vitigni resistenti in Alto Adige. L’azienda si fonda sui valori del rispetto della natura e della biodiversità. Dal 1991 è associata e certificata Bioland. Dei loro sei vini da uve Piwi ne ho presi in considerazione tre, tutti dell’annata 2016. Prima delle note di degustazione, qualche informazione sull’ubicazione dei vigneti che sono a circa 500 m slm ed influenzati dal microclima delle buche di ghiaccio e del “Gandberg”, il massiccio roccioso da cui prende il nome la cantina. I terreni sono perlopiù costituiti da argille e calcaree con alta presenza di roccia dolomitica bianca.


TN 04 Bronner 2016

Il 2004 è l’anno in cui sono state piantate le viti di Bronner di questo vino dal 13% di volume alcolico. Vinificato con una breve macerazione di un giorno e fermentato con lieviti indigeni. Affina sui lieviti per qualche mese in acciaio, in legno neutro per 4 mesi e ritorna poi in acciaio per altri 4. È stato imbottigliato, non filtrato, nel 2017. Mitterberg IGT.

Profuma di agrumi e fieno. In bocca è minerale e complesso. Mi ricorda la polpa gialla della pesca, la nespola, la felce e il timo. La mineralità accompagna a lungo le sensazione aromatiche che si allungano in un bel finale. È difficile da decifrare nella trama ma dimostra personalità e unicità, un vino ‘emozionale’ che si discosta molto da altri Bronner assaggiati. A furia di piccoli sorsi, la bottiglia è alla fine. Dimostra piacevolezza e suscita curiosità. Un vino da leggere più volte.


TN 11 Gandfels 2016

Le uve sono un blend di Piwi a bacca rossa (vedendo le annate precedenti dovrebbero essere di Cabernet Cantor e Cabernet Cortis). Fermentazione con lieviti indigeni e pressatura dopo tre settimane, affina un anno in botte di rovere neutra e un anno in acciaio. Imbottigliato non filtrato nell’agosto 2018. Volume alcolico 13,5%.

I profumi balsamici si espandono dal calice, ricordi di eucalipto e ginepro, arrivano note di cioccolato e vaniglia, di ciliegie, mirtilli, spezie ed infine quei sentori vegetali che ricordano il peperone verde, tipico dei Cabernet. È elegante e fine con un bouquet molto piacevole. In bocca esplode il frutto fragrante e si amplifica la freschezza di un’acidità che lo mantiene giovane e probabilmente longevo per molti anni. Mentre si allunga si ripresentano le note di affinamento in legno e i sentori balsamici. È un gran bel rosso, armonico e di spessore. Un rosso da competizione in grado di soddisfare anche i palati più scettici.


TN 06 Abendrot 2016 

È un vino da Souvignier Gris, una varietà le cui uve hanno un bellissimo colore che vira dal magenta al viola e che nella genealogia annovera due importanti vitigni, il Gewurtztraminer e il Riesling. Abendrot (ultimi bagliori), è quello che comunemente viene definito un orange wine. Le sue uve vengono macerate per circa un mese ed affina quasi due anni prima dell’imbottigliamento, per metà in acciaio e per metà in legno di rovere neutro. Imbottigliato non filtrato ad agosto 2018. Volume alcolico 13,5%. Mitterberg IGT.

Alla vista è spettacolare, un’arancio/ambrato che andrebbe registrato tra i colori Pantone. I profumi mi ricordano il frutto della passione e l’albicocca disidratata, all’assaggio prevalgono gli aromi agrumati di mandarino e i fiori bianchi, penso al glicine e al bosso. Una bella sinfonia accompagnata da freschezza e mineralità. La sapidità e una sensazione gessosa con sfumature speziate di vaniglia e cannella chiudono una progressione articolata e persistente. La leggera astringenza dei tannini rimane poi tra le guance in attesa di qualcosa di adeguato da accompagnare. C’è solo l’imbarazzo della scelta, ma consiglierei un cibo speziato oppure un pecorino stagionato piccante o, come ho provato io con estremo piacere, il salmone in crosta di pistacchi. Gran bel vino che da appassionato mi ha regalato sensazioni uniche.

2020

Non saprei dire se questi tre assaggi sono abbastanza per farmi un’idea della cantina ma guardando da lontano, dalla città, mi sembra di sentire l’aria pungente e i profumi dei campi fioriti quando assaggio questi vini. Alle sensazioni di naturalità si associano quelle di eleganza e finezza che dimostrano una produzione attenta e qualitativa. Nell’ordine di assaggio vanno anche le mie preferenze gustative, certo che l’Abendrot è il fuoriclasse che vorrei avere sempre disponibile in cantina.

Thomas Niedermayr, Hof Gandberg Via Castel Palú 1, S. Michele/Appiano (BZ) – sito web

Sebino IGT Zero Trattamenti Zero Residui di Ricci Curbastro

Con questo vino mi sposto nella zona degli spumanti metodo classico più rinomati d’Italia, la Franciacorta. All’azienda Agricola Ricci Curbastro di Capriolo (BS). La mia attenzione è andata però su di un un vino speciale, unico in questa zona, non una bollicina bensì un Piwi (acronimo tedesco che identifica i vitigni resistenti alle malattie fungine). È ottenuto da quattro varietà a bacca bianca, Bronner, Helios, Johanniter e Solaris che Ricci Curbastro coltiva in un quarto di ettaro di questa prestigiosa zona vinicola. Rientra nella IGT Sebino e si chiama Zero, come zero trattamenti (a parte quello fatto con un batterio naturale contro la flavescenza dorata) e zero residui sulle uve. L’azienda è certificata Biologica e Sostenibile oltre ad avere una storia di 18 generazioni.


Sebino IGT Zero Trattamenti Zero Residui 2016 – Ricci Curbastro

L’etichetta bilingue ha due simpatici ricci a rappresentare le due anime. Luminoso alla vista, profuma di fiori bianchi, miele, fieno, pesca bianca. In bocca ha una buona acidità, è sapido e morbido. Gli aromi si ampliano in frutti tropicali. Bella struttura e bel finale fruttato. Nei sentori retronasali ci ritrovo la parentela con il Riesling e i suoi aromi che evolvono in note di idrocarburi. In effetti l’annata è la 2016 e prevalgono quelle note evolutive più morbide e rotonde rispetto a quelle di frutta fragrante. Lo vedo come un buon accompagnamento a portate di pesce, azzarderei le ‘sarde in saor’’ oppure il Salmerino che è un pesce di lago tipico. Sarei anche curioso di assaggiare questo vino più giovane, per avere un quadro più completo del blend e della sua evoluzione. Di questa cantina ho assaggiato diversi vini, spumanti e fermi, sempre con gran piacere e anche questo conferma la qualità produttiva.

Se avete in programma un giro al lago d’Iseo potete fare tappa all’Agriturismo di Ricci Curbastro e visitare il loro Museo Agricolo e del Vino. Sono certo che tra un Franciacorta DOCG, un Curtefranca DOC e una IGT Sebino avrete di che gioire.

Azienda Agricola Gualberto Ricci Curbastro & Figli, Villa Evelina, Via Adro 37, Capriolo (BS) – sito web

Silvo e Aromatta di Villa Persani


Silvo 2018, Villa Persani

Spumante da uve di Souvignier Gris, si presenta in modo innovativo e non convenzionale. Innanzitutto la bottiglia, da mezzo litro, la misura perfetta per 2 persone e per un aperitivo frizzante ed informale. Poi il tappo a corona avvolto dalla capsula bianca, spettacolo, come un giovane in giacca e cravatta con sneakers ai piedi. Villa Persani, l’Azienda Agricola di Silvano Clementi di Pressano (TN), riesce a coniugare immagine e sostanza in questa bottiglia fuori dal comune.

Nel calice è luminoso con una leggera torbidità dovuta alla rifermentazione in bottiglia senza sboccatura. Altra particolarità è che per la seconda fermentazione non vengono aggiunti zuccheri come nel metodo classico tradizionale ma bensì il solo succo d’uva in cui sono naturalmente presenti gli zuccheri. 

I profumi sono floreali, penso ad una rosa delicata e fruttati di agrumi, arancia, pompelmo, poi i frutti tropicali, ananas e litchi. In bocca trasmette una sensazione minerale, sapida e una piacevole acidità. È abbastanza persistente a dal retrogusto fruttato. Si apprezza per la freschezza e la possibilità di abbinarlo facilmente. Ottima ‘bollicina’, fresca, scorrevole e soprattutto sana. Il Silvo è definito Bio Vegan e giusto per mettermi in sintonia con l’informalità che lo caratterizza, l’ho abbinato (e non me ne vogliate a male), con crudo di Parma e burrata 😋.


Aromatta 2018, Villa Persani

L’Aromatta è un bianco fermo da uve Aromera. Anche questo ha grande personalità, la bottiglia è slanciata e altissima. I profumi sono molto intensi, aromatici, ricorda subito il moscato con le note di petali di rose, ma anche profumi di frutto della passione e agrumi, mandarino e note tioliche di erbaceo e sottile fumé. In bocca è fragrante e minerale, sapido, via via si espande in un finale più morbido e dolce con richiami al fieno e al miele.

In conclusione posso dire che aldilà della piacevolezza dei vini assaggiati ho apprezzato molto la sensazione di bere vini sani ...naturali davvero. Li trovate direttamente sul sito web di Villa Persani.

Azienda Agricola Silvano Clementi Pressano, via Marconi 13 Lavis (TN) – sito web

Solaris 2018, Ploner

A produrre questo Solaris 2018 è la Cantina Plonerhof di Marlengo (Merano), in Alto Adige. Il Solaris è un vitigno ottenuto nel 1975 a Friburgo dall’incrocio di Merzling (Seyve Villard 5.276 x Riesling x Pinot Gris) e GM6493 (Zarya Severa x Muscat Ottonel). In soldoni, è un vitigno ottenuto da incroci di varietà di Vitis vinifera insieme a Vitis amurensis (varietà asiatica da cui ha preso una piccola parte che resiste alle malattie). Questo tipo di viti consente di avere il più basso numero di trattamenti in vigna con rame e zolfo, che può essere anche nullo nelle belle annate.

I vini da viti resistenti, anche chiamati Iperbio/Hyperbio o PIWI (dal tedesco pilzwiderstandfähig, viti resistenti ai funghi), sono ciò che di più sano ed integro possa esserci in termini di vino.

Fatta la necessaria presentazione veniamo al vino che ho davanti. Alla vista non ha niente di differente da altri ‘bianchi’, il colore è giallo paglierino brillante. L’olfatto è invece complesso, inizialmente di frutti esotici come l’ananas, la mela gialla fragrante, i fiori di campo, una leggera speziatura e qualcosa di vegetale.

In bocca conferma una struttura complessa, con una notevole acidità e sapidità che lo rende facilmente bevibile. Gli aromi retronasali sono di frutta a polpa bianca matura, pesca, mela. Si allunga in un bel finale fruttato. La nota morbida di contorno mi ricorda certi Chardonnay. Basta poco però a percepire il volume alcolico consistente (14%) per ricredermi e dirottare le mie sensazioni ad un’altro vino bianco che amo, il Pecorino.

In due, a cena, non ci accorgiamo quasi e alla fine la bottiglia è vuota e le palpebre pesanti. Per fortuna non dovevo mettermi alla guida e l’unico tragitto che dovevo fare era quello verso la camera da letto 😅 (è comunque un vino perfettamente digeribile e l’indomani eravamo freschi come le rose).

Quello che più mi piace di questo Solaris, è la coesistenza di sensazioni che generalmente appartengono a vini diversi, cioè una parte fruttata, fresca e una parte morbida e opulenta tipica dei vini bianchi passati in legno.

Tenuta vinicola Plonerhof, Erhart Tutzer e Herta Schafer, Via Tramontana 29, Marlengo – sito web

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